LORD THOMAS BABINGTON MACAULAY.
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STORIA D'INGHILTERRA.
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Parte 4.
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Traduzione di: Paolo Emiliani-Giudici.
1859-1860. Felice Le Monnier Editore, FIRENZE.
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Trascrizione elettronica rielaborata e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo fornito dall'Associazione Culturale "Liber Liber". http://www.liberliber.it/
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Indice di questa parte.
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Capitolo Quarto.
Capitolo Quinto.
Note al testo.
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FINE Indice.
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CAPITOLO QUARTO.
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1. Morte di Carlo Secondo.
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La morte di re Carlo Secondo giunse di sorpresa alla nazione. La sua tempra era naturalmente vigorosa, e non sembrava d'avere sofferto per istemperatezze. Era stato sempre studioso della propria salute anche ne' sensuali diletti; e le sue abitudini erano tali, da promettergli lunga la vita e robusta la vecchiaia. Indolente come egli era in tutte le cose che richiedessero tensione di mente, mostravasi attivo e perseverante negli esercizi del corpo. In giovent aveva acquistata rinomanza nel giuoco della pallacorda(266); e declinanti gli anni, aveva seguitato ad essere un camminatore instancabile. Il suo passo ordinario era tale, che coloro i quali erano ammessi all'onore della sua compagnia, trovavano difficile uguagliarlo. Alzavasi presto da letto, e generalmente passava tre o quattro ore del giorno all'aria aperta. Innanzi che il Parco di San Giacomo fosse asciutto della rugiada, Carlo vedevasi errare fra gli alberi, giuocare coi suoi bracchi, e gettare grano alle anitre; le quali cose lo rendevano caro al popolo basso, che ama sempre di vedere i grandi rallentare dal loro consueto sussiego(267).
Finalmente, in sul finire del 1684, un leggiero accesso che credevasi di gotta, lo imped dal suo consueto girovagare. Si pose quindi a passare le mattinate nel suo laboratorio, dove sollazzavasi facendo esperimenti intorno alle propriet del mercurio. Parve che la sua tempra soffrisse dallo starsi confinato in casa. Non aveva cagione apparente d'inquietudine. Il Regno era tranquillo; lui non istringeva bisogno di pecunia; egli era assai pi potente di quello che fosse mai stato; il partito che lo aveva per tanto tempo avversato, era vinto: ma il lieto umore onde egli erasi sostenuto contro l'avversa fortuna, era sparito nei d della prospera. La minima inezia adesso bastava ad opprimere quello spirito elastico, che aveva resistito alla sconfitta, allo esilio ed alla penuria. La irritazione dell'animo spesso in lui si mostrava in tali sguardi e parole, che non si sarebbero aspettati da un uomo cos predistinto per allegro umore e squisita educazione. Nulladimeno, nessuno pensava che la salute di lui fosse gravemente danneggiata(268).
Il suo palagio rade volte aveva presentato un aspetto pi gaio e scandaloso, di quello che offriva nella sera della domenica del d primo febbraio 1685(269). Taluni uomini gravi che v'erano andati, secondo il costume di quella et, a complire il loro sovrano, aspettandosi che in un tanto giorno la sua Corte serbasse un decente contegno, rimasero attoniti e compresi d'orrore. La gran galleria di Whitehall, ammirevole reliquia della magnificenza de' Tudor, era affollata di libertini e di giuocatori. Il Re sedeva l ciarlando e trastullandosi con tre donne, la cui belt formava il vanto, e i cui vizi la infamia di tre nazioni. Eravi Barbara Palmer Duchessa di Cleveland, la quale, non pi giovane, serbava tuttavia i vestigi di quella suprema e voluttuosa amabilit, che venti anni innanzi aveva vinti tutti i cuori. Eravi parimente la Duchessa di Portsmouth, i cui dolci e fanciulleschi sembianti erano animati dalla vivacit propria delle Francesi. Ortensia Mancini, Duchessa di Mazzarino e nipote del gran Cardinale, compiva il gruppo. Costei, dalla nativa Italia, era passata alla Corte dove il suo zio imperava da sovrano. Il potere di lui e le proprie attrattive, le avevano richiamato d'intorno una folla d'illustri vagheggiatori. Lo stesso Carlo, mentre era esule, ne aveva indarno chiesta la mano. Non v'era dono di natura o di fortuna che paresse mancarle. Aveva splendente il viso della belt de' climi meridionali, pronto lo intendimento, graziosi i modi, alto il grado, copiose le ricchezze; doni insigni che le sue irrefrenate passioni avevano reso funesti. Aveva provata insopportabile la sciagura d'un male augurato matrimonio, era fuggita dal tetto maritale, aveva abbandonata la sua vasta opulenza, e dopo d'avere con le proprie avventure reso attonita Roma e il Piemonte, era venuta a starsi in Inghilterra. La sua casa era il ritrovo prediletto de' belli spiriti e degli amatori de' piaceri, i quali per vaghezza de' suoi sorrisi e de' suoi pranzi tolleravano i frequenti accessi d'insolenza e di cattivo umore, in cui ella spesso trascorreva. Rochester e Godolphin talora in compagnia di lei obliavano le cure dello Stato. Barillon e Saint-Evremond trovavano nelle sue sale conforto alla lunga lontananza da Parigi. La dottrina di Vossio, lo spirito di Waller, non cessavano mai d'adularla e divertirla. Ma la sua mente inferma richiedeva stimoli pi forti, e li cercava amoreggiando, giuocando alla bassetta, e inebriandosi di scubac(270). Mentre Carlo sollazzavasi con le sue tre sultane, il paggio francese d'Ortensia - bel fanciullo che con gli armonici suoni della voce dilettava Whitehall, ed era regalato di ricche vesti e di palafreni e di ghinee - gorgheggiava versi d'amore(271). Un drappello di venti cortigiani sedeva giuocando a carte attorno un'ampia tavola, sopra la quale l'oro vedevasi a mucchi(272). Anche allora il Re disse di non sentirsi bene. A cena non ebbe appetito; non ebbe posa la notte: ma nel d susseguente levossi, come era suo costume, a buon'ora.
Le avverse fazioni del suo Consiglio avevano per varii giorni con ansiet aspettato quel mattino. La lotta tra Halifax e Rochester sembrava avvicinarsi ad una crisi decisiva. Halifax, non pago d'avere cacciato il proprio rivale dal Tesoro, aveva impreso a mostrarlo reo di tale disonest o trascuratezza nel governo della finanza, da farlo punire con la destituzione dai pubblici uffici. Bisbigliavasi anche che il Lord Presidente verrebbe incarcerato nella Torre. Il Re aveva promesso d'investigare il vero; il d secondo di febbraio era il giorno stabilito per tale investigazione; e parecchi ufficiali della rendita avevano ricevuto comandamento di presentarsi coi loro libri in quel giorno(273). Ma la fortuna era l pronta per volgere la sua ruota.
Carlo era appena sorto da letto, quando i suoi servi s'accorsero che balbettava, e connetteva poco. Alcuni gentiluomini s'erano recati alla reggia per vedere, secondo il costume, il loro sovrano farsi la barba e vestirsi. Egli sforzossi di conversare con loro nel suo solito modo scherzevole; ma rimasero timorosi ed attoniti al vederlo s squallido. Di repente divenne nero nel viso; gli si travolsero gli occhi; mand un urlo, traball e cadde nelle braccia di Tommaso Lord Bruce, figlio del Conte di Ailesbury. Un medico, che aveva cura delle storte e de' crogiuoli del Re, per caso si trov presente; ma non avendo lancetta, gli aperse con un temperino la vena. Il sangue usc libero, ma Carlo rimase privo di sensi.
Lo adagiarono sul letto, dove la Duchessa di Portsmouth per breve ora stette china sopra lui con la familiarit d'una moglie. Ma lo spavento si era sparso per tutte le stanze. La Regina e la Duchessa di York corsero frettolose alla camera. Alla concubina prediletta fu forza ritrarsi al proprio quartiere; il quale dal suo regio amante era stato tre volte disfatto e rifatto, per appagare i capricci di lei. Gli arnesi del camino(274) erano d'argento massiccio. Varii bei dipinti, che propriamente appartenevano alla Regina, erano stati trasferiti alle stanze della concubina. Le tavole erano ripiene di argenterie riccamente lavorate. Nelle nicchie vedevansi scrigni, capolavori dell'arte giapponese. Sulle cortine, uscite pur allora da' telai di Parigi, erano dipinti con colori, di cui nessuna tappezzeria inglese poteva sostenere il paragone, uccelli adorni di magnifiche penne, paesi, cacce, la terrazza principesca di Saint-Germain, le statue e le fontane di Versailles(275). Fra mezzo a tanta splendidezza, compra con la colpa e la vergogna, la infelice donna si abbandon ad una agonia di dolore, il quale, per renderle giustizia, non era al tutto egoistico.
Allora le porte di Whitehall, che d'ordinario stavano aperte a tutti gli accorrenti, furono chiuse; sebbene fosse tuttavia dato lo ingresso a coloro i cui visi erano cogniti. Le anticamere e le gallerie tosto furono affollate di gente; ed anche la camera dello infermo era piena di Pari, di Consiglieri Privati e di Ministri stranieri. Tutti i pi rinomati medici di Londra furono chiamati a Palazzo. E potevano tanto i rancori politici, che la presenza di alcuni medici Whig fu considerata come cosa straordinaria(276). Un cattolico romano, altamente famoso per la perizia dell'arte sua, voglio dire il Dottore Tommaso Short, assisteva il Re. Si conservano tuttavia parecchie ricette. Una di esse  firmata da quattordici dottori. Allo infermo fu cavato sangue in gran copia; alla sua testa fu applicato un ferro caldo. Gl'introdussero a forza in bocca certo sale volatile disgustoso, estratto da teschi umani. Il Re risens; ma rimase in presentissimo pericolo di vita.
La Regina per qualche tempo lo assist di continuo. Il Duca di York non si scost mai dal letto del fratello. Il Primate ed altri quattro vescovi, trovandosi allora in Londra, rimanevano a Whitehall tutto il giorno, e ad uno per volta vigilavano tutta notte nella camera del Re. La nuova della sua infermit riemp la metropoli di dolore e di sgomento; imperocch Carlo, per la sua indole tranquilla e i suoi modi affabili, erasi acquistato lo affetto della maggior parte della nazione; e coloro che pi non l'amavano, preferivano la sua leggerezza alla severa e grave bacchettoneria del fratello.
Nella mattina del gioved 5 di febbraio, la Gazzetta di Londra annunzio che Sua Maest procedeva di bene in meglio, s che i medici lo credevano fuori di pericolo. Le campane di tutte le chiese suonarono a festa; e si facevano per le vie apparecchi di fuochi artificiali. Ma verso sera si seppe il Re essere ricaduto, e i medici avere perduta ogni speranza di salvarlo. Il pubblico ne rimase grandemente contristato; ma non v'era indizio di tumulto. Il Duca di York, il quale erasi assunto il carico di dare ordini, si assicur che nella Citt era perfetta quiete, e ch'egli, appena spirato il fratello, poteva senza difficolt essere proclamato Re.
Carlo soffriva estremamente, e diceva di sentirsi bruciare dentro come da un fuoco. Nondimeno sostenne i proprii tormenti con una fortezza che non pareva compatibile con la sua molle e lussuriosa natura. Lo spettacolo della sciagura di lui commosse tanto la moglie, che svenne, e cos priva di sensi fu portata alle sue stanze. I prelati che lo assistevano lo avevano fin da principio esortato ad apparecchiarsi al gran viaggio. Adesso stimaronsi in debito di favellargli con pi calde parole. Guglielmo Sancroft Arcivescovo di Canterbury, uomo onesto e pio, quantunque di piccola mente, gli disse liberamente: "E' tempo di parlar chiaro, perocch voi siete, o signore, sul punto di comparire avanti ad un Giudice che non ha rispetto di persone." Il Re non rispose n anche una parola.
Tommaso Ken, vescovo di Bath e di Wells, allora volle provarsi di persuaderlo. Era uomo fornito di egregie doti e di dottrina, di pronta sensibilit e di virt intemerata. Le sue opere elaborate sono da lungo tempo cadute nell'oblio: ma i suoi inni mattutini e vespertini sono tuttora ripetuti quotidianamente da migliaia di famiglie. Comecch, al pari della pi parte degli uomini della sua classe, fosse zelante della monarchia, non era punto adulatore. Innanzi che fosse fatto vescovo, aveva mantenuto l'onore della sua professione, ricusando, allorquando la Corte stava a Winchester, ad Eleonora Gwynn l'alloggio nella casa ch'egli occupava come prebendario(277). Il Re aveva buon senso bastevole a rispettare uno spirito cos fermo, e tra tutti i prelati lo prediligeva. Nulladimeno, il buon vescovo indarno usava tutta la propria eloquenza. La sua solenne e patetica esortazione a tal segno commosse gli astanti, che alcuni di loro lo crederono invaso del medesimo spirito che nel tempo antico per le labbra di Natan e d'Elia aveva chiamati i principi peccatori a pentimento. Carlo nulladimeno non ne fu commosso. Vero  che non fece obiezione allorch fu letto l'uffizio per la Visitazione degli infermi. In risposta alle premurose domande dei teologi, disse d'esser dolente del male fatto; e lasci darsi l'assoluzione secondo le forme della Chiesa Anglicana: ma quando fu stretto a confessare com'ei morisse nella comunione di quella Chiesa, parve di non prestare ascolto a ci che gli veniva detto; e nulla pot indurlo a prendere la Eucaristia dalle mani de' Vescovi. Gli fu posta dinanzi una tavola con sopra il vino e il pane, ma indarno. Ora diceva non esservi mestieri di cotanta fretta, ed ora affermava sentirsi troppo debole.
Molti attribuivano cosiffatta apatia a dispregio delle cose divine, e molti altri alla stupidezza che spesso precede la morte. Ma in Palazzo v'erano poche persone che sapevano meglio il vero. Carlo non era mai stato un sincero credente nella Chiesa stabilita. La sua mente aveva lungamente ondeggiato tra l'Hobbismo e il Papismo. Quando sentivasi pieno di salute e libero di spirito, era beffardo. Nei pochi istanti di seriet era cattolico romano. Il Duca di York lo sapeva bene, ma era al tutto occupato della cura de' propri interessi. Aveva ordinato che si chiudessero le porte della reggia, ed appostate legioni di Guardie in varie parti della Citt. Aveva parimente fatto apporre dalla tremula mano del moribondo Re la firma ad un atto, per virt del quale taluni dazi, concessi solo fino alla morte del sovrano, gli venivano dati per tre anni. Cotali cose occupavano tanto la mente di Giacomo, che quantunque nelle ordinarie occasioni egli fosse indiscretamente e irragionevolmente sollecito di far proseliti alla propria Chiesa, non consider mai che il fratello stava in pericolo di morire senza sacramenti. Questa trascuratezza era pi straordinaria, perch la Duchessa di York, nel d in cui Carlo fu preso dal male, aveva, a richiesta della Regina, suggerito esser convenevole porgergli i conforti spirituali. Di tali conforti il Re and debitore in sugli estremi all'opera d'una donna assai diversa dalla sua pia moglie, e dalla cognata. Una vita di frivolezza e di vizio non aveva spento in cuore alla Duchessa di Portsmouth ogni sentimento di religione, o tutta la tenerezza che forma la gloria del sesso leggiadro. Lo Ambasciatore Francese Barillon, recatosi a palazzo per sapere le nuove del Re, and a visitarla, e la trov immersa in un disperato dolore. Ella lo condusse in una secreta stanza, ed aprendogli tutti i secreti del cuore: "Io ho a palesarvi" gli disse "una cosa gravissima, e tale che se si sapesse, ce n'anderebbe della mia vita. Il Re  vero cattolico, ma morir senza riconciliarsi con la Chiesa. La sua stanza  piena di ecclesiastici protestanti, n io posso entrarvi senza scandalo. Il Duca non pensa ad altro che a s. Parlategli; rammentategli che si tratta della salute d'un'anima. Egli  adesso il signore; egli pu far sgomberare la stanza. Correte immantinente, o sar troppo tardi."
Barillon corse al letto del moribondo, trasse il Duca da parte e gli fece il messaggio della concubina. Giacomo si sent pungere dalla propria coscienza, si scosse come da sonno, e disse che nulla gli avrebbe impedito d'adempiere il sacro dovere ch'era stato tanto ritardato. Formarono diversi disegni, senza abbracciarne(278) veruno, finch il Duca comand alla folla che si scostasse, si fece presso al letto, e piegando la persona bisbigli qualche cosa che non giunse all'orecchio di nessuno degli spettatori, i quali pensavano che fosse alcuna domanda intorno a faccende di Stato. Carlo rispose con voce udita da tutti: "S, s, con tutto il mio cuore." Niuno degli astanti, tranne lo ambasciatore francese, indovin che il Re con quelle parole esprimeva il desiderio di essere ammesso al grembo della chiesa di Roma.
"Debbo condurre un sacerdote?" disse il Duca. "S, fratello" rispose lo infermo; "per amore di Dio, fatelo, e non perdete tempo. Ma no, ci vi cagioner disturbi." - "Mi costi anche la vita," soggiunse il Duca "far venire un sacerdote."
Nondimeno, trovare un sacerdote a tale scopo e in un attimo, non era cosa facile. Imperciocch, secondo la legge che in allora vigeva, colui che avesse annesso un proselite al grembo della Chiesa cattolica romana, era reo di delitto capitale. Il Conte di Castel Melhor, nobile portoghese, il quale, cacciato per politici disturbi dalla propria patria, era stato ospitalmente accolto alla Corte d'Inghilterra, si tolse la cura di trovare un confessore. Corse ai suoi concittadini che facevano parte della casa della Regina; ma non trov alcuno de' cappellani che sapesse tanto d'inglese o di francese da confessare il Re. Il Duca e Barillon erano sul punto di mandare dal Ministro Veneto per un sacerdote, allorquando seppero che trovavasi a caso in Whitehall un monaco benedettino, chiamato Giovanni Huddleston. Costui, a gran risico della propria vita, aveva salvata quella del Re dopo la battaglia di Worcester, e per tale cagione dopo la Restaurazione era stato sempre considerato come persona privilegiata. Nei pi virulenti proclami contro i preti papisti, allorch i falsi testimoni avevano reso furibondo il popolo, Huddleston era stato nominatamente eccettuato(279). Egli consent tosto a porre la propria vita, una seconda volta, in pericolo a pro del suo principe; ma rimaneva, nonostante, una difficolt. L'onesto monaco era cos digiuno di lettere, da non sapere ci che avesse a dire in una occasione di tanta importanza. Ad ogni modo, per mezzo di Castel Melhor ebbe qualche avvertimento da un ecclesiastico portoghese, e tosto fu guidato per le scale secrete da Chiffinch, fidatissimo servo, il quale, se  da prestarsi fede alle satire di quel tempo, aveva spesso introdotto per il medesimo ingresso persone di altra specie. Il Duca allora, a nome del Re, fece comandamento a tutti, salvo a Luigi Duras Conte di Feversham, e a Giovanni Granville Conte di Bath, d'uscire. Ambedue questi Lordi professavano la religione protestante; ma Giacomo pensava di potersi fidare di loro. Feversham, francese di nobile stirpe, e nipote del gran Turenna, teneva un alto grado nello esercito inglese, ed era ciamberlano della Regina. Bath occupava l'ufficio detto Groom of the Stole.
Ai comandamenti del Duca ubbidirono tutti, e perfino i medici si ritrassero. Dalla porta di dietro, che allora fu aperta, entr il Padre Huddleston. Un tabarro gli copriva gli abiti sacri, e una ondeggiante parrucca la tonsura del capo. "Signore," disse il Duca "questo dabbene uomo una volta vi salv la vita, e adesso viene per salvarvi l'anima." Carlo con fioca voce rispose: "Sia il ben venuto." Huddleston fece la parte sua meglio che non s'aspettasse. S'inginocchi accanto al letto, ascolt la confessione, impart l'assoluzione, ed amministr l'olio santo. Chiese al Re se desiderasse ricevere il pane eucaristico. "Certamente," rispose Carlo "se non ne sono indegno." Fu recata l'ostia santa. Carlo debolmente sforzossi di sollevarsi e mettersi inginocchioni. Il sacerdote lo esort a starsi disteso, assicurandolo che Dio avrebbe accettata la umiliazione dell'anima, e non ricerca quella del corpo. Al Re fu cos difficile inghiottire l'ostia, che fu mestieri aprire la porta per chiedere un bicchier d'acqua. Terminato il rito, il monaco pose un crocifisso in sugli occhi del penitente, ed esortandolo di volgere i suoi estremi pensieri alle pene del Redentore, si part. La ceremonia era durata circa tre quarti d'ora; nel qual tempo i cortigiani che riempivano l'anticamera, s'erano vicendevolmente comunicati i loro sospetti con bisbigli ed occhiate espressive. La porta in fine fu spalancata, e la folla di nuovo invase la stanza del moribondo.
La sera era molto inoltrata. Il Re pareva assai sollevato a cagione di ci che era ivi seguito. Gli furono condotti innanzi al letto i suoi figli naturali, i Duchi di Crafton, di Southampton e di Northumberland, nati dalla Duchessa di Cleveland; il Duca di Saint-Albans nato da Eleonora Gwynn, e il Duca di Richmond dalla Duchessa di Portsmouth. Carlo gli benedisse, ma in ispecie parl tenere parole a Richmond. Un solo che avrebbe dovuto essere in quel luogo, mancava. Il maggiore e pi caramente diletto de' suoi figliuoli errava in esilio; e il padre n anche una volta ne proffer il nome.
Nel corso della notte, Carlo raccomand caldamente la Duchessa di Portsmouth e il figlio di lei a Giacomo, dicendogli affettuosamente: "Non lasciate morire di fame la povera Norina." La Regina mand per mezzo di Halifax scusandosi di starsi lontana, poich era in tale perturbamento da non potere riprendere il suo posto accanto al letto; e lo pregava di perdonarle qualunque offesa gli avesse fatto senza saperlo. "Essa mi chiede perdono, povera donna!" esclam Carlo "ed io con tutto il mio cuore la supplico di perdonarmi."
La luce mattutina cominciava a penetrare per le finestre di Whitehall; e Carlo volle che gli assistenti alzassero le tende, perch potesse per l'ultima volta contemplare il giorno. Not ch'era tempo di caricare un oriuolo che era allato al suo letto. Di tali lievi circostanze si serb lungamente la memoria, perocch provavano senza alcun dubbio, che quando egli dichiar d'essere cattolico romano, trovavasi in pieno possesso di tutte le sue facolt intellettuali. Chiese a coloro che gli erano rimasti dintorno per tutta la notte, lo scusassero dell'incomodo onde era stato loro cagione, dicendo che senza sua colpa aveva tanto indugiato a morire; ma sperava volessero compatirlo. Fu questo l'ultimo raggio di quella squisita urbanit che spesso valse a calmare lo sdegno di una nazione giustamente irritata. Tosto dopo l'alba del d, il moribondo perd la parola. Innanzi le ore dieci era privo di sensi. Il popolo correva in folla alle chiese in sull'ora del servizio mattutino. Quando fu letta la preghiera per la salute del Re, alti gemiti e singhiozzi mostravano quanta amarezza stringesse il cuore di ciascuno. Il venerd a mezzo il giorno, il 6 di febbraio, Carlo tranquillamente rese l'anima a Dio(280).
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2. Sospetti di veleno.
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In quel tempo, il basso popolo in tutta l'Europa, e in nessuno altro luogo pi che in Inghilterra, aveva costumanza di attribuire la morte de' principi, e segnatamente quando il principe era popolare e la morte inattesa, a qualche assassinio di specie scelleratissima. Difatti, Giacomo Primo era stato accusato d'avere propinato il veleno al Principe Enrico; Carlo Primo a Giacomo I; e quando sotto la Repubblica la Principessa Elisabetta mor in Carisbrook, fu detto chiaramente che Cromwell scendesse alla stolta e codarda malvagit di mescolare droghe nocive nel cibo d'una fanciulletta, cui egli non aveva motivo immaginabile di recar nocumento(281). Pochi anni dopo, il rapido disfarsi del cadavere di Cromwell venne da molti ascritto a una mortifera pozione amministratagli nel medicamento. La morte di Carlo Secondo non poteva mancare di far nascere simiglianti voci. L'orecchio del pubblico era stato ripetutamente pervertito da storielle di congiure papali contro la vita di lui. E per la mente di molti era forte predisposta a sospettare; e furono non poche le sciagurate circostanze che agli animi cos disposti potevano far credere alla esistenza di un delitto. I quattordici dottori che avevano consultato sul caso del Re, si contraddissero vicendevolmente, e ciascuno s stesso. Taluni pensavano che fosse un accesso epilettico, e che si dovesse lasciar sonnecchiare il paziente senza interromperlo. La maggior parte lo disse apoplettico, e per alcune ore lo torment a guisa d'un Indiano posto al palo. Infine, fu deliberato di chiamar febbre la sua infermit, e di ministrargli del cortice. Uno de' medici, nondimeno, protest assicurando la Regina che i suoi confratelli ammazzerebbero il Re. Null'altro da cosiffatti dottori era da aspettarsi, che dissensione ed ondeggiamento. Ed era naturale che molti del volgo, dalla perplessit de' grandi maestri dell'arte di guarire, concludessero che la malattia aveva qualche straordinaria cagione. Possiamo credere che un orribile sospetto turbasse la mente di Short, il quale, comecch esperto nella propria professione, a quanto pare, era un uomo nervoso e fantastico; e forse le sue idee erano confuse per paura delle odiose accuse a cui egli, come cattolico romano, era peculiarmente esposto. Non  mestieri, dunque, far le meraviglie se la plebe ripetesse e credesse innumerevoli storielle. La lingua di Sua Maest erasi gonfiata tanto, da agguagliare quella d'un bue. Un ammasso di polvere deleteria gli era stata trovata nel cervello. Sul petto aveva delle macchie azzurre, e delle nere per le spalle. Qualche cosa era stata messa dentro la sua tabacchiera, qualche altra nel brodo, o nel piatto d'uova con l'ambragrigia, che ei prediligeva tanto. La Duchessa di Portsmouth gli aveva dato il veleno in una tazza di cioccolata; la Regina in un vaso di pere candite. Tali novelle deve la storia raccontare, poich valgono a darci idea della intelligenza e virt degli uomini che erano corrivi a crederle. Che nessuna voce della medesima sorta abbia mai, ne' tempi presenti, trovata fede tra noi, anche quando individui da' quali pendevano grandi interessi, sono morti d'impreveduti accessi di malattia, deve attribuirsi in parte al progresso della scienza medica e della chimica; ma parte anco - possiamo sperarlo - ai progressi che la nazione ha fatti nel buon senso, nella giustizia e nella umanit(282).
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3. Discorso di Giacomo Secondo dinanzi il Consiglio Privato.
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Finita ogni cosa, Giacomo dalla stanza mortuaria si ritir al suo gabinetto, dove per un quarto d'ora rimase solo. Frattanto i Consiglieri Privati, che si trovavano in Palazzo, adunaronsi. Il nuovo re, uscito fuori, prese posto a capo d'una tavola; e secondo l'usanza, inizi il suo governo con un discorso al Consiglio. Signific il dolore che sentiva per la perdita del fratello, e promise di imitare la mitezza che aveva predistinto il passato governo. Sapeva bene, disse egli, d'essere stato accusato come amante del potere assoluto. Ma quella non era la sola menzogna che si fosse detta contro lui. Era deliberato di mantenere il governo stabilito s della Chiesa come dello Stato. Conosceva appieno come la Chiesa Anglicana fosse eminentemente leale; e per si sarebbe sempre studiato di sostenerla e difenderla. Conosceva parimente come le leggi dell'Inghilterra fossero sufficienti a farlo principe grande quanto potesse mai desiderare. Non avrebbe rinunziato ai propri diritti, ma avrebbe rispettati gli altrui. Aveva per innanzi posta a repentaglio la propria vita per la difesa della patria; ed ora avrebbe, pi di chiunque altro, fatto ogni sforzo per sostenere le giuste libert di quella.
Tale discorso, non era, come avviene ne' tempi moderni in simiglianti occasioni, studiosamente apparecchiato da' consiglieri del sovrano. Era la espressione estemporanea de' sentimenti del nuovo Re in un'ora di grande concitamento. I membri del Consiglio proruppero in gridi di gioia e di gratitudine. Rochester Lord Presidente, in nome de' suoi confratelli, espresse la speranza che la generosa dichiarazione della Maest Sua si rendesse pubblica. Il Procuratore Generale, Heneage Finch, si offerse a far gli uffici di scrivano. Era zelante partigiano della Chiesa, e come tale, naturalmente desiderava che dovesse rimanere qualche durevole ricordo delle graziose promesse ch'erano state, poco fa, profferite. "Tali promesse" disse egli "hanno fatto sopra me una impressione cotanto profonda, che posso ripeterle parola per parola." Le pose quindi in iscritto. Giacomo le lesse, approvolle, e ordin che venissero pubblicate. In altri tempi, poi, disse d'aver fatto quel passo senza la debita considerazione; le sue non premeditate espressioni rispetto alla Chiesa Anglicana, essere state troppo forti; e Finch, con destrezza che in quell'ora non fu notata, averle rese anche pi forti(283).
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4. Giacomo proclamato Re.
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Il Re era stanco per le lunghe vigilie e per molte violente emozioni; quindi si ritrasse onde riposare. I Consiglieri Privati, avendolo rispettosamente accompagnato fino alla stanza da letto, ritornarono ai seggi loro, ad emanare ordini per la ceremonia della proclamazione. Le guardie erano sotto le armi; gli araldi comparvero co' loro magnifici abiti; e la solennit fu compita senza veruno impedimento. Botti di vino furono poste nelle vie, e i passanti venivano invitati a bere alla salute del nuovo sovrano. Ma bench il popolo in quella occasione acclamasse, non mostrava sembiante gioioso. Le lagrime furono viste sugli occhi di molti; e fu notato che non vi fu n anche una fantesca in Londra, che non si fosse studiata d'avere qualche frammento di velo bruno in onoranza di re Carlo(284).
Il funerale provoc numerose critiche, come quello che si sarebbe reputato appena convenevole ad un nobile e ricco suddito. I Tory sordamente biasimavano la parsimonia del nuovo Re; i Whig lo schernivano come privo di naturale affetto; e i fieri Convenzionisti di Scozia esultavano, dicendo essere stata compita la maledizione in antico scagliata contro i principi malvagi; il defunto tiranno essere stato sepolto con funerali degni d'un somiero(285). Nonostante, Giacomo inizi il suo governo con non poca satisfazione del pubblico. Il discorso ch'egli fece in Consiglio, comparve stampato, e produsse impressione(286) a lui favorevolissima. Era questo allora il principe che una fazione aveva gi cacciato in esilio, ed erasi provata di privare del diritto alla Corona, perch lo teneva nemico mortale della religione e delle leggi d'Inghilterra. Egli aveva trionfato; oramai stava sul trono; e il primo de' suoi atti fu quello di dichiararsi difensore della Chiesa, e rispettatore de' diritti del popolo. Il giudicio che tutti i partiti avevano fatto dell'indole di lui, aggiungeva peso ad ogni parola che gli uscisse dal labbro. I Whig lo chiamavano superbo, implacabile, ostinato, spregiatore dell'opinione pubblica. I Tory, esaltando le sue virt principesche, dolevansi spesso ch'egli ponesse in non cale quelle arti onde si acquista la popolarit. La stessa satira non lo aveva mai dipinto come uomo che fosse vago del pubblico favore professando ci che non sentiva, e promettendo ci che ei non aveva intendimento di mantenere. Nella domenica che segu alla sua ascensione al trono, molti predicatori da' pergami citavano il suo discorso. "Adesso abbiamo a sostegno della Chiesa nostra" sclamava un oratore realista "la parola d'un Re, e d'un Re che non manc mai alla propria parola." Questa espressiva sentenza tosto propagossi per tutto il paese, e divenne la parola d'ordine di tutto il partito Tory(287).
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5. Condizioni del Governo.
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I grandi uffici dello Stato per la morte del Re erano rimasti vacanti, e fu d'uopo che Giacomo deliberasse da chi dovessero essere occupati. Pochi de' membri del Gabinetto passato avevano ragione di aspettarsi il favore di lui. Sunderland, che era Segretario di Stato, e Godolphin primo Lord del Tesoro, avevano sostenuta la Legge d'Esclusione. Halifax, custode del sigillo privato, aveva avversata quella legge con impareggiabile potenza di argomenti e di parole; ma era nemico mortale della tirannide e del papismo. Vedeva con terrore il progresso delle armi francesi nel continente, e la influenza dell'oro francese nei consigli dell'Inghilterra. Se si fosse seguito il suo parere, le leggi sarebbero state rigorosamente osservate; la clemenza impartita ai vinti Whig; il Parlamento convocato in tempo debito; fatto qualche tentativo per riconciliare le nostre domestiche fazioni; e i principii della Triplice Alleanza avrebbero nuovamente diretta la nostra politica estera. Egli era, quindi, incorso nell'acre odio di Giacomo. Il Lord Cancelliere Guildford, appena poteva dirsi d'appartenere ad alcuno dei partiti in che la Corte era scissa. Non potevasi in nessuna guisa chiamare amico alla libert; e nondimeno egli aveva tale riverenza per la lettera della legge, da non essere utile strumento di tirannide. Per la qual cosa, i Tory lo mostravano a dito come un Barcamenante, e Giacomo lo aborriva e insieme spregiava. Ormond, che era Lord maggiordomo e vicer d'Irlanda, in quel tempo stanziava in Dublino. I diritti ch'egli aveva alla gratitudine del Re, erano superiori a quelli d'ogni altro suddito. Aveva strenuamente pugnato per Carlo Primo, era stato compagno d'esilio di Carlo Secondo; e dopo la Restaurazione, a dispetto di molte provocazioni, aveva serbata senza macchia la propria lealt. Comecch, predominante la Cabala, fosse caduto in disgrazia, non era mai trascorso ad alcuna faziosa opposizione, e nei giorni della Congiura Papale e della Legge d'Esclusione, era stato primo tra i sostenitori del trono. Adesso era vecchio, e di recente era stato visitato dalla pi(288) cruda sciagura. Aveva accompagnato al sepolcro un figlio, il valoroso Ossory, che avrebbe dovuto chiudere gli occhi del genitore. I grandi servigi, l'et veneranda e le sventure domestiche rendevano Ormond obietto di universale interesse alla nazione. I Cavalieri lo consideravano, e per diritto d'anzianit e per diritto di merito, loro capo; e i Whig sapevano ch'egli, per quanto fosse stato ognora fedele alla causa della monarchia, non era amico n della tirannide n del papismo. Ma, comunque godesse tanto la pubblica stima, poco era il favore che poteva aspettarsi dal nuovo signore. Giacomo, mentre anche egli era nella condizione di suddito, aveva sollecitato il proprio fratello a cangiare onninamente l'amministrazione dell'Irlanda. Carlo aveva assentito, deliberando che tra pochi mesi Rochester verrebbe nominato Lord Luogotenente(289).
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6. Nuovi Ordinamenti.
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Rochester era l'unico membro del Gabinetto che godesse altamente il favore del nuovo Re. Comunemente credevasi ch'egli verrebbe tosto messo a capo del governo, e che tutti gli altri Ministri sarebbero cangiati. Tale espettazione era bene fondata, ma solamente in parte. Rochester fu fatto Lord Tesoriere, e cos divent primo Ministro. Non fu nominato n Lord Grande Ammiraglio, n Banco dell'Ammiragliato. Il nuovo Re, che dilettavasi delle minuzie delle faccende navali, e sarebbe riuscito un esperto scrivano nell'arsenale di Chatham, deliber di amministrare da s il ministero di marina. Sotto lui, il maneggio di quell'importante dipartimento fu affidato a Samuele Pepys, del quale la biblioteca e il diario hanno tramandata la memoria fino ai nostri tempi. Nessuno de' servitori del defunto sovrano venne pubblicamente posto in disgrazia. Sunderland fece prova di tali artificii e destrezza, mise di mezzo tanti intercessori, e sapeva cotanti secreti, che gli si lasci il Gran Sigillo. Dell'ossequiosit, industria, espertezza e taciturnit di Godolphin, mal poteva farsi senza. Non v'essendo pi mestieri di lui al Tesoro, fu fatto Ciambellano della Regina. Con questi tre Lordi il Re consigliavasi in tutte le pi importanti questioni. In quanto ad Ormond, Halifax e Guildford, ei pens non di cacciarli via, ma soltanto umiliarli e dar loro molestia.
Ad Halifax fu detto di rendere il Sigillo Privato, ed accettare la presidenza del Consiglio. Ei si sottopose con estrema ripugnanza; imperocch, quantunque il Presidente del Consiglio avesse sempre avuta la precedenza sul Lord del Sigillo Privato, questo ufficio in quella et era pi importante di quello di Presidente. Rochester non s'era dimenticato dello scherzo che gli era stato fatto pochi mesi avanti, allorquando fu levato dal Tesoro; e alla sua volta prov il piacere di cacciare a calci in alto il proprio rivale. Il Sigillo Privato fu dato ad Enrico Conte di Clarendon, fratello maggiore di Rochester.
A Barillon, Giacomo manifest com'ei detestasse Halifax. "Lo conosco pur troppo, e so di non potermene mai fidare. Ei non porr le piani nelle faccende dello Stato. Il posto che gli ho dato, servir appunto a mostrare al mondo la sua poca influenza." Ma reput convenevole di parlare ad Halifax con linguaggio ben differente. "Tutto il passato  messo in oblio," disse il Re "tranne il servigio che voi mi rendeste nel dibattimento sopra la Legge d'Esclusione." Queste parole sono state di sovente citate, onde provare che Giacomo non era cos vendicativo siccome  stato chiamato dai suoi nemici. E' pare anzi che provino che egli in nessun modo fosse meritevole della lode di sincerit datagli da' suoi amici(290).
Ad Ormond fu fatto gentilmente sapere che pi non erano necessarii i suoi servigi in Irlanda, e venne invitato a Whitehall per adempire l'ufficio di Maggiordomo. Egli si sottopose, ma non fece sembiante di nascondere che ne era rimasto profondamente offeso. La vigilia della sua partenza, diede un magnifico banchetto in Kilmainham Hospital, edifizio pur allora terminato, agli ufficiali del presidio di Dublino. Finito il pranzo, ei sorse, riemp di vino un bicchiere fino all'orlo, e levandolo in alto, chiese se ne fosse caduta una sola gocciola. "No, gentiluomini; dicano ci che pur vogliono i cortigiani, io non ho per anche perduto il senno; la mia mano non trema ancora, e la mia mano non  pi ferma del mio cuore. Alla salute del re Giacomo!" Fu questo l'ultimo addio di Ormond alla Irlanda. Egli lasci il governo nelle mani dei Lordi Giudici, e ritorn a Londra, dove fu accolto con inusitati segni di pubblica riverenza. Molti grandi personaggi gli andarono incontro per via. Una lunga fila di cocchi lo accompagn fino a Saint-James-Square, dove era il suo palazzo; e la piazza era piena di numerosa gente che lo salutava con alte acclamazioni(291).
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7. Sir Giorgio Jeffreys.
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Il Gran Sigillo fu lasciato a Guildford; ma nel tempo stesso gli venne fatto un gran torto. Fu deliberato di chiamare, per assisterlo nell'amministrazione, un altro legale di maggiore vigore e audacia. Lo eletto fu Sir Giorgo Jeffreys, Capo Giudice della Corte del Banco del Re. La pravit di quest'uomo  passata in proverbio. Ambidue i grandi partiti inglesi hanno vituperato con virulenza il nome di lui; perocch i Whig lo consideravano come il loro pi barbaro nemico, e i Tory stimavano convenevole gettargli addosso la infamia di tutti i delitti che deturparono il loro trionfo. Uno esame schietto e diligente mostrerebbe che alcune orrende novelle che si sono intorno a lui raccontate, sono false o esagerate. Nulladimeno, lo storico spassionato non varrebbe a scemare se non di poco la ingente massa d'infamia che si aggrava sopra la memoria di quel giudice ribaldo.
Era uomo di mente pronta e vigorosa, ma d'indole inchinevole alla insolenza e all'iracondia. Appena uscito di fanciullezza, aveva esercitata la professione in Old Bailey, tribunale dove gli avvocati hanno sempre usata licenza di parole ignota in quello di Westminster Hall. Quivi per molti anni occupossi precipuamente negli esami e riesami de' pi incorreggibili scellerati della grande metropoli. I giornalieri conflitti con le prostitute e co' ladri, svegliarono ed esercitarono tanto le facolt sue, che egli divent il bravazzone pi consumato che si fosse mai conosciuto nella sua professione. Ogni umanit verso i sentimenti altrui, ogni rispetto di s stesso, ogni senso di decenza furono cancellati dall'animo suo. Acquist immensa perizia nella rettorica con la quale il volgo esprime l'odio e lo spregio. La profusione delle imprecazioni e oscene parole ond'era composto il suo vocabolario, potevano appena trovare agguaglio fra la marmaglia de' mercati. Il contegno e la voce di lui dovettero sempre essere stati sgradevoli. Ma questi pregi naturali - poich sembra ch'ei tali gli reputasse - aveva a tal grado d'eccellenza condotti, che pochi erano coloro i quali, ne' suoi eccessi di rabbia, potevano tranquillamente vederlo o ascoltarlo. La impudenza e la ferocia gli sedevano sul ciglio. Il lampo degli occhi suoi ammaliava la infelice vittima sopra la quale ei li figgeva. Nondimeno, e il ciglio e lo sguardo erano meno terribili della sconcia forma della sua bocca. Il suo rabido urlo, siccome afferm un tale che l'aveva spesso udito, sembrava il tuono del giorno del giudizio finale. Queste qualit ei port seco, ancor giovine d'anni, dalla sbarra degli avvocati al banco de' giudici. Sal presto, divent Avvocato di Comune, e poi Cancelliere di Londra. Come giudice nelle sessioni della Citt, mostr le tendenze medesime che poi, asceso pi in alto, gli acquistarono immortalit non invidiabile. Si sarebbe gi potuto in lui notare il vizio pi odioso di cui sia capace l'umana natura; cio il godere dell'infelicit altrui, soltanto perch  infelicit. Vedevasi una esultanza infernale nel modo onde profferiva le condanne dei rei. Il loro pianto, le loro preghiere sembravano solleticarlo voluttuosamente; ed egli amava di spaventarli, distendendosi con lussureggiante amplificazione sopra tutti i particolari di ci che loro toccava di soffrire. Diffatti, quand'egli aveva occasione di ordinare che una malfortunata avventuriera venisse pubblicamente fustigata, "Carnefice," gridava "t'incarico di usare attenzione particolare a cotesta signora! Flagellala sodo, flagellala a sangue! Siamo al d di Natale, tempo freddo perch Madama si spogli. Vedi di scaldarle bene le spalle(292)." Non fu meno faceto allorch proffer la sentenza contro il povero Lodovico Muggleton, quell'ebbro sarto che si credeva profeta. "Villano sfacciato!" url Jeffreys "tu avrai un gastigo dolce, dolce, dolce!" Una parte di questo dolce castigo fu la gogna, in cui lo sciagurato fanatico rimase pressoch morto dalle sassate(293).
Verso questo tempo, il cuore di Jeffreys era diventato duro come i tiranni lo cercano nell'uomo che loro bisogni per mandare ad esecuzione le loro peggiori voglie. Egli aveva fino allora sperato nel Municipio di Londra per salire in alto. E per si era dichiarato Testa-Rotonda, e mostrava pi gran giubbilo sempre che gli accadeva di dire ai preti papisti che verrebbero tagliati a pezzi, e che vedrebbero ardere i propri intestini, di quel che mostrava quando profferiva sentenze ordinarie di morte. Ma, appena consegu tutto ci che la Citt poteva dare, affrettossi a vendere alla Corte il suo viso di bronzo e la sua lingua venefica. Chiffinch, il quale era avvezzo a far da mezzano in pi specie di contratti infami, gli prest aiuto. Egli aveva orditi molti amorosi e politici intrighi; ma certo non. rend mai ai suoi signori un servigio pi scandaloso di quello di presentare Jeffreys a Whitehall. Il rinnegato trov tosto un protettore nell'indurito e vendicativo Giacomo; ma fu sempre trattato con disprezzo e disgusto da Carlo, il quale, non ostante i suoi gravi difetti, non fu mai n crudele n insolente. "Cotesto uomo" diceva il Re "non ha n dottrina n buon senso n modi, ed ha pi impudenza di dieci sgualdrine(294)." Nonostante, era d'uopo di tal ministero che non si sarebbe potuto affidare a persona che fosse riverente delle leggi o sensibile alla vergogna; e cos Jeffreys, nella et in cui un avvocato si reputa avventuroso se venga adoperato a condurre una causa importante, fu fatto Capo Giudice del Banco del Re.
I suoi nemici non potevano negare ch'egli possedesse talune delle doti che formano un gran giudice. Il suo sapere giuridico, a dir vero, era quello che egli aveva potuto acquistare non esercitandosi in cause importanti. Ma aveva una di quelle menti felicemente costituite, le quali traverso al labirinto della sofisticheria, e fra mezzo ad una selva di fatti di poco momento, vanno diritte al vero punto. Nulladimeno, rade volte egli aveva pieno uso delle sue facolt intellettuali. Anco nelle cause civili, l'indole sua violenta e dispotica gl'infermava perpetuamente il giudicio. A chi entrava nella sala del suo tribunale, pareva d'entrare nella caverna di una belva che non pu essere domata da nessuno, e che s'inferocisce di leggieri per le carezze come per le aggressioni. Spesso avventava ai querelanti ed agli accusati, agli avvocati e ai procuratori, ai testimoni e ai giurati un torrente di matte ingiurie, miste di maledizioni e bestemmie. Se lo sguardo e il tono della voce ispiravano terrore quando egli era semplice avvocato ed ingegnavasi di acquistare clientela, adesso ch'era capo del pi formidabile tribunale del Regno, pochi erano coloro i quali non tremassero al suo cospetto. Anche quando egli era sobrio, la sua violenza non era poco spaventevole. Ma, generalmente, la sua ragione era ottenebrata, e le sue malvage passioni irritate dall'ebriet. D'ordinario passava le serate immerso nella dissolutezza. Chi lo avesse veduto col fiasco dinanzi, lo avrebbe giudicato uomo grossolano, balordo, di bassa classe e amante de' triviali sollazzi, ma socievole e di buon umore. In tali occasioni vedevasi circondato da buffoni, scelti, per la pi parte, fra i pi vili mozzorecchi che esercitavano il mestiere al suo tribunale. Costoro sbeffeggiavansi e vituperavansi a vicenda per divertirlo. Egli s'associava al loro osceno cicaleccio, e come gli si scaldava il cervello, li abbracciava e baciava in una estasi di tenerezza ebbra. Ma quantunque in sulle prime il vino sembrasse ammollirgli il cuore, gli effetti che poche ore dopo in lui produceva erano assai differenti. Spesso egli recavasi al seggio della giustizia, dopo d'avere fatto lunga pezza attendere la Corte, e nondimeno senza avere dormito tanto da svinazzarsi, con le guance infocate, e gli occhi stralunati come quelli d'un maniaco. Trovandosi in siffatto stato coloro che gli erano stati compagni nella gozzoviglia della notte precedente, se erano savi, sottraevansi al suo sguardo; perciocch la rimembranza della familiarit alla quale gli aveva ammessi, infiammava la malignit di lui; ed avrebbe sicuramente afferrata la minima occasione per coprirli d'imprecazioni e d'invettive. Fra le sue molte odiose specialit, non era meno odioso il piacere che egli prendevasi a guardare in cagnesco e mortificare pubblicamente coloro che, negli accessi della sua tenerezza da briaco, aveva incoraggiati a fidarsi del suo favore.
I servigi che il Governo aveva sperato ch'ei gli dovesse rendere, furono compiti non solo senza tergiversazione, ma con sollecitudine e prospero successo. La sua prima impresa fu l'assassinio giuridico d'Algernon Sidney. Ci che segu poi, fu perfettamente conforme a tale principio. I Tory rispettabili lamentavano la infamia che la barbarie ed impudenza di un uomo tanto altamente locato, recava alla amministrazione della giustizia. Ma gli eccessi che empivano d'orrore gli animi de' Tory, agli occhi di Giacomo erano argomenti di stima. Jeffreys quindi, dopo la morte di Carlo, ottenne un seggio nel Gabinetto e fu creato Pari. Quest'ultimo onore fu insigne prova della regia approvazione; avvegnach fino dal secolo decimoterzo, in cui fu ricostituito il sistema giudiciale del Regno, nessun Capo Giudice avesse seduto come Pari in Parlamento(295).
Guildford si trov alleggerito di tutte le sue funzioni politiche, e confinato nel suo solo ufficio di giudice cos detto d'Equit. In Consiglio Jeffreys trattavalo con aperta scortesia. La facolt di concedere ogni impiego pertinente al ramo legale, era nelle sole mani del Capo Giudice; e gli avvocati sapevano bene che il modo pi sicuro di rendersi propizio il Capo Giudice, era quello di mancare di rispetto al Lord Cancelliere.
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8. Esazione della rendita senza un Atto del Parlamento.
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Non erano trascorse molte ore da che Giacomo era Re, allorquando nacque contesa tra i due Capi della Legge. I proventi delle dogane erano stati concessi a Carlo, solo sua vita durante, e quindi non potevano essere legalmente riscossi dal nuovo sovrano. Era mestieri di alcune settimane per fare le elezioni della Camera de' Comuni. Se infrattanto i dazi fossero rimasti sospesi, la rendita ne avrebbe avuto detrimento; il corso regolare del traffico sarebbe stato interrotto; il consumatore non ne avrebbe ritratto utile veruno; e ci avrebbero guadagnato solamente quegli avventurati speculatori, i cui carichi per avventura arrivassero durante lo intervallo di tempo tra la morte di Carlo e l'adunarsi del Parlamento. Il Tesoro era assediato dai mercatanti, i magazzini de' quali erano ripieni di merci di cui avevano pagato il dazio; e grandemente temevano di vedere altri negozianti vendere le loro mercanzie a minor prezzo, e d'essere cos ruinati. Gli spiriti imparziali  d'uopo che ammettano come cotesto fosse uno de' casi in cui un Governo si possa giustificare, deviando dal sentiero rigorosamente costituzionale. Ma qualvolta  necessario deviare da cosiffatto sentiero, la deviazione non dovrebbe essere maggiore di quella che la necessit richiede. Guildford bene intese ci, e consigli in modo da recargli onore. Propose di riscuotere i dazi, ma di tenerli nello Scacchiere, separati dall'altra pecunia, fino a che si fosse adunato il Parlamento. In tal guisa il Re, violando la lettera della legge, avrebbe mostrato ch'ei desiderava conformarsi allo spirito di quella. Jeffreys porse un consiglio assai diverso. Sugger di emanare un editto, che dichiarasse essere volont e desiderio di Sua Maest continuarsi a pagare le dogane. Tale consiglio concordava appieno con l'indole del Re. La giudiciosa proposta del Lord Cancelliere fu messa da parte come degna d'un Whig, o - e ci era anche peggio - di un Barcamenante. Comparve un decreto, secondo la forma suggerita dal Capo Giudice. Taluni s'aspettavano uno scoppio violento di pubblico sdegno; ma rimasero ingannati. Lo spirito della opposizione non s'era ancora riacceso, e la Corte poteva con sicurt avventurarsi a fare passi tali che, cinque anni innanzi, avrebbero prodotto una ribellione. Nella Citt di Londra, poco fa cos turbolenta, non fu udito n anche un mormorio(296).
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9. Convocazione del Parlamento.
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Il proclama che annunziava la riscossione delle dogane, dava medesimamente lo annunzio che tra breve tempo si sarebbe ragunato il Parlamento. Giacomo, non senza molti tristi presentimenti s'induceva a convocar gli Stati del Regno. A dir vero, il momento era assai propizio per una elezione generale. Giammai, dal d che la Casa degli Stuardi cominci a regnare, i Corpi costituenti erano stati cotanto favorevolmente disposti verso la Corte. Ma la mente del nuovo Sovrano era compresa d'una paura, che anche dopo tanti anni non pu rammentarsi senza sdegno e rossore. Egli temeva che, convocando il suo Parlamento, sarebbe incorso nel dispiacere del Re di Francia.
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10. Trattative tra Giacomo e il Re di Francia.
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Al Re di Francia importava poco quale de' due partiti inglesi trionfasse nelle elezioni; imperocch tutti i Parlamenti ch'eransi radunati dopo la Ristaurazione, in qualunque modo fossero disposti rispetto alla politica interna, erano stati gelosi del crescente potere della Casa de' Borboni. Intorno a ci poco differivano i Whig dai bruschi gentiluomini di provincia, i quali costituivano la forza precipua del partito Tory. Luigi, quindi, non era stato avaro n di corruzione n di minacce a fine d'impedire che Carlo convocasse le Camere; e Giacomo, che fin da principio era stato partecipe del segreto onde procedeva la politica estera del fratello, ora essendo Re, era divenuto mercenario e vassallo della Francia.
Rochester, Godolphin e Sunderland, che formavano il Gabinetto intimo, sapevano pur troppo che il loro defunto signore era assuefatto a ricevere danari dalla Corte di Versailles. Giacomo li richiese di consiglio in quanto alla utilit di convocare la Legislatura. Essi riconobbero la grande importanza di tenersi Luigi bene edificato; ma pareva loro che la convocazione del Parlamento non fosse questione di scelta. Per quanto paziente sembrasse la nazione, tale pazienza aveva i suoi limiti. Il principio che il Re non potesse legittimamente prendere la pecunia del suddito senza il consenso della Camera de' Comuni, aveva profonde radici nella mente del popolo; e comecch, in un bisogno estraordinario, anche i Whig avrebbero volentieri pagato, per poche settimane, dazi non imposti con apposita legge, egli era certo che gli stessi Tory si sarebbero opposti qualora tali tasse irregolari si fossero mantenute pi lungo tempo delle circostanze speciali che sole le giustificavano. Era, dunque, mestieri che le Camere si adunassero; e cos essendo, giovava convocarle il pi presto possibile. Anche il breve indugio, necessario a richiederne il parere della Corte di Versailles, poteva produrre danni irreparabili. Il malcontento e il sospetto si sarebbero rapidamente sparsi fra il popolo. Halifax avrebbe mosso lamento, dicendo che si violavano i principii fondamentali della Costituzione. Il Lord Cancelliere, da quel codardamente pedante e speciale avvocato ch'egli era, avrebbe fatto lo stesso. Ci che poteva farsi di buona grazia, sarebbe in fine stato fatto di mala grazia. Que' ministri medesimi, ai quali Sua Maest studiavasi di far perdere la pubblica stima, avrebbero acquistata popolarit a danno di quella. Il mal umore della nazione avrebbe gravemente influito sull'esito delle elezioni. Tali argomenti non ammettevano risposta. Per la quale cosa, il Re annunzi al paese, essere sua intenzione di convocare il Parlamento. Ma sentiva la tormentosa ansiet di purgarsi della colpa d'avere agito indebitamente e con poco rispetto verso la Francia. Trasse Barillon in una secreta stanza, e si scus di avere osato fare un passo di cos grave momento, senza averne ottenuta l'approvazione da Luigi. "Assicurate il vostro signore" disse Giacomo "della gratitudine e dello affetto che sento per lui. Conosco bene di non potere far nulla senza la sua protezione. Conosco parimente in quali impacci cadde il mio fratello per non avere fermamente aderito alla Francia. Provveder con ogni studio perch le Camere non s'immischino negli affari esteri. Se scoprir ne' membri la minima tendenza a far male, li mander a badare alle loro faccende. Fate intendere ci al mio buon fratello. Spero ch'egli non s'impermalisca se ho agito senza consultarlo. Egli ha diritto d'essere consultato; ed  mio desiderio consigliarmi con lui in ogni cosa. Ma nel caso presente l'indugio, anche d'una settimana, avrebbe potuto recare serie conseguenze."
Queste vergognose scuse, il d seguente, furono ripetute da Rochester. Barillon le ricev con cortesia. Rochester, reso pi audace, chiese danari. "Saranno ben collocati" diss'egli. "Il vostro signore non potrebbe meglio impiegare le sue entrate. Fategli intendere come importante egli sia che il Re d'Inghilterra dipenda, non dal proprio popolo, ma dalla sola amicizia della Francia(297)."
Barillon fu sollecito a comunicare a Luigi il desiderio del Governo inglese; ma Luigi lo aveva prevenuto. La prima cosa ch'egli fece, saputa la morte di Carlo, fu di raccogliere cambiali sopra l'Inghilterra fino alla somma di cinquecentomila lire, equivalenti a trentasettemila cinquecento sterline. Non era agevole a que' tempi, dopo un giorno d'annunzio, procurarsi simili cambiali in Parigi. In poche ore, nondimeno, lo acquisto fu fatto, e un corriere spedito a Londra(298). Appena Barillon ricev le cambiali, vol a Whitehall a recare la fausta nuova. Giacomo non arross di spargere, o simulare di spargere, lacrime di gioia e di gratitudine. "Nessun altro che il Re vostro" disse " capace di cos belle e nobili azioni. Io non gli sar mai grato tanto che basti. Assicuratelo che lo affetto che gli porto, durer quanto la mia vita." Rochester, Sunderland e Godolphin corsero, l'uno dopo l'altro, ad abbracciare lo ambasciatore, susurrandogli all'orecchio ch'egli aveva dato nuova vita al loro signore(299).
Ma, quantunque a Giacomo e ai suoi tre consiglieri piacesse la prontezza di Luigi, non rimasero punto satisfatti della somma della pecunia donata. Nulladimeno, perch temevano d'offenderlo mostrandosi importunamente mendichi, non fecero se non accennare i desideri loro. Dichiararono, non avere intendimento di mercanteggiare con un tanto generoso benefattore quale era il Re di Francia, e fidarsi onninamente alla sua munificenza. Nel tempo stesso, provaronsi d'ingraziarselo con un gran sacrificio dell'onor nazionale. Sapevasi bene che uno de' fini precipui della sua politica, era quello di aggiungere ai propri dominii le provincie del Belgio. L'Inghilterra era vincolata da un trattato, gi concluso con la Spagna nel tempo in che Danby era Lord Tesoriere, con lo scopo di avversare ogni tentativo che la Francia avesse potuto fare a insignorirsi di quelle provincie. I tre Ministri fecero sapere a Barillon, come il loro signore considerasse non obbligatorio cotale trattato. Era stato fatto, dicevano essi, da Carlo, il quale avrebbe potuto forse tenersene vincolato; ma il suo fratello non si reputava obbligato ad osservarlo. Il Cristianissimo, quindi, poteva oramai, senza temere opposizione da parte della Inghilterra, procedere ad incorporare al proprio Impero il Brabante e l'Hainault(300).
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11. Churchill  mandato ambasciatore in Francia; sua storia.
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Nel tempo stesso, fu deliberato di spedire un'ambasceria straordinaria, per assicurare Luigi dello affetto e della gratitudine che gli portava Giacomo. A tale missione fu prescelto un uomo che non occupava per anche un posto molto eminente, ma la cui rinomanza, stranamente mista d'infamia e di gloria, emp in tempi posteriori tutto il mondo incivilito.
Tosto dopo la Restaurazione, in que' gioiosi e corrotti tempi celebrati dalla vivace penna di Hamilton, Giacomo, giovane ed ardente amatore di sensuali diletti, erasi invaghito di Arabella Churchill, una dello dame di Corte della sua prima moglie. La giovinetta non era bella; ma Giacomo, non avendo gusto delicato, se ne fece una concubina. Era figlia d'un povero Cavaliere, assiduo in Whitehall, e resosi ridicolo publicando un volume in foglio, scritto con istile pesante ed affettato - da lungo tempo caduto in oblio - in lode della monarchia e dei monarchi. Grandissimi erano i bisogni dei Churchill, ardente la lealt loro, e il sentimento che provarono, come seppero la seduzione d'Arabella, sembra che fosse una sorpresa di gioia, pensando che una fanciulla di s poca belt avesse sortito una tanta onorificenza.
Ella fu grandemente utile ai propri parenti; ma niuno di costoro fu fortunato al pari del suo maggior fratello Giovanni, bel giovane, il quale era vessillifero nelle Guardie a piedi. Elevossi rapidamente nella Corte e nello esercito, e presto si rese notevole come uomo di moda e dedito ai piaceri. Aveva dignitosa la persona, bello il viso, seducente la parola, ma con tanto contegno, che i pi impertinenti zerbini non ardivano trattarlo con la minima libert: l'indole sua era tale, che egli nelle pi moleste e provocanti occasioni non perdeva mai la signoria di s stesso. Era stato s pessimamente educato, da non sapere compitare i vocaboli pi comuni della propria lingua; ma lo acuto e vigoroso intendimento largamente suppliva al difetto della dottrina che s'impara ne' libri. Non era loquace; ma sempre che gli era forza di parlare in pubblico, la sua naturale eloquenza muoveva ad invidia i pi esperti oratori. Aveva animo singolarmente freddo e imperturbabile. Per molti anni di ansiet e di periglio, egli non perd mai, n anche per un istante, il perfetto uso del suo ammirevole giudicio.
Nel ventesimoterzo degli anni suoi, fu mandato col suo reggimento a congiungersi con le armi francesi, che allora procedevano contro la Olanda. La sua serena intrepidezza lo faceva predistinguere fra le migliaia di valorosi soldati. La sua perizia nell'arte militare imponeva rispetto ai vecchi ufficiali. Venne pubblicamente ringraziato al cospetto dell'esercito, ed ebbe molti segni di stima e fiducia da Turenna, che allora era nella maggiore altezza della sua gloria.
Sventuratamente, le splendide doti di Giovanni Churchill erano congiunte con altre della specie pi sordida. Ben per tempo cominciarono a mostrarsi in lui alcune tendenze che sono singolarmente sgradevoli. Era cupido di guadagno ne' suoi stessi vizi, e imponeva contribuzioni alle dame arricchite delle spoglie di amanti pi liberali. Per breve tempo ei fu l'obietto della violenta ma volubile tenerezza della Duchessa di Cleveland. Una volta fu sorpreso dal Re in compagnia di lei, e gli fu forza saltar gi dalla finestra. La dama rimuner tale rischiosa prova di galanteria con un dono di cinquemila lire sterline. Il prudente giovine eroe compr subito con quel danaro una rendita annua di cinquecento sterline, assicurata sopra terreni(301). Gi i suoi scrigni contenevano gran copia di pecunia, che cinquanta anni dopo, allorch era Duca e Principe dello Impero, e il pi ricco suddito d'Europa, rimaneva intatta(302).
Finita la guerra, egli ebbe un ufficio nella famiglia del Duca di York; accompagn il suo protettore ai Paesi Bassi e a Edimburgo, ed in ricompensa de' suoi servigi fu creato Pari di Scozia, ed ebbe il comando del solo reggimento di dragoni che fosse nelle milizie inglesi(303). La sua moglie ottenne un posto nella famiglia della principessa di Danimarca, figlia minore di Giacomo.
Lord Churchill, adunque, fu spedito ambasciatore straordinario a Versailles. Gli fu ingiunto di significare la fervida gratitudine che sentiva il Governo inglese per la pecunia cos generosamente data. In origine s'era pensato che nel tempo stesso dovesse chiedere a Luigi una somma maggiore; ma meglio considerando la cosa, compresero che la poco delicata cupidigia avrebbe stomacato il benefattore, che erasi spontaneamente mostrato cotanto liberale. A Churchill, quindi, fu fatto comandamento di porgere grazie per ci ch'era passato, e non far motto intorno al da venire(304).
Ma Giacomo e i Ministri suoi, anche mentre protestavano come non intendessero d'essere importuni, studiavansi di accennare, con modi molto intelligibili, ci che desideravano e speravano. Lo ambasciatore francese era per loro un destro, zelante e forse non disinteressato intercessore. Luigi oppose talune difficolt, probabilmente col fine di accrescere il pregio de' propri doni. Nondimeno, in poche settimane, Barillon ricev da Versailles un milione e cinquecento lire, oltre i denari gi mandati. Tal somma, che equivaleva a cento dodici mila sterline, egli ebbe istruzione di ripartire cautamente. Ebbe potest di dare al Governo inglese trenta mila lire sterline da impiegarsi a corrompere i membri della nuova Camera de' Comuni. Il rimanente doveva egli tenere con s per servirsene in qualche caso straordinario, come sarebbe uno scioglimento delle Camere, o una insurrezione(305).
La turpezza di cotesti negoziati  universalmente riconosciuta; ma la loro vera natura sembra essere soventi volte fraintesa(306): perocch, quantunque dopo pubblicato il carteggio di Barillon, la politica estera de' due ultimi Re della Casa Stuarda non abbia mai trovato fra noi chi osasse difenderla, vi  tuttavia un partito che s'affatica a scusare la loro politica interna. Eppure, egli  certo che tra l'una e l'altra era necessaria e indissolubile connessione. Se essi per pochi mesi avessero tenuto alto l'onore del loro paese presso gli esteri, sarebbero stati costretti a cangiare intieramente il sistema d'amministrazione interna. E' cosa assurda, quindi, lodarli d'avere ricusato di governare concordemente col Parlamento, e biasimarli per essersi sottoposti alla dittatura di Luigi; poich essi non avevano se non una sola via da scegliere; dipendere, cio, o da Luigi o dal Parlamento.
Giacomo - volendo rendergli giustizia - avrebbe con gioia voluto trovare una via di mezzo; ma non ve n'era alcuna. Si rese schiavo della Francia; ma sarebbe erroneo rappresentarlo come schiavo contento. Egli aveva alterigia tanto da sdegnarsi con s medesimo per essersi sottomesso a cos duro vassallaggio, e da essere impaziente di svincolarsene: la quale disposizione era studiosamente incoraggiata dagli agenti di molte Potenze straniere.
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12. Sentimenti de' governi continentali verso l'Inghilterra.
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La sua successione al trono aveva svegliato speranze e timori in ogni Corte del continente; e i primordii del suo governo venivano invigilati dagli stranieri con interesse non meno profondo di quello che sentivano i sudditi di lui. Un solo Governo desiderava che le turbolenze le quali per tre generazioni avevano sconvolta l'Inghilterra, durassero eterne. Tutti gli altri, repubblicani o monarchici, protestanti o cattolici romani, volevano vederle felicemente terminate.
L'indole della lunga contesa tra gli Stuardi e i Parlamenti loro, era imperfettissimamente intesa da' politici stranieri; ma nessun uomo di Stato poteva non conoscere lo effetto da quella contesa prodotto sull'equilibrio politico d'Europa. In circostanze ordinarie, le simpatie delle Corti di Vienna e di Madrid sarebbero state, senza dubbio, per un principe che lottava contro i sudditi, e segnatamente per un principe cattolico romano, persecutore di sudditi eretici: ma tutte coteste simpatie erano in allora vinte da un pi forte sentimento. Il timore e l'odio ispirato dalla grandezza, ingiustizia ed arroganza del Re francese, erano al colmo. I suoi vicini dubitavano se fosse(307) pi pericoloso essere in guerra o in pace con lui; perciocch in pace ei seguitava a saccheggiarli e oltraggiarli; in guerra essi avevano provato invano la sorte delle armi contro lui. In tanta perplessit, tenevano ansiosamente gli occhi vlti all'Inghilterra. Agirebbe ella giusta i principii della Triplice Alleanza, o giusta quelli del Trattato di Dover? Da ci dipendevano le sorti di tutti i suoi vicini. Aiutati dall'Inghilterra, gli altri Stati potevano opporre a Luigi nuova resistenza; ma non poteva da quella sperarsi nessun aiuto finch non vi regnasse la concordia. Innanzi che cominciasse il conflitto tra il trono e il Parlamento, era stata una potenza di primo ordine; il d in cui il conflitto ebbe fine, essa ridivenne potenza di primo ordine: ma mentre l'esito della contesa era dubbio, rimase condannata alla inazione e al vassallaggio. Era stata grande sotto i Plantageneti e i Tudor; divenne nuovamente grande sotto i principi che regnarono dopo la Rivoluzione: ma sotto i Re della Casa Stuarda, fu come se non esistesse nella carta geografica dell'Europa. Aveva perduto una specie d'energia senza acquistarne un'altra. Quella specie di forza onde essa nel secolo decimoquarto aveva potuto umiliare Francia e Spagna, aveva cessato di esistere. Quella specie di forza che nel decimottavo secolo umili nuovamente Francia e Spagna, non era ancora posta in azione. Il Governo non era pi una monarchia limitata, secondo la forma politica delle et di mezzo; non era divenuto una monarchia limitata secondo la forma dei moderni tempi: co' vizi di due diversi sistemi non aveva il vigore di nessuno. Gli elementi della nostra politica, invece di armonizzare, avversavansi vicendevolmente e s'annientavano. Tutto era transizione, conflitto e disordine. Il fine precipuo del sovrano era quello di abbattere i privilegi della Legislatura; quello della Legislatura era di usurpare le prerogative del sovrano. Il Re era sollecito d'accettare aiuti stranieri che lo liberassero dalla sciagura d'essere dipendente da un fazioso Parlamento. Il Parlamento negava al Re i mezzi di sostenere l'onor nazionale, temendo con molta ragione che verrebbero adoperati a stabilire il dispotismo nel paese. Lo effetto di tali gelosie fu che la patria nostra, con tutti i suoi grandi mezzi, fosse di s poco peso nella Cristianit, come lo era il Ducato di Savoia o quello di Lorena, e certamente di assai minor peso che non era la piccola provincia d'Olanda.
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13. Politica della Corte di Roma.
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La Francia aveva grande interesse a prolungare questo stato di cose(308): tutti gli altri potentati lo avevano a condurlo a fine. Era desiderio generale dell'Europa, che Giacomo governasse a seconda della legge e della pubblica opinione. Dallo stesso Escuriale vennero lettere esprimenti la speranza che il nuovo Re fosse in buona armonia col Parlamento e col popolo(309). Perfino dal Vaticano giunsero avvertimenti contro lo smoderato zelo per la fede cattolica romana. Benedetto Odescalchi, che teneva il seggio papale col nome d'Innocenzo XI, sent, come sovrano temporale, tutto il timore onde gli altri principi invigilavano il progresso della potenza francese. Aveva anche particolari cagioni d'inquietudine. Fu fortuna per la religione protestante, che nel momento in cui l'ultimo Re cattolico romano sal sul trono dell'Inghilterra, la Chiesa cattolica romana fosse lacerata da dissensioni e minacciata da un nuovo scisma. Un conflitto simile a quello che arse nel secolo undecimo tra gl'imperatori e i sommi pontefici, era sorto tra Luigi ed Innocenzo. Luigi, zelante fino alla bacchettoneria per le dottrine della Chiesa di Roma, ma tenace della sua regia autorit, accusava il Papa di usurpare i diritti secolari della Corona francese, ed era alla sua volta accusato dal Papa di usurpare il potere spirituale delle Chiavi. Il Re, superbo come egli era, incontr uno spirito anche pi risoluto del suo. Innocenzo, nelle relazioni private, era il pi mansueto e gentile degli uomini; ma qualvolta parlava officialmente dalla cattedra di San Pietro, favellava col tono di Gregorio Settimo e di Sisto V. La lotta si fece grave. Gli agenti del Re furono scomunicati; gli aderenti del Papa banditi. Il Re cre vescovi i difensori della sua autorit. Il Papa rifiut di approvarli. Quelli si posero al possesso de' palazzi e delle rendite vescovili; ma erano incompetenti ad esercitare gli episcopali uffici. Innanzi che la contesa avesse fine, in Francia erano trenta prelati che non avevano potest di conferire gli ordini o la cresima(310).
Se qualunque altro principe, tranne Luigi, fosse stato in quei tempi involto in simigliante contesa col Vaticano, tutti i Governi protestanti si sarebbero messi dalla parte di lui. Ma tanta era la paura e il dispetto che l'ambizione e insolenza del Re francese ispiravano, che chiunque avesse avuto il coraggio di vigorosamente avversarlo, era sicuro della universale simpatia. Anche i luterani e i calvinisti, che avevano sempre detestato il Papa, non potevano frenarsi dal desiderargli esito prospero contro un tiranno che ambiva alla monarchia universale. E' fu cos che, nel secolo nostro, molti i quali consideravano Pio Settimo come l'anticristo, gioivano nel vedere l'anticristo far fronte al gigantesco potere di Napoleone.
Il risentimento che Innocenzo provava verso la Francia, lo dispose a guardare con occhio mite e liberale gli affari dell'Inghilterra. Il ritorno del popolo inglese alla greggia di cui egli era pastore, gli avrebbe senza dubbio racconsolata l'anima. Ma egli era bastevolmente savio da non credere che una nazione cotanto ardita e tenace potesse ricondursi al grembo della Chiesa di Roma col violento e incostituzionale esercizio dell'autorit regia. Non era difficile prevedere che qualora Giacomo con mezzi illegali e popolari si fosse(311) studiato di promuovere gl'interessi della propria religione, la prova sarebbe fallita; l'odio che gl'isolani eretici sentivano per la vera fede, sarebbe diventato pi forte e pi feroce che mai; e nelle menti di tutti sarebbe nata una indissolubile colleganza tra il protestantismo e la libert civile, tra il papismo e il potere arbitrario. Frattanto, il Re sarebbe divenuto obietto d'avversione e sospetto al suo popolo. L'Inghilterra sarebbe stata, come sotto Giacomo Primo, Carlo Primo e Carlo Secondo, una potenza di terzo ordine; e la Francia avrebbe dominato irrefrenata oltre le Alpi e il Reno. Dall'altro canto, era probabile che Giacomo, operando con prudenza e moderazione, osservando strettamente le leggi, e sforzandosi di acquistare la fiducia del suo Parlamento, avrebbe potuto ottenere per coloro che professavano la sua religione, non poco alleggiamento. Dapprima si sarebbe venuto alla abolizione degli statuti penali; tosto dopo a quella delle incapacit civili. Infrattanto, il Re e la nazione inglese congiunti, si sarebbero potuti porre a capo della coalizzazione europea, avrebbero opposto un argine insormontabile alla cupidit di Luigi.
Innocenzo fu reso pi fermo nel proprio giudicio dal parere de' principali inglesi che erano alla sua Corte. Fra essi, il pi illustre era Filippo Howard, discendente dalle famiglie pi nobili della Gran Brettagna; da un lato nipote del Conte d'Arundel, dall'altro del Duca di Lennox. Filippo era gi da lungo tempo membro del sacro collegio; veniva comunemente chiamato il Cardinale d'Inghilterra; ed era precipuo consigliere della Santa Sede per le faccende concernenti la sua patria. Era stato cacciato in esilio dai clamori dei bacchettoni protestanti, ed uno de' suoi, lo sventurato Stafford, era caduto vittima della loro rabbia. N i propri danni n quelli di casa sua gli avevano acceso tanto il cervello, da renderlo un imprudente consigliere. Ogni lettera, quindi, che dal Vaticano arrivasse a Whitehall, raccomandava pazienza, moderazione, e rispetto ai pregiudizii del popolo Inglese(312).
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14. Lotta nella mente di Giacomo; ondeggiamenti della sua politica.
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Grande era il conflitto che ardeva nella mente di Giacomo. Saremmo verso lui ingiusti, ove supponessimo che la condizione di vassallo gli tornasse gradita. Egli amava l'autorit e gli affari; aveva alto concetto della dignit propria; anzi non era affatto privo di un sentimento che aveva qualche affinit con l'amore di patria. Gli si straziava l'anima pensando che il Regno da lui governato, fosse di minor conto nel mondo, che non erano altri Stati i quali avevano minori vantaggi naturali; e prestava facile ascolto ai Ministri stranieri, sempre che lo incitavano a manifestare la dignit del suo grado, porsi a capo di una grande confederazione, farsi protettore delle oltraggiate nazioni, e domare l'orgoglio di quella Potenza che teneva in timore il continente. Tali esortazioni gli facevano battere il cuore con emozioni incognite al suo spensierato ed effeminato fratello. Ma tali emozioni tosto cedevano a pi forte sentimento. Una politica estera vigorosa, necessariamente presupponeva politica interna conciliatrice. Era impossibile far fronte alla possanza francese, e a un tempo calpestare le libert della Inghilterra. Il Potere Esecutivo non avrebbe potuto imprendere nulla di grande senza lo assenso della Camera de' Comuni, n ottenerne lo aiuto senza agire a seconda delle opinioni di quella. In tal guisa, Giacomo accorgevasi di non potere conseguire insieme le due cose ch'ei pi desiderava. Il secondo de' suoi desiderii era quello d'essere temuto e rispettato dai Governi stranieri; ma il primo era di essere signore assoluto nel proprio Regno. Fra gli oggetti incompatibili cui il suo cuore aspirava, egli per qualche tempo proced piegando ora di qua ora di l. Il conflitto dell'animo diede ai suoi atti pubblici una strana sembianza d'irresolutezza e di falsit. Difatti, coloro i quali senza il filo d'Arianna tentavano d'esplorare il laberinto della sua politica, non sapevano intendere come lo stesso uomo nella settimana stessa potesse mostrarsi cos superbo e cos vile. Anco Luigi rendevano perplesso gli andamenti d'un alleato il quale, in poche ore, passava dall'omaggio alla disfida, e dalla disfida all'omaggio. Nondimeno, ora che ci  appieno manifesta la condotta di Giacomo, sembra che cotesta incoerenza possa agevolmente spiegarsi.
Allorquando egli si assise sopra il trono, era in dubbio se il Regno si sarebbe tranquillamente sottoposto all'autorit sua. Gli Esclusionisti, poco fa cos potenti, avrebbero potuto, correndo all'armi, insorgergli contro. Egli avrebbe potuto avere grande bisogno dell'oro e delle milizie della Francia: fu quindi per alquanti giorni pago di far la parte di piaggiatore e di mendicante. Si scus umilmente d'avere osato convocare il suo Parlamento senza licenza del Governo francese; e lo preg vivamente di concedergli un sussidio. Sparse lacrime di gioia sopra le cambiali francesi; mand a Versailles una speciale ambasceria per significare la gratitudine, lo affetto, la sommissione ch'egli aveva per Luigi. Ma appena partita l'ambasceria, vari di sentimenti. Era stato da per tutto proclamato Re senza il minimo tumulto, senza il pi lieve grido sedizioso. Da ogni parte dell'isola gli giungevano nuove ad assicurarlo che i suoi sudditi erano tranquilli ed obbedienti. Riprese animo, e sent come la relazione disonorante da lui contratta con un potentato straniero, gli fosse intollerabile. Divenne altero, puntiglioso, vanitoso, rissoso. Parlava cos altamente intorno alla dignit della propria Corona e all'equilibrio politico, che tutta la sua Corte aspettavasi ad un pieno rivolgimento nella politica estera del Governo inglese. Comand a Churchill di mandargli una relazione minuta del ceremoniale di Versailles, affinch gli onori onde ivi era stata accolta la legazione inglese, venissero debitamente contraccambiati, ma non pi che contraccambiati, al rappresentante della Francia a Whitehall. La nuova di questo mutamento fu accolta con gioia a Madrid, a Vienna e all'Aja(313). Il Re Luigi, in sulle prime, ne rise, dicendo: "Il mio buono alleato parla alto; ma egli ama tanto i miei zecchini, quanto li amava il suo fratello." Nonostante, il variato contegno di Giacomo e, le speranze che ne avevano concepite i due rami di Casa d'Austria, cominciarono a richiamare pi seria attenzione. Esiste tuttora una notevolissima lettera, nella quale il Re francese mostra sospetto d'essere stato ingannato, credendo che lo stesso danaro da lui mandato a Westminster(314), verrebbe adoperato a' suoi danni(315).
Verso questo tempo, la Inghilterra s'era riavuta dalla tristezza ed ansiet cagionatale dalla morte del buon Carlo. I Tory fecero grandi proteste d'affetto verso il nuovo signore. La paura teneva domo il rancore dei Whig. Quella vasta massa di gente che non sono stabilmente Whig n Tory, ma che pendono a vicenda ora verso gli uni ora verso gli altri, stava dalla parte de' Tory. La reazione che aveva tenuto dietro alla dissoluzione del Parlamento d'Oxford, non aveva consunta la propria forza.
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15. I riti cattolici romani si celebrano pubblicamente in Palazzo.
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Il Re non indugi punto a porre alla prova la lealt de' suoi amici protestanti. Mentre egli era suddito, soleva ascoltare la messa a uscio chiuso, in un piccolo oratorio, accomodato a uso della consorte. Adesso comand che le porte si spalancassero, affinch tutti coloro che andavano a complirlo, potessero vedere il servizio divino. Alla elevazione dell'ostia, segu una strana confusione nell'anticamera. I cattolici romani prostraronsi in ginocchio; i protestanti uscirono frettolosamente fuori. Tosto un nuovo pulpito fu eretto in palazzo, d'onde, nella quaresima, sacerdoti papisti predicavano, con grave sconcerto de' zelanti fedeli della Chiesa Anglicana(316).
Alla predetta innovazione segu altra pi grave. Giunta la settimana di Passione, il Re deliber di assistere alla messa con la pompa medesima di che usavano circuirsi i suoi predecessori, andando ai tempii della religione anglicana. Pales il suo intendimento ai tre Ministri del Gabinetto intimo, e ingiunse loro di accompagnarlo. Sunderland, pel quale tutte le religioni valevano lo stesso, fu pronto ad assentire. Godolphin, come Ciamberlano della Regina, era gi assuefatto a darle mano quando essa recavasi all'oratorio, e non ebbe scrupolo d'inchinarsi officialmente nel tempio di Rimmon. Ma Rochester ne rimase gravemente conturbato. La influenza ch'egli esercitava sul paese, originava principalmente dal concetto, in che il clero e i gentiluomini Tory lo tenevano, di amico sincero e zelante della Chiesa. La sua ortodossia era considerata come piena espiazione di falli che altrimenti lo avrebbero reso il pi impopolare uomo del Regno, avvegnach avesse indole oltremodo arrogante e violenta, e modi quasi brutali(317). Ei temeva che, arrendendosi alle voglie del principe, avrebbe perduta in gran parte la stima del proprio partito. Infine, non senza qualche contrasto, ottenne licenza di passare fuori di citt i giorni santi. Tutti gli altri dignitari civili ebbero comandamento di trovarsi al proprio posto nella domenica della Pasqua. Cos, dopo un intervallo di cento ventisette anni, i riti della Chiesa di Roma furono celebrati in Westminster con regia magnificenza. Le guardie reali erano schierate. I cavalieri della Giarrettiera portavano i loro collari. Il Duca di Somerset, secondo per grado fra i nobili secolari del reame, portava la spada dello Stato. Un gran codazzo di grandi Lordi accompagn il Re al suo seggio. Ma fu notato che Ormond e Halifax rimasero nell'anticamera. Pochi anni innanzi, essi avevano valorosamente propugnata la causa di Giacomo contro alcuni di coloro che ora mostravansi ossequiosissimi. Ormond non aveva partecipato alla strage de' cattolici romani. Halifax aveva animosamente votato per la non colpabilit di Stafford. E mentre i voltafaccia, che avevano preteso raccapricciar al solo pensiero di un Re papista, e senza misericordia versato il sangue innocente di un Pari papista, adesso spingevansi l'un l'altro per farsi pi da presso a un altare papista, l'illustre Barcamenante si sarebbe giustamente potuto inorgoglire di quello impopolare soprannome(318).
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16. Incoronazione di Giacomo.
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Una settimana dopo cotesta cerimonia, Giacomo fece un sacrificio de' suoi pregiudizi religiosi, assai maggiore di qualunque altro fin allora egli avesse richiesto da' suoi sudditi protestanti. Si fece incoronare il giorno vigesimoterzo d'aprile, in che ricorre la festivit del Santo patrono del Regno. Tutto Westminster fu splendidamente adornato. La presenza della Regina e delle mogli de' Pari dava alla solennit uno incanto che era mancato alla magnifica inaugurazione del Re defunto. Nondimeno coloro che ricordavansi di quella cerimonia, affermarono che l'incoronazione di Giacomo fu meschina. L'antica usanza richiedeva che avanti la incoronazione il sovrano con tutti i suoi araldi, giudici, Consiglieri, Lordi e gran dignitari, cavalcasse solennemente dalla Torre a Westminster. L'ultima e pi magnifica di tali cavalcate fu quella che travers la metropoli, allorquando i sentimenti eccitati dalla Restaurazione erano ancor vivi. Lungo il cammino innalzavansi archi trionfali. Tutto Cornhill, Cheapside, Saint Paul's Church Yard, Fleet Street, e lo Strand erano fiancheggiati da file di palchi. La citt intera in tal modo poteva contemplare il principato nella sua forma pi splendida e solenne. Giacomo ordin che si calcolasse la spesa di simigliante processione, e fu riferito che ascenderebbe a circa la met pi della somma da esso proposta per coprire di ciondoli la sua sposa. Deliber, quindi, d'essere prodigo dove aveva mestieri d'esser parco, e spilorcio dove avrebbe dovuto essere generoso. Pi di cento mila lire sterline furono spese negli abiti della Regina; e la processione fu posta da parte. La insania di questo partito si conosce a prima vista: imperciocch, se la pompa  utile in politica, lo  quando si adopera come mezzo di abbagliare la fantasia della moltitudine. E veramente,  grandissima assurdit escludere la plebe da uno spettacolo, il cui scopo principale  quello di produrre una impressione nell'animo della plebe. Giacomo avrebbe fatto mostra d'una pi giudiziosa munificenza, e d'una parsimonia pi giudiziosa, se avesse traversata Londra da levante a ponente con la solita pompa, e ordinato che gli abiti della propria moglie fossero stati meno sopraccarichi di perle e di diamanti. Nulladimeno i suoi successori per lungo tempo seguirono lo esempio di lui; e in uno spettacolo al quale venivano ammesse solo tre o quattro mila persone, si profondevano somme che, bene impiegate, avrebbero prto squisitissimo diletto ad una gran parte della nazione. In fine, venne in parte richiamato a vita lo antico costume. Il d della incoronazione della regina Vittoria vi fu una processione, nella quale si sarebbero potuti notare molti mancamenti, ma che fu ammirata con interesse e diletto da mezzo milione di sudditi; e senza dubbio veruno, apprest pi piacere ed eccit maggiore entusiasmo, della costosa solennit che facevasi fra mezzo a uno eletto numero di persone dentro l'Abbadia.
Giacomo aveva fatto comandamento a Sancroft di abbreviare il rituale. La ragione che venne pubblicamente addotta, fu che il giorno era s corto, da non potersi compiere tutto ci ch'era da farsi. Ma chiunque si faccia ad esaminare i cangiamenti fattivi, si accorger che il vero fine fu quello di scartare talune cose le quali altamente offendevano i sentimenti religiosi d'un cattolico romano zelante. L'ufficio della comunione non fu letto. Fu omessa la cerimonia di presentare in dono al sovrano una Bibbia riccamente rilegata, e di esortarlo a pregiare sopra tutti i tesori della terra un volume ch'egli, secondo gl'insegnamenti ricevuti, reputava adulterato con false dottrine. Nulladimeno, ci che rimaneva dopo tali omissioni, avrebbe potuto far nascere scrupoli nella mente di un uomo, il quale sinceramente avesse creduto che la Chiesa Anglicana era una societ ereticale, nel cui seno non poteva acquistarsi la eterna salvezza. Il re fece una oblazione all'altare. Ripet i responsi alle litanie cantate dai vescovi. Ricev da que' falsi profeti la unzione, simbolo della divina assistenza, e s'inginocchi simulando devozione, mentre essi invocavano lo Spirito Santo, al quale erano, secondo egli credeva, maligni ed implacabili nemici. Tali sono le incoerenze della umana natura, che cotesto uomo, il quale per un fanatico zelo verso la propria religione perd tre Regni, am commettere un atto ch'era poco meno d'una apostasia, pi presto che rinunziare al fanciullesco diletto della simbolica fantocciata della incoronazione(319).
Francesco Turner, vescovo d'Ely, predic agli astanti. Era uno di quegli scrittori che seguitavano ad affettare lo stile antiquato dell'arcivescovo Williams e del vescovo Andrews. Il sermone era tessuto di quei concetti strani, che sessanta anni innanzi avrebbero potuto destare ammirazione, ma allora movevano a scherno una generazione d'uditori assuefatta alla pure eloquenza di Sprat, di South e di Tillotson. Salomone era Re Giacomo; Adonia, Monmouth; Joab era uno de' congiurati di Rye House; Shimei, un libellista Whig; Abiathar, un onesto ma traviato Cavaliere. Una frase del libro delle croniche fu stiracchiata a significare che il Re era superiore al Parlamento; un'altra fu adatta a provare ch'egli solo avrebbe dovuto comandare le milizie cittadine. Verso la fine del discorso, l'oratore timidamente alluse alla nuova e impacciata condizione in cui la Chiesa trovavasi di faccia al sovrano, e ramment agli uditori come lo imperatore Costanzo Cloro, bench non fosse cristiano, avesse tenuto in onoranza i cristiani fedeli alla propria religione, e avesse spregiati coloro che cercavano guadagnarsi, apostatando, il favore di lui. Il servizio religioso nella Abbadia, fu seguito da un banchetto solenne nella Sala; il banchetto da magnifici fuochi artificiali, e i fuochi da molte cattive poesie(320).
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17. Entusiasmo degl'indirizzi de' Tory.
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Fu questo il momento in cui lo entusiasmo del partito Tory pervenne alla sua maggiore altezza. Dal d in che Giacomo fu asceso sul trono, s'erano sempre avvicendati indirizzi, in cui quel partito esprimeva profonda venerazione per la persona e la dignit del monarca, e acre abborrimento per i vinti Whig. I magistrati di Middlesex rendevano grazie a Dio per avere dispersi i disegni di que' regicidi ed Esclusionisti, i quali, non paghi d'avere assassinato un monarca santo, tentavano di distruggere le fondamenta della monarchia. La citt di Gloucester esecr i ribaldi sitibondi di sangue, che avevano tentato di privare la Maest Sua del diritto ereditario. I borghesi di Wigan assicurarono il sovrano, che lo avrebbero difeso contro tutti gli Achitophel cospiratori, e i ribelli Assalonni. I gran giurati di Suffolk dissero sperare, che il Parlamento avrebbe proscritti gli Esclusionisti. Molti Consigli municipali giurarono di non rieleggere mai pi alla Camera de' Comuni chiunque avesse votato a favore della legge che voleva privare Giacomo del diritto di successione. Perfino la metropoli mostr profondo ossequio. I legali e i commercianti fra loro gareggiavano di servilit. I collegi dei Tribunali, e quelli di Cancelleria, mandarono fervide professioni di sommissione e d'affetto. Tutte le grandi societ commerciali, la Compagnia delle Indie Orientali, la Compagnia Affricana, la Compagnia di Turchia, la Compagnia di Moscovia, la Compagnia di Hudson Bay, i Mercanti di Maryland, i Mercanti della Giammaica, i Mercanti Avventurieri, dichiararono che accettavano ben volentieri lo editto regio, il quale ingiungeva loro di continuare a pagare i diritti doganali. Bristol, seconda citt dell'isola, fece eco al voto di Londra. Ma in nessuno altro luogo lo spirito di lealt fu pi fervido di quel che fosse nelle due universit. Oxford dichiar che non si sarebbe mai dilungata da quei principii religiosi che la obbligavano a prestare obbedienza al Re senza limiti o restrizioni. Cambridge, con severissime parole, dann la violenza e il tradimento di que' torbidi spiriti che s'erano malignamente studiati di trarre la corrente della successione fuori del suo proprio alveo(321).
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18. Elezioni.
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Simiglianti indirizzi, per uno spazio considerevole di tempo, riempirono ciascun numero della Gazzetta di Londra. Ma non erano i soli indirizzi i mezzi onde i Tory mostravano il proprio zelo. Pubblicati i decreti per le elezioni parlamentari, il paese fu in grande concitamento. Non v'era mai stata elezione generale che, come questa, fosse accompagnata da circostanze cotanto favorevoli alla Corte. Centinaia di migliaia che la Congiura papale aveva cacciato dentro il partito Whig, furono ricacciati al partito Tory dalla congiura di Rye House. Nelle Contee, il Governo poteva esser sicuro d'una immensa maggioranza di gentiluomini possidenti trecento e pi lire sterline l'anno, e di tutti gli ecclesiastici fino a uno. Quei borghi che un tempo erano cittadelle di Whig, erano di fresco stati con sentenza legale privati de' loro Statuti, o avevano prevenuta la sentenza, spontaneamente rinunziandovi. Erano poi stati ricostituiti in modo da rieleggere senza dubbio rappresentanti devoti alla Corona. Dove non era da fidarsi dei cittadini, la franchigia elettorale era stata affidata agli scudieri delle vicinanze. In alcuni dei pi piccoli municipii occidentali, i collegi elettorali erano in gran parte composti di Capitani e di Luogotenenti delle Guardie. I seggi elettorali avevano dovecchessia interesse per la Corte. In ciascuna Contea il Lord Luogotenente e i suoi deputati formavano un potente, operoso e vigilante comitato, col fine di carezzare e intimidire i liberi possidenti. Le popolazioni erano ammonite da migliaia di pulpiti a non votare a favore di nessun candidato Whig, perocch ne dovevano render conto a Colui che aveva ordinato che vi fossero i potentati, e aveva detto la ribellione essere peccato non meno grave della stregoneria. Di tutti cotesti elementi il partito predominante non solo us quanto pot, ma abus in modo cos svergognato, che gli uomini gravi e saggi, i quali si erano mantenuti fedeli alla monarchia mentre era in pericolo, e non portavano nessun affetto ai repubblicani e agli scismatici, tiraronsi da parte, e da siffatti primordii previdero lo appressarsi di tempi tristissimi(322).
Nondimeno i Whig, comecch patissero la giusta pena de' propri errori, e fossero sconfitti, scoraggiati, disordinati, non vollero cedere senza sforzi. Erano tuttavia numerosi nelle classi dei trafficanti e degli artigiani delle citt, e in quelle de' piccoli possidenti e de' contadini sparsi per le campagne. In taluni distretti, come, a cagione d'esempio, nelle Contee di Dorset e di Somerset, formavano la gran maggioranza della popolazione. Nulla potevano nei borghi ricostituiti; ma in ogni Contea dove avevano probabilit di prospero successo, lottarono disperatamente. Nella Contea di Bedford, che all'ultimo Parlamento era stata rappresentata dallo sfortunato Russell, essi rimasero vincitori nella prova ad alzata di mani, ma perdenti in quella dello squittinio(323). In Essex ottennero mille trecento voti contro mille ottocento(324). Nella elezione della Contea di Northampton, il popolo proced cos violentemente ostile al candidato della Corte, che fu necessario appostare nella piazza di mercato della citt della Contea una coorte di soldati, ai quali fu dato ordine di caricare a palla gli archibugi(325). La storia della contesa per la elezione della Contea di Buckingham,  anche pi degna di considerazione. Il candidato Whig, che aveva nome Tommaso Wharton, figlio primogenito di Filippo Lord Wharton, era uomo predistinto e per destrezza e per audacia, e destinato a rappresentare una parte cospicua, bench non sempre commendevole, nella politica di vari sovrani. Nella Camera de' Comuni era stato uno de' membri, i quali avevano portata la Legge d'Esclusione alla barra di quella de' Lordi. La Corte, adunque, era intesa ad usare ogni mezzo buono o cattivo per escluderlo dal Parlamento. Il Lord Capo Giudice Jeffreys recossi in persona nella Contea di Buckingham, a fine di sostenere un gentiluomo chiamato Hacket, che apparteneva al partito Tory. Immaginarono uno strattagemma, che essi pensavano dovesse produrre buono effetto. Fu annunziato che la elezione si farebbe in Ailesbury; e Wharton, la cui perizia in tutte le astuzie di condurre una elezione era senza rivali, ordin tutto, credendo vera la cosa; allorquando, con improvviso annunzio, lo sceriffo fece sapere che lo squittinio seguirebbe in Newport Pagnell. Wharton e i suoi partigiani vi si recarono frettolosamente, e trovarono che Hacket, il quale sapeva il secreto, aveva gi preso per conto suo tutte le locande e gli alberghi. I liberi possidenti Whig furono costretti a legare i propri cavalli alle(326) siepi, e dormire a cielo scoperto sui prati che circondavano la citt. E' non fu senza difficolt grandissima che si pot provvedere improvvisamente al vitto di tanto numero d'uomini e d'animali; quantunque Wharton, che non curava affatto spesa alcuna quando gli si accendevano in cuore l'ambizione e lo spirito di parte, sborsasse in un solo giorno mille cinquecento lire sterline, somma immensa per que' tempi. Nonostante, sembra che tanta ingiustizia avesse ridato coraggio ai possidenti di Bucks, animosi figli degli elettori di Giovanni Hampden. Wharton non solo sort vittorioso della prova, ma pot ottenere la elezione d'un altro uomo d'opinioni moderate, e sconfiggere il candidato del Capo Giudice(327).
Nella contea di Chester la lotta dur sei giorni. I Whig ebbero circa mille settecento voti, i Tory circa due mila. Il popolo minuto parteggi con veemenza a favore de' Whig, e gridando: "Abbasso i Vescovi!" insult il clero per le vie di Chester, stramazz a terra un gentiluomo Tory, ruppe le finestre e baston i commissari di polizia. Fu chiamata la milizia cittadina a chetare il tumulto, e fu fatta rimanere in armi, onde proteggere il trionfo de' vincitori. Appena finito lo squittinio, cinque grossi cannoni dal castello annunziarono al paese circostante la vittoria della Chiesa e della Corona. Le campane sonarono a festa. Gli eletti furono condotti solennemente alla croce della citt(328), accompagnati da una banda musicale e da un lungo codazzo di cavallieri e scudieri. La processione andava cantando: "Letizia al gran Cesare!" ode cortigiana, la quale era stata, poco innanzi, scritta da Durfey, e quantunque, al pari di tutti gli scritti di lui, fosse estremamente spregevole, in quel tempo era quasi tanto popolare, quanto pochi anni dopo lo fu Lillibullero(329). Attorno la croce stavano schierate le civiche milizie; fu acceso un fuoco di gioia; la Legge d'Esclusione venne bruciata; e si bevve con fragorose acclamazioni alla salute di Re Giacomo. Il d seguente era domenica. La milizia schierossi in fila lungo le vie conducenti al duomo. I due rappresentanti della Contea furono condotti con gran pompa al coro dai magistrati della citt; ascoltarono la predica del Decano, che probabilmente ragion del debito d'obbedienza passiva; e poi furono festeggiati dal Gonfaloniere(330).
In Northumberland, il trionfo di Sir Giovanni Fenwik, cortigiano che acquist poscia trista rinomanza, fu accompagnato da circostanze che destarono interesse in Londra, e che non furono stimate indegne d'essere rammentate, nei dispacci de' Ministri stranieri. Newcastle fu illuminato con gran mucchi di carbone acceso. I campanili mandarono suoni di esultanza. Un esemplare della Legge d'Esclusione, ed una cassetta nera simigliante a quella che, secondo la favola popolare, conteneva il contratto di nozze tra Carlo Secondo e Lucia Walters, vennero pubblicamente date alle fiamme con alte acclamazioni(331).
L'esito generale delle elezioni sorpass le pi ardenti speranze della Corte. Giacomo vide con gioia, come non gli fosse necessario di spendere un soldo a comperare i voti. Disse che, tranne circa quaranta membri, la Camera de' Comuni era quale doveva essere ove egli l'avesse nominata da s(332). Oltrech, stava in poter suo, secondo che allora consentivano le leggi, tenerla sino alla fine del suo regno.
Essendo sicuro d'essere sostenuto dal Parlamento, poteva oramai appagare la libidine di vendetta. Aveva indole implacabile; e mentre era ancor suddito, aveva patito ingiurie e indegnit tali, che avrebbero mosso anche un animo placabile a fiero e durevole risentimento. Una setta d'uomini, in ispecie, aveva, con inusitata e indicibile crudelt e vigliaccheria, aggredito l'onore e la vita di lui; voglio dire i testimoni della congiura. L'odio ch'ei loro portava, parrebbe degno di scusa; poich fino ai d nostri il solo profferirne il nome muove a schifo ed orrore gli uomini di tutte le stte e di tutti i partiti.
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19. Processo contro Oates.
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Alcuni di cotesti sciagurati erano in luogo dove non poteva giungere il braccio della umana giustizia. Bedloe era morto da ribaldo, senza dare il minimo segno di rimorso e di vergogna(333). Dugdale gli era andato dietro, reso insano, secondo che dicevasi, dalle furie della pessima coscienza, con acute strida scongiurando coloro che stavano attorno al suo letto, d'allontanare lo spettro di Lord Stafford(334). Carstairs anch'esso era morto. La sua fine fu tutta orrore e disperazione; e sul punto di mandare l'ultimo flato, aveva detto ai suoi assistenti di gittarlo a guisa d'un cane in un fosso, non essendo degno di riposare in un cimitero cristiano(335). Ma Oates e Dangerfield erano in potere dello austero principe da essi oltraggiato. Giacomo, breve tempo avanti che ascendesse sul trono, aveva intentato un processo civile contro Oates per diffamazione; e i giurati lo avevano condannato a pagare la enorme multa di cento mila lire sterline(336). Lo accusato, non potendo pagare, era stato preso, e viveva in carcere senza speranza d'uscire. Gli Alti Giurati di Middlesex, poche settimane avanti la morte di Carlo, avevano ammessi contro lui due atti d'accusa come colpevole di spergiuro. Appena finite le elezioni, si cominci il processo.
Tra le classi alte e le medie, ad Oates non rimaneva n anche un amico. Tutti i Whig intelligenti erano convinti, che quando anche il suo racconto fosse in alcun modo fondato sul fatto, egli vi aveva edificato sopra un romanzo. Un numero considerevole di fanatici, nondimeno, lo considerava tuttavia come pubblico benefattore. Costoro bene sapevano che qualora ei fosse convinto di reit, la sua sentenza sarebbe severissima; e per infaticabilmente studiavansi a procacciargli la fuga. Quantunque fino allora fosse rinchiuso per debiti, venne posto in ferri dalle autorit della prigione del Banco del Re; ed anche ci non era bastevole a tenerlo in sicura custodia. Al mastino che stava dinanzi all'uscio del suo carcere, fu dato il veleno; e nella medesima notte che preced il suo processo, una scala di fune fu introdotta nella sua cella.
Il giorno ch'ei fu condotto alla barra, Westminster Hall era affollata di spettatori, fra' quali vedevansi molti cattolici romani, ansiosi di contemplare la miseria e la umiliazione del loro persecutore(337). Pochi anni prima, il suo collo corto, le sue gambe ineguali come quelle d'un tasso, la sua fronte bassa a guisa di quella d'un babbuino, le sue guance chiazzate di sangue, la mostruosa lunghezza del suo mento, erano famigliari a quanti frequentavano le corti di giustizia. Era in que' giorni diventato l'idolo della nazione: dovunque ei si mostrasse, ciascuno gli faceva di cappello. La vita e gli averi de' magnati del reame erano stati in sua bala. Ma adesso i tempi erano cangiati; e molti di coloro che per lo innanzi lo avevano considerato liberatore della patria, rabbrividivano alla vista di quegli osceni sembianti, sopra i quali pareva che il dito di Dio avesse scritto: scellerato(338)!
E' fu provato, senza possibilit di dubbio, che questo uomo aveva, con false testimonianze, premeditatamente assassinate varie persone innocenti. Egli invoc invano i pi eminenti membri del Parlamento, dai quali era stato ricompensato ed esaltato, perch testificassero a favor suo. Parecchi di coloro ch'egli aveva chiamati al tribunale, assentaronsi. Nessuno disse la minima cosa che tendesse a scolparlo. Uno di loro, cio a dire il Conte di Huntingdon, lo rimprover aspramente d'avere ingannate le Camere, e gettata sopra esse la colpa d'aver versato il sangue innocente. I giudici guardavano fieri, ed avvilirono lo accusato con crudelt tale, che anche nei casi pi atroci mal conviene al carattere di ministro della giustizia. Eppure ei non mostr segno di timore o vergogna, e con la insolenza della disperazione affront la tempesta delle invettive che scoppiava contro lui dalla barra, dal seggio e dal banco de' testimoni. Fu dichiarato convinto sopra ambedue gli atti d'accusa. Quantunque, moralmente considerata, la sua colpa fosse assassinio della pi grave specie, nondimeno agli occhi della legge era semplice delitto. Il tribunale, nondimeno, voleva che la pena da darglisi fosse pi severa di quella de' felloni o traditori, e non solo farlo morire, ma farlo morire tra orribili tormenti. Fu condannato ad essere spogliato degli abiti clericali, posto alla gogna in Palace Yard, e condotto attorno Westminster Hall con un cartello fittogli sulla testa, nel quale fosse scritta la sua infamia; e posto nuovamente alla gogna di faccia alla Borsa Reale, fustigato da Aldgate a Newgate, e dopo un intervallo di due giorni fustigato un'altra volta da Newgate a Tyburn. Se, contro ogni probabilit, egli fosse sopravvissuto a questa orribile pena, doveva rimanere in carcere per tutta la vita, donde doveva essere tratto cinque volte l'anno, e messo alla gogna in diversi luoghi della metropoli(339).
La cruda sentenza venne crudamente eseguita. Oates, il giorno in cui fu posto alla gogna in Palace Yard, sostenne una pioggia di sassate, e corse pericolo di essere fatto in brani(340). Ma nella citt, i suoi partigiani si raccolsero, suscitarono un tumulto, e rovesciarono la gogna(341). Ci non ostante, non riusc loro di liberarlo. Fu creduto che per sottrarsi all'orrendo destino che lo aspettava, tentasse d'avvelenarsi: per il cibo e la bevanda furono sottoposti a rigoroso esame. Il d seguente, fu tratto fuori di carcere per subire la prima fustigazione. A buon'ora, innumerevole turba di popolo riempiva tutte le vie, da Aldgate sino a Old Bailey. Il carnefice menava la frusta con tanto insolita severit, da mostrare che avesse ricevuto speciali ammonimenti. Il sangue correva a rivi. Per qualche tempo il colpevole fece mostra d'una strana costanza; ma in fine, s ostinata fortezza gli venne meno. Urlava in modo spaventevole; perd i sensi pi volte: ma non perci restava il flagello. Come fu sciolto, e' parve d'avere sopportato quanto la forma umana pu sopportare senza dissolversi. Giacomo venne supplicato a risparmiargli la seconda fustigazione. Ei rispose in brevi e chiare parole: "Dovr subire la pena finch gli rimarr fiato in corpo." Tentossi di ottenere la intercessione della Regina; ma essa sdegnosamente ricus di dire una sola parola a pro di un tanto scellerato. Dopo un intervallo di sole quarantotto ore, Oates fu nuovamente tratto di carcere. Non aveva forza da tenersi in piedi, e fu d'uopo trascinarlo sopra una treggia a Tyburn. Pareva affatto insensibile; e i Tory riferivano ch'egli si fosse stordito bevendo liquori spiritosi. Un tale, che nel secondo giorno cont il numero delle frustate, afferm che fossero mille settecento. Al tristo uomo rimase la vita, ma in guisa che gl'ignoranti e i bacchettoni fra' suoi ammiratori reputarono la sua guarigione un miracolo, e l'adducevano come argomento della innocenza di lui. Le porte del carcere gli si richiusero sopra. Per molti mesi stette incatenato nel pi oscuro buco di Newgate. Fu detto che ivi si abbandonasse alla malinconia, e per giorni interi sedendo con le mani incrociate, e col cappello fitto in sugli occhi, mandasse cupi gemiti. E' non fu nella sola Inghilterra che questi avvenimenti svegliarono grande interesse. Milioni di cattolici romani, i quali non sapevano nulla delle nostre istituzioni e fazioni, avevano udito come nella nostra isola avesse infuriato una barbarissima persecuzione contro i credenti nella vera fede, come molti uomini pii avessero patito il martirio, e Tito Oates fosse stato il principale assassino. E per grande fu la gioia ne' lontani paesi appena si seppe che la mano della giustizia divina lo aveva raggiunto. Per tutta l'Europa correvano certe incisioni, dove egli era rappresentato alla gogna e in atto di subire la flagellazione; e gli epigrammisti, in molte lingue, scherzarono sul titolo di dottore ch'egli pretendeva d'avere ottenuto nella Universit di Salamanca, e notavano che non potendo farlo arrossire in fronte, era giusto che lo facessero arrossire su per la schiena(342).
Per quanto orribili fossero i tormenti di Oates, non potevano agguagliarsi a' suoi misfatti. Un'antica legge dell'Inghilterra, che s'era lasciata cadere in disuso, trattava come assassino il falso testimone, che spergiurando fosse stato cagione di morte ad alcuno(343). Ci era savio ed equo, imperocch un simigliante testimonio, davvero  il peggiore degli assassini. Alla colpa di spargere il sangue innocente, egli aggiunge quella di violare il pi solenne contratto che possa esistere tra uomo e uomo, e di rendere le istituzioni - alle quali  da desiderarsi che il pubblico porti rispetto e fiducia - strumento di terribili danni, e obietto di generale diffidenza. Il dolore cagionato da un assassinio ordinario non  da paragonarsi al dolore cagionato dallo assassinio, di cui le corti di giustizia diventano agenti. La semplice estinzione della vita  piccolissima parte di ci che rende orribile il patibolo. La prolungata mortale agonia del condannato, la vergogna e la miseria de' suoi congiunti, la macchia d'infamia che discende fino alla terza o quarta generazione, sono cose pi spaventevoli della morte stessa. Generalmente, potrebbe di sicuro affermarsi che il padre di una numerosa famiglia si lascerebbe pi presto privare di tutti i propri figliuoli, morti per disgrazia o per malattia, che perdere un solo di loro per le mani del carnefice. L'assassinio cagionato da falsa testimonianza , dunque, la specie pi grave degli assassinii; ed Oates era reo di molti simiglianti assassinii. Nondimeno, non pu giustificarsi la pena che gli venne inflitta. Nel dannarlo ad essere spogliato dell'abito ecclesiastico e incarcerato a vita, sembra che i giudici avessero ecceduto il loro potere legale. Certo erano competenti a infliggere la fustigazione, n la legge assegnava termine al numero delle frustate: ma lo spirito della legge manifestamente voleva che nessun delitto venisse punito con severit maggiore di quella con cui si puniscono le pi atroci fellonie. Il peggiore de' felloni poteva essere condannato alla forca. I giudici, secondo che credevano, dannarono Oates ad essere flagellato a morte. Dire che la legge fosse difettosa, non  scusa sufficiente(344): imperocch le leggi difettive dovrebbero essere riformate dal Corpo legislativo, non mai stiracchiate dai tribunali, e, quel che  peggio, stiracchiate a fine di dare la tortura e la morte. Che Oates fosse uomo malvagio, non  scusa sufficiente: imperocch il colpevole  quasi sempre il primo a patire le severit che poscia si considerano come precedenti per opprimere l'innocente. Tale era il caso d'Oates. Il flagellare senza misericordia divenne tosto la punizione ordinaria de' falli politici di non molta gravit. Individui accusati di avere imprudentemente profferite parole ostili al Governo, vennero condannati a tormenti cos crudeli, che essi, con non simulata seriet, chiedevano d'essere processati come rei di delitti capitali, e mandati alle forche. Avventuratamente, a' progressi di tanto male posero argine la Rivoluzione, e la Legge de' Diritti, con quello articolo che condanna ogni punizione crudele e inusitata.
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20. Contro Dangerfield.
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La ribalderia di Dangerfield non aveva, al pari di quella d'Oates, cagionata la morte di molte vittime innocenti; perocch Dangerfield non si diede al mestiere di testimonio se non quando la congiura era andata in fumo, e i giurati s'erano fatti increduli(345). Gli fu intentato il processo, non come reo di spergiuro, ma per diffamazione. Mentre ferveva il commovimento cagionato dalla Legge d'Esclusione, egli aveva stampata una narrazione che conteneva alcuni falsi e odiosi addebiti contro Carlo e Giacomo. Per tale pubblicazione, egli, dopo cinque anni, fu improvvisamente preso, condotto innanti al Consiglio Privato, accusato, processato, convinto, e dannato alla fustigazione da Aldgate a Newgate, e da Newgate a Tyburn. Lo sciagurato, durante il processo, tenne sfrontato contegno; ma appena ud profferire la sentenza, si abbandon allo strazio della disperazione; si dette per ispacciato, e scelse un testo biblico per il suo funebre sermone. Il suo presentimento era giusto. A dir vero, non fu flagellato con tanta severit con quanta lo era stato Oates; ma non aveva la forza ferrea della mente e del corpo d'Oates. Dopo la esecuzione della sentenza, Dangerfield fu posto in una carrozza d'affitto per ritornare al proprio carcere. Passato il canto di Hatton Garden, un gentiluomo Tory di Gray's Inn, di nome Francis, ferm la vettura e grid con brutale ironia: "E bene, amico, vi hanno scaldata la schiena stamane?" Il prigione grondante sangue, infuriato a quell'insulto, gli rispose con una maledizione. Francis gli avvent tosto al viso una mazzata, che lo fer in un occhio. Dangerfield fu portato morente a Newgate. Questo codardo oltraggio mosse a sdegno gli astanti, i quali posero le mani addosso a Francis, s che stettero per farlo in brani. Alla vista del corpo di Dangerfield, orribilmente lacerato dalle fustigazioni, molti inchinavano a credere che la sua morte fosse stata massimamente, se non al tutto, cagionata dalle frustate ricevute. Il Governo e il Capo Giudice stimarono convenevole darne tutta la colpa a Francis, il quale, comecch sembri al pi d'essere stato reo d'omicidio aggravante, fu processato e mandato al patibolo come assassino. Le sue estreme parole sono uno de' pi curiosi monumenti di que' tempi. Quel feroce spirito che lo aveva condotto in sulle forche, gli dur fino all'ultimo istante della vita. Mescol vanti di lealt e ingiurie contro i Whig con giaculatorie, nelle quali raccomandava l'anima propria alla misericordia divina. S'era sparsa la voce che la sua moglie amoreggiasse con Dangerfield, uomo di grande bellezza e famoso per avventure galanti, e che il marito mosso dalla gelosia gli avesse avventato il colpo fatale. Il morente marito, con seriet, mezzo ridicola e mezzo patetica, rivendic l'onore della consorte, dicendo ch'ella era una donna virtuosa, che era nata da parenti leali, ed ove fosse stata propensa a violare la fede coniugale, avrebbe almeno scelto per drudo un Tory o un Anglicano(346).
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21. Contro Baxter.
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Verso il medesimo tempo, un accusato che aveva pochissima somiglianza con Oates o Dangerfield, comparve avanti la Corte del Banco del Re. Non v'era illustre capo-parte che fosse mai passato traverso a molti anni di dissensioni civili e religiose con maggiore innocenza di Riccardo Baxter. Apparteneva alla classe pi mite e temperata della setta puritana. Allorquando scoppi la guerra civile, egli era giovane. Credeva che le Camere avessero ragione, e non ebbe scrupolo di esercitare l'ufficio di cappellano in un reggimento dello esercito parlamentare: ma il suo lucido ed alquanto scettico intendimento, non che il suo forte senso di giustizia, lo tennero lontano da ogni eccesso. Fece ogni sforzo per frenare la violenza fanatica della soldatesca. Vituper i procedimenti dell'Alta Corte di Giustizia. A tempo della Repubblica ebbe ardimento di manifestare in molte occasioni, e una volta anche al cospetto di Cromwell, amore e riverenza alle antiche istituzioni della patria. Mentre la famiglia reale era in esilio, Baxter pass la vita per lo pi in Kidderminster, esercitando assiduamente i doveri di parroco. Di gran cuore contribu alla Ristaurazione, e sinceramente desiderava d'indurre a concordia gli Episcopali e i Presbiteriani. Perocch con liberalit, per que' tempi rarissima, considerava le questioni di politica ecclesiastica di poco conto in paragone de' grandi principii del Cristianesimo; ed anco quando la prelatura era esosa alla potest dominatrice, non congiunse mai la propria voce al grido contro i vescovi. Baxter fall nella impresa di conciliare le avverse fazioni. Accomun le proprie sorti a quelle de' suoi amici proscritti, ricus la mitra di Hereford, rinunzi alla parrocchia di Kidderminster, dedicandosi quasi interamente agli studi. I suoi scritti teologici, comecch fossero s moderati da non piacere ai bacchettoni d'ogni partito, acquistarono immensa riputazione. Gli zelanti ecclesiastici lo chiamavano Testa-Rotonda; e molti Non-Conformisti lo accusavano di Erastianismo e d'Arminianismo. Ma la integrit del cuore, la purit della vita, il vigore della intelligenza, la vastit della dottrina erano in lui riconosciute dagli uomini migliori e pi savi d'ogni setta. Le sue opinioni politiche, malgrado l'oppressione da lui e da' suoi confratelli sofferta, erano moderate. Procedeva amico a quel piccolo partito che era in odio ai Whig ed ai Tory, dicendo di non potere indursi a maledire i Barcamenanti, qualvolta rammentava Colui che aveva benedetti i facitori della pace(347).
In un Commentario al Testamento Nuovo, aveva alquanto amaramente lamentata la persecuzione che i Dissenzienti pativano. Che gli uomini i quali per non usare il Libro delle Preghiere, erano stati cacciati dalle loro case, privati degli averi e sepolti nelle carceri, osassero mormorarne, tenevasi allora per grave delitto contro lo Stato e la Chiesa. Ruggiero Lestrange, campione del Governo e oracolo del Clero, lev il grido di guerra nell'Osservatore. Fu intentato un processo. Baxter chiese gli si concedesse qualche tempo ad apparecchiare la propria difesa. Nel giorno stesso in cui Oates era posto alla berlina in Palace Yard, lo illustre capo de' Puritani, oppresso dagli anni e dalle infermit, and a Westminster Hall per fare tale richiesta. Jeffreys con gran tempesta di rabbia grid: "N anche un minuto per salvare la sua vita. Io so bene condurmi coi santi egualmente che coi peccatori. In un lato della berlina adesso sta Oates; e se Baxter fosse nell'altro, i due pi grandi ribaldi del Regno starebbero insieme."
Quando si aperse il processo in Guildhall, una folla di coloro che amavano e riverivano Baxter, riempiva la corte. Stava accanto all'accusato il Dottore Guglielmo Bates, uno de' pi cospicui fra i teologi Non-Conformisti. Pollexfen e Wallop, rinomatissimi avvocati Whig, lo difendevano. Pollexfen aveva appena principiato a favellare avanti ai Giurati, allorquando il Capo Giudice proruppe in queste oscene parole: "Pollexfen, io vi conosco bene; e vi terr a mente. Voi siete il protettore della fazione. Costui  un vecchio ribaldo, un birbone scismatico, un ipocrita tristo. Odia la Liturgia, e non vorrebbe altro usare che lunghissimi piagnistei senza libro." E quindi sua Signoria lev in alto gli occhi, giunse le mani, e cominci a cantare col naso, imitando a suo credere il modo di pregare di Baxter: "Signore, noi siamo il tuo popolo, il tuo popolo peculiare, il tuo diletto popolo." Pollexfen gentilmente ramment alla corte come la Maest del Re defunto avesse reputato Baxter degno d'un vescovato. "E che ambiva, dunque, il vecchio bestione" esclam Jeffreys "che non lo accett?" Qui il suo furore giunse quasi alla insania. Chiam Baxter un cane, e giur che sarebbe stata semplice giustizia il flagellare un tanto ribaldo per le vie della citt.
Wallop s'interpose, ma non ebbe miglior ventura del suo collega. "Voi v'immischiate in tutte coteste sudicie cause, o signor Wallop," disse il giudice. "I gentiluomini togati dovrebbero aver vergogna d'aiutare cos faziosi ribaldi." Lo avvocato si prov di nuovo a farsi ascoltare, ma indarno. "Se non farete il debito vostro," grid Jeffreys "ve lo insegner bene io."
Wallop si pose a sedere; e Baxter tent di dire qualche parola da s. Ma il Capo Giudice gli dette sulla voce con un torrente d'ingiurie e d'invettive, mescolate con citazioni di Hudibras. "Mio Signore," disse il vecchio "sono stato molto biasimato dai Dissenzienti per avere rispettosamente favellato de' vescovi." - "Baxter a favore dei vescovi!" url il Giudice "questa davvero  una cosa buffa! Lo so bene io ci che voi intendete per vescovi; furfanti come voi, vescovi di Kidderminster, faziosi e piagnolosi presbiteriani!" Baxter provossi nuovamente a parlare, e Jeffreys ad urlare di nuovo: "Riccardo, Riccardo, o che tu pensi che ti lasceremo attoscar la corte? Riccardo, tu sei un vecchio furfante. Tu hai scritti tanti libri da riempirne un baroccio, e ciascuno de' tuoi libri  pieno, come un uovo, di pensieri sediziosi. Grazie al cielo, ti terr io gli occhi addosso. Veggo che molti della tua confraternita aspettano di vedere quale sar la sorte del loro valoroso Don Chisciotte. Ed eccolo l" seguit fissando il feroce sguardo sopra Bates, "ecco l un Dottore del partito che ti sta presso; ma, per grazia di Dio onnipotente, vi schiaccer tutti quanti."
Baxter stette cheto. Ma uno de' pi giovani avvocati della difesa fece un ultimo sforzo, e imprese a mostrare come le parole incriminate non comportassero il costrutto dato ad esse dall'Accusa. A tale scopo si pose a leggerne il contesto. In un istante fu interrotto dagli urli di Jeffreys. "Voi non trasformerete la corte in un conventicolo." E qui udendo alcuni gemiti che partivano da coloro che circondavano Baxter, Jeffreys esclam; "piagnolosi bestioni!"
I testimoni della difesa, fra' quali erano diversi chierici della Chiesa Stabilita, stavano l ad aspettare. Ma il Capo Giudice non volle ascoltarli. "Crede ella la Signoria vostra," disse Baxter "che vi siano Giurati che vogliano dichiarare reo convinto un uomo con un processo come questo?" - "Ve ne assicuro, Signor Baxter" rispose Jeffreys "non ve ne date pensiero." Jeffreys aveva ragione. Gli sceriffi erano strumenti del Governo. I Giurati, scelti dagli sceriffi fra i pi feroci zelanti del partito Tory, si ritrassero per un momento a deliberare, e dichiararono Baxter colpevole. "Mio signore," disse egli partendosi dalla corte "un tempo eravi un Capo Giudice che mi avrebbe molto diversamente trattato." Ed alludeva al suo dotto e virtuoso amico Sir Matteo Hale. "Non vi  uomo onesto in Inghilterra," rispose Jeffreys "che non ti tenga per furfante(348)."
La condanna per que' tempi fu mite. Ci che seguisse fra' giudici mentre deliberarono, non pu con certezza sapersi. Credettero i Non-Conformisti, ed  grandemente probabile, che il Capo Giudice fosse vinto da' suoi tre confratelli. Dicesi ch'egli proponesse che Baxter patisse la fustigazione legato a coda di cavallo, e trascinato per le vie di Londra. La maggioranza stim che un teologo illustre, al quale venticinque anni innanzi era stata profferta una mitra, e che adesso contava anni settanta d'et, sarebbe stato bastevolmente punito della colpa di poche parole pungenti con una multa e la prigione(349).
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22. Ragunanza del Parlamento di Scozia.
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Il modo onde Baxter fu trattato da un giudice che era membro del Gabinetto, e il prediletto del sovrano, mostrava, in modo da non indurre in errore, i sentimenti che in quel tempo il Governo nutriva verso i Protestanti Non-Conformisti. Ma tali sentimenti erano gi stati manifestati da pi forti e terribili segni. Il Parlamento di Scozia erasi ragunato, Giacomo ne aveva appositamente affrettate le sessioni, e posposte quelle delle Camere Inglesi, sperando che lo esempio d'Edimburgo avrebbe prodotto un buono effetto in Westminster; dacch il corpo legislativo del suo Regno Settentrionale era ossequioso al pari di quegli Stati Provinciali che Luigi XIV lasciava trastullare con alcune delle loro antiche funzioni in Bretagna e in Borgogna. Nessuno che non fosse episcopale poteva aver seggio nel Parlamento Scozzese, e n anche essere elettore; e in Iscozia, un episcopale era sempre Tory. Da un'assemblea siffattamente costituita, poca era la opposizione da temersi alle voglie del Re: oltrech quell'assemblea non poteva adottare legge che non fosse innanzi approvata da un comitato di cortigiani.
Tutto ci che chiese il Governo, venne di leggieri consentito. Rispetto alle finanze, a dir vero, la liberalit degli Stati Scozzesi era di poco momento. Dettero, non per tanto, ci che comportavano i loro pochi mezzi. Concessero, a perpetuit, alla Corona i dazi gi concessi al Re defunto, e che in allora erano stati estimati a quaranta mila sterline l'anno. Assegnarono parimente a Giacomo, sua vita durante, una rendita annua di duecento sedici mila lire scozzesi; somma equivalente a diciotto mila lire sterline. La intera somma che poterono concedere, fu di sessanta mila lire sterline l'anno; poco pi di quello che versavasi ogni quindici giorni nello Scacchiere Inglese(350).
Avendo poca pecunia da dare, gli Stati supplirono al difetto con proteste di lealt e barbari ordinamenti. Il Re, in una lettera, che venne loro letta nel d in cui si apr la sessione, li richiedeva con virulente parole di fare nuove leggi penali contro gli ostinati presbiteriani, e si mostrava dolente che le faccende dello Stato gl'impedissero di proporle egli stesso in persona dal trono. I suoi comandamenti furono obbediti. Pass senza ostacolo uno statuto formato da' Ministri della Corona, il quale anche fra gli statuti di quello sventurato paese e di quel tempo sventuratissimo,  predistinto per atrocit. Fu decretato, con poche ma enfatiche parole, che chiunque avesse osato predicare in un conventicolo in casa, o intervenire come predicatore o come uditore ad un conventicolo all'aria aperta, sarebbe stato punito con la morte e la confisca de' beni(351).
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23. Sentimenti di Giacomo verso i Puritani.
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Questa legge, approvata ad istanza del Re da un'assemblea schiava delle voglie di lui,  degna di particolare considerazione: imperciocch dagli scrittori ignoranti Giacomo  stato giudicato come principe lesto di cervello e poco giudizioso nella scelta dei mezzi, ma intento ad uno de' fini pi nobili cui possa tendere un Sovrano; a quello, cio, di stabilire la piena libert religiosa. N pu negarsi che alcune parti della sua vita, ove si sceverino dallo insieme e superficialmente si considerino, sembrano far credere tale il suo carattere.
Mentre egli era suddito, aveva per molti anni patita la persecuzione, la quale aveva in lui prodotti gli effetti consueti. La sua mente, torpida e angusta come ella era, aveva profittato di quella severa disciplina. Allorch fu escluso dalla Corte, dallo Ammiragliato e dal Consiglio, e stette in pericolo di rimanere escluso anco dal trono, solo perch non sapeva frenarsi dal credere nella transustanziazione e nella autorit della Sede Romana, progred cos rapidamente nelle dottrine della tolleranza, da lasciarsi addietro Milton e Locke. Qual cosa, diceva di sovente, pu essere pi ingiusta che il punire le speculazioni dello intelletto con pene che dovrebbero infliggersi ai soli atti? Quale pi impolitica che il rifiutare i servigi de' buoni soldati, marinai, giureconsulti, diplomatici, finanzieri, solo perch professano dottrine erronee intorno al numero de' sacramenti o alla pluripresenza de' Santi? Aveva imparato a mente i luoghi comuni che tutte le stte ripetono con tanta facondia semprech patiscono oppressione, e dimenticano con tanta facilit semprech possono rendere il contraccambio. E veramente, ei recitava cos bene la sua lezione, che coloro ai quali fosse accaduto di udirlo favellare intorno a quella materia, gli davano pi credito di buon senso e di eloquenza, ch'ei veramente non meritasse. Con la manifestazione de' suoi principii, egli illudeva molti spiriti accesi di carit del prossimo, e forse s stesso. Ma il suo zelo pei diritti della coscienza fin al finire del predominio del partito Whig. Come la fortuna cangi, come egli pi non ebbe timore delle persecuzioni altrui, come ebbe in mano la potest di perseguitare gli altri, le vere inclinazioni dell'indole sua cominciarono a mostrarsi. Abborriva i Puritani con odio multiforme, con odio religioso, politico, ereditario e personale. Gli considerava come nemici di Dio, nemici della autorit legittima nella Chiesa e nello Stato, nemici della bisava, dell'avo, del padre, della madre, del fratello, e suoi propri. Egli, che si era cos altamente doluto delle leggi contro i papisti, adesso afferm di non sapere immaginare in che modo altri potesse avere la impudenza di proporre la revoca delle leggi contro i Puritani(352). Egli, il cui tma prediletto era stato la ingiustizia di imporre agli ufficiali civili giuramenti religiosi, stabil in Iscozia, mentre vi governava da vicer, il pi severo atto di prova religiosa che fosse mai conosciuta nel Regno(353). Egli, che aveva mostrata giusta indignazione allorquando i sacerdoti della sua fede venivano appesi alle forche e squartati, spassavasi a udire le strida de' Convenzionisti, e a vederli contorcersi mentre sentivansi dirompere le gambe nello stivaletto(354). Cos, divenuto Re, chiese subito ed ottenne dagli ossequiosi Stati di Scozia, come il pi sicuro pegno della lealt loro, la legge pi sanguinaria che sia stata mai fatta nell'isola nostra contro i Protestanti Non-Conformisti.
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24. Crudelt contro i Convenzionali Scozzesi.
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Con questa legge pienamente concordava lo spirito di tutta l'amministrazione del Governo. La feroce persecuzione che infuri mentre egli era vicer in Iscozia, si fece pi ardente che mai il giorno che ei divenne sovrano. Quelle Contee in cui i Convenzionisti erano in maggior numero, furono abbandonate alla licenza della soldatesca. A' soldati era mescolata una milizia cittadina, composta de' pi violenti e dissoluti tra coloro che si chiamavano Episcopali. Predistinguevansi fra le bande che opprimevano e devastavano quei malarrivati distretti, i dragoni capitanati da Giovanni Graham di Claverhouse. Corse la voce che questi uomini malvagi erano soliti, ne' loro baccani, giuocare ai tormenti dello inferno, e chiamarsi vicendevolmente coi nomi de' demoni e delle anime dannate(355). Il capo di questo inferno sulla terra, soldato insigne per coraggio e perizia nell'arte militare, ma rapace e profano, d'indole violenta e di cuor duro, ha lasciato un nome, che, in qualunque luogo del globo stanzi la razza scozzese,  ricordato con odio peculiare e fortissimo. Riepilogare in brevi pagine tutti i delitti con che costui e i suoi pari spinsero alla frenesia il contadiname delle pianure occidentali, sarebbe opera interminabile. Servano pochi esempi, che trarr tutti dalla storia di soli quindici giorni; quegli stessi quindici giorni in cui il Parlamento Scozzese, alle premurose richieste di Giacomo, fece una nuova legge di non mai udita severit contro i Dissenzienti.
Giovanni Brown, povero vetturino della Contea di Lanark, era, a cagione della sua esimia piet, comunemente chiamato il vetturino cristiano. Molti anni dopo, allorch la Scozia giunse a godere pace, prosperit e libert religiosa, i vecchi che serbavano ricordo de' giorni della sciagura, lo descrivevano come uomo versato nelle cose divine, di vita intemerata, e d'indole cos pacifica, che i tiranni non poterono trovare in lui altra colpa, che d'essersi allontanato dal culto pubblico degli Episcopali. Il d primo di maggio, egli stava a segar fratte, allorch fu preso dai dragoni di Claverhouse, esaminato all'infretta, convinto di non-conformismo, e dannato a morire. Dicesi che anche fra i soldati non trovossi chi volesse fare da carnefice; imperocch la moglie del povero uomo era l presente, aveva per mano un fanciulletto, ed era agevole accorgersi che tra breve avrebbe dato nascimento ad un'altra creatura; ed anche quegli uomini di cuore duro e feroce, che si soprannominavano Belzeb ed Apollione, sentivano raccapriccio della scelleratezza di ucciderle in faccia il marito. Questi, infrattanto, levando alto lo spirito per la prossima sua partita verso l'eternit, mandava alte e fervide preci come uomo ispirato, allorch Claverhouse invaso di furore lo stese a terra morto con un'archibugiata. Fu riferito da testimoni degni di fede, che la vedova nella sua dolorosa disperazione gridasse: "Ebbene, o signore, ebbene! verr il giorno da renderne conto;" e che lo assassino rispondesse: "Agli uomini posso rispondere di ci che ho fatto; in quanto a Dio, so io il modo di farlo star cheto." Nonostante, corse voce che anche sull'arida coscienza e sull'adamantino cuore di lui, i detti della morente vittima facessero tale un'impressione, che non fu mai cancellata(356).
Il d quinto di maggio, due artigiani, detti Pietro Gillies e Giovanni(357) Bryce, furono processati nella Contea di Ayr da un tribunale militare, composto di quindici soldati. Esiste tuttora l'Atto d'Accusa. I prigioni erano incolpati, non di alcun fatto di ribellione, ma di tenere le medesime perniciose dottrine che avevano spinto altrui a ribellare, e di non avere agito giusta quelle dottrine solo perch era mancata loro l'occasione. Il processo fu brevissimo: in poche ore i due colpevoli furono convinti, impiccati e gettati in un fosso sotto le forche(358).
Il giorno undecimo di maggio fu segnalato da pi d'un grande delitto. Taluni rigorosi calvinisti, dalla dottrina della riprovazione avevano dedotta la conseguenza, che pregare per chi fosse predestinato(359) a dannarsi, era atto di ribellione agli eterni decreti dell'Ente Supremo. Tre poveri lavoranti, profondamente imbevuti di cotali principii, furono presi da un ufficiale nelle vicinanze di Glasgow. Fu loro chiesto se volessero pregare pel Re Giacomo Settimo. Assentirono di farlo, a condizione ch'egli fosse uno degli eletti. Una fila di moschettieri fu fatta schierare. I due prigioni inginocchiaronsi; vennero loro bendati gli occhi; e un'ora dopo d'essere stati presi, il sangue loro era leccato dai cani(360).
Mentre tali cose seguivano in Clydesdale, un atto non meno orribile commettevasi in Eskdale. Uno de' Convenzionisti proscritti, vinto dalla infermit, aveva trovato ricovero nella casa d'una vedova rispettabile, e quivi era morto. Il cadavere fu scoperto dal signore di Westerhall, tirannello, che al tempo della Convenzione aveva mostrato stemperatissimo zelo a pro della Chiesa presbiteriana, e dopo la Restaurazione comprato con l'apostasia il favore del Governo, e sentiva pel partito da lui abbandonato l'odio implacabile d'un apostata. Costui atterr la casa della povera donna, se ne prese la roba, e lasciando lei coi figlioletti ad errare su per la campagna, trascin il suo figlio Andrea, ancora fanciullo, dinanzi a Claverhouse, il quale a caso passava per quelle contrade. Claverhouse era a quei tempi stranamente mite. Alcuni credevano ch'egli, dopo la morte del vetturino cristiano successa dieci giorni prima, non fosse affatto in s. Ma Westerhall, volendo porgere argomento della propria lealt, giunse ad estorcere da lui la licenza. Caricati gli archibusi, al giovanetto fu ingiunto di tirarsi il berretto in su gli occhi. Ei rifiut e stette imperterrito, tenendo in mano la Bibbia in faccia agli assassini. "Vi posso guardare in viso," disse egli, "io non ho fatto nulla di cui debba arrossire. Ma in che modo guarderete voi in quel giorno nel quale sarete giudicati secondo ci che  scritto in questo libro?" Cadde morto, e fu sotterrato nel pantano(361).
Nel d medesimo, due donne, di nome Margherita Maclachlan e Margherita Wilson, vedova d'et matura l'una, giovinetta di anni diciotto l'altra, morirono per la loro religione nella Contea di Wigton. Fu loro offerta la vita a patto che consentissero ad abiurare la dottrina dei ribelli Convenzionisti, e d'assistere al culto episcopale. E ricusando, furono condannate ad essere annegate. Vennero condotte ad un luogo che il Solway inonda due volte al giorno, e legate a due pali fitti nella sabbia tra il segno pi basso e il pi alto del flusso e riflusso dell'acque. La vedova fu posta pi davvicino alle onde che s'avanzavano, con la speranza che la sua suprema agonia atterrendo la giovine, l'avrebbe indotta a cedere. Lo spettacolo fu spaventevole. Ma il coraggio della sopravvivente fu sostenuto da un entusiasmo grandissimo, al pari di qualunque altro di cui faccia ricordo il martirologio. Vedeva il mare farsi sempre pi da presso, ma non dette segno di paura. Preg, e cant versetti di salmi, finch la sua voce si estinse nelle acque. Dopo che ebbe sentita l'amarezza della morte, con crudele misericordia, fu slegata e resa alla vita. Risensata, gli amici e i vicini impietositi la supplicavano a cedere. "Cara Margherita, di' solamente: Dio salvi il Re!" La povera fanciulla, ognor ferma nella sua severa credenza, con voce affannosa mormor: "Dio lo salvi, se tale  la sua volont!" I suoi amici affollaronsi dattorno all'impazientito ufficiale: "Ella l'ha detto; davvero, signore, ella lo ha detto." - "Far ella l'abiura?" chiese l'ufficiale. "Giammai," ella esclam. "Io sono di Cristo, lasciatemi morire." E le acque per l'ultima volta le si chiusero sopra(362).
In tal guisa la Scozia era governata da quel principe che gl'ignoranti hanno rappresentato come amico alla libert religiosa, che ebbe la sventura d'essere troppo savio e buono per il tempo in cui gli tocc di vivere. Che anzi, ei pensava che quelle stesse leggi le quali gli concedevano di governare a quel modo, fossero assai miti. Mentre i suoi ufficiali commettevano i raccontati assassinii, egli istigava il Parlamento scozzese a fare una nuova legge, in paragone della quale tutte le precedenti potrebbero chiamarsi temperatissime.
In Inghilterra l'autorit di lui, bench grande, era infrenata da antiche e venerande leggi, che n anche i Tory avrebbero con pazienza veduto rompere. Quivi ei non poteva tradurre i Dissenzienti dinanzi ai tribunali militari, o gioire in Consiglio della volutt di vederli svenire sotto la tortura dello stivaletto. Quivi non poteva annegare le fanciulle ricusanti di fare l'abiura, o fucilare i poveri campagnuoli che avessero dubitato lui essere uno degli eletti. Eppure, anco in Inghilterra, continu a perseguitare, per quanto il suo potere si estendeva, i Puritani; finch gli eventi che verranno da noi raccontati, lo indussero a concepire la idea di unire i Puritani e i Papisti in colleganza, onde umiliare e spogliare la Chiesa Anglicana.
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25. Sentimenti di Giacomo verso i Quacqueri.
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Anche in que' primi anni del suo regno, ei portava singolare affetto ad una setta di protestanti Dissenzienti, chiamata la Societ degli Amici. La sua parzialit per questa singolare confraternita non pu attribuirsi a sentimento religioso, perocch fra i credenti nella divina missione di Cristo, i Cattolici Romani e i Quacqueri sono quelli fra' quali  maggiore distanza. Parrebbe un paradosso affermare che questa medesima discrepanza costituisse un vincolo tra gli uni e gli altri: eppure tale era il caso. Imperciocch essi deviavano in direzione cotanto opposta da ci che dalla maggior parte della nazione era reputato vero, che perfino gli spiriti pi liberi li consideravano entrambi come egualmente discosti dai confini della pi larga tolleranza. Cos le due stte estreme, appunto perch erano tali, avevano un interesse comune, diverso da quello delle stte intermedie. I Quacqueri erano anche innocenti d'ogni offesa contro Giacomo e la sua casa. Non erano esistiti in forma di comunit, se non quando la guerra tra il padre di lui e il Lungo Parlamento era presso a finire. Erano stati crudelmente perseguitati da alcuni de' governi rivoluzionarii. Dopo la Restaurazione, malgrado molte vessazioni, eransi mansuetamente sottomessi alla autorit regia; come quelli che, quantunque ragionando sopra premesse che i teologi anglicani consideravano eterodosse, s'erano ridotti al pari di essi alla conclusione, che nessuno eccesso di tirannia dalla parte del principe pu giustificare la resistenza dalla parte del suddito. Nessun libello contro il Governo era stato mai attribuito ad un Quacquero(363). Niuno di loro era stato implicato mai in qualche congiura contro il Governo. La loro societ non aveva fatto eco ai clamori per la Legge d'Esclusione, ed aveva solennemente riprovata la Congiura di Rye House come disegno infernale e opera del demonio(364). E veramente, gli Amici allora presero poca parte nelle civili contese; perciocch non trovavansi, come adesso, congregati nelle grandi citt, ma generalmente erano addetti all'agricoltura; occupazione, dalla quale a poco a poco sono stati distolti per le vessazioni derivate loro dallo strano scrupolo di pagare la decima. Vivevano, quindi, molto lontani dalla lotta politica. Evitavano parimente, per principio, anco nel domestico ritiro, ogni discorso politico; avvegnach il ragionare di siffatte cose, secondo l'opinione loro, non fosse favorevole alla spiritualit della mente, e tendesse a disturbare l'austera compostezza del loro contegno. Nelle annuali ragunanze di quei tempi, i confratelli venivano ripetutamente ammoniti a non discorrere intorno a faccende di Stato(365). Persone che oggi sono in vita, rammentano come que' vecchi venerandi che serbavano i costumi dell'antecedente generazione, riprovassero per sistema tali discorsi mondani(366). Era, dunque, naturale che Giacomo facesse gran distinzione tra questa gente innocua, e quelle fiere e irrequiete stte che consideravano qual dovere di Cristiano il resistere alla tirannide; che in Germania, in Francia e in Olanda avevano mossa guerra ai principi legittimi, e che pel corso di quattro generazioni avevano nutrita singolare nimist contro la Casa degli Stuardi.
Accadde, inoltre, di potere grandemente alleggiare i Cattolici Romani e i Quacqueri, senza mitigare le sciagure dei Puritani. Una legge, allora in vigore, puniva severamente chiunque ricusasse di prestare il giuramento di supremazia quante volte venisse richiesto. Questa legge non toccava i Presbiteriani, gl'Indipendenti o i Battisti, imperocch tutti erano pronti a chiamare Dio in testimonio onde provare com'essi avessero rinunziato ad ogni relazione spirituale coi prelati e co' potentati forestieri. Ma il Cattolico Romano non voleva giurare che il Papa non avesse giurisdizione in Inghilterra, n il Quacquero prestare giuramento di nessuna specie. Dall'altra parte, n l'uno n l'altro era colpito dal cos detto Five Mile Act; legge che tra tutte quelle le quali contenevansi nel Libro degli Statuti, era forse la pi molesta ai Puritani Non-Conformisti(367).
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26. Guglielmo Penn.
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I Quacqueri avevano in Corte uno zelante e potente avvocato. Bench, come classe, poco s'immischiassero nelle cose del mondo, e schivassero le politiche, quale occupazione nociva ai loro interessi spirituali; uno di loro, molto dagli altri predistinto per grado ed opulenza, viveva fra le alte classi, ed aveva sempre aperta la via all'orecchio del Re. Costui era il celebre Guglielmo Penn. Il padre suo aveva avuto alto comando nella flotta, era stato commissario dell'ammiragliato, aveva seduto nel Parlamento, era stato fatto cavaliere, e gli era stata data la speranza d'una para. Il figlio era stato educato liberalmente, e destinato alla professione delle armi: se non che, mentre era ancora giovane, aveva danneggiato il proprio avvenire e disgustati gli amici, collegandosi a quella che a que' tempi comunemente consideravasi come masnada di stolti eretici. Era stato talvolta chiuso nella prigione della Torre, tal'altra a Newgate. Era stato processato in Old Bailey, per avere predicato in onta alla legge. Nondimeno, dopo qualche tempo erasi riconciliato con la propria famiglia, e gli era riuscito ottenere protezione cos potente, che mentre tutte le carceri dell'Inghilterra erano ripiene de' suoi confratelli, a lui fu per molti anni permesso di professare senza molestia la propria credenza. Verso la fine del regno di Carlo, per saldo di un vecchio debito che aveva con lui la Corona, ottenne la concessione nell'America Settentrionale, d'un'immensa contrada allora popolata soltanto di cacciatori Indiani, e invit i suoi amici perseguitati a stabilirvisi. Allorch Giacomo sal sul trono, la colonia di Penn era tuttavia nella infanzia.
Tra Giacomo e Penn da lungo tempo era stata dimestichezza. Il Quacquero, quindi, divenne cortigiano, e quasi prediletto. Ciascun giorno dalla galleria era chiamato alle segrete stanze del principe, e talvolta aveva lunghe udienze, intanto che i Pari del Regno stavano ad aspettare nelle anticamere. Corse voce ch'egli avesse pi potenza effettiva di giovare e di nuocere, di quanta ne avessero molti nobili che occupavano alti uffici. Tosto fu circuito da adulatori e da supplicanti. La sua casa in Kensington talvolta, verso l'ora in cui si levava da letto, era affollata da pi di dugento chiedenti. Nondimeno, caro gli costava tale apparenza di prosperit. Anche gli uomini della sua setta lo trattavano con freddezza, e lo ricompensavano de' servigi loro resi, parlandone male. Lo accusavano altamente d'essere papista, anzi gesuita. Taluni affermavano ch'egli fosse stato educato in Saint-Omer, ed altri che avesse ricevuti gli ordini sacri in Roma. Tali calunnie, a dir vero, potevano trovare credenza solo nella insensata moltitudine; ma a queste calunnie mescolavansi accuse assai meglio fondate(368).
Il dire intera la verit intorno a Penn,  impresa che richiede qualche coraggio; perocch egli  pi presto un personaggio mistico che storico. Nazioni rivali e stte avverse fra loro, sono state concordi a canonizzarlo. La Inghilterra va orgogliosa del nome di lui. Una grande Repubblica oltre l'Atlantico, gli porta una riverenza simile a quella che gli Ateniesi sentivano per Teseo e i Romani per Quirino. La spettabile societ di cui egli era membro, l'onora come un apostolo. Gli uomini pii d'altre credenze, generalmente, lo considerano come splendido esempio di virt cristiana. Frattanto, ammiratori di differentissima specie ne hanno celebrate le lodi. I filosofi francesi del secolo decimottavo gli perdonavano quelle ch'essi chiamavano superstiziose fantasticherie, in grazia dello spregio in cui teneva i preti, e della benevolenza cosmopolita, che egli imparzialmente mostrava agli uomini di tutte le razze e di tutte le religioni. In tal modo il nome di lui, per tutto il mondo incivilito,  divenuto sinonimo di probit e di filantropia.
N egli  al tutto immeritevole di questa grande riputazione. Fuori d'ogni dubbio, era uomo d'insigni virt. Aveva un forte sentimento de' doveri religiosi, ed un fervido desiderio di promuovere la felicit del genere umano. In uno o due punti d'alta importanza, egli aveva idee pi esatte di quelle che erano, nel suo tempo, comuni anche fra gli uomini di mente elevata; e come signore e legislatore d'una provincia, la quale, essendo quasi priva d'abitatori allorquando egli ne ebbe il possesso, gli apriva un campo vergine da farvi morali esperimenti, ebbe la rara e buona ventura di potere porre in pratica le proprie teorie senza patti di nessuna sorta, e nondimeno senza scossa per le istituzioni esistenti. E' sar sempre onorevolmente ricordato come fondatore d'una colonia, la quale nelle sue relazioni con genti selvagge non abus della forza che nasce dallo incivilimento, e come legislatore il quale, in un tempo di persecuzione, fece della libert religiosa la pietra angolare della politica. Ma la vita e gli scritti suoi porgono abbondevoli prove che testificano come egli non fosse uomo di vigoroso giudicio. Non aveva l'arte di leggere addentro nell'indole altrui. La fiducia ch'ei poneva in genti meno di lui virtuose, lo trasse in gravi errori ed infortunii. Lo entusiasmo per un gran principio, sovente lo spingeva a violarne altri ch'egli avrebbe dovuto tener sacri. N la sua rettitudine stette salda alle tentazioni alle quali ei rimaneva esposto in quella societ splendida e culta, ma profondamente corrotta, con cui alla Corte di Re Giacomo egli usava. Tutta la Corte era in perpetuo fermento d'intrighi di galanteria e d'intrighi d'ambizione. Continuo era il traffico degli onori, degli uffici e delle grazie. Era perci naturale che un uomo il quale ogni giorno vedevasi in palazzo, e, siccome era a tutti noto, aveva libero accesso alla regia maest, venisse frequentemente importunato ad usare la propria influenza per fini che una rigorosa morale debbe condannare. La integrit di Penn era rimasta incrollabile contro gli assalti della maldicenza e della persecuzione. Ma poscia, aggredito dai sorrisi del Re, dalle blandizie delle donne, dalla insinuante eloquenza e dalle delicate lusinghe de' vecchi diplomatici e cortigiani, la sua fermezza cominci a cedere. Titoli e frasi, gi da lui spesso riprovati, gli uscivano, secondo le occasioni, dalle labbra e dalla penna. Non sarebbe nessun male ove egli non fosse stato reo di altro che d'essersi lasciato andare ai complimenti mondani. Sventuratamente, non pu nascondersi come egli fosse parte precipua in certi fatti, condannati non solo dal rigido codice della Societ cui egli apparteneva, ma dal senso universale di tutti gli uomini onesti. Protest, poi, solennemente che le sue mani erano pure d'ogni illecito guadagno, e che non aveva ricevuta gratificazione nessuna da coloro i quali erano stati da lui giovati, quantunque gli sarebbe stato facile, mentre aveva influenza in Corte, mettere insieme centoventimila lire sterline(369). Tale asserzione  degna di piena fede. Ma la mancia si pu offrire alla vanit come si offre alla cupidigia; ed  impossibile negare che Penn, blandito, si lasci condurre a fatti ingiustificabili, de' quali altri raccolse gli utili.
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27. Favore peculiare mostrato ai Cattolici Romani e ai Quacqueri.
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L'uso ch'ei primamente fece del proprio credito, fu altamente commendevole. Espose con vigorosa eloquenza i patimenti dei Quacqueri al nuovo Re, il quale con gioia vide come fosse possibile concedere il perdono a cotesti tranquilli settarii e ai Cattolici Romani, senza mostrare simile favore alle altre stte parimente perseguitate. Fu fatta una lista de' prigioni che erano sotto processo come rei di non avere voluto prestare giuramento, o andare alla chiesa, e il certificato della cui lealt era stato presentato al Governo. Costoro furono assoluti, ordinandosi ad un tempo di non intentare simiglianti processi, finch non fosse resa manifesta la volont del Re. In tal guisa circa millecinquecento Quacqueri, ed anche un maggior numero di Cattolici Romani riebbero la libert loro(370).
Era gi arrivato il tempo in cui doveva adunarsi il Parlamento inglese. I membri della nuova Camera de' Comuni giunti alla metropoli, erano cos numerosi, da dubitarsi molto se la sala loro, cos come era, li potesse contener tutti. Spesero i giorni che immediatamente precessero l'apertura della sessione, a ragionare tra loro e con gli agenti del Governo intorno alle pubbliche faccende. Una gran ragunanza del partito realista fu tenuta a Fountain Tavern nello Strand; e Ruggiero Lestrange, che di recente dal Re era stato fatto cavaliere ed eletto al Parlamento dalla citt di Winchester, fu parte principale nelle loro consulte(371).
Conobbesi tosto, che molti della Camera dei Comuni avevano idee che non concordavano interamente con quelle della Corte. I Tory gentiluomini di provincia, senza escluderne quasi nessuno, volevano mantenere l'Atto di Prova e l'Habeas Corpus; e taluni di loro parlavano di votare la rendita solo per un certo numero d'anni. Ma erano prontissimi a far leggi severe contro i Whig, e avrebbero volentieri veduto tutti i propugnatori della Legge d'Esclusione dichiarati incapaci d'occupare gli uffici. Il Re, dall'altro canto, desiderava ottenere dal Parlamento una rendita a vita, l'ammissione dei Cattolici Romani agl'impieghi, e la revoca dell'Habeas Corpus. Queste tre cose gli stavano a cuore; e non era per nulla disposto ad accettare come compenso una legge penale contro gli Esclusionisti. Tale, legge, invece gli sarebbe stata assai sgradevole; imperciocch una classe di Esclusionisti godeva i suoi favori; quella classe, io dico, di cui Sunderland era rappresentante, che erasi collegata coi Whig nei d della congiura, solo perch i Whig predominavano, e che aveva mutata faccia al cangiare della fortuna. Giacomo giustamente considerava cotesti rinnegati come i pi utili strumenti di cui potesse giovarsi. Dai Cavalieri, uomini di fervido cuore, che gli erano stati fidi nell'avversit, non avrebbe potuto aspettarsi nella prosperit una cieca obbedienza. Coloro i quali spinti, non dallo zelo per la libert e la religione, ma solamente da egoistica cupidigia e paura, avevano cooperato ad opprimerlo quando trovavasi debole, erano pur troppo gli uomini che, spinti da simile paura e cupidigia, lo avrebbero aiutato, adesso ch'era forte, ad opprimere il suo popolo(372). Quantunque ei fosse vendicativo, non lo era senza ragione. Non pu ricordarsi un solo esempio in cui egli mostrasse generosa commiserazione a coloro che lo avevano avversato onestamente e per il bene pubblico. Ma di frequente risparmiava e promoveva coloro che per qualche vile motivo s'erano indotti ad offenderlo: imperocch quella abiettezza che li manifestava come opportuni strumenti di tirannide, era agli occhi suoi cosa di tanto pregio, che la perdonava anche quando veniva adoperata a suo danno.
I desiderii del Re furono manifestati per diverse vie ai membri Tory della Camera Bassa. Fu agevole persuadere la maggior parte di loro a deporre ogni pensiero di una legge penale contro gli Esclusionisti, ed a consentire di concedere alla Maest Sua la rendita a vita. Ma rispetto all'Atto di Prova e all'Habeas Corpus, gli emissarii del Governo non poterono ottenere assicurazioni soddisfacenti(373).
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28. Ragunanza del Parlamento Inglese; Trevor eletto Presidente.
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Il d diciannovesimo di Maggio fu aperta la sessione. I seggi della Camera de' Comuni presentavano un singolare spettacolo. Il grande partito che negli ultimi tre Parlamenti aveva predominato, era adesso diventato una misera minoranza, essendo poco pi della quindicesima parte di tutti i rappresentanti. Dei cinquecento tredici Cavalieri e borghesi, solo cento trenta cinque nei precedenti tempi avevano seduto in quel luogo. E' cosa evidente che una congrega d'uomini nuovi ed inesperti, doveva essere, in alcuni importantissimi requisiti, al disotto di quel che generalmente sono le nostre assemblee legislative(374).
L'ufficio di dirigere la Camera fu affidato da Giacomo a due Pari del Regno di Scozia. Uno di essi, Carlo Middleton, conte di Middleton, dopo d'avere occupato in Edimburgo uffici cospicui, era stato ammesso, poco avanti la morte di Carlo, al Consiglio Privato, e nominato uno de' Segretarii di Stato. A lui fu aggiunto Riccardo Graham, visconte Preston, che per lungo tempo aveva tenuto il posto d'inviato a Versailles.
La prima faccenda di cui si occupassero i Comuni, fu quella d'eleggere un Presidente. Era stato lungamente discusso nel Gabinetto chi dovesse essere l'uomo da scegliersi. Guildford aveva raccomandato Sir Tommaso Meres, il quale, come lui, apparteneva alla classe de' Barcamenanti. Jeffreys, che non lasciava fuggire occasione alcuna per molestare il Lord Cancelliere, sosteneva la candidatura di Sir Giovanni Trevor. Costui, che era cresciuto facendo mezzo il beccaliti e mezzo il giocatore, aveva portato nella vita politica sentimenti e principii degni d'ambedue i suoi mestieri; era divenuto parassito del Capo Giudice, e in ogni caso avrebbe potuto imitare, non senza riuscita, lo stile vituperevole del suo protettore. Il prediletto di Jeffreys, come era da aspettarsi, venne preferito da Giacomo; e proposto da Middleton, fu eletto senza opposizione(375).
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29. Carattere di Seymour.
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Fin qui le cose procedettero senza intoppo. Ma un avversario di non comune prodezza, vigilava aspettando l'ora di mostrarsi. Era questi Eduardo Seymour, del Castello di Berry Pomeroy, rappresentante della citt d'Exeter. La sua nascita lo agguagliava ai pi nobili sudditi d'Europa. Egli era il legittimo discendente maschio di quel Duca di Somerset, che era stato cognato ad Enrico Ottavo, e Protettore del Regno d'Inghilterra. Secondo l'antico diploma di creazione del ducato di Somerset, il figlio maggiore del Protettore era stato posposto al pi giovane, dal quale discendevano i Duchi di Somerset. Dal primogenito discendeva la famiglia stabilita a Berry Pomeroy. Le ricchezze di Seymour erano grandi, e vasta la sua influenza nelle contrade occidentali dell'Inghilterra. N la sua sola importanza era quella che gli derivava dal sangue e dall'opulenza. Era uno de' pi destri favellatori e degli uomini di affari nel Regno: aveva per molti anni seduto nella Camera de' Comuni, ne aveva studiato le regole e gli usi, e ne intendeva perfettamente l'indole. Nel regno decorso era stato eletto Presidente, con circostanze che resero peculiarmente onorevole quell'ufficio. Pel corso di molte generazioni, nessuno che non fosse giureconsulto era stato chiamato al seggio presidenziale; ed egli fu il primo gentiluomo di provincia, il quale, in grazia dell'abilit e doti sue, ruppe quella antica costumanza. Aveva poscia occupati alti uffici politici, ed era stato membro del Gabinetto. Ma il suo altero e non pieghevole carattere spiacque tanto, che gli fu forza ritrarsi. Era Tory e partigiano della Chiesa Anglicana; aveva intrepidamente avversata la Legge d'Esclusione; era stato perseguito dai Whig mentre le sorti loro volgevano prospere: poteva quindi con sicurt rischiarsi a favellare con tale un linguaggio, che qualunque altro uomo sospettato di sentimenti repubblicani, usandolo, sarebbe stato gettato dentro la Torre. Era stato lungo tempo capo di una forte colleganza parlamentare, che chiamavasi l'Alleanza Occidentale, e comprendeva molti gentiluomini delle Contee di Devon, Somerset e Cornwall(376).
In tutte le Camere de' Comuni, un membro che abbia eloquenza, sapere e pratica degli affari, e insieme ricchezze ed illustre nascimento,  d'uopo che venga altamente predistinto. Ma in una Camera dalla quale erano esclusi molti degli oratori e de' periti eminenti del secolo, e che era popolata di genti che non avevano mai udita una discussione, la influenza d'un tanto uomo era singolarmente formidabile. Veramente, a Seymour mancava il peso del carattere morale, come colui che era licenzioso, profano, corrotto, e cos superbo da sdegnare ogni cortesia, e tuttavia non tanto da aborrire dagli illeciti guadagni. Ma era uno alleato cos utile, e un nemico cos malefico, che spesso veniva corteggiato anco da coloro che maggiormente lo detestavano(377).
Adesso ei trovavasi di cattivo umore contro il Governo. Il riordinamento de' borghi occidentali aveva indebolita la influenza di lui in vari luoghi. Il suo orgoglio aveva sofferto all'esaltamento di Trevor al seggio presidenziale; e ben tosto ei colse il destro di vendicarsene.
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30. Discorso del Re innanzi al Parlamento.
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Il d ventesimosecondo di maggio, fu ordinato ai Comuni di recarsi alla barra de' Lordi, dove il Re dal trono proffer un discorso innanzi ambedue le Camere. Dichiar d'essere fermo a mantenere il governo stabilito nella Chiesa e nello Stato. Ma scem lo effetto di questa dichiarazione con istrani ammonimenti ai Comuni. Disse di temere che essi fossero per avventura disposti a concedergli danari alla spicciolata di quando in quando, con la speranza di cos forzarlo a convocarli spesso. Ma gli avvertiva che egli non era uomo da essere raggirato, e che ove essi desiderassero ragunarsi di frequente, dovevano con lui condursi bene. Ed essendo manifestissima cosa che il governo non poteva tirare avanti senza pecunia, sotto coteste espressioni chiaramente sottintendevasi, che qualora essi non avessero voluto dargliene quanta ei ne desiderava, se la sarebbe presa da s. Strano a dirsi! una simigliante allocuzione fu accolta con fragorosi applausi dai gentiluomini Tory che stavano alla barra. Cotali acclamazioni erano allora d'uso. Adesso, da molti anni in qua, i Parlamenti hanno adottato il grave e decoroso costume d'ascoltare con rispettoso silenzio tutte l'espressioni, accettabili o non accettabili, che vengono profferite dal trono(378).
Era allora usanza che, dopo avere il Re con brevi parole significato le ragioni di convocare il Parlamento, il Ministro che teneva il Gran Sigillo, spiegasse con pi larghezza alle Camere la condizione delle pubbliche cose. Guildford, ad imitazione de' suoi predecessori Clarendon, Bridgeman, Shaftesbury e Nottingham, aveva apparecchiato una elaborata orazione; ma, con suo grave dolore, trov non esservi mestieri de' suoi servigi(379).
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31. Discussione nella Camera de' Comuni; Discorso di Seymour.
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Appena i Comuni furono ritornati nella propria sala, venne proposto che si formassero in comitato a fine di stabilire la rendita da darsi al Re. Allora alzossi Seymour. Qual fosse l'attitudine di lui, che era capo di gentiluomini dissoluti e di spiriti alteri, con la testa coperta di ricci artificiali che gli cadevano profusamente gi attorno alle spalle, e con una espressione mista di volutt o di sdegno negli occhi e sulle labbra, possiamo argomentarlo dal suo ritratto, che conservasi ancora. Lo altero Cavaliere disse: non desiderare che il Parlamento negasse alla Corona i mezzi di condurre il governo. Ma era quello un vero Parlamento? Non si vedevano forse sui banchi molti, i quali, siccome era noto a tutti, non avevano diritto di sedervi, molti la cui elezione era macchiata di corruzione, molti che erano stati imposti con modi minacciosi agli elettori ripugnanti, e molti eletti da corpi municipali che non avevano esistenza legale? Non erano stati i collegi elettorali riordinati in onta a statuti regi e d'immemorabile prescrizione? Gli ufficiali che avevano raccolto il risultamento della votazione, non erano stati in ogni dove ciechi agenti della Corte? Vedendo che il principio supremo della rappresentanza era stato cos sistematicamente violato, non sapeva con qual nome chiamare una caterva di gentiluomini ch'egli si vedeva dintorno con l'onorando nome di Camera de' Comuni. Eppure, non v'era mai stato momento in cui tanto importasse al bene pubblico che il carattere del Parlamento fosse irreprensibile. Grandi pericoli pendevano sopra la costituzione ecclesiastica e civile del Regno. Era cosa notissima a tutti, e quindi non bisognevole d'esser provata, che l'Atto di Prova, difesa della religione, e l'Habeas Corpus, difesa della libert, erano fatti segno alla distruzione. "Innanzi di procedere a fare l'ufficio di legislatori sopra questioni di s grave momento, sinceriamoci almeno se siamo veramente un corpo legislativo. Il primo degli atti nostri sia quello d'inquisire intorno al modo onde sono state condotte le elezioni, e di porre ogni studio che la inchiesta proceda imparzialmente. Imperocch, ove la nazione trovasse non potersi ottenere riparo con mezzi pacifici, potremmo forse tra breve tempo subire la giustizia che ricusiamo di rendere." Concluse proponendo che, innanzi di concedere alcuna somma di denaro alla Corona, la Camera esaminasse le petizioni contro le elezioni, e che a nessuno de' membri non aventi diritto a sedere in quel luogo, si concedesse di votare.
Non fu udito un solo applauso. Nessun membro os secondare la proposta. E davvero Seymour aveva dette cose che niuno altro avrebbe impunemente potuto dire. La proposta fu messa da parte, e n anche registrata ne' processi verbali; ma aveva prodotto potentissimo effetto. Barillon scrisse al proprio signore, che molti i quali non avevano osato applaudire quell'insigne discorso, lo avevano in cuor loro approvato; che se ne parlava per tutte le conversazioni di Londra; e che la impressione da esso fatta nel pubblico, sembrava dover essere durevole(380).
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32. Votazione della rendita.
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I Comuni, senza indugio formatisi in comitato, votarono concedendo al Re la intera rendita della quale aveva fruito il suo fratello(381).
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33. Procedimenti della Camera de' Comuni rispetto alla religione.
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E' pare che gli zelanti amici della Chiesa, i quali formavano la maggioranza della Camera, pensassero che la prontezza onde avevano obbedito alle voglie del Re nella quistione della rendita, desse loro ragione a sperare, da parte di lui, qualche concessione. Dicevano che, avendo essi fatto molto a beneficio di lui, era ormai tempo ch'egli facesse qualche cosa a beneficio della nazione. La Camera, dunque, si form in comitato di religione, onde esaminare i mezzi migliori a provvedere alla sicurt della Chiesa stabilita. In quel comitato due deliberazioni furono unanimemente adottate. La prima esprimeva fervido affetto per la Chiesa Anglicana. La seconda supplicava il Re perch mandasse ad esecuzione le leggi penali contro coloro che non aderivano a quella Chiesa(382).
I Whig avrebbero, senza dubbio, voluto vedere che ai protestanti dissenzienti fosse(383) conceduta tolleranza, e solo i cattolici romani fossero perseguitati. Ma erano pochi e scuorati. Tenevansi, quindi, per quanto potevano, fuori di vista; evitavano il nome del proprio partito; astenevansi di significare ad un ostile uditorio le loro opinioni particolari, e fermamente sostenevano ogni proposta tendente a turbare la concordia che fino allora esisteva tra il Parlamento e la Corte.
Appena i procedimenti del Comitato di Religione furono conosciuti in Whitehall, il Re and in gran furore. N possiamo giustamente biasimarlo per essersi risentito della condotta de' Tory. Se essi erano disposti a volere che il codice penale venisse eseguito con rigore, avrebbero apertamente dovuto sostenere la Legge d'Esclusione. Dacch porre un papista sul trono, ed insistere poi ch'egli perseguitasse a morte i seguaci di quella fede, nella quale soltanto, secondo i suoi principii, poteva trovarsi la eterna salute, era assurdo. Mitigando con un reggimento temperato la severit delle sanguinose leggi d'Elisabetta, il Re non violava nessun principio costituzionale: solo esercitava un potere ch'era sempre stato inerente alla Corona. Anzi, solamente faceva ci che poscia fu fatto da parecchi sovrani zelanti delle dottrine della Riforma; cio da Guglielmo, da Anna, e dai principi della Casa di Brunswick. Se avesse patito che i preti cattolici romani, ai quali poteva senza violazione della legge salvare la vita, fossero impiccati, strascinati e squartati, per aver praticato quello ch'ei considerava come loro debito precipuo, si sarebbe attirato addosso l'odio e lo spregio anche di coloro, ai pregiudizi de' quali egli aveva fatta cos vergognosa concessione; e se si fosse contentato di concedere ai membri della sua propria Chiesa una tolleranza pratica, facendo largo uso della sua indubitata prerogativa di far grazia, i posteri lo avrebbero unanimemente applaudito.
I Comuni, probabilmente, considerata bene la cosa, conobbero di avere operato in modo assurdo. Rimasero anco conturbati sentendo come il Re, cui essi tributavano superstiziosa riverenza, fosse grandemente sdegnato. Furono quindi solleciti ad espiare l'offesa. Nella Camera, con unanime voto, disfecero la deliberazione unanimemente fatta in Comitato, e adottarono la proposta di rimettersi con intera fiducia alla graziosa promessa che la Maest Sua aveva loro data di proteggere quella religione che loro era cara pi della stessa vita(384).
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34. Votazione di tasse addizionali; Sir Dudley North.
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Tre giorni dopo, il Re fece sapere alla Camera, avere suo fratello lasciati certi debiti, e le provvigioni della flotta e dell'artiglieria essere pressoch esauste. Fu subitamente determinato d'imporre nuove tasse. La persona a cui venne affidata la cura di trovarne le vie e i mezzi, fu Sir Dudley North, fratello minore del Lord Cancelliere. Dudley North era uno de' pi abili uomini del suo tempo. Fino dagli anni suoi primi, era stato mandato in Levante, dove erasi lungo tempo occupato di faccende mercantili. Molti, in cosiffatta occupazione avrebbero lasciate irrugginire le facolt del proprio intelletto; perocch in Costantinopoli e Smirne v'erano pochi libri e pochi uomini intelligenti. Ma il giovane mercante aveva sortita una di quelle vigorose intelligenze che non dipendono da esterni sussidii. Nella sua solitudine, meditava profondamente sopra la filosofia del traffico, e specul a poco a poco una teoria compiuta ed ammirevole, che in sostanza era quella che fu esposta un secolo dopo da Adamo Smith. Dopo molti anni di esilio, Dudley North ritorn in Inghilterra signore d'un gran patrimonio, e si pose a trafficare nella Citt di Londra come mercante della Turchia. Il suo nome, per il profondo sapere pratico e speculativo nelle cose commerciali, giunse speditamente a notizia degli uomini di Stato. Il Governo trov in lui un savio consigliere, e insieme uno schiavo senza scrupoli; come quello che aveva rare doti intellettuali, ma principii dissoluti e cuor duro. Mentre infuriava la reazione de' Tory, egli aveva consentito ad accettare l'ufficio di Sceriffo ad espresso fine di cooperare alle vendette della Corte. I suoi giurati non mancavano mai di profferire condanne; e in un giorno di giudiciale macello, carri carichi di gambe e braccia dei Whig squartati, furono, con grande ribrezzo della sua moglie, trascinati avanti la sua bella casa in Bisinghall Street(385), perch'egli ordinasse ci che fosse da farsene. De' suoi servigi era stato rimeritato con le insegne di cavaliere, con quelle d'aldermanno, e con l'ufficio di Commissario delle Dogane. Era stato mandato al Parlamento dagli elettori di Banbury; e comecch fosse uomo nuovo, egli fu colui sopra il quale il Lord Tesoriere riposava principalmente per governare le faccende della finanza nella Camera Bassa(386).
Ancorch i Comuni fossero unanimi nel deliberare la concessione d'altra pecunia alla Corona, non erano punto concordi intorno al donde dovesse cavarsi. Fu tostamente risoluto, che parte della somma richiesta si raccogliesse per mezzo d'una imposta addizionale, a termine d'anni otto, sopra il vino e l'aceto: ma al Governo ci non bastava. Furono messi in campo vari assurdi disegni. Molti gentiluomini provinciali inchinavano a imporre una tassa gravosa sopra tutti gli edifici nuovi della metropoli. Speravano che simigliante tassa avrebbe impedito lo accrescersi d'una citt, per la quale da lungo tempo sentiva gelosia ed avversione l'aristocrazia rurale. Il progetto di Dudley North era d'imporre, per un termine di otto anni, nuovi dazi sullo zucchero e sul tabacco. Ne sorsero grandi clamori. I trafficanti di generi coloniali, i droghieri, i raffinatori dello zucchero, i tabaccai, fecero petizioni alla Camera, ed assediarono gli uffici pubblici. Il popolo di Bristol, che aveva grande interesse nel traffico con la Virginia e la Giammaica, sped una deputazione che fu ascoltata alla Camera de' Comuni. Rochester tentenn alquanto; ma North, con lo spirito pronto e la perfetta conoscenza delle faccende commerciali, prevalse, s nel Tesoro come nel Parlamento, contro ogni opposizione. I vecchi membri rimasero attoniti vedendo un uomo che appena da quindici giorni sedeva nella Camera, e che aveva passata la pi parte della vita in paesi stranieri, assumere, con fiducia di s, ed abilmente condurre, tutte le funzioni di Cancelliere dello Scacchiere(387).
La sua proposta fu adottata; e cos la Corona venne in possesso d'una entrata netta di circa un milione e novecento mila lire sterline, cavate dalla sola Inghilterra. Tale somma era pi che bastevole a mantenere il Governo in tempo di pace(388).
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35. Procedimenti della Camera de' Lordi.
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I Lordi, infrattanto, avevano discusse varie importanti questioni. Fra i Pari, la parte Tory era stata sempre forte. Comprendeva l'intero banco de' Vescovi; e negli ultimi quattro anni, corsi dopo l'ultimo scioglimento, era stata maggiormente afforzata con la creazione di alcuni nuovi Pari. Di costoro i pi cospicui erano il Lord Tesoriere Rochester, il Lord Cancelliere Guildford, il Lord Capo Giudice Jeffreys, Lord Godolphin e Lord Churchill, il quale dopo il suo ritorno da Versailles, era stato fatto barone del Regno d'Inghilterra.
I Pari tosto si posero ad esaminare il caso di quattro loro colleghi, i quali erano stati, sotto il regno di Carlo, posti in istato d'accusa; ma non essendosene mai fatto il processo, dopo una lunga prigiona, erano stati ammessi dalla Corte del Banco del Re a dar cauzione. Tre di cotesti nobili che rimanevano sotto malleveria, erano cattolici romani; il quarto era il Conte di Danby, protestante di gran conto e influenza. Da che era caduto dal potere, e dai Comuni stato accusato di tradimento, quattro Parlamenti erano stati disciolti; ma ei non era stato n assoluto n condannato. Nel 1679, i Lordi, rispetto(389) alla situazione di lui, avevano discussa la questione, se un atto d'accusa a cagione d'uno scioglimento si dovesse considerare come terminato o non terminato. Avevano risoluto, dopo lunga discussione ed esame de' precedenti, che l'atto d'accusa dovesse tenersi come pendente. Questa deliberazione adesso venne da loro abrogata. Pochi Nobili Whig protestarono contro tale partito, ma non ottennero nulla. I Comuni in silenzio sobbarcaronsi alla decisione della Camera Alta. Danby riprese il suo seggio fra mezzo ai Pari, e divenne un membro operoso e potente della fazione Tory(390).
La questione costituzionale, intorno a cui, nel breve spazio di sei anni, i Tory avevano a quel modo profferite due affatto contrarie sentenze, si stette a dormire per pi d'un secolo, e finalmente fu ridestata dallo scioglimento delle Camere che avvenne durante il lungo processo di Warren Hastings. Era allora necessario determinare se la regola stabilita nel 1679, o la opposta del 1685, fosse da reputarsi come legge del Regno. La questione fu lungamente discussa in ambe le Camere; e nella discussione venne adoperata tutta l'abilit legale e parlamentare che fosse in un secolo singolarmente fecondo d'uomini esperti nelle scienze giuridiche e negli usi del Parlamento. I giureconsulti non erano inegualmente divisi. Thurlow, Kenyon, Scott ed Erskine, sostenevano che lo scioglimento avesse posto fine all'atto d'accusa. La opposta dottrina fu manifestata da Mansfield, Camden, Loughborough e Grant. Ma quegli uomini di Stato, i quali fondavano i loro argomenti non sopra antecedenti o analogie pratiche, ma sopra profondi e larghi principii costituzionali, poco differivano nelle opinioni loro. Pitt e Grenville, al pari di Burk e Fox, sostennero che l'accusa rimaneva tuttavia pendente. Ambedue le Camere, a gran maggioranza, posero da parte la decisione del 1685, e pronunciarono che quella del 1679 era conforme alla legge del Parlamento.
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36. Legge per annullare la sentenza d'infamia contro Stafford.
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Tra tutti i delitti nazionali, commessi mentre il popolo era invaso dalla paura eccitata dalle fandonie d'Oates, il pi celebre era stato lo assassinio giudiciale di Stafford. La condanna di quello infelice gentiluomo veniva adesso da ogni uomo imparziale considerata come ingiusta. I testimoni precipui dell'accusa erano stati convinti rei di parecchi spergiuri. In tali circostanze, era debito del Corpo Legislativo di rendere giustizia alla memoria d'una vittima innocente, e di cancellare una macchia immeritata da un nome lungo tempo illustre negli Annali d'Inghilterra. La Camera Alta, in onta al mormorare di pochi Pari, i quali non volevano ammettere d'avere sparso un sangue innocente, pass una legge intesa a cassare il decreto di morte infamante contro Stafford. Nei Comuni, la legge fu letta due volte, senza ricorrere allo scrutinio di divisione; e ordinarono che venisse istituito un comitato. Ma nel d stabilito per tale faccenda, giunsero nuove, che nelle contrade occidentali dell'Inghilterra era scoppiata una formidabile ribellione. Fu per ci necessario posporre parecchi importanti affari. L'ammenda dovuta alla memoria di Stafford, fu, come supponevasi, per breve tempo differita. Ma il pessimo governo di Giacomo, in pochi mesi, fece cangiare la pubblica opinione. Pel corso di varie generazioni, i Cattolici Romani non furono in istato di poter chiedere riparazione delle ingiustizie sofferte, e reputavansi fortunati se era loro concesso di vivere senza molestia nella oscurit e nel silenzio. Alla perfine, regnante Giorgio Quarto, vale a dire cento quaranta e pi anni dopo che il sangue di Stafford era stato sparso in Tower Hill, la tarda espiazione fu compita. Una legge, che annull la sentenza di morte infamante, e restitu alla danneggiata famiglia le antiche dignit, fu dai ministri del Re presentata al Parlamento, e, lietamente accolta da tutti gli uomini pubblici di ogni partito, pass senza un solo voto contrario(391).
Adesso  mestieri che io racconti la origine e il progresso di quella ribellione, che improvvisamente interruppe le deliberazioni delle Camere.
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CAPITOLO QUINTO.
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1. I Whig fuorusciti nel Continente.
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Verso la fine del regno di Carlo Secondo, alcuni Whig che erano stati profondamente implicati nella congiura cotanto fatale al loro partito, e sapevano come fossero fatti segno all'ira implacabile del Governo, avevano cercato asilo nei Paesi Bassi.
Cotesti fuorusciti erano generalmente uomini d'indole ardente e di debole giudizio. Stavano anche sotto la influenza di quella illusione che sembra appartenere segnatamente alla condizione di esule. Un uomo politico, cacciato in bando da una fazione avversa, comunemente guarda traverso ad un falso strumento la societ ch'egli ha lasciata. I desiderii, le speranze, i rancori suoi gli fanno apparire ogni cosa scolorata e scontorta. Ei pensa che ogni lieve malcontento debba produrre una rivoluzione. Ogni baruffa gli sembra una ribellione. Non intende come la patria non lo pianga nel modo medesimo ch'egli la piange. Immagina che tutti i suoi vecchi colleghi, i quali godono tuttavia i domestici comodi e le agiatezze loro, siano tormentati dai medesimi sentimenti che gli rendono grave la vita. Come la espatriazione diventa pi lunga, i suoi vaneggiamenti si accrescono. Il correre del tempo, che tempera lo ardore degli amici da lui lasciati indietro, gli accresce la fiamma nel cuore. Ciascun giorno che passa gli rende maggiore la impazienza ch'ei sente di rivedere la terra natia, e ciascun giorno la sua terra natia lo rimembra e lo compiange meno. Tale illusione diventa quasi una insania, ogni qual volta molti esuli che soffrono per la medesima causa, si trovano insieme in terra straniera. La precipua delle loro faccende  quella di ragionare intorno a ci che essi erano un tempo, e a ci che potrebbero essere in futuro; di incitarsi a vicenda contro il comune nemico; di pascersi con frenetiche speranze di vittoria e di vendetta. Cos essi diventano maturi per certe intraprese, che a prima vista verrebbero giudicate disperate da chiunque non sia stato dalla passione privato del senso di calcolare le probabilit di prospero successo.
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2. Loro corrispondenti in Inghilterra.
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In tali condizioni erano molti de' fuorusciti che s'erano insieme ridotti nel continente. Il carteggio che tenevano coll'Inghilterra, era per la pi parte tale, da eccitare gli animi loro, e da farli farneticare. Le idee che avevano rispetto alla disposizione dell'opinione pubblica, venivano loro precipuamente dai peggiori uomini del partito Whig; uomini che erano cospiratori e libellisti per mestiere, perseguiti dagli ufficiali della giustizia, forzati ad andar svicolando travestiti per i chiassuoli della citt, e talvolta a starsi nascosti per intere settimane nelle soffitte o nelle cantine. Gli uomini di Stato che erano stati l'ornamento del partito patriottico, che avevano poscia governati i Consigli della Convenzione, avrebbero porto ammonimenti assai diversi da quelli, che davano uomini come Giovanni Wildman ed Enrico Danvers.
Wildman aveva servito quaranta anni innanzi nell'esercito parlamentare; ma s'era meglio fatto notare come agitatore che come soldato, ed aveva ben presto abbandonato il mestiere delle armi per un altro pi adatto all'indole sua. L'odio ch'egli sentiva per la monarchia, lo aveva implicato in una lunga serie di congiure, prima contro il Protettore e poi contro gli Stuardi. Ma al fanatismo congiungeva grandissima sollecitudine per la propria sicurezza. Aveva l'arte maravigliosa di rasentare l'abisso del tradimento, senza precipitarvisi. Niuno intendeva meglio il modo d'incitare altrui alle disperate intraprese con parole, le quali, ripetute dinanzi ai giurati, potessero parere innocenti, o, alla peggio, ambigue. Tanta era la sua astuzia, che quantunque ei perpetuamente congiurasse, e fosse conosciuto ch'ei stesse congiurando; e quantunque un governo vendicativo gli avesse lungamente tenuto gli occhi addosso; ei schiv ogni pericolo, e mor nel proprio letto, dopo d'avere veduto, pel corso di due generazioni, i suoi complici finire sulle forche(393). Danvers era un uomo della medesima gena, caldo di cervello e vile di cuore, sempre spinto dallo entusiasmo sull'orlo del pericolo, e sempre dalla codardia fermato su quell'orlo. Esercitava non poca influenza sopra una parte de' Battisti, aveva scritto molto in difesa delle loro peculiari opinioni; e studiandosi di palliare i delitti di Mattia e di Giovanni di Leida, erasi attirata sul capo la severa censura dei pi rispettabili Puritani. Forse, s'egli avesse avuto un po' di coragggio, avrebbe calcate le orme degli sciagurati ch'ei difendeva. In quel tempo, viveva nascosto per sottrarsi alla caccia che gli davano gli ufficiali della giustizia; imperciocch il Governo, avendolo scoperto autore d'uno scritto pieno di gravissime calunnie, aveva dato ordini per arrestarlo(394).
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3. Carattere dei principali fuorusciti; Ayloffe.
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E' facile immaginare quale specie di notizie e di consigli, uomini come questi che abbiamo descritti, potessero mandare ai fuorusciti nelle Fiandre. Pochi esempi serviranno a darci idea del carattere di quei fuorusciti.
Uno de' pi cospicui fra loro, era Giovanni Ayloffe, legale, congiunto d'affinit con gli Hyde, e per mezzo loro con Giacomo. Ayloffe si era ben per tempo reso notevole per un capriccioso insulto fatto al Governo. Allorquando la prevalenza della corte di Versailles aveva destata universale inquietudine, egli erasi rischiato a porre nel seggio presidenziale della Camera de' Comuni una scarpa di legno, che presso gl'Inglesi era simbolo della tirannia francese. Erasi poscia implicato nella congiura de' Whig; ma non abbiamo ragione di credere ch'egli fosse partecipe del disegno di assassinare i due reali fratelli. Era uomo fornito di doti e di coraggio; ma il suo carattere morale non era commendevole. I teologi puritani bisbigliavano ch'egli fosse uno spensierato Gallione(395), o qualche cosa di peggio; e che qualunque si fosse lo zelo ch'ei professava per la libert civile, i Santocchi avrebbero fatto bene ad evitare ogni relazione con lui(396).
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4. Wade; Goodenough.
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Nataniele Wade, era, al pari d'Ayloffe, legale. Aveva abitato lungo tempo in Bristol, e nel circostante paese erasi acquistata rinomanza di repubblicano. Un tempo aveva concepito il disegno di emigrare a New Jersey, dove sperava trovare istituzioni, meglio che quelle d'Inghilterra, accomodate alle sue voglie. La sua operosit nel condurre le elezioni lo aveva reso noto ad alcuni nobili Whig, i quali se n'erano giovati nello esercizio della sua professione, e lo avevano in fine ammesso ai loro pi secreti consigli. S'era molto immischiato nel piano della insurrezione, togliendosi l'incarico di sommuovere e capitanare il popolo della propria citt. Era stato anche nel segreto delle pi odiose congiure contro la vita di Carlo e di Giacomo. Ma dichiar sempre, che quantunque fosse a parte del secreto, lo aveva abborrito, tentando perfino di dissuadere i suoi colleghi dal mandare ad esecuzione il loro disegno. E' sembra che Wade, come uomo educato alle occupazioni civili, possedesse in modo non ordinario quella specie di destrezza e di vigore che fanno un buon soldato. Per isventura, i suoi principii e il suo coraggio dettero prova di non essere di forza bastevole a sostenerlo, quando, finito il conflitto, egli nel fondo d'un carcere non aveva altra scelta che la morte o la infamia(397).
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Un altro de' fuorusciti aveva nome Riccardo Goodenough, che primamente era stato Sotto-Sceriffo di Londra. In lui il suo partito aveva lungo tempo confidato per disonesti servigi, e in ispecie per la scelta de' giurati che ne' processi politici non patissero scrupoli. Erasi molto intromesso nelle parti pi nere ed atroci della congiura de' Whig, che erano state con sommo studio nascoste agli uomini pi rispettabili di quel partito. N, ad attenuargli la colpa,  possibile allegare che ei fosse traviato dallo zelo del bene pubblico; poich si vedr in progresso, come, dopo d'avere coi propri delitti infamata una nobile causa, la trad, onde sottrarsi alla ben meritata pena(398).
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5. Rumbold.
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Uomo di differentissimo carattere era Riccardo Rumbold. Era stato commissario nello stesso reggimento di Cromwell; era stato posto a guardia del palco dinanzi alla Sala del Banchetto, nel d della decapitazione del Re; aveva combattuto a Dunbar e a Worcester, e sempre mostrato in altissimo grado le qualit che predistinguevano l'invincibile esercito nel quale egli serviva; vero coraggio, ardente entusiasmo s nelle cose politiche che nelle religiose, e insieme tutta la padronanza di s, che caratterizza gli uomini che la buona disciplina de' campi educ a comandare e obbedire. Allorquando le truppe repubblicane furono disciolte, Rumbold divenne birrajo, ed esercitava il proprio traffico presso Hoddeston, in quel fabbricato da cui la congiura di Rye House deriva il nome. Era stato proposto, comecch non affatto deliberato, ne' colloqui de' pi avventati e scoscienziati malcontenti, di appostare in Rye House uomini armati, onde aggredire le guardie che dovevano scortare Carlo e Giacomo da Newmarket a Londra. In tali colloqui, Rumbold aveva sostenuta una parte, dalla quale egli avrebbe rifuggito con orrore, se il suo chiaro intendimento non fosse stato ottenebrato, e il suo robusto cuore corrotto dallo spirito di parte(399).
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6. Lord Grey.
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Assai superiore per posizione a tutti cotesti esuli de' quali abbiamo finora favellato, era Ford Grey, Lord Grey di Wark. Era stato Esclusionista zelante, aveva cooperato al disegno d'una insurrezione, ed era stato rinchiuso nella Torre; ma gli era venuto fatto, ubbriacando i suoi custodi, di fuggire nel continente. Aveva egregie qualit di mente e modi piacevoli; ma la sua vita era stata macchiata da un delitto di famiglia. La sua moglie apparteneva alla nobile casa di Berkeley. Lady Enrichetta Berkeley, sorella di lei, aveva con Lord Grey la familiarit propria d'un fratello e d'una sorella. Ne nacque una fatale relazione. Lo spirito elevato e le vigorose passioni di Lady Enrichetta ruppero ogni freno di virt e decoro. La fuga scandalosa de' due amanti pales a tutto il reame la vergogna di due illustri famiglie. A Grey e ad alcuni altri, che gli erano stati mezzani in amore, fu intentato un processo come rei di congiura. Nella Corte del Banco del Re segu una scena che non ha pari nella storia d'Inghilterra. Il seduttore, con intrepido aspetto, comparve accompagnato dalla sua druda. N anche in quell'estremo caso, i grandi Lordi Whig si scostarono dal fianco di lui. Coloro ch'erano stati da lui offesi, gli stavano di contro, ed appena lo videro, trascorsero ad eccessi di rabbia. Il vecchio Conte di Berkeley copr di rimproveri e maledizioni la sciagurata Enrichetta. La Contessa fece il suo deposto, interrotta da frequenti singhiozzi, ed infine si svenne. I giurati profferirono la sentenza di reit. Alzatisi i giudici, Lord Berkeley invoc lo aiuto di tutti i suoi amici per impossessarsi della propria figliuola. I partigiani di Grey le si strinsero attorno. Da ambe le parti snudaronsi i ferri; successe una zuffa in Westminster Hall; e non senza molta difficolt, ai giudici e agli uscieri riusc di partire i combattenti. Nei tempi nostri un simile processo tornerebbe fatale ad un uomo pubblico; ma in quel secolo, la idea della moralit fra' grandi era s bassa, e lo spirito di parte cos violento, che Grey seguit ad esercitare considerevole influenza, ancorch i Puritani, che erano una classe assai forte del partito Whig, lo trattassero con alquanta freddezza(400).
Una parte del carattere, o per meglio dire, della fortuna di Grey,  degna d'essere notata. Ammettevasi che dovunque, tranne in campo di battaglia, egli mostrasse grandissimo coraggio. Pi d'una volta, in circostanze impacciose, dove ne andava la vita e la libert sua, il contegno dignitoso, e la perfetta signoria ch'egli mostr delle proprie facolt, gli erano argomento di lode anche presso coloro che non gli portavano n amore n stima. Ma come soldato, egli incorse, meno forse per proprio difetto che per mala ventura, il degradante addebito di codardia.
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7. Monmouth.
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In ci egli differiva grandemente dal Duca di Monmouth, suo amico. Monmouth, ardente e intrepido in campo di battaglia, mostravasi altrove effeminato ed irresoluto. Lo illustre nascimento, il coraggio, e le frivole grazie ond'egli era adorno, lo avevano locato in un posto, pel quale egli era assolutamente inadatto. Dopo d'avere veduta la rovina d'un partito, del quale egli era capo di nome, erasi ritirato in Olanda. Il principe e la principessa d'Orange, dopo ci, non lo consideravano pi come rivale. Gli facevano ospitale accoglienza, sperando che col trattarlo cortesemente si sarebbero acquistato un diritto alla gratitudine del padre di lui. Sapevano come lo affetto paterno non fosse estinto, come lettere e sussidii pecuniarii continuassero tuttavia a venire da Whitehall al ritiro di Monmouth, e come Carlo guardasse in cagnesco coloro che studiavansi di corteggiarlo sparlando dell'esule figliuolo. Al Duca era stata data speranza, che dopo breve tempo, non porgendo cagione di dispiacere, sarebbe stato richiamato alla patria, e rimesso in tutti i suoi alti onori e comandi. Infiammato da tali espettazioni, era stato, per cos dire, l'anima dell'Aja per tutto lo inverno precedente. In una serie di feste da ballo nelle magnifiche sale del Palazzo d'Orange, che da ogni lato risplende coi pi vivi colori di Jordaens e di Hondthorst, egli era stato la pi cospicua figura(401). Aveva fatta conoscere alle dame d'Olanda la country-dance inglese; le quali, in ricambio, gli avevano insegnato a patinare sopra i canali. La principessa lo aveva accompagnato nelle sue spedizioni sul ghiaccio; e la figura che ella vi faceva equilibrata sopra una gamba, e coperta di sottane pi corte di quelle usate generalmente dalle dame che tengono rigoroso decoro, era stata cagione di meraviglia e diletto ai ministri stranieri. L'austera gravit che serbavasi sempre nella corte dello Statoldero, sembrava essere sparita di faccia alla influenza del giovane inglese, che ammaliava chiunque. Anche il grave e pensieroso Guglielmo, come il suo ospite appariva nelle sue stanze, si abbandonava al buon umore(402).
Monmouth, frattanto, studiosamente evitava ci che avrebbe potuto offendere coloro dai quali sperava protezione. Vedeva poco i Whig in generale, e punto quegli uomini violenti ch'erano stati implicati nella parte peggiore della congiura Whig. E per i suoi antichi colleghi altamente lo accusavano di volubilit e d'ingratitudine(403).
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8. Ferguson.
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Ma nessuno degli esuli lo accusava con pi veemenza ed acrimonia, di quel che facesse Roberto Ferguson, il Giuda della celebre satira di Dryden. Ferguson era oriundo Scozzese, ma aveva lungamente abitato in Inghilterra. A tempo della Restaurazione aveva occupato un beneficio in Kent. Era stato educato al Presbiterianismo; ma cacciato via dai Presbiteriani, era divenuto Indipendente. Era stato maestro in un'accademia eretta dai Dissenzienti in Islington, come rivale della scuola di Westminster e di Charter House; ed aveva predicato innanzi a numerose congreghe in Moorfields. Aveva parimente pubblicato alcuni trattati teologici, che oggimai dormono nei polverosi scaffali di qualche vecchia biblioteca: bench avesse sempre sulle labbra testi delle Scritture, coloro che ebbero con lui faccende pecuniarie, presto si accrsero ch'egli era un pretto scroccone.
Finalmente, posta da canto la teologia, si dette a trafficare di politica. Apparteneva a quella classe di gente, che fanno l'ufficio di rendere ai partiti esasperati que' servigi, dai quali gli onesti rifuggono per disgusto, e i prudenti per paura; voglio dire alla classe de' fanatici bricconi. Violento, maligno, spregiatore del vero, insensibile alla vergogna, insaziabile di rinomanza, godente negl'intrighi, nei tumulti, ne' danni per volutt di far male, si affaccend per molti anni nelle pi luride sorgenti delle fazioni. Passava la vita fra i calunniatori e i falsi testimoni. Gli era stata affidata una cassa segreta, con la quale pagava certi agenti s vili, da non essere riconosciuti dagli onesti del partito; ed era direttore d'una tipografia clandestina, che giornalmente pubblicava fogli anonimi. Gloriavasi di avere trovato il modo di sparger satire attorno la terrazza di Windsor, e perfino di porle sotto il guanciale del Re. Cos traeva la vita fra mille astuzie, assumeva mille nomi, e ad un tempo aveva quattro diverse abitazioni in diversi quartieri di Londra. S'era profondamente ravvolto nella congiura di Rye House; e v' ragione di credere ch'egli fosse il primo autore di que' sanguinarii disegni che screditarono cotanto il partito Whig. Scoperta la congiura, e scoraggiati i congiurati, disse loro addio con un sorriso, aggiungendo ch'essi erano novizi, ch'egli era assuefatto a combattere, a celarsi, a trasfigurirsi, e che non avrebbe mai cessato di congiurare fino allo estremo momento di sua vita. Fugg al Continente; ma pare che anche quivi non si tenesse sicuro. I ministri inglesi alle corti straniere avevano ordine d'invigilarlo. Il Governo francese offerse una rimunerazione di cinquecento zecchini a chiunque lo avesse arrestato. N gli era agevole sottrarsi agli sguardi altrui; perocch il largo accento scozzese, la lunga e magra persona, le guance infossate, il lampo degli occhi pungenti ai quali faceva ombra la parrucca, le guance chiazzate di sangue, le spalle sformatamente ricurve, e il portamento distinto da quello degli altri per un andare impacciato affatto suo, lo rendevano segno agli altrui sguardi in qualsivoglia luogo si fosse mostrato. Ma quantunque ei fosse, come sembra, perseguito con animosit particolare, corse voce che ci fosse una finzione, e che gli ufficiali della giustizia avessero ordini di chiudere gli occhi. Ch'egli fosse un acre malcontento, non potrebbe dubitarsi. Ma v' forte ragione di credere che avesse provveduto alla propria sicurt facendosi in Whitehall passare per ispia de' Whig, e informando tanto il Governo quanto bastava a mantenere il suo credito. Questa ipotesi spiega in modo semplice ci che a' suoi colleghi sembrava in lui straordinaria noncuranza e audacia. Trovandosi fuor di pericolo, egli sempre consigliava i mezzi pi pericolosi e violenti, e irrideva con somma soddisfazione la pusillanimit di coloro i quali, non essendosi muniti delle infami cautele sopra cui egli riposava, inchinavano a riflettere due volte innanzi che ponessero a repentaglio la propria vita, e le cose pi care della vita stessa(404).
Appena giunto ai Paesi Bassi, cominci a immaginare nuovi disegni contro il Governo Inglese, e trov fra i suoi compagni d'esilio uomini pronti ad ascoltare i suoi perfidi consigli. Monmouth, nondimeno, si tenne ostinatamente da parte; e senza lo aiuto della immensa popolarit di Monmouth, era impossibile tentare cosa alcuna. Nulladimeno, tale era la impazienza e temerit degli esuli, che provaronsi a trovare un altro capo. Mandarono una imbasciata a quel solitario ritiro sulle sponde del lago Leman, dove Edmondo Ludlow, un d predistinto fra i capi dell'armata parlamentare e fra' membri dell'Alta Corte di Giustizia, viveva da molti anni nascosto alla vendetta degli Stuardi risaliti sul trono. L'austero vecchio regicida, nondimeno, rifiut di abbandonare il proprio eremo, dicendo la sua opera essere finita: se l'Inghilterra poteva ancora salvarsi, ci spettare ad uomini pi giovani di lui(405).
L'inattesa morte di Carlo cangi onninamente lo aspetto delle cose. Ogni speranza che i Whig proscritti avevano vagheggiata di ritornare pacificamente alla terra nata, si spense con la vita di un principe spensierato e d'indole buona, e con l'ascensione al trono d'un principe ostinato in ogni cosa, e in ispecie nella vendetta. Ferguson trovossi nel suo proprio elemento. Privo d'ingegno e come scrittore e come uomo di stato, possedeva in altissimo grado le qualit non invidiabili di tentatore; ed ora, con la malefica operosit d'uno spirito perverso, correva da fuoruscito a fuoruscito, sussurrava negli orecchi di ciascuno, e suscitava in ogni cuore odio feroce e stemperati desiderii.
Non disper pi di poter sedurre Monmouth. Le condizioni di quello sventurato giovane erano affatto cangiate. Mentre egli stavasi a danzare e patinare all'Aja, aspettando tutti i d essere richiamato a Londra, rimase oppresso dal cordoglio alla nuova della morte del padre, e della assunzione dello zio al trono. La notte che segu all'arrivo dell'infausta notizia, coloro che alloggiavano accanto a lui, poterono distintamente udirne i singhiozzi e le laceranti strida. Il d dopo abbandon l'Aja, promettendo sull'onor suo al Principe e alla Principessa d'Orange di non tentar nulla contro il Governo inglese, e ricevendo da loro pecunia per provvedere ai pi urgenti bisogni(406).
Il prospetto del futuro che stava dinanzi agli occhi a Monmouth, non era splendido. Non aveva probabilit d'essere richiamato dal bando. Nel continente ei non poteva pi vivere fra la magnificenza e le feste d'una corte. I suoi cugini nell'Aja parevano seguitare a trattarlo con vera cortesia; ma non potevano apertamente ci fare senza grave risico di produrre una rottura tra l'Inghilterra e l'Olanda. Guglielmo gli dette un amichevole e savio consiglio. Alla guerra che ardeva in Ungheria fra lo imperatore e i Turchi erano rivolti gli occhi di tutta l'Europa, con interesse quasi simile a quello che cinquecento anni innanzi avevano destato le Crociate. Molti valorosi gentiluomini, s protestanti che cattolici, combattevano da volontarii nella causa comune della Cristianit. Il principe consigli Monmouth ad accorrere al campo imperiale, assicurandolo che, cos facendo, non gli sarebbero mancati i mezzi di fare una comparsa degna d'un gentiluomo inglese(407). Era questo un egregio consiglio, ma il Duca non seppe deliberarsi a seguirlo. Si ritrasse a Brusselles, accompagnato da Enrichetta Wentworth, Baronessa Wentworth di Newcastle; donzella d'alto lignaggio e di grandi ricchezze, la quale, amandolo passionatamente, aveva per lui sacrificato l'onore di fanciulla e la speranza d'uno illustre connubio, lo aveva seguito nell'esilio, ed era da lui considerata come sposa in faccia a Dio. La soave compagnia della donna diletta gli san tosto le piaghe dell'anima. Gli parve d'avere trovata la felicit nel ritiro e nella quiete, e d'avere dimenticato che egli era gi stato ornamento d'una splendida corte, capo d'un gran partito, comandante d'eserciti ed aspirante ad un trono.
Ma altri non lo lasci tranquillo. Ferguson adoper tutte le arti della tentazione. Grey, che non sapeva(408) dove rivolgersi a trovare uno scudo, ed era pronto ad ogni intrapresa, comunque disperata, prest il suo aiuto. Non vi fu arte di cui non si giovassero per istrappare Monmouth dal proprio ritiro. Ai primi inviti che gli pervennero dagli antichi colleghi, diede risposte punto favorevoli. Disse che le difficolt d'uno sbarco in Inghilterra erano insuperabili; protest d'essere stanco della vita pubblica, e chiese che gli lasciassero godere la sua felicit novellamente trovata. Ma era poco assuefatto a resistere ai destri ed urgenti incitatori. Dicesi, inoltre, che ad abbandonare il suo ritiro fosse indotto dalla stessa potente cagione che glielo rendeva beato. Lady Wentworth desiderava di vederlo Re, e gli offeriva le sue rendite, le sue gioie e il suo credito. Monmouth non era convinto; ma non ebbe fermezza bastevole a resistere a tali sollecitazioni(409).
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9. Fuorusciti scozzesi; il Conte d'Argyle.
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Gli esuli inglesi lo accolsero con gioia, ed unanimemente lo riconobbero loro capo. Ma v'era un'altra classe di fuorusciti che non inchinavano a riconoscere la supremazia di lui. Un pessimo governo, quale non era mai stato nella parte meridionale dell'isola nostra, aveva cacciati dalla Scozia al continente molti fuggiaschi, la cui intemperanza di zelo nelle cose pubbliche e nelle religiose era estrema quanto la oppressione che avevano sofferta. Costoro non volevano seguire un condottiero inglese. Anche travagliati dalla povert e dall'esilio, serbavano il loro puntiglioso orgoglio nazionale, e non avrebbero consentito che la patria loro venisse, in essi, degradata alla condizione di provincia. Avevano un capitano fra loro, cio Arcibaldo, nono Conte di Argyle, il quale come capo della grande trib di Campbell, era noto ai popoli delle montagne sotto l'orgoglioso nome di Mac Callum More. Il Marchese di Argyle suo padre era stato capo de' Convenzionisti scozzesi, aveva grandemente cooperato alla rovina di Carlo Primo; e i realisti non reputavano ch'egli avesse debitamente espiata la offesa, per aver dato il vano titolo di Re a Carlo Secondo, ed averlo tenuto in un palazzo a guisa di prigioniero di Stato. Ritornata la famiglia reale, il Marchese fu messo a morte. Il suo marchesato rimase estinto; ma al figlio suo fu concesso di ereditare l'antica Contea, ed era tuttavia annoverato fra i maggiori nobili della Scozia. La condotta tenuta dal Conte negli ultimi venti anni che seguirono la Restaurazione, era stata, secondo che egli stesso poi disse, criminosamente moderata. In talune occasioni aveva avversato il Governo che affliggeva la sua patria, ma con freddezza e cautela. Per la sua tolleranza nelle cose ecclesiastiche, aveva porto argomento di scandalo ai Presbiteriani; ed era stato cos lontano dal mostrarsi inchinevole alla resistenza, che, allorquando i Convenzionisti erano stati s crudelmente perseguiti da insorgere, egli aveva condotto in campo una numerosa torma di suoi dipendenti, ad aiutare il Governo.
Tale era stato il suo contegno politico, finch il Duca di York venne in Edimburgo rivestito di tutta l'autorit regia. Il dispotico vicer si accrse tosto di non potere sperare pieno sostegno dal Conte d'Argyle. E dacch il pi potente capo del Regno non era da guadagnarsi al Governo, fu reputato necessario distruggerlo. Per ragioni cos frivole, che anche i pi fanatici partigiani e i pi cavillosi ne sentirono rossore, fu tratto dinanzi ai tribunali, processato come reo di tradimento, convinto, e dannato a morire. I fautori degli Stuardi poscia asserirono che il Governo non aveva mai avuto intendimento di mandare ad esecuzione quella sentenza, e che solo scopo di tale Processo era stato di spaventare il Conte, onde ei s'inducesse a cedere la sua vasta giurisdizione nelle montagne. O che Giacomo avesse inteso di commettere un assassinio, siccome i suoi nemici sospettarono; o solamente, secondo che i suoi amici affermarono, di commettere una estorsione minacciando di commettere un assassinio; adesso non pu con certezza asserirsi. "Io non so nulla delle leggi scozzesi" diceva Halifax a Re Carlo; "questo solo io so, che noi non dovremmo impiccare un cane per le cagioni onde Lord Argyle  stato condannato(410)."
Argyle fugg travestito in Inghilterra, donde pass in Frisia. In quella quieta provincia il padre suo aveva comprata una piccola terra, come luogo di rifugio per la famiglia nelle civili perturbazioni. Dicevasi fra gli Scozzesi che tale compra era stata fatta dopo che un indovino celtico aveva predetto che Mac Callum More un giorno verrebbe cacciato dall'antica casa di sua famiglia in Inverary(411). Ma  probabile che il Marchese, preveggente nelle faccende politiche, fosse stato a ci persuaso forse pi dagli indizi de' tempi, che dalle visioni di qualsivoglia profeta. In Frisia, il Conte Arcibaldo visse in tanta quiete, che non sapevasi dove egli avesse trovato ricovero. Dal suo ritiro aveva mantenuto carteggio coi suoi amici rimasti nella Gran Brettagna, aveva partecipato alla congiura de' Whig, e combinato coi capi di quella un disegno d'invasione in Iscozia(412). Scoperta la congiura di Rye House, quel disegno era stato messo da parte; ma dopo la morte di Carlo, divenne di nuovo l'oggetto de' pensieri del Conte.
Dimorando sul continente, egli aveva molto pi che negli anni trascorsi della propria vita, profondamente meditato sopra le questioni religiose. In un certo modo, lo effetto di tali meditazioni era stato pernicioso alla mente di lui. La sua parzialit per la forma sinodale del governo ecclesiastico adesso era giunta fino alla bacchettoneria. Qualvolta ripensava a quanto lungo tempo ei si era conformato al culto stabilito, sentivasi opprimere dalla vergogna e dal rimorso, e si mostrava in mille guise dispostissimo ad espiare la propria defezione con la violenza e la intolleranza. Nondimeno, tra breve tempo, ebbe occasione di provare che il timore e lo amore di una pi alta Possanza gli avevano dato il vigore bisognevole a sostenere i conflitti pi formidabili, fra' quali possa trovarsi la umana natura.
Ai suoi compagni d'infortunio il suo aiuto era di massimo momento. Comecch ei fosse proscritto e fuggiasco, era tuttavia, in certo senso, il pi potente suddito de' dominii britannici. Per ricchezze, anche prima ch'ei fosse stato condannato a morte infamante, era forse inferiore non solo ai grandi Nobili d'Inghilterra, ma ai pi opulenti scudieri di Kent e di Norfolk. Ma la sua autorit patriarcale, autorit che non pu acquistarsi per ricchezze n perdersi per condanna infamante, lo rendeva, come capo d'insorti, veramente formidabile. Nessun Lord delle contrade meridionali dell'Isola poteva esser sicuro che, avventurandosi a resistere al Governo, i suoi guarda-caccia e cacciatori lo seguirebbero. Un Conte Bedford, un Duca di Devonshire, non poteva promettere di condurre seco dieci uomini in campo. Mac Callum More, senza un soldo e spoglio della sua Contea, avrebbe potuto in ogni istante suscitare una grave guerra civile. Non aveva se non a mostrarsi sulla costa di Lorn, perch tra pochi giorni gli si raccogliesse un esercito dintorno. Le forze che in tempi prosperi ei poteva condurre in campo, ascendevano a cinque mila combattenti, intesi ad obbedirlo, avvezzi all'uso della targa e dello spadone, non tementi di venire alle mani con le truppe regolari anche in aperta pianura, e forse superiori a quelle per certe qualit necessarie a difendere i passi di aspre montagne, coperti di nebbia e tagliati da rapidi torrenti. Ci che tali forze, bene dirette, fossero capaci di fare, anco contro vecchi soldati ed esperti capitani, si vide pochi anni poi a Killiecrankie.
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10. Sir Patrizio Hume.
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Ma per quanto fosse grande il diritto d'Argyle alla fiducia degli esuli scozzesi, era fra loro una fazione che non gli procedeva amichevole, e desiderava giovarsi del nome e dell'influenza di lui, senza affidargli nessun potere effettivo. Capo di questa fazione era un gentiluomo delle pianure, il quale era stato implicato nella congiura Whig, e con difficolt erasi sottratto alla vendetta della Corte; cio Sir Patrizio Hume di Polwarth, nella Contea di Berwick. Si  molto dubitato della integrit di lui, ma senza sufficiente ragione. Nulladimeno,  d'uopo ammettere ch'egli tanto nocque alla propria causa con la perversit, quanto avrebbe potuto fare con la tradigione. Era incapace egualmente d'esser capo, o seguace; concettoso di s, sofistico, di storto cervello, interminabile ciarliero, tardo ad andare incontro all'inimico, ed attivo solo contro i propri colleghi.
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11. Sir Giovanni Cochrane; Fletcher di Saltoun.
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Con Hume era in intima relazione un altro esule scozzese di gran conto, il quale aveva molti dei medesimi difetti, quantunque non nello stesso grado; voglio dire Sir Giovanni Cochrane, secondo figlio del Conte di Dundonald.
Uomo di assai pi elevato carattere era Andrea Fletcher di Saltown, insigne per dottrina e facondia, insigne anche per coraggio, disinteresse e spirito patriottico; ma d'irritabile e intrattabile indole. Al pari di molti de' suoi pi illustri contemporanei, Milton, a cagione d'esempio, Harrington, Marvel e Sidney, per il pessimo governo di varii successivi principi, Fletcher aveva concepito una forte ripugnanza alla monarchia ereditaria. Eppure non amava la democrazia. Era capo d'un'antica famiglia normanna, ed orgoglioso della propria stirpe; bel parlatore, forbito scrittore, e vanitoso della sua superiorit intellettuale. E come gentiluomo e come dotto, guardava con disdegno la plebe; ed era tanto poco inchinevole a porre nelle mani di quella il potere politico, da crederla perfino inetta a fruire della libert personale. Ella  curiosissima circostanza, come questo uomo, il pi onesto, intrepido e irremovibile repubblicano de' tempi suoi, dovesse essere stato l'autore di un sistema, in cui gran parte delle classi operaie di Scozia venivano ridotte in ischiavit. Davvero, ei vivamente somigliava a quei senatori romani, i quali mentre odiavano il nome di Re, difendevano con inflessibile orgoglio i privilegi dell'ordine loro contro le usurpazioni della moltitudine, e governavano gli schiavi e le schiave loro per mezzo del ceppo e del flagello.
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12. Condotta irragionevole de' fuorusciti scozzesi.
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Amsterdam fu il luogo dove ragunaronsi i fuorusciti scozzesi ed inglesi. Argyle ci and dalla Frisia, Monmouth dal Brabante. Tosto si conobbe, gli esuli quasi nulla avere di comune, tranne l'odio contro Giacomo, e la impazienza di rimpatriare. Gli Scozzesi sentivano gelosia degl'Inglesi, e questi di quelli. Le alte pretese di Monmouth offendevano Argyle, il quale, altero dell'antica nobilt e d'essere legittimamente disceso da sangue regio, non amava punto rendere omaggio a colui ch'era frutto d'un amore vagabondo ed ignobile. Ma fra tutte le dissensioni che turbavano la piccola banda de' fuorusciti, la pi seria fu quella che sorse tra Argyle e parte de' suoi seguaci. Alcuni degli esuli scozzesi, in un lungo corso d'opposizione alla tirannide, avevano acquistata tanta infermit d'intendimento e di tempra, da render loro insopportabile il freno pi giusto e necessario. Sapevano di non potere tentar nulla senza Argyle. Avrebbero dovuto conoscere, che non volendo correre diritto alla propria rovina, era mestieri o che ponessero piena fiducia nel loro capo, o che deponessero ogni pensiero d'impresa militare. La esperienza ha pienamente provato che, in guerra, ogni operazione, dalle altissime alle infime, dovrebbe essere diretta da una mente sola, e che ogni agente subordinato dovrebbe obbedire implicitamente, valorosamente e con dimostrazione di contento, agli ordini ch'egli disapprova, o le cui ragioni ei non conosce. Le assemblee rappresentative, le pubbliche discussioni, e tutti gli altri impedimenti, onde ne' civili negozi i governanti sono infrenati perch non abusino del potere che hanno tra mani, in un campo di battaglia sono cose fuori di luogo. Machiavelli dirittamente attribuiva molti dei disastri di Venezia e di Firenze alla gelosia che spingeva quelle repubbliche a immischiarsi in ogni atto de' loro capitani(413). La usanza che era in Olanda di mandare negli eserciti deputati, senza il cui consentimento non potesse farsi nulla d'importante, fu quasi egualmente perniciosa. Senza dubbio, non  punto certo che un capitano, al quale nell'ora del pericolo sia stato affidato un potere dittatorio, lo deponga pacificamente nell'ora del trionfo; e questa  una delle tante considerazioni che dovrebbe fare esitare gli uomini innanzi che si determinassero a rivendicare con la spada la libert pubblica. Ma ove deliberino tentare le sorti della guerra, essendo savii, porranno nelle mani del loro capo quella piena autorit, senza la quale non pu bene condursi la guerra. Pu darsi, che dandogli tale autorit, egli diventi un Cromwell o un Napoleone; ma  quasi certo che, negandogliela, la intrapresa loro finisca come quella di Argyle.
Alcuni dei fuorusciti scozzesi, infiammati d'entusiasmo repubblicano, ed affatto privi dell'arte necessaria a condurre i grandi negozi, adoperarono tutta la industria e lo ingegno loro non a ragunare mezzi per l'aggressione che erano per fare contro un formidabile nemico, ma a trovar modi onde infrenare il potere del loro capo, ed assicurarsi contro la sua ambizione. La contenta stupidit onde insistevano a riordinare un'armata come se avessero a riordinare una repubblica, sarebbe incredibile, se non l'avesse ricordata con franchezza e anche con vanto uno di loro(414).
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13. Apparecchi per un tentativo contro l'Inghilterra e la Scozia.
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Alla perfine, composte tutte le differenze, fu deliberato di fare un tentativo sulle coste occidentali della Scozia, che sarebbe tostamente seguito da una discesa in Inghilterra.
Argyle doveva esercitare il comando, di solo nome, in Iscozia; ma ei venne sottoposto al freno d'un Comitato, che riserbava a s tutte le parti pi importanti dell'amministrazione militare. Questo Comitato aveva potest d'indicare il luogo dove dovesse approdare la spedizione, nominare gli ufficiali, soprintendere alla leva delle milizie, aver cura delle provigioni e della munizione. Ci che rimaneva al Generale, era il dirigere le evoluzioni dell'armata nel campo; e fu forzato a promettere che anche in campo, tranne nel caso d'una sorpresa, non avrebbe nulla fatto senza lo assenso di un Consiglio di Guerra.
Monmouth doveva comandare in Inghilterra. La sua anima debole, secondo il consueto, erasi informata dal sentire di coloro che lo circondavano. Le ambiziose speranze, le quali parevano estinte, gli si riaccesero rapidamente in cuore. Rimembrava lo affetto con che lo avevano sempre accolto i popoli delle citt e delle campagne, e s'aspettava di vederli insorgere a centinaia di migliaia per dargli il benvenuto. Rimembrava il buon volere onde i soldati lo avevano ognora obbedito, e lusingavasi di vederseli venire intorno a reggimenti interi. Avvicendavansi di continuo i messaggi incoraggianti che gli erano mandati da Londra. Lo assicuravano che la violenza e la ingiustizia con che s'erano fatte le elezioni, avevano reso frenetica la nazione; che la prudenza de' principali Whig con difficolt era pervenuta a impedire uno scoppio sanguinoso d'ira popolare nel d della incoronazione; e che tutti i grandi Lordi i quali avevano sostenuta la Legge d'Esclusione, erano impazienti di raccogliersi intorno a lui. Wildman, che amava di inculcare il tradimento con parabole, mand a lui dicendo che il Conte di Richmond, appunto duecento anni avanti, era sbarcato in Inghilterra con una mano d'uomini, e pochi giorni appresso era stato incoronato, nel campo di Bosworth, col diadema strappato dalla fronte di Riccardo. Danvers si tolse il carico di fare insorgere la Citt. Il duca fu tratto a credere che, appena innalzato il proprio vessillo, le Contee di Bedford e di Buckingham, Hampshire e Chester, sarebbero corse alle armi(415). Gli si accese, quindi, nell'animo il desio di una intrapresa, dalla quale poche settimane innanzi erasi mostrato aborrente. I suoi concittadini non gl'imposero restrizioni assurde, come quelle che avevano con tanto studio trovate i fuorusciti scozzesi. La sola cosa che da lui richiesero, fu la promessa di non assumere il nome di Re, se prima le sue pretese non fossero sottoposte al giudicio di un libero Parlamento.
Fu deliberato che due Inglesi, Ayloffe e Rumbold, avrebbero accompagnato Argyle in Iscozia, e che Fletcher sarebbe andato con Monmouth in Inghilterra. Fletcher, fino da principio, erasi sinistramente augurato dell'impresa; ma il suo spirito cavalleresco non gli concedeva di schivare un rischio, al quale gli amici suoi parevano impazienti di esporsi. Allorquando Grey ridisse, approvando, ci che Wildman aveva detto intorno a Richmond e a Riccardo, il dotto e riflessivo Scozzese not giustamente, come il secolo decimoquinto assai differisse dal decimosettimo. Richmond era sicuro dello aiuto de' baroni, ciascuno de' quali poteva condurre in campo un'armata di possidenti feudali; e Riccardo non aveva n anche un reggimento di soldati regolari(416).
Gli esuli poterono, in parte coi propri mezzi, in parte con le contribuzioni che avevano raccolto dai loro benevoli in Olanda, raccogliere una somma di pecunia bastevole alle due spedizioni. Poco ottennero da Londra, donde aspettavansi sei mila lire sterline; ma invece di danaro, Wildman mand scuse: il che avrebbe dovuto aprire gli occhi a tutti coloro i quali non erano ostinatamente ciechi. Il duca suppl al difetto impegnando le proprie gioie e quelle di Lady Wentworth. Comprarono armi, munizioni e provigioni, ed equipaggiarono varie navi che erano in Amsterdam(417).
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14. Giovanni Locke.
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E' da notarsi che il pi illustre e gravemente danneggiato degli esuli inglesi, si tenne molto lontano da cotesti temerarii consigli. Giovanni Locke odiava da filosofo la tirannia e la persecuzione; ma in grazia dello intendimento e dell'indole sua, serbossi immune dalle violenze di parte. Aveva avuta grande domestichezza con Shaftesbury, e per ci era caduto in disgrazia della Corte. Nondimeno, la sua prudenza era stata s grande, che poco avrebbe giovato il trascinarlo anche dinanzi ai tribunali parziali e corrotti di quel tempo. Se non che potevano nuocergli in una sola cosa. Essendo egli studente di Christ College nella Universit di Oxford, pensarono di cacciarlo da quel celebre collegio, lui che era il pi grande uomo del quale il collegio si fosse potuto gloriare! Ma ci non era facile. Locke in Oxford erasi astenuto d'esprimere qualsiasi opinione intorno alla politica allora vigente. Venne circuito di spie. Dottori in divinit e Maestri d'Arti non vergognarono di fare il pi vile di tutti i mestieri; quello, cio, d'invigilare le labbra d'un collega, onde riferirne le parole e rovinarlo. La conversazione nella sala veniva appositamente rivolta a subietti delicati; voglio dire alla Legge di Esclusione, e al carattere del Conte di Shaftesbury: ma invano. Locke, senza lasciarsi trasportare da' moti dell'animo, e senza dissimulare, mantenne s fermo silenzio e contegno, che gli strumenti del Governo, stizziti, confessarono di non aver mai veduto un uomo che al pari di lui sapesse cos bene signoreggiare la propria lingua e le proprie passioni. Vedendo che il tradimento non giovava a nulla, fecero uso del potere arbitrario. Dopo d'avere indarno tentato di prendere Locke in fallo, il Governo determin di punirlo innocente. Da Whitehall giunsero in Oxford ordini di cacciarlo via; ordini che il Decano de' Canonici si affrett a mandare ad esecuzione.
Locke viaggiava nel continente per riacquistare la salute, allorch gli giunse la nuova che era stato privato di tetto e di pane senza processo, e senza n anche un avviso. La ingiustizia colla quale era stato trattato, lo avrebbe reso degno di scusa s'egli si fosse appigliato a mezzi violenti per ottenere un riparo. Ma non era uomo da lasciarsi acciecare da un risentimento personale: non si augurava alcun bene de' disegni di coloro che s'erano ragunati in Amsterdam; e chetamente si ritrasse in Utrecht, dove, mentre i suoi compagni di sventura apparecchiavano la propria distruzione, egli attendeva a scrivere la sua celebre Lettera sopra la Tolleranza(418).
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15. Apparecchi fatti dal Governo a difendere la Scozia.
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Al Governo inglese pervenne, senza dubbio, la nuova che qualche cosa macchinavasi dai fuorusciti. Pare che in prima non sospettasse d'una invasione in Inghilterra, ma temeva che Argyle sarebbe tra breve comparso in armi fra mezzo agli uomini della sua trib. E per fu pubblicato un proclama, con cui si ordinava di porre la Scozia in istato di difesa. Fu fatto comandamento che le milizie civiche si tenessero apparecchiate. Tutte le trib ostili al nome di Campbell, si posero in moto. Giovanni Murray, Marchese d'Athol, fu fatto Luogotenente della Contea d'Argyle, ed a capo di una gran torma de' suoi seguaci, occup il castello d'Inverary. Parecchi individui sospetti vennero messi in carcere. Altri furono astretti a dare ostaggi. Mandarono vascelli da guerra ad incrociare presso l'isola di Bute; e parte dell'esercito d'Irlanda fu fatto marciare verso la costa di Ulster(419).
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16. Colloquio di Giacomo con gli ambasciatori olandesi; sforzi inefficaci del Principe d'Orange e degli Stati Generali per impedire Argyle d'imbarcarsi.
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Intanto che in Iscozia facevansi tali apparecchi, Giacomo chiam a s Arnaldo Van Citters, che stava in Inghilterra come ambasciatore delle Provincie Unite; ed Everardo Van Dykvelt, il quale, dopo la morte di Carlo, era stato inviato dagli Stati Generali con missione speciale di condoglianza e congratulazione. Il Re disse d'avere ricevuto da fonti incontrastabili nuova dei disegni che macchinavano contro il suo trono i suoi sudditi fuorusciti in Olanda. Alcuni di loro erano gente da forche, cui null'altro che una singolare provvidenza di Dio aveva impedito di commettere un esecrando assassinio; e stava fra loro il signore del luogo scelto ad eseguirvi il macello.
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"Tra tutti i viventi" soggiunse il Re "Argyle ha i maggiori mezzi di nuocermi; e tra tutti i luoghi, la Olanda  quello d'onde pu partire un colpo contro me." Citters e Dykvelt assicurarono la Maest Sua, che ci ch'ella aveva detto, sarebbe stato sollecitamente comunicato al Governo da essi rappresentato, e speravano fermamente che verrebbe fatto ogni sforzo a satisfare il desiderio di quella(420).
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Gli ambasciatori, esprimendo tale speranza, dirittamente parlavano. Il Principe d'Orange e gli Stati Generali erano a quel tempo molto desiderosi che della ospitalit olandese non si facesse abuso rispetto a cose delle quali il Governo inglese avesse potuto muovere giusta doglianza. Giacomo aveva poco innanzi dette parole che facevano sperare come ei non si sarebbe pazientemente sottoposto al predominio della Francia. Pareva probabile che avrebbe assentito a formare un'alleanza con le Provincie Unite e la Casa d'Austria. Era, quindi, nell'Aja estrema sollecitudine di evitare tutto ci che lo avesse potuto offendere. Lo interesse personale di Guglielmo era anche in questa occasione identico a quello del suo suocero.
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Ma il caso era uno di quelli che richiedono rapidit e vigoria d'azione; e la natura delle istituzioni batave rendeva ci impossibile. La Unione d'Utrecht, rozzamente formatasi fra mezzo al trambusto d'una rivoluzione a fine di ovviare agli estremi bisogni della cosa pubblica, non era stata deliberatamente riesaminata e resa pi perfetta in tempi tranquilli. Ciascuna delle sette repubbliche avvincolate da quella Unione, serbavano quasi tutti i diritti di sovranit, e li difendevano gelosamente contro il Governo centrale. E come le Autorit federali non avevano i mezzi di farsi prontamente obbedire dalle provinciali, cos queste non gli avevano per ottenere pronta obbedienza dalle municipali. La sola Olanda comprendeva diciotto citt, ciascuna delle quali era per molti rispetti uno stato indipendente, e geloso che altri s'immischiasse nelle sue faccende.
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Se i reggitori di una tale citt ricevevano dall'Aja un ordine che fosse loro spiacevole, o non se ne davano punto pensiero, o languidamente e tardi lo eseguivano. In alcuni Consigli municipali, a dir vero, la influenza del Principe d'Orange era onnipotente. Ma per isventura, il luogo dove gli esuli inglesi eransi raccolti, e i loro navigli stavano equipaggiati, era la ricca e popolosa Amsterdam, i cui magistrati erano capi della fazione avversa al governo federale ed alla Casa di Nassau. L'amministrazione marittima delle Provincie Unite era condotta da cinque diversi uffici d'Ammiragliato; uno de' quali, residente in Amsterdam, in parte era nominato dalle Autorit della citt, e sembra che fosse animato dallo spirito di quelle.
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Tutte le cure del Governo federale adoperate a porre ad effetto ci che Giacomo desiderava, andarono a vuoto per i sutterfugi de' reggitori d'Amsterdam, e per gli errori del Colonnello Bevil Skelton, che pur allora era arrivato in Olanda come inviato del Governo inglese. Skelton aveva abitato in Olanda al tempo delle civili perturbazioni della Inghilterra, e quindi veniva reputato adatto a quell'ufficio(421); ma veramente, egli non era buono n per quella n per qual si fosse altra situazione diplomatica. Taluni espertissimi giudici degli umani caratteri affermarono ch'egli era il pi leggiero, volubile, passionato, presuntuoso e ciarliero degli uomini(422).
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Non fece diligenti indagini intorno a ci che i refugiati facevano, finch tre navi equipaggiate per la spedizione di Scozia si posero in salvo fuori del Zuyder Zee, finch le armi, le munizioni e le vettovaglie furono sul bordo, e i fuorusciti s'imbarcarono. Allora, invece di rivolgersi, siccome avrebbe dovuto fare, agli Stati Generali, che ragunavansi accanto alla sua casa, sped un messo ai magistrati d'Amsterdam, richiedendoli di fermare le navi sospette. I magistrati d'Amsterdam risposero, che lo ingresso nel Zuyder Zee era fuori della loro giurisdizione, e lo rimandarono al Governo federale. Vedevasi chiaramente che ci era una pretta scusa, e che se gli Stati d'Amsterdam avessero davvero voluto impedire la partenza di Argyle, non avrebbero messa in mezzo difficolt veruna.
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Skelton, quindi, si rivolse agli Stati Generali, i quali mostraronsi dispostissimi a fare quanto egli chiedeva; e perch il caso era urgente, misero da banda la usanza che ordinariamente osservavano nella espedizione degli affari. Nel d medesimo ch'egli fece loro la sua dimanda, fu spedito allo Ammiragliato d'Amsterdam un ordine esattamente conforme a quanto egli aveva richiesto. Ma tale ordine, a cagione di certe erronee informazioni da lui ricevute, non descriveva precisamente la situazione delle navi. Dicevasi che fossero nel Texel, ma erano nel Vlie. Lo Ammiragliato d'Amsterdam si giov di cotesto errore per non far nulla; e innanzi che lo sbaglio venisse chiarito, le tre navi ormai veleggiavano(423).
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17. Argyle si parte dall'Olanda.
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Le ultime ore che Argyle pass sulle coste d'Olanda, furono ore di grande ansiet. Gli stava da presso un vascello da guerra olandese, che in un istante, scaricando le batterie, avrebbe potuto far finire la sua spedizione. Attorno alla sua piccola flotta vagava una barca, sopra la quale si stavano co' cannocchiali in mano parecchi individui, ch'egli credeva spie. Ma nulla fu tentato d'efficace a fermarlo, e nel pomeriggio del d secondo di maggio prese il largo, con un vento favorevole.
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Il viaggio fu prospero. Il d 6 erano in vista alle Orcadi. Argyle, sconsigliatamente, gett l'ncora a Kirkwall, e concesse a due de' suoi che scendessero a terra. Il vescovo gli fece prendere. Gli esuli tennero sopra a questa sciagura una lunga e animata discussione; imperocch, dal principio sino al fine della spedizione, comunque fredda e irresoluta fosse stata la loro condotta, nel discutere non mostrarono mai difetto di calore e di perseveranza. Alcuni opinavano di aggredire Kirkwall; altri di procedere senza indugio verso la contea di Argyle. Finalmente, al Conte venne fatto di porre le mani addosso ad alcuni gentiluomini che abitavano presso la costa dell'isola, e propose al vescovo uno scambio di prigionieri. Il vescovo non rispose; e la flotta, dopo d'avere perduti tre giorni, rimise alla vela.
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18. Sbarca in Iscozia.
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Questo indugio corse pieno di pericoli. Si seppe immantinente in Edimburgo, che la squadra de' ribelli aveva toccato le Orcadi. Furono subito poste in movimento le truppe. Allorquando il Conte arriv alla sua provincia, trov fatti gli apparecchi a respingerlo. In Dunstaffnage mand a terra Carlo, suo secondo figlio, perch chiamasse alle armi i Campbell. Ma Carlo torn con triste nuove. I pastori e i pescatori erano pronti a raccogliersi sotto il vessillo di Mac Callum More; ma de' capi delle trib, alcuni erano in carcere, altri fuggiaschi. Que' gentiluomini che erano rimasti nelle loro case, o erano bene affetti al Governo, o temevano di muoversi; e, ricusarono infino di vedere il figlio del loro capo. Da Dunstaffnage la piccola flotta processe a Campbelltown, presso la riva meridionale della penisola di Kintyre. Quivi il Conte pubblic un proclama, scritto in Olanda, sotto la direzione del Comitato, da Giacomo Stewart, avvocato scozzese, il quale pochi mesi dopo adoper la sua penna a scopo ben differente.
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In quella scrittura erano esposte, con vigoria di parole che talvolta trascorrevano alla scurrilit, molte doglianze vere, e molte immaginarie. Vi si accennava come Carlo fosse morto di veleno. Dichiaravasi che fine precipuo della spedizione era di sopprimere onninamente non solo il Papismo, ma la Prelatura, che veniva chiamata la radice e il germoglio pi tristo del Papismo; e tutti gli onesti Scozzesi venivano esortati ad operare valorosamente per la causa della loro patria e del loro Dio.
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Per quanto Argyle fosse zelante di quella ch'egli considerava come religione pura, non ebbe scrupolo di praticare un rito mezzo papale e mezzo pagano. La croce di tasso misteriosa, pria accesa, e poi spenta nel sangue di una capra, fu mandata a convocare tutti i Campbell dagli anni sedici ai sessanta. L'istmo di Tarbet fu stabilito come luogo di convegno. La rassegna, ancorch fosse piccola in paragone di quel che sarebbe stata se il coraggio e il vigore delle trib non fossero stati oppressi, fu nondimeno formidabile. Tutte le forze raccolte ascendevano a mille ottocento uomini. Argyle part i suoi montanari in tre reggimenti, e si pose a nominare gli ufficiali.
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19. Contende coi suoi seguaci.
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Le dispute, gi cominciate in Olanda, non erano mai cessate per tutto il corso della spedizione; ma a Tarbet si fecero pi violente che mai. Il Comitato voleva immischiarsi anche nell'autorit patriarcale che il Conte esercitava sopra i Campbell, e non voleva concedergli di stabilire a suo arbitrio i gradi militari de' suoi consorti. Mentre cotesti litigiosi faccendieri studiavansi di spogliarlo del potere ch'egli aveva sopra le montagne, mandavano e ricevevano lettere, senza mai mostrarle a colui che aveva nome di Generale, dagli uomini delle pianure. Hume e i suoi colleghi s'erano riserbata la soprintendenza delle provigioni, e conducevano questa parte importantissima dell'amministrazione della guerra con una profusione che male si sarebbe potuta distinguere dalla disonest; lasciavano guastar l'armi, consumare le vettovaglie, e vivevano gozzovigliando, l dove avrebbero dovuto a tutti i loro sottoposti porgere esempio di temperanza.
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La grande questione era di determinare se la sede della guerra dovesse essere nelle montagne o nelle pianure. La prima cosa che il Conte voleva conseguire, era di stabilire la propria autorit negli aviti dominii, cacciare gl'invasori che dalla Contea di Perth s'erano gettati su quella di Argyle, e insignorirsi dell'antica residenza della propria famiglia in Inverary. Allora avrebbe potuto sperare di avere quattro o cinquemila spade sotto il suo comando. Con tali forze avrebbe potuto difendere quelle selvagge contrade contro il potere dello intero Regno di Scozia, e assicurarsi un ottimo punto ad offendere l'inimico. Pare che questo partito fosse(424) il pi savio fra quanti gliene rimanessero. Rumbold, ch'era stato educato in una insigne scuola militare, e come Inglese poteva tenersi per arbitro imparziale fra le fazioni scozzesi, fece ogni sforzo per rinvigorire il braccio del Conte.
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Ma Hume e Cochrane erano estremamente intrattabili. La gelosia che sentivano d'Argyle era, in verit, pi forte del desiderio che avevano perch la impresa avesse prospero successo. S'accrsero come egli tra i suoi monti e laghi, e a capo di un'armata massimamente composta delle sue proprie trib, avrebbe potuto vincere ogni opposizione ed esercitare piena autorit di Generale. Andavano sussurrando, che i soli ai quali la buona causa stesse a cuore, erano gli uomini delle pianure, e che i Campbell erano corsi alle armi n per la libert n per la Chiesa di Dio, ma solo per Mac Callum More. Cochrane dichiar che, se fosse dipeso da lui, sarebbe andato alla Contea d'Ayr, senza avere altro in mano che un forcone. Argyle, dopo una lunga resistenza, assent, contro il proprio giudicio, a dividere la sua piccola armata; e si rimase con Rumbold nelle montagne. Cochrane e Hume capitanavano le forze che s'imbarcarono per invadere le pianure.
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Cochrane mirava alla Contea di Ayr; ma la costa di Ayr era guardata dalle fregate inglesi, e agli avventurieri fu forza risalire la corrente del Clyde fino a Greenock, allora piccolo villaggio di pescatori, che consisteva in una sola fila di tugurii di legno, e adesso  ricco e florido porto, i cui proventi doganali ascendono a una somma cinque volte maggiore della intera rendita che gli Stuardi ricavavano dal Regno di Scozia. Parte della milizia civica era appostata in Greenock; ma Cochrane, che pativa difetto di provigioni, deliber d'approdare. Hume si oppose. Cochrane fece comandamento ad un ufficiale, chiamato Elphinstone, che immantinente conducesse in una barca venti uomini sulla spiaggia. Ma lo spirito litigioso de' capi erasi propagato in tutte le file.
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Elphinstone rispose, ch'egli non era tenuto ad obbedire se non ai comandi ragionevoli; che considerava quell'ordine come irragionevole; in somma, che non voleva andarci. Il Maggiore Fullarton, prode uomo, stimato da tutti, ma peculiarmente diletto ad Argyle, assunse l'incarico di andare a terra con soli dodici uomini; e cos fece, malgrado il fuoco che veniva dalla costa. Ne segu una lieve zuffa. La milizia civica indietreggi. Cochrane entr in Greenock e fece provigioni di vettovaglie, ma non trov le genti disposte ad insorgere.
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20. Disposizione del popolo scozzese.
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Difatti, l'opinione pubblica in Iscozia non era quale gli esuli, traviati dallo acciecamento comune agli esuli in tutti i tempi, avevano supposto che fosse. Il Governo certamente era meritevole d'odio, e tenuto in abborrimento; ma i malcontenti, scissi in partiti, erano l'uno all'altro cos avversi quasi come ai governanti, n alcuno di tali partiti inchinava a congiungersi con gl'invasori. Molti credevano che la insurrezione non avesse probabilit di prospero successo; lo spirito di molti altri era prostrato per lunga e crudele oppressione. Eravi, a vero dire, una classe d'entusiasti, poco avvezzi a calcolare le probabilit, e dalla oppressione non domati, ma resi frenetici. Costoro vedevano poca differenza tra Argyle e Giacomo.
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L'ira loro era giunta a tal segno, che quello che a chiunque altro sarebbe sembrato bollente zelo, pareva loro tepidezza Laodicea. La vita trascorsa del Conte era macchiata di ci ch'essi consideravano come vilissima apostasia. Quegli stessi montanari da lui adesso condotti ad estirpare la prelatura, pochi anni prima erano stati da lui medesimo chiamati a sostenerla. E siffatti schiavi, che nulla sapevano e nulla curavansi della religione, pronti a combattere per il Governo sinodale, per lo Episcopato, per il Papismo, secondo che a Mac Callum More fosse piaciuto comandar loro, potevano eglino essere buoni alleati del popolo di Dio? Il proclama, per quanto indecente e intollerante fosse nella forma, agli occhi di cotesti fanatici era componimento codardo e mondano.
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Una riforma qual Argyle intendeva stabilire, e quale fu poi stabilita da altro pi potente e fortunato liberatore, sembrava loro che non valesse un conflitto. Essi avevano mestieri non solo della libert di coscienza per s stessi, ma d'assoluto dominio sopra la coscienza altrui; non solo della dottrina, della politica, e del culto de' Presbiteriani, ma della Convenzione in tutto il suo estremo rigore. Nulla poteva contentarli se non questo, che ogni fine per cui esiste la societ civile venisse sacrificato al predominio d'un sistema teologico. Chiunque credeva che nessuna forma di Governo ecclesiastico valesse il violare la carit cristiana, e raccomandava armonia e tolleranza, secondo la frase loro, tentennava tra Jehovah e Baal.
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Chiunque condannava quegli atti, come lo assassinio del Cardinale Beatoun e dell'Arcivescovo Sharpe, cadeva nel medesimo peccato per cui Saul era stato detto indegno d'essere re d'Israele. Tutte le usanze che fra gli uomini inciviliti e cristiani mitigano gli orrori della guerra, erano abominazioni al cospetto del Signore. Non doveva darsi n accettare quartiere. Un Indiano furibondo che meni coltellate a destra e a sinistra, un cane arrabbiato inseguito dalla folla, erano gli esempj da imitarsi dai guerrieri che combattevano per la propria difesa. A tutte le ragioni che dirigono la condotta degli uomini di Stato e dei capitani, le menti di quegli zelanti erano al tutto inaccessibili.
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Se un uomo si fosse rischiato ad addurle, era argomento bastevole per escluderlo dal numero de' fedeli. Se non v'era la benedizione del Cielo, di poca efficacia sarebbero state le arti degli astuti politici, e de' vecchi capitani, le armi venute dall'Olanda, i reggimenti de' non rigenerati Celti discesi dalle montagne di Lorn. Se, dall'altro canto, il tempo del Signore era giunto, egli poteva, come in antico, ordinare che le cose stolte del mondo confondessero le savie, e poteva salvare con pochi egualmente che con molti. Gli spadoni d'Athol e le baionette di Claverhouse sarebbero state impotenti a resistere ad armi frivole come la fionda di David o la secchia di Gedeone(425).
Cochrane avendo veduto essere impossibile fare insorgere le popolazioni a mezzod del Clyde, and a congiungersi con Argyle, che era nell'isola di Bute.
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Il Conte di nuovo propose di fare un tentativo sopra Inverary, e di nuovo incontr pertinacissima opposizione. Gli abitanti delle marine si posero dalla parte di Hume e di Cochrane. I montanari obbedirono ciecamente ai comandi del loro capo. V'era ragione di temere che i due partiti venissero a conflitto; e il timore d'un tanto disastro indusse il Comitato a fare qualche concessione. Il castello di Ealan Chiering, posto sulle bocche di Loch Riddan, fu scelto come capo luogo d'armi. Quivi sbarcarono le provigioni militari. La squadra ancor presso alle mura in un luogo, dove rimaneva protetta da rocce e secche tali, che pensavasi nessuna fregata le potesse passare. Vi fecero nuovi ripari; eressero una batteria di piccoli cannoni presi dalle navi. Il comando del forte fu sconsigliatamente affidato ad Elphinstone, il quale aveva per prova fatto conoscere d'essere pi disposto a disputare coi comandanti, che a combattere con l'inimico.
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Adesso per poche ore si fece mostra di qualche energia. Rumbold prese il castello di Ardkinglass. Il Conte scaramucci vittoriosamente con le truppe d'Athol, e stava per procedere verso Inverary, quando le gravissime nuove giunte dalle navi, e i litigi nel Comitato, lo forzarono a tornare addietro. Le fregate regie s'erano spinte pi presso ad Ealan Chiering di quel che si credeva possibile. I gentiluomini delle pianure ricusarono positivamente di avanzarsi oltre verso le montagne. Argyle corse frettolosamente ad Ealan Chiering. Ivi propose di aggredire le fregate. Vero  che le sue navi erano poco atte a sostenere simigliante incontro; ma sarebbero state soccorse da una flottiglia di trenta grosse barche da pescare, ciascuna delle quali era bene equipaggiata di montanari armati. Il Comitato, nondimeno, ricus di porgere ascolto a tale proposta, e ne rese impossibile la esecuzione facendo nascere un tumulto fra' marinaj.
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Quindi, tutto fu confusione e scoraggimento. Le provvigioni erano state cos male amministrate dal Comitato, che mancavano le vettovaglie alle truppe. I montanari perci disertavano a centinaia; e il Conte, col cuore lacerato dalla propria sciagura, cesse alla urgenza di coloro che pertinacemente seguitavano ad insistere ch'egli marciasse verso le pianure.
La piccola armata, adunque, si affrett a giungere alla sponda di Loch Long, travers sulle barche quel passo, ed approd alla Contea di Dumbarton. Ivi, il d seguente, pervenne la nuova che le fregate avevano forzato il passo, che tutte le navi del Conte erano state prese, e che Elphinstone era fuggito da Ealan Chiering, lasciando il castello e le munizioni al nemico.
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Ci che rimaneva a fare, era d'invadere, malgrado ogni svantaggio, le pianure. Argyle deliber di spingersi arditamente fino a Glasgow. Ma appena ebbe ci detto, coloro stessi, i quali fino a quel momento lo avevano istigato a piombare celeremente sulle pianure, spaventati, disputavano, protestavano; e quando videro che n ragionamenti n rimostranze giovavano, fecero disegno d'insignorirsi delle barche e fuggire, lasciando il loro Generale e gli uomini suoi a vincere o perire senza soccorso. Tale disegno and fallito; e i vigliacchi che lo avevano concepito, furono costretti a dividere co' pi valorosi i rischi della estrema prova dell'armi.
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Mentre gl'insorgenti procedevano fra mezzo al paese che giace tra Loch Long e Loch Lomond, furono continuamente infestati dalle milizie civiche. Seguirono alcune scaramucce, in cui il Conte ebbe prospera la ventura; ma le bande da lui respinte, nello indietreggiare, sparsero la nuova del suo avvicinarsi, e tosto dopo ch'egli ebbe varcato il fiume Leven, trov un forte corpo di truppe regolari ed irregolari apparecchiato a fargli fronte.
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Egli opinava doversi dare battaglia. Ayloffe assentiva. Ma Hume dichiar, che provocare il nemico sarebbe stata demenza. Vide un reggimento in uniforme scarlatto. Pens che altri ve ne fossero dietro. Aggredire tante forze sarebbe stato un correre a morire. Il miglior partito da prendere, era quello di tenersi cheti fino a notte, ed allora ritirarsi.
Ne segu un aspro alterco, che Rumbold, ponendosi di mezzo, a stento riusc a sedare. Era la sera. Le armate nemiche accampavano a poca distanza l'una dall'altra. Il Conte provossi a proporre un'aggressione notturna, e di nuovo le sue parole andarono a vuoto.
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21. Le forze d'Argyle vengono disperse, ed egli  fatto prigioniero.
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Dacch erasi deliberato di non combattere, altro non rimaneva a fare che prendere il partito proposto da Hume. Era probabile che, levando il campo secretamente, e procedendo tutta la notte traverso scopeti e pantani, il Conte si sarebbe vantaggiato di molte miglia sull'inimico, e sarebbe potuto giungere senza altri ostacoli a Glasgow. Lasciarono accesi i fuochi del campo e si posero a marciare. E qui i disastri cominciarono ad avvicendarsi. Le guide, perduta la traccia traverso agli scopeti, condussero l'armata nei marosi. Non fu possibile serbare l'ordine militare fra soldati indisciplinati e scoraggiati, sotto un cielo tenebroso e in un terreno traditore e ineguale.
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La paura in mille guise si sparse nelle disordinate file. Ciascuna ombra, ciascun rumore pareva indicare lo avvicinarsi del nemico. Alcuni ufficiali contribuirono a spargere il terrore che avevano debito di calmare. L'armata aveva preso sembiante d'una caterva di plebe, e cominci a disperdersi. Gl'insorti fuggivano a torme sotto il velo della notte. Rumbold, e alcuni altri uomini valorosi, i quali nessun pericolo avrebbe atterriti, smarrirono il cammino, e non poterono ricongiungersi col corpo principale dell'armata. Allo spuntare del giorno, soli cinquecento fuggiaschi si raccolsero in Kilpatrick, stanchi e scuorati.
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Ogni pensiero di continuare la guerra era cessato; ed era chiaro che i capi della spedizione avrebbero incontrate non poche difficolt a salvare la vita. Si dettero a fuggire per varie direzioni. Hume giunse salvo sul continente. Cochrane fu preso e mandato a Londra. Argyle sperava di trovare un asilo sicuro sotto il tetto d'uno de' suoi antichi servi che abitava presso Kilpatrick. Ma gli fall la speranza; e gli fu forza di varcare il Clyde. Prese le vesti di contadino, dicendo d'essere la guida del Maggiore Fullarton, la cui coraggiosa fedelt stette salda contro ogni pericolo. I due amici viaggiarono insieme per la Contea di Renfrew fino a Inchinnan.
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Ivi il Black Cart e il White Cart - due fiumi che ora scorrono traverso a prospere citt, e muovono le ruote di molte fattorie, ma allora compivano il loro corso tranquillo fra mezzo a pascoli e scopeti - si congiungono insieme innanzi di gettarsi nel Clyde. L'unico guado per cui i viandanti potessero passare, era guardato da una mano di milizia civica. Vennero fatte loro alcune dimande. Fullarton provossi di far cadere il sospetto sopra s solo, perch al compagno non si badasse. Ma gl'interrogatori suspicavano che la guida non fosse il rozzo villano che pareva. Gli posero le mani addosso. Argyle si spinse d'un salto nelle acque, ma immantinente fu preso. Lott per breve tempo contro cinque aggressori; ma non avendo altre armi, tranne le sue pistole da tasca, le quali, inoltre, erano s bagnate, a cagione d'essersi immerso nell'acqua, che non vollero prendere fuoco, fu gettato a terra da un colpo di spadone, e messo in custodia.
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Confess d'essere il Conte d'Argyle, forse sperando che il suo gran nome avrebbe mossi a riverenza e piet coloro dai quali era stato preso. E davvero, ne furono molto commossi, come quelli che erano semplici Scozzesi d'umile condizione; e bench fossero corsi alle armi a pro della Corona, probabilmente preferivano l'ordinamento e il culto della Chiesa Calvinistica, ed erano assuefatti a riverire il loro prigione come capo d'una casa illustre e campione della Fede Protestante.
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Ma quantunque fossero manifestamente commossi, tanto che alcuni ne piangevano, non vollero perdere una pingue rimunerazione, ed incorrere nella vendetta d'un Governo implacabile. Condussero, quindi, il prigione a Renfrew. L'uomo che fu parte principale nella presura del Conte, chiamavasi Riddell. Per questa ragione, tutta la stirpe de' Riddell, per pi d'un secolo, fu tenuta in abborrimento dalla gran trib di Campbell. I nostri vecchi si ricordano ancora che quando un Riddell andava ad una fiera nella Contea d'Argyle, era costretto ad assumere un falso nome.
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Ora comincia la parte pi splendida della vita d'Argyle. Fin qui la sciagurata impresa non gli aveva arrecato se non rimprovero e scherno. Il pi grande de' suoi errori fu di non avere risolutamente ricusato d'accettare il nome senza il potere di Generale. Se si fosse tenuto tranquillo nel suo ritiro di Frisia, in pochi anni sarebbe stato richiamato onorevolmente alla patria, e sarebbe stato annoverato fra i principali ornamenti e sostegni della Monarchia costituzionale. Se avesse condotta la espedizione a seconda del proprio giudicio, e menato con seco nessuni altri seguaci che quelli i quali erano implicitamente apparecchiati ad obbedire a tutti gli ordini suoi,  possibile ch'egli avesse compito qualche cosa di grande; avvegnach sembri non avere avuto difetto di coraggio, d'operosit, d'espertezza, ma solamente d'autorit. Avrebbe dovuto conoscere che tra tutti i difetti, questo  il pi fatale. Non pochi eserciti hanno vinto sotto capitani privi di doti eminenti.
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Ma quale esercito comandato da un circolo che sempre discuta, ha mai evitato il disonore e la sconfitta?
La grave calamit che era accaduta ad Argyle, fece s ch'egli potesse mostrare con prove evidenti quale specie d'uomo ei si fosse. Dal giorno in cui abbandon la Frisia, fino a quello in che i suoi seguaci si dispersero a Kilpatrick, egli non aveva mai operato liberamente. Aveva portata la responsabilit d'una lunga serie di azioni, che in cuor suo disapprovava. Finalmente, era libero d'agire a suo modo. La cattivit gli aveva ridata la nobile libert di governare s stesso in tutte le parole ed azioni sue, secondo il senso ch'egli aveva del diritto e della convenienza. Da quell'istante, divent come ispirato di nuova virt e saviezza. Il suo intelletto parve rinvigorirsi e concentrarsi, il suo carattere morale elevarsi, e ad un tempo addolcirsi. La insolenza de' vincitori non tralasci nulla che potesse porre alla prova la tempra d'un uomo altero della sua antica nobilt e del suo dominio patriarcale. Il prigione fu trascinato in trionfo per le vie d'Edimburgo. And a piedi e col capo scoperto per tutta quella strada maestra, che, ombreggiata da anneriti e giganteschi edifici di pietra, da Holyrood conduce al Castello.
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Lo precedeva il carnefice, portando il ferale strumento che doveva recidergli la testa. Il partito vittorioso non aveva dimenticato come, trentacinque anni innanzi, il padre d'Argyle avesse capitanata la fazione che pose a morte Montrose. Prima di quell'avvenimento, la casa di Graham e quella di Campbell non si portavano scambievole affetto; e poscia, erano sempre state in mortale conflitto. Posero cura che il prigione passasse per la medesima porta e per le vie medesime per le quali Montrose era stato trascinato al medesimo patibolo(426). Come il Conte pervenne al Castello, gli furono posti i ceppi ai piedi, e gli fu detto che soli pochi giorni gli rimanevano a vivere. Era stato deliberato di non fargli processo per il nuovo delitto, ma porlo a morte per virt della sentenza profferitagli contro vari anni prima; sentenza cotanto sciaguratamente ingiusta, che i legisti pi servili e senza cuore che fossero in quel tempo, non ne potevano parlare senza sentirne vergogna.
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Ma n la ignominiosa processione di High Street, n il vicino spettacolo della morte, valsero a perturbare la gentile e maestosa pazienza d'Argyle. La sua forza d'animo ebbe a sottostare a pi dura prova. Gli fu posta avanti gli occhi una lista di domande per ordine del Consiglio Privato. Rispose solo a quelle alle quali poteva rispondere senza porre a pericolo nessuno de' suoi amici, e ricus di dire pi oltre. Gli fu detto, che ove non s'inducesse a rispondere appieno, sarebbe stato messo alla tortura. Giacomo, che di certo dolevasi di non potere gustare la volutt di vedere con gli occhi propri Argyle posto allo stivaletto, sped ad Edimburgo positivi comandamenti di non tralasciare cosa alcuna che potesse strappare dalle labbra del traditore confessioni contro gl'implicati nel tradimento.
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Ma ogni minaccia fu vana. Con i tormenti e la morte innanzi lo sguardo, Mac Callum More pens assai meno a s stesso, che a' poveri uomini suoi. "Sono stato oggi occupato" scrisse egli dal carcere "a trattare per loro, e non senza qualche speranza. Ma questa sera sono giunti ordini che mi dannano a morire luned o marted; e debbo essere posto alla tortura, ove io non risponda con giuramento alle domande. Nonostante, spero che Dio mi sosterr."
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La tortura non gli fu inflitta. Forse la magnanimit della vittima aveva commossi i vincitori ad insolita commiserazione. Not egli stesso, come essi in prima lo avessero aspramente trattato, e poi tosto cominciassero ad usargli cortesia e rispetto. Dio, diceva egli, aveva mansuefatti i loro cuori. Vero  che a liberarsi dalle estreme crudelt de' suoi nemici, non trad nessuno degli amici suoi. L'ultimo d della sua vita scrisse queste parole: "Non ho nominato nessuno per recargli danno. Ringrazio Dio che mi ha mirabilmente sostenuto."
Compose il proprio epitaffio, che  una breve poesia, pregna di pensiero e di spirito, di stile semplice e vigoroso, e non ispregevole per la versificazione. In esso lamentava che, quantunque i suoi nemici gli avessero ripetutamente decretata la morte, i suoi amici gli erano stati anche pi crudeli.
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Il commento di tali espressioni  da trovarsi in una lettera ch'egli diresse ad una signora in Olanda. Ella lo aveva provveduto d'una grossa somma di danari per la spedizione, e perci ei la reputava come avente diritto a conoscere appieno le cagioni onde la impresa era andata in fallo. Lav la fama de' suoi colleghi della macchia di tradimento; ma descrisse la insania, la ignoranza, la faziosa perversit loro, con parole che la loro propria testimonianza prov poi essere ben meritate. Dubit poscia di avere fatto uso d'un linguaggio troppo severo per un cristiano presso a morire, ed in un foglio separato, preg i suoi amici a cancellare ci ch'egli aveva detto di quegli uomini. "Soltanto  d'uopo ch'io confessi" aggiunse egli, con tono mansueto "che essi erano irrefrenabili."
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La pi parte delle sue ore estreme ei pass con molta divozione orando, o conversando affettuosamente con alcuni de' suoi. Non mostr pentirsi della sua ultima impresa, ma deplor con somma emozione d'essersi in prima mostrato compiacente nelle cose religiose alla volont del Governo. Disse che Iddio lo puniva meritamente. Chi per tanto tempo era stato colpevole di codardia e dissimulazione, era indegno d'essere lo strumento di salvazione per lo Stato e la Chiesa. Nondimeno, spesso ripeteva, la causa per la quale egli aveva combattuto, essere la causa di Dio, e dovere sicuramente trionfare. "Non intendo d'esser profeta. Ma ho in cuore un forte presentimento, che il d della liberazione  presso a spuntare." Non  cosa strana che molti zelanti Presbiteriani avessero impressi nella propria mente i detti di lui, e gli avessero poi attribuiti a ispirazione divina.
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La fede e la speranza religiosa, congiunte al coraggio ed alla tranquillit naturale della mente, avevano con tanta efficacia ricomposto il suo spirito nel d in cui egli doveva morire, che desin con appetito, fu gaio nel conversare, e, finito il pranzo, si distese, secondo aveva costume, onde con un breve ristoro di sonno il corpo e la mente si trovassero in pieno vigore nel momento ch'egli doveva salire sul palco. In quel mentre, uno de' Lordi del Consiglio, che, stato probabilmente educato Presbiteriano, s'era dallo interesse lasciato sedurre a congiungersi con gli oppressori di quella Chiesa di cui egli era stato parte, and al Castello recando un messaggio da parte de' suoi confratelli, chiese del Conte, e gli fu risposto che il Conte dormiva.
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Il Consigliere Privato pens che ci fosse un sutterfugio per negargli l'accesso, ed insist di volere entrare. La porta del carcere gli fu spalancata; e vide Argyle carico di ferri, disteso sul letto, dormendo il placido sonno dell'infanzia. Il rinnegato si sent rimordere la coscienza; volse le spalle, e coll'animo turbato, uscendo precipitosamente dal Castello, and a ricoverarsi nella casa di una sua parente che abitava l presso. Ivi si gett sur un letto, e cadde in un'angoscia di rimorso e di rossore. La donna, spaventata agli sguardi e ai gemiti di lui, cred che gli fosse sopraggiunto un accidente, e lo pregava di bere una tazza di vino dolce di Spagna. "No, no," disse egli "ci non mi far bene." Lo preg che le dicesse qual cosa gli dava tanto disturbo.
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"Sono stato" rispose egli "nel carcere di Argyle, e l'ho veduto, non ostante che fra un'ora l'anima sua debba andare all'eternit, dormire, quanto uomo possa fare, dolcemente; mentre io..."
Il Conte, levatosi di letto, erasi apparecchiato a sostenere gli estremi dolori della vita. Prima, fu condotto per High Street nel Palazzo del Consiglio, nel quale doveva rimanere quel poco che mancava all'ora della esecuzione della giustizia. In quell'intervallo di tempo, chiese penna e calamaio e scrisse a sua moglie. "Cuor mio! Dio  immutabile. Egli mi  stato sempre largo di bont e di grazia; e non v' luogo che me ne privi. Perdona a tutti i falli miei; e consolati in lui, nel quale soltanto  da trovarsi ogni consolazione. Il Signore sia teco, e ti benedica e ti conforti, o mia cara. Addio."
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22. E' decapitato.
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Era giunto il momento di partire dal Palagio del Consiglio. I sacerdoti che assistevano il prigioniero, non erano della sua medesima religione; ma li ascolt cortesemente, e gli esort a premunire il gregge loro affidato contro quelle dottrine che tutte le Chiese protestanti concordemente condannavano. Sal sul palco, dove la vecchia rozza guigliottina di Scozia, chiamata la Damigella (the Maiden), lo aspettava; e rivolse al popolo un discorso, tessuto del frasario speciale della sua setta, ma imbevuto dello spirito d'una piet tranquilla. Disse come egli perdonasse i suoi nemici, dai quali sperava d'essere perdonato. Una sola acre espressione gli usc dal labbro. Uno de' sacerdoti episcopali che lo assistevano, si fece in sull'orlo del palco, e grid: "Milord muore Protestante." - "S!" disse il Conte, spingendosi avanti, "s! e non solo Protestante, ma acerrimo odiatore del papismo e della prelatura e d'ogni superstizione." Allora abbracci i suoi amici, pose nelle loro mani alcuni ricordi perch li recassero alla consorte e ai figli suoi, s'inginocchi, chin la testa sul ceppo, or brevemente, e fece segno al carnefice. Il suo mozzo capo fu affisso alla cima del Tolbooth, dove quello di Montrose s'era dianzi disfatto(427).
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23. Decapitazione di Rumbold.
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La testa di Rumbold, uomo schietto e valoroso, comecch non iscevro di biasimo, vedevasi gi sul West Port d'Edimburgo. Circondato da colleghi faziosi e codardi, finch dur la espedizione, erasi condotto da soldato educato alla scuola del Gran Protettore, aveva in Consiglio sostenuta valorosamente l'autorit d'Argyle, ed in campo s'era reso ammirevole per la sua tranquilla intrepidezza. Dopo la dispersione dell'armata, fu aggredito da una mano di milizia civica. Si difese disperatamente, e si sarebbe aperta una via fra mezzo ai nemici, se questi non gli avessero azzoppato il cavallo. Mortalmente ferito, fu menato in Edimburgo. Era desiderio del Governo che ei fosse giustiziato in Inghilterra. Ma era cos presso a morire, che se non veniva appeso alle forche in Iscozia, non si sarebbe potuto impiccare affatto; e i vincitori non sapevano rinunciare al piacere d'impiccarlo. Non era da aspettarsi che avrebbero mostrato misericordia ad uno il quale era considerato come capo della congiura di Rye House, ed era possessore dello edifizio da cui quella aveva derivato il nome; ma la insolenza onde trattarono quell'uomo moribondo, parrebbe ai nostri tempi pi miti quasi incredibile. Uno del Consiglio Privato di Scozia lo chiam maledetto scellerato. "Io sono in pace con Dio" rispose Rumbold con calma; "come dunque posso io essere maledetto?"
In fretta fu processato, convinto, e condannato ad essere tra poche ore appeso alle forche, e squartato, presso la croce della citt in High Street. Quantunque non potesse tenersi sulle proprie gambe senza che venisse sorretto da due uomini, si mantenne forte fino allo estremo momento, e sotto il patibolo alz la sua debole voce contro il papismo e la tirannide con tanta veemenza, che gli officiali comandarono si desse ne' tamburi perch il popolo non l'udisse. Diceva d'essere stato amico della Monarchia temperata. Ma non aveva voluto mai credere che la Provvidenza avesse mandato nel mondo pochi uomini in isprone e stivale, pronti a cavalcare, e milioni pronti a lasciarsi imbrigliare e cavalcare. "Voglio" esclam egli "benedire e magnificare il santo nome di Dio, che mi ha ridotto a questo punto non per male alcuno che io abbia fatto, ma per avere propugnata la sua causa in tempi infausti. Se ogni capello del mio capo fosse un uomo, li porrei a rischio tutti per questa contesa."
E mentre era processato, e innanzi di essere giustiziato, parl dell'assassinio con lo abborrimento convenevole a buon cristiano e valoroso soldato. Protest, sulla fede di moribondo, di non avere mai avuto pensiero di commettere tanta scelleratezza. Ma confess francamente d'avere, conversando coi suoi compagni di congiura, nominato la propria casa come luogo dove Carlo e Giacomo si sarebbero potuti assalire con prospero successo; e molto essersi ragionato sopra ci, sebbene nulla si fosse concluso. Potrebbe a prima vista sembrare che cosiffatta confessione fosse incompatibile colla dichiarazione da lui fatta, di aver sempre abborrito dallo assassinio. Ma pare che egli ragionasse secondo una distinzione che aveva tratti in inganno molti de' suoi contemporanei. Per nulla al mondo si sarebbe mai indotto a porre il veleno nel cibo de' due Principi, od a trafiggergli con un pugnale nel sonno. Ma piombare inaspettatamente sopra la torma delle Guardie del Corpo che circuivano il cocchio reale, scambiare colpi di spada e correre la sorte di uccidere o essere ucciso, era, secondo lui, una operazione militare legittima. Le imboscate e le sorprese annoveravansi fra gli ordinari accidenti della guerra. Ciascun vecchio soldato, fosse Cavaliere o Testa-Rotonda, si era trovato in simiglianti imprese. Se il Re fosse caduto morto in una scaramuccia, sarebbe caduto per legittima battaglia, e non per assassinio. Precisamente de' medesimi argomenti si giovarono, dopo la Rivoluzione, Giacomo stesso e i suoi pi fidi seguaci, per giustificare un iniquo attentato contro la vita di Guglielmo Terzo. Una banda di Giacomisti ebbe lo incarico di assalire il Principe d'Orange ne' suoi quartieri invernali. Il significato nascosto sotto questa speciosa frase, era di segare la gola al Principe mentre da Richmond andava in cocchio a Kensington. Parr strano che simiglianti fallacie, che sono la feccia delle dottrine de' casuisti gesuiti, potessero sedurre uomini di spirito eroico, s Whig che Tory, a commettere un delitto, che le leggi divine ed umane hanno giustamente notato d'infamia. Ma non vi  sofisma tanto enorme che non inganni le menti rese insane dallo spirito di parte(428).
Argyle, che sopravvisse di poche ore a Rumbold, lasci testimonianza della virt del valoroso Inglese. "Il povero Rumbold era mio gran sostegno, e valente uomo, e mor da cristiano(429)."
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24. Morte di Ayloffe.
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Ayloffe mostr tanto disprezzo della morte, quanto ne avevano mostrato Argyle e Rumbold: ma la sua fine non edific, come la loro, le anime pie. Quantunque la simpatia politica lo avesse fatto avvicinare ai Puritani, ei non aveva simpatia religiosa per essi, i quali lo consideravano poco meno d'un ateo. Apparteneva a quella classe de' Whig che cercavano esempi da imitare meglio fra i patriotti di Grecia e di Roma, che fra i profeti e i giudici d'Israele. Fu fatto prigione e condotto a Glasgow(430). Quivi tent di uccidersi con un piccolo coltello; ma comecch si facesse varie ferite, nessuna di esse fu mortale, ed egli ebbe forze bastevoli a sostenere il viaggio a Londra. Tratto dinanzi al Consiglio Privato, fu interrogato dal Re stesso; ma ebbe tanta altezza di animo, da non provvedere alla propria salute accusando altrui. Corse voce fra i Whig che il Re gli dicesse: "Fareste bene ad essere schietto con me, signore Ayloffe. Voi sapete che  in mio potere il perdonarvi." Allora il prigione, rompendo l'austero silenzio, rispose: "Ci potrebbe essere nel vostro potere, non mai nell'indole vostra." Fu giustiziato, per virt dell'antica condanna, innanzi la porta del Tempio, e mor con istoico contegno(431).
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25. Devastazione della contea d'Argyle; sforzi inefficaci a impedire che Monmouth partisse dall'Olanda.
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In quel mentre, la vendetta de' vincitori piomb spietatissima sulle popolazioni della Contea d'Argyle. Molti de' Campbell furono senza processo impiccati da Athol; il quale con difficolt venne impedito dal Consiglio Privato di fare altre uccisioni. La contrada, per la estensione di trenta miglia d'intorno a Inverary, fu devastata. Le case furono arse, le ruote de' mulini fatte in pezzi, gli alberi fruttiferi tagliati, e fino le radici seccate col fuoco. Le reti de' pescatori, solo mezzo di sussistenza a molti abitanti della costa, furono distrutte. Trecento, e pi, ribelli e malcontenti vennero deportati alle colonie. Molti di loro furono anche condannati alla mutilazione. In un solo giorno, il carnefice d'Edimburgo tagli le orecchie a trentacinque prigioni. Parecchie donne, dopo essere state segnate sulla guancia con un ferro rovente, furono mandate oltre l'Atlantico. Pensavasi anche di ottenere dal Parlamento una Legge che proscrivesse il nome di Campbell, come ottanta anni prima era stato proscritto quello di Mac Gregor(432).
E' pare che la espedizione di Argyle avesse fatto poco senso nelle contrade meridionali dell'Isola. La nuova del suo sbarco giunse in Londra poco avanti che si adunasse il Parlamento Inglese. Il Re ne dtte lo annunzio dal trono; e le Camere lo assicurarono che lo avrebbero difeso contro ogni nemico. Null'altro fu chiesto loro. Sopra la Scozia non avevano autorit nessuna; e una guerra che ardeva cos lontano, e della quale quasi fino da principio poteva di leggieri prevedersi l'esito, dest solo un languido interesse in Londra.
Ma una settimana innanzi la dispersione finale dell'armata d'Argyle, la Inghilterra era agitata dalla nuova dello sbarco sulle sue spiaggie d'un pi formidabile invasore. I fuorusciti avevano stabilito che Monmouth muoverebbe dall'Olanda sei giorni dopo la partenza degli Scozzesi. Egli aveva differita per breve tempo la spedizione, forse sperando che la maggior parte delle soldatesche, stanzianti nel mezzod, si sarebbero fatte marciare verso tramontana appena scoppiata la guerra nelle montagne, e quindi non avrebbe trovate forze pronte ad opporglisi. Allorquando poi volle partirsi, il vento spirava contrario e impetuoso.
Mentre la sua flotta stavasi a sbattere nel Texel, una contesa erasi desta fra le Autorit olandesi. Gli Stati Generali e il Principe d'Orange stavano da una parte; la magistratura e lo Ammiraglio d'Amsterdam, dall'altra.
Skelton aveva porta agli Stati Generali una lista di fuorusciti, la dimora de' quali nelle Provincie Unite recava inquietudine al suo signore. Gli Stati Generali, desiderosi di assentire ad ogni ragionevole richiesta di Giacomo, ne mandarono copie alle Autorit Municipali. Ai magistrati delle citt tutte fu ingiunto di usare ogni mezzo ad impedire che i Whig proscritti molestassero il Governo Inglese. Generalmente, questi ordini furono osservati. A Rotterdam(433) in ispecie, dove la influenza di Guglielmo era onnipotente, si fece mostra di tale operosit, da meritarsi i pi caldi ringraziamenti di Giacomo. Ma la sede principale degli esuli era Amsterdam, i cui governanti non volevano veder nulla, udire nulla, sapere nulla. Il Gran Sergente della citt, che stava giornalmente in comunicazione con Ferguson, rifer all'Aja, come egli non sapesse dove trovare un solo de' fuorusciti; e con questa scusa al Governo federale fu forza di tenersi pago. Vero  che gli esuli inglesi erano s ben conosciuti ad Amsterdam, che il popolo appiccava loro gli occhi addosso come se fossero stati Chinesi(434).
Pochi giorni dopo, Skelton ricev ordini dalla sua Corte perch chiedesse, che a cagione de' pericoli che minacciavano il trono del suo signore, i tre reggimenti scozzesi ai servigi delle Provincie Unite, fossero senza indugio rimandati nella Gran Bretagna. Si rivolse al Principe d'Orange; il quale si tolse il carico di maneggiare il negozio, ma predisse che Amsterdam avrebbe opposta qualche difficolt. La predizione avverossi. I Deputati d'Amsterdam ricusarono d'acconsentire; il che fu cagione di qualche ritardo. Ma la questione non era di quelle che, per virt della Costituzione della repubblica, una sola citt poteva, contro il desiderio della maggioranza, impedire che si mandassero ad esecuzione. La influenza di Guglielmo prevalse; e le truppe furono speditamente imbarcate(435).
Skelton infrattanto adoperavasi, certo non con molto giudizio e moderazione, a fermare le navi equipaggiate dai fuorusciti inglesi. Rimprover fortemente lo Ammiragliato d'Amsterdam, dicendo che per la negligenza di quello, una banda di ribelli aveva potuto invadere la Gran Bretagna. A un secondo errore della medesima specie non vi sarebbe stata nessuna scusa. Chiese che senza tardanza un grosso legno, chiamato l'Helderenbergh, fosse sequestrato. Spacciavasi destinato per le Canarie. Ma in verit, era stato noleggiato da Monmouth, portava ventisei cannoni, ed era carico d'armi e di munizioni. Lo Ammiragliato d'Amsterdam rispose, che la libert del traffico e della navigazione non doveva violarsi per lievi ragioni, e che l'Helderenbergh non poteva essere fermato senza comandamento degli Stati Generali. Skelton, che pare avesse costume di cominciare le cose a rovescio, ricorse agli Stati Generali, e questi dettero gli ordini necessari. Allora lo Ammiragliato d'Amsterdam alleg, che nel Texel non vi fossero forze navali bastevoli a fermare un legno grosso come era l'Helderenbergh, e lasci che Monmouth facesse vela senza molestia(436).
Il tempo era cattivo, il viaggio lungo, e vari vascelli da guerra inglesi incrociavano nel Canale. Ma Monmouth evit i pericoli del mare e dell'inimico. Passando lungo le rupi della Contea di Dorset, pens di mandare sur una barca alla riva uno de' fuorusciti, che aveva nome Tommaso Dare. Questo uomo, quantunque basso di intelligenza e di modi, esercitava grande influenza in Tauton. Gli fu ingiunto di quivi recarsi frettolosamente, attraversando il paese, ed annunziare agli amici suoi, che Monmouth avrebbe tra breve toccato il suolo dell'Inghilterra(437).
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26. Suo arrivo a Lyme.
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La mattina del d undecimo di giugno, l'Helderenbergh, accompagnato da due pi piccoli legni, comparve nel porto di Lyme. Questa citt  formata da un piccolo gruppo di ripidi ed angusti viottoli, giacenti sur una costa selvaggia, piena di rocce, e battuta da un mare procelloso. Era a que' giorni notevole per una pila costruitavi nei tempi de' Plantageneti, con pietre ineguali e non cementate. Questo antico lavoro, conosciuto sotto il nome di Cob, chiudeva l'unico porto, dove, per uno spazio di molte miglia, i pescatori potevansi riparare dalle tempeste del Canale.
L'apparizione di cotesti tre legni forestieri senza bandiera, rese perplessi gli abitatori di Lyme; ai quali crebbe la inquietudine come non videro ritornare gli ufficiali di Dogana, che, secondo la usanza, si erano recati sul bordo. Il popolo della(438) citt corse sulle alture, si stette lungo tempo a guardare con ansiet, ma non sapeva intendere un tanto mistero. Finalmente, sette barche spiccaronsi dalla pi grande delle strane navi, e corsero difilate alla spiaggia. Scesero a terra circa ottanta uomini, bene armati e bene in arnese. Erano fra loro Monmouth, Grey, Fletcher, Ferguson, Wade ed Antonio Buyse, ufficiale gi stato a servizio dello Elettore di Brandenburgo(439).
Monmouth impose silenzio, prostrassi in ginocchio, e ringrazi Dio per avere scampati gli amici della libert e della religione pura da' pericoli del mare, ed implor la benedizione divina sopra quanto gli restava da fare per terra. Snud la spada, e condusse i suoi uomini su per le rupi alla citt.
Appena saputosi sotto quale condottiero ed a che fine la spedizione era arrivata, lo entusiasmo del popolaccio ruppe ogni freno. La piccola citt fu tutta in subbuglio; erano le genti che, correndo per ogni verso, andavano gridando: "Monmouth! Monmouth! La Religione Protestante!" Intanto, nella piazza del mercato venne inalberata una bandiera azzurra, che era la insegna degli avventurieri. Le provigioni militari furono poste nel palazzo civico; e una Dichiarazione, nella quale manifestavasi lo scopo della impresa, fu letta presso la croce della citt(440).
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27. Suo Proclama.
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Tale Dichiarazione, capo lavoro del genio di Ferguson, non era un manifesto dignitoso quale avrebbe dovuto essere quello di un condottiero che brandiva la spada a propugnare una gran causa, ma un libello di bassissima specie e per concetto e per elocuzione(441). Conteneva molte verissime accuse contro il governo, ma erano espresse con lo stile prolisso e gonfio di un cattivo articolo; oltrech comprendeva molti(442) addebiti che recavano disonore a coloro soltanto che li scagliavano. Vi si affermava come cosa certa, che il Duca di York aveva incendiata Londra, strangolato Godfrey, mozzato il capo ad Essex, avvelenato il Re defunto. A cagione di quei nefandi e snaturati delitti, e principalmente di quel fatto esecrabile, cio dell'orribile e barbaro parricidio - tale era la facondia e tale la felicit dello scrivere di Ferguson - Giacomo veniva dichiarato mortale e sanguinoso nemico, tiranno, assassino ed usurpatore. Con lui non doveva venirsi a condizioni. La spada non doveva riporsi nel fodero finch ei non avesse ricevuto il castigo che meritano i traditori. Il governo era da riordinarsi secondo i principii favorevoli alla libert. Tolleranza per tutte le stte protestanti; Parlamenti annui, da non prorogarsi e disciogliersi a volont del Principe; la milizia cittadina unico esercito stanziale, comandato dagli Sceriffi, e questi da eleggersi dai liberi possidenti. In fine, Monmouth dichiarava come egli potesse provare d'essere nato di legittimo matrimonio, ed essere, per diritto di eredit, Re d'Inghilterra; ma per allora poneva da parte i suoi diritti, li sottoponeva al giudicio di un libero Parlamento; e intanto desiderava essere considerato solo come Capitano Generale dei Protestanti inglesi, i quali eransi armati a distruggere la tirannide e il papismo.
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28. Sua popolarit nelle contrade occidentali dell'Inghilterra.
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Disonorevole come era tale Manifesto a coloro che lo avevano messo fuori, non era fatto senza arte a fine di incitare le passioni del volgo. Nelle contrade occidentali produsse grande effetto. I gentiluomini e il clero di quelle parti dell'Inghilterra, tranne pochi, erano Tory. Ma i piccoli possidenti, i trafficanti delle citt, i contadini e gli artigiani, erano generalmente animati dal vecchio spirito delle Teste-Rotonde. Molti erano Dissenzienti, ed esasperati da piccole persecuzioni, dispostissimi a gettarsi in una disperata impresa. Il grosso del popolo abborriva dal Papismo, e adorava Monmouth, il quale non gli era straniero. Il viaggio ch'egli nella state del 1680 fece nelle Contee di Somerset e di Devon, era ancora vivo nella memoria di tutti. In quella occasione, era stato sontuosamente ospitato da Tommaso Thynne in Longleat Hall, che era allora, e forse anche oggi, la pi magnifica casa campestre dell'Inghilterra. Da Longleat ad Exeter, lungo le siepi, stavano di qua e di l schierati numerosi spettatori che lo acclamavano. Le strade erano sparse di fronde e di fiori. La moltitudine, ansiosa di vedere e toccare il suo prediletto, rompeva le palizzate de' parchi, ed affollavasi ne' luoghi dove egli era festeggiato. Quando arriv a Chard, la sua scorta componevasi di cinquemila cavalli. Ad Exeter tutto il popolo del Devonshire erasi raccolto per salutarlo. Era notevole parte dello spettacolo una compagnia di novecento giovani, i quali, coperti di bianco uniforme, lo precedevano verso la citt(443). Il giro di fortuna, che aveva scissi dalla sua causa i gentiluomini, non aveva prodotto nessuno effetto nel popolo basso. Per esso egli era sempre il buon Duca, il Duca protestante, lo erede legittimo, che una vile congiura aveva privato del proprio retaggio. Le genti correvano in folla al suo vessillo. Tutti gli scrivani ch'egli pot adoperare, non bastavano a notare i nomi delle reclute. Non era anche stato ventiquattro ore sulle rive dell'Inghilterra, e trovavasi a capo di mille cinquecento uomini. Dare arriv da Taunton con quaranta cavalli d'aspetto non molto marziale, e rec nuove incoraggianti intorno allo stato dell'opinione pubblica nella Contea di Somerset. Fin qui tutto pareva procedere prosperamente(444).
Ma in Bridport andavansi ragunando forze per farsegli contro. Ivi arriv, nel d decimoterzo di giugno, il reggimento rosso della guardia civica della Contea di Dorset. Quello della Contea di Somerset, ovvero reggimento giallo, di cui era colonnello Guglielmo Porter, gentiluomo Tory di non poca importanza, aspettavasi per il giorno seguente(445). Il Duca deliber di avventurare subitamente il colpo. Parte delle sue truppe apparecchiavasi gi a marciare verso Bridport, allorquando un disastroso evento pose in iscompiglio tutto il campo.
Fletcher e Saltoun erano stati destinati a comandare, sottoposti a Grey, la cavalleria. Fletcher aveva un cattivo cavallo; e veramente pochi animali erano nel campo che non fossero stati tolti all'aratro. Come gli fu ordinato di partire per Bridport, pens che l'urgenza del caso gli dovesse essere scusa a giovarsi, senza licenza, d'un bel cavallo che apparteneva a Dare. Questi se ne offese, e parl dure parole a Fletcher; il quale si tenne cheto pi di quanto si sarebbero aspettato coloro che lo conoscevano. In fine Dare, reso pi audace dal contegno paziente con che l'altro sosteneva la insolenza di lui, rischiossi a minacciare con una bacchetta il ben nato ed altero Scozzese. Fletcher si sent ribollire il sangue, trasse fuori una pistola e stese Dare a terra morto. Cos repentina e violenta vendetta non sarebbe stata riputata strana in Iscozia, dove le leggi erano state sempre deboli; dove chiunque non si fosse fatta ragione da s, non era verosimile che la ottenesse da altri; e dove, perci, della vita umana facevasi cos poco pregio, quanto nelle peggio governate provincie della Italia. Ma le genti delle contrade meridionali dell'Isola, non erano avvezze a vedere fare uso delle armi micidiali, e spargersi il sangue per una parola e un gesto aspro, tranne in duello fra gentiluomini pugnanti con armi uguali. Sorse, dunque, un grido universale di vendetta contro lo straniero che aveva assassinato un Inglese. Monmouth non pot far fronte ai clamori. Fletcher, il quale, appena calmato l'impeto della rabbia, si sent opprimere dal rimorso e dal cordoglio, ricoveratosi sopra l'Helderenbergh, fugg sul continente, e and in Ungheria, dove valorosamente pugn contro il comune nemico del nome cristiano(446).
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29. Scontro tra i ribelli e le milizie civiche in Bridport.
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Qualunque fossero state le condizioni degl'insorgenti, alla perdita d'un uomo d'egregie doti d'animo, non poteva di leggieri supplirsi. La mattina del giorno seguente, che era il d decimoquarto di giugno, Grey, accompagnato da Wade, si mosse con circa cinquecento uomini a dare l'assalto a Bridport. Ne segu un fatto d'arme confuso e non decisivo, quale era da aspettarsi da due bande di contadini, che comandate da gentiluomini e da avvocati di provincia, erano venute alle mani. Per qualche tempo gli uomini di Monmouth fecero rinculare la guardia civica. Poi essa stette ferma, e costrinse gl'inimici a ritirarsi disordinatamente. Grey, con la sua cavalleria, non si ferm mai finch non si vide di nuovo salvo a Lyme; ma Wade raccolse i fanti e li condusse innanzi con buon ordine(447).
Levossi allora un violento grido contro Grey; e taluni degli avventurieri incitavano Monmouth a trattarlo severamente. Monmouth, nondimeno, non volle prestare ascolto a cotesti consigli. La sua mitezza  stata da parecchi scrittori attribuita a bont d'indole, la quale spesso diventava debolezza. Altri hanno supposto ch'egli non volesse condursi violentemente col solo Pari che servisse nella sua armata. Nonostante,  probabile che il Duca, il quale, comunque non fosse grandissimo capitano, s'intendeva di guerra molto meglio de' predicatori e dei legisti che sempre lo tempestavano con consigli, fece concessioni che gente affatto inesperta nelle faccende militari non avrebbe mai pensato di fare. Per rendere giustizia ad un uomo che ha avuti pochi difensori,  d'uopo osservare, che la parte assegnata a Grey, per tutto il tempo che dur la campagna, era tale, che se egli fosse stato il pi ardito ed esperto de' soldati, non avrebbe potuto mai compierla in modo da acquistargli credito. E' noto che un soldato a cavallo richiede un pi lungo esercizio di un soldato a piedi, e che il cavallo da guerra richiede anche esso pi lungo esercizio del suo cavaliere. Qualche cosa pu farsi con una fanteria immatura, purch abbia entusiasmo e coraggio; ma nulla pu esservi pi inconvenevole d'una cavalleria nuova e inesperta, composta di possidenti e di trafficanti montati sopra cavalli da soma e da posta: e tale era la cavalleria di Grey. Non  da maravigliarsi che i suoi non sostenessero risoluti l'impeto del fuoco nemico, e non menassero vigorosamente le armi, ma che potessero tenere i posti loro.
Le reclute seguitavano ad accorrere a torme. Gli armamenti e gli esercizi militari continuavano ogni giorno. In questo mentre, la nuova della insurrezione erasi sparsa per ogni dove. La sera stessa in cui il Duca pose piede a terra, Gregorio Alford, gonfaloniere di Lyme, Tory zelante ed acerrimo persecutore de' non conformisti, mand i suoi servi ad annunziare la cosa ai gentiluomini delle(448) Contee di Somerset e di Dorset, ed egli stesso cavalc alla volta del paese occidentale. A notte avanzata fermossi in Honiton, dove scrisse in poche parole le triste nuove, e le sped a Londra(449). Vol poi ad Exeter, dove trov Cristoforo Monk, Duca di Albemarle. Questo nobile uomo, figlio ed erede di Giorgio Monk restauratore degli Stuardi, era Lord Luogotenente del Devonshire, ed allora stavasi a passare a rassegna la guardia civica. Aveva pronti sotto il suo comando quattromila militi cittadini. E' pare ch'egli credesse(450) di potere con tali forze spegnere ad un tratto la ribellione. E per marci alla volta di Lyme.
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30. Scontro tra i ribelli e le milizie civiche in Axminster.
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Ma come, nel pomeriggio del luned 15 di giugno, egli giunse ad Axminster, vi trov gl'insorgenti pronti a fargli fronte. Gli si presentarono con risoluto aspetto; posero quattro pezzi da campagna contro le truppe regie. Le spesse siepi che da ambo i lati fiancheggiavano gli angusti stradali, erano guarnite di file di moschettieri. Albemarle, nondimeno, aveva meno timore degli apparecchi dell'inimico, che dello spirito che manifestavano le proprie milizie. Tale era la reputazione di Monmouth tra le popolazioni della Contea di Devon, che se le milizie civiche avessero potuto scoprire il suo ben noto aspetto, sarebbero corse in massa a porsi sotto il suo vessillo.
Albemarle, quindi, comunque fosse superiore di forze, stim savio consiglio di ritirarsi. La ritirata tosto prese sembianza di sconfitta. Tutto il paese era sparso d'armi e d'uniformi militari, che i fuggenti gettavano via; ed ove Monmouth gli avesse vigorosamente inseguiti, avrebbe probabilmente preso Exeter senza colpo ferire. Ma ei fu satisfatto dell'ottenuto vantaggio, ed am meglio che le sue reclute fossero pi esercitate innanzi di avventurarsi a fatti rischiosi. Per la qual cosa mosse alla volta di Taunton, dove arriv il d decimottavo di giugno, precisamente una settimana dopo il suo sbarco(451).
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31. Le nuove della ribellione giungono a Londra.
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La Corte e il Parlamento s'erano grandemente commossi alle nuove giunte dall'occidente dell'isola. Alle ore cinque della mattina del sabato 13 di giugno, il Re aveva ricevuta la lettera che il Gonfaloniere di Lyme gli aveva spedita da Honiton. Il Consiglio Privato fu subitamente convocato. Si dettero ordini perch si rafforzasse ogni compagnia di fanteria, ed ogni squadrone di cavalleria. Vennero istituite commissioni(452) per far leva di nuovi reggimenti.
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32. Lealt del Parlamento.
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La lettera di Alford fu presentata alla Camera de' Lordi, e la sostanza ne venne con un messaggio(453) comunicata a quella de' Comuni. I Comuni esaminarono i corrieri ch'erano arrivati dall'occidente, e tosto ordinarono di promulgare un decreto che condannasse Monmouth come reo di crimenlese. Si votarono indirizzi al Re, onde assicurarlo che i suoi Pari e il suo popolo erano deliberati di porre per lui la vita e gli averi contro tutti i suoi nemici. Nella prossima tornata, le Camere ordinarono che il Manifesto dei ribelli venisse bruciato per mano del boia; e il decreto di morte infamante pass per tutti gli stadii consueti. Tale decreto nel medesimo giorno fu approvato dal Re; e una rimunerazione di cinquemila lire sterline fu promessa a chiunque avesse arrestato Monmouth(454).
Il fatto che Monmouth era in armi contro il Governo, era cos notorio, che il decreto di morte infamante divenne legge con la lieve opposizione di uno o due Pari, e rade volte  stato con severit censurato anco dagli storici Whig. Nulladimeno, qualvolta si consideri di quanta importanza egli sia che gli uffici legislativi si tengano distinti dai giudiciali; che la voce pubblica, comunque forte ed universale, non si abbia per prova legale della colpa; e che si osservi la regola che nessun uomo si debba condannare alla morte senza porgergli modo a difendersi; e con quanta facilit e speditezza le violazioni de' grandi principii, una volta fatte, si allarghino; - saremo probabilmente disposti a credere che al partito preso dal Parlamento poteva farsi qualche obiezione. Nessuna delle due Camere aveva ragione alcuna, che anche un giudice corrotto come Jeffreys potesse ingiungere ai giurati di considerare come prova del delitto di Monmouth. I messaggeri esaminati dai Comuni non avevano prestato giuramento, e perci avrebbero potuto raccontare prette fandonie, senza incorrere nella pena dello spergiuro. I Lordi, che avrebbero potuto fargli giurare, a quanto sembra, non esaminarono nessuno de' testimoni, e non avevano sottocchio altra prova all'infuori della lettera del Gonfaloniere di Lyme, la quale dinanzi alla Legge non era prova nessuna. Gli estremi pericoli, egli  vero, giustificano gli estremi rimedi. Ma il decreto di morte infamante era un rimedio che non poteva mandarsi ad esecuzione mentre durava il pericolo, e, cessato quello, diveniva superfluo. Intanto che Monmouth era in armi, tornava impossibile giustiziarlo. Se era vinto e preso, non vi sarebbe stato rischio o difficolt a fargli il Processo. Tempo dopo fu ricordato, come curiosa circostanza, che fra i Tory zelanti i quali dalla Camera de' Comuni recarono il decreto alla barra de' Lordi, era Sir Giovanni Fenwick, rappresentante di Northumberland(455). Questo gentiluomo, pochi anni dopo, ebbe occasione di riesaminare la faccenda, e concluse che i decreti di morte infamante erano affatto ingiustificabili.
In quell'ora di pericolo, il Parlamento porse altre prove di lealt. I comuni dettero al Re la potest di levare una somma straordinaria di quattrocentomila lire sterline per i suoi presentissimi bisogni; e perch egli non incontrasse difficolt a trovare la pecunia, si posero a immaginare nuove imposte. Il disegno di tassare le case novellamente edificate nella metropoli, fu rimesso in campo e validamente sostenuto dai gentiluomini di provincia. Fu deliberato non solo di tassare tali case, ma di fare una legge che proibisse di porre le fondamenta di nuovi edifici dentro un dato circuito attenente alla citt. Siffatta deliberazione, nondimeno, non fu posta in effetto. Uomini potenti che possedevano terre ne' suburbii, e speravano di vedere nuove strade e piazze sorgere nelle possessioni loro, si valsero di tutta la loro influenza contro quel progetto. Fecero considerare come si richiedesse non poco tempo a provvedere a' particolari della nuova legge; mentre i bisogni del Re erano cos urgenti, ch'egli aveva creduto necessario accelerare i procedimenti della Camera, gentilmente esortandola a sbrigarsi. Per lo che, il disegno di tassare gli edifizi fu messo da parte, e furono imposti nuovi dazi per cinque anni sopra le sete, le tele e i liquori spiritosi forestieri(456).
I Tory della Camera Bassa, dipoi, misero fuori quella che essi chiamavano Legge per la sicurezza della persona e del Governo del Re. Proposero che verrebbe considerato delitto d'alto tradimento il dire che Monmouth fosse legittimo, il profferire parole tendenti a muovere odio o dispregio contro la persona o il Governo del Sovrano, o il fare proposta in Parlamento di cangiare l'ordine della successione. Alcuni di tali provvedimenti destarono disgusto e timore generale. I Whig, bench fossero pochi e deboli, provaronsi di riannodarsi, e si trovarono rinforzati da un numero considerevole di moderati e assennati Cavalieri. Dicevano come fosse facile anche ad un uomo onesto frantendere le parole, che facilmente potevano male interpretarsi da un ribaldo. Ci che si fosse detto metaforicamente, poteva essere inteso alla lettera, e in senso serio ci che dicevasi per ischerzo. Una particella, un tempo, un modo, un punto ammirativo potevano costituire la differenza tra la colpa e la innocenza. Lo stesso Salvatore del genere umano, nella cui vita intemerata, la malizia non pot trovare argomento d'accusa, era stato tratto al tribunale per parole parlate. Falsi testimoni avevano soppressa una sillaba che avrebbe mostrato chiaramente quelle tali parole essere state dette in senso figurato, e cos avevano dato al Sinedrio pretesto, sotto il quale fu consumato il pi iniquo degli assassinii giudiciali.
Dopo cotesto esempio, chi avrebbe potuto affermare che, se le semplici parole venissero dichiarate delitto d'alto tradimento, il pi leale de' sudditi avrebbe potuto tenersi sicuro della propria vita? Tali argomenti produssero un effetto s grande, che il Comitato fece alla Legge non poche modificazioni, che la resero assai pi mite. Ma la clausola che dichiarava reo di crimenlese qualunque de' membri del Parlamento avesse proposta la esclusione d'un principe del sangue reale dal trono, sembra non essere stata posta in discussione, e venne adottata. Ed era cosa di nessuna importanza; ma serve a provare la ignoranza ed inespertezza de' cervelli riscaldati di que' realisti, de' quali abbondava la Camera de' Comuni. Se avessero imparati i primi rudimenti della legislazione, avrebbero veduto che l'atto che essi consideravano di tanto momento, sarebbe stato superfluo mentre il Parlamento era disposto a mantenere l'ordine della successione, e sarebbe stato revocato appena fosse venuto un Parlamento inchinevole a cangiarlo(457).
Il decreto, con le modificazioni fatte, fu approvato e recato alla Camera de' Lordi, ma non divenne Legge. Il Re aveva ottenuto dal Parlamento tutti i sussidi pecuniari che si sarebbe potuto aspettare; e pens che, mentre ardeva la ribellione, i nobili e i gentiluomini a lui fidi sarebbero stati pi utili nelle loro Contee che in Westminster. Gli esort quindi a terminare le loro deliberazioni, e nel d 2 di luglio li accommiat. Nello stesso giorno, approv una Legge che richiamava a vita quella censura della stampa, che era spirata nel 1679. Fu espressa con poche parole poste alla fine di uno Statuto contenente varie provvisioni fatte nel finire della sessione. I cortigiani non credevano di avere riportata una vittoria. I Whig non mormorarono punto. Nella Camera de' Lordi, e in quella dei Comuni non vi furono dispareri, o anco, per quanto si possa adesso conoscere, discussione alcuna intorno a una questione che nella et nostra porrebbe in commovimento la societ intera. E davvero, il mutamento era lieve e quasi impercettibile; imperocch, dopo la scoperta della congiura di Rye House, la libert della stampa esisteva solo di nome. Per molti mesi quasi nessun foglio avverso alla Corte era stato pubblicato alla macchia; ed alla macchia simili fogli si sarebbero, anche dopo la nuova Legge, potuti stampare(458).
Le Camere si chiusero. Non furono prorogate, ma soltanto aggiornate, affinch, venuta l'ora di ragunarsi di nuovo, avessero potuto ripigliare i loro lavori dal punto in cui gli avevano lasciati interrotti(459).
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33. Accoglienza fatta a Monmouth in Taunton.
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Mentre il Parlamento divisava rigorose leggi contro Monmouth e i suoi partigiani, questi era stato accolto in Taunton con modo da fargli sperare che la impresa avrebbe avuto prospero fine. Taunton, al pari della pi parte delle citt nelle contrade meridionali dell'Inghilterra, era in que' tempi pi importante di quello che sia ai nostri. Quelle citt non sono ite in decadenza; ch anzi sono, tranne pochissime, pi grandi e pi ricche, meglio fabbricate e meglio popolate che non erano nel secolo decimosettimo. Ma, comecch abbiano fatto positivi progressi, relativamente hanno indietreggiato. Sono state superate per ricchezza e popolazione dalle grandi citt manifatturiere e commerciali del settentrione; citt che, a tempo degli Stuardi, appena cominciavano ad essere conosciute come sedi dell'industria. Taunton, allorch vi and Monmouth, era un luogo d'insigne prosperit. Aveva abbondevoli mercati, e celebri lanifici. La popolazione vantavasi dicendo che la terra era irrigata di latte e di miele. N cos favellavano solo i naturali del luogo; ogni straniero che salisse sopra la leggiadra torre di Santa Maria Maddalena, confessava di contemplare la pi fertile delle valli d'Inghilterra. Era una contrada rigogliosa di pometi e di verdi pascoli, fra i quali sorgevano con vaga apparenza case, capanne e campanili di villaggio. I cittadini da lungo tempo pendevano alle dottrine presbiteriane e ai principii politici de' Whig. A tempo della grande guerra civile, Taunton, traverso a tutte le vicissitudini, erasi tenuta fida al Parlamento, era stata due volte cinta di stretto assedio da Goring, e due volte difesa dalla eroica virt di Roberto Blake, che poscia divenne il celeberrimo Ammiraglio della Repubblica. Strade intere erano state incendiate dalle bombe e dalle granate de' Cavalieri. I viveri erano stati cos scarsi, che il Governatore aveva fermamente annunziato di far distribuire al presidio carni di cavallo. Ma n fuoco n fame valsero mai a domare lo spirito di que' cittadini(460).
La Restaurazione non aveva cangiata l'indole degli abitatori di Taunton, i quali seguitavano tuttavia a celebrare lo anniversario del fausto giorno in cui fu levato lo assedio posto alla citt dall'armata regia; e il loro ostinato affetto alla vecchia causa, aveva destato in Whitehall tanta ira e timore, che il loro canale era stato riempito, e le loro mura distrutte fino dalle fondamenta(461). Lo spirito puritano ne' cuori loro, era stato tenuto sempre desto dai precetti e dallo esempio di uno tra i pi celebri uomini del clero dissenziente; voglio dire, di Giuseppe Alleine. Alleine era l'autore d'un Trattato che aveva per titolo "Ammonimento ai non Convertiti;" libro che  anche oggi popolare in Inghilterra e in America. Dal fondo della prigione, dove lo avevano sepolto i vittoriosi Cavalieri, diresse ai suoi diletti amici di Taunton molte epistole imbevute dello spirito d'una piet veramente eroica. La sua salute in breve tempo soggiacque agli effetti dello studio, degli affanni e della persecuzione; ma la sua memoria rimase lungamente cara e riverita da coloro ch'egli aveva ammoniti e catechizzati(462).
I figli degli uomini, che quaranta anni innanzi avevano difese le mura di Taunton contro i realisti, adesso accoglievano Monmouth con acclamazioni di gioia e d'affetto. Ogni uscio, ogni finestra era adornata di festoni di fiori. Nessuno mostravasi nelle vie senza portare fitta al cappello una verde fronda, insegna della causa popolare. Le damigelle delle pi insigni famiglie della citt tessevano i vessilli degl'insorgenti. E in ispecie una bandiera, nella quale a magnifici ricami erano rappresentati gli emblemi della regia dignit, fu offerta a Monmouth da un drappello di fanciulle. Egli accett il dono con quelle incantevoli maniere che erano tutte sue. La damigella che guidava la processione, lo present anco d'una piccola Bibbia di gran pregio. Egli la prese con riverenza, e disse: "Io vengo a difendere le verit che si contengono in questo libro, o a suggellarle, qualora bisogni, col sangue mio(463)."
Ma intanto che Monmouth beavasi degli applausi della moltitudine, non poteva non accorgersi, con timore e rammarico, che le classi alte procedevano, quasi senza eccezione, ostili alla sua intrapresa, e che nessuna delle Contee, dove ei si era mostrato, insorgeva. Era stato assicurato da agenti che dicevano di saperlo da Wildman, come tutta l'aristocrazia Whig agognasse a correre alle armi. Ci non ostante, era scorsa pi d'una settimana da che la sua bandiera era stata inalberata in Lyme. I lavoranti, i piccoli fattori, i bottegai coi loro giovani, i predicatori dissenzienti, erano corsi in folla al campo de' ribelli; ma n anche un solo Pari, o baronetto, o cavaliere, o membro della Camera de' Comuni, tranne qualche scudiere di s poca importanza da non essere mai stato commissario di pace, erasi congiunto con gl'invasori. Ferguson, il quale fino dalla morte di Carlo era sempre stato l'angiolo malvagio di Monmouth, trov l pronto il consiglio. Il Duca, evitando di assumere il titolo di Re, erasi messo in una falsa postura. Se si fosse dichiarato sovrano d'Inghilterra, la sua causa avrebbe avuto sembiante di legalit. Adesso era impossibile conciliare il suo Manifesto coi principii della Costituzione. Era chiaro che o Monmouth o il suo zio era il Re legittimo. Monmouth non si rischi a chiamarsi Re legittimo, e nondimeno negava che il suo zio lo fosse. Coloro che stavano per Giacomo, pugnavano per il solo uomo il quale s'era avventurato a pretendere al trono; e per, secondo le leggi del reame, facevano il proprio debito. Coloro che parteggiavano per Monmouth, combattevano per un sistema politico ignoto, che era da stabilirsi da una Convenzione non ancora esistente. Non  meraviglia che gli uomini cospicui per grado ed opulenza, si tenessero alieni da una intrapresa che minacciava distruggere quel sistema, nella cui durata essi avevano cotanto interesse. Se il Duca avesse proclamata la propria legittimit ed assunta la Corona, avrebbe a un tratto abbattuta la predetta obiezione. La questione non sarebbe pi stata tra l'antica Costituzione e la nuova; sarebbe bens stata semplice questione di diritto ereditario tra due principi.
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34. Egli prende il titolo di Re.
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Con simiglianti argomenti, Ferguson, quasi immediatamente dopo lo sbarco, aveva con insistenza stimolato il Duca a proclamarsi Re; e Grey opinava nel modo medesimo. Monmouth avrebbe assai volentieri seguito il loro consiglio; ma Wade ed altri repubblicani lo avversavano, e il loro capo con la usata pieghevolezza cesse alle ragioni che adducevano. In Taunton la questione fu rimessa in campo. Monmouth chiam a s coloro che dissentivano, li assicur che ei non vedeva altro modo ad ottenere lo aiuto dell'aristocrazia di qualunque partito si fosse, e gli riusc di strappare loro mal grado il consentimento. La mattina del d ventesimo di giugno, egli fu proclamato Re nella piazza di Taunton. I suoi seguaci ripetevano il suo titolo con gioia ed affetto. Ma potendo nascere confusione, ove si fosse chiamato Re Giacomo Secondo, lo chiamavano spesso col nome strano di Re Monmouth; col quale nome il male arrivato principe era spesso ricordato, a memoria di uomini tuttora viventi, nelle Contee occidentali(464).
In meno di ventiquattro ore, dopo ch'egli ebbe assunto il titolo di Re, promulg vari proclami muniti della sua firma. Con uno poneva a prezzo la testa del rivale. Con un altro dichiarava illegale assemblea il Parlamento allora ragunato in Westminster, e comandava ai membri che si sciogliessero. Col terzo, inibiva al popolo di pagare le tasse all'usurpatore. Col quarto dichiarava Albemarle traditore(465).
Albemarle mand cotesti proclami a Londra, solo come esempi di follia e d'impertinenza. Non fecero altro effetto, che quello di destare maraviglia e disprezzo; n Monmouth aveva ragione di credere che l'assunzione del titolo regio avesse migliorate le sue condizioni. Soltanto una settimana era corsa da che egli si era solennemente obbligato a non prendere la Corona, finch un libero Parlamento non avesse riconosciuti i suoi diritti. Rompendo quella promessa, era incorso nello addebito di leggerezza, se non di perfidia. La classe ch'egli aveva sperato di trarre al suo partito, seguit a tenersi in disparte. Le ragioni che impedivano ai gran Lordi e gentiluomini Whig di riconoscere lui come Re, erano per lo meno forti al pari di quelle onde erano stati impediti dal correre a lui come loro Capitano generale. Egli  vero che aborrivano la persona, la religione e la politica di Giacomo; ma questi pi non era giovine. La maggiore delle sue figlie era giustamente diletta al popolo, come quella che fermamente aderiva alla fede riformata; ed era moglie di un principe che era il capo ereditario de' Protestanti del Continente, d'un principe ch'era stato educato in una repubblica, e che supponevasi avere sentimenti convenevoli a un Re costituzionale. Era egli savio partito esporsi agli orrori della guerra civile per la semplice probabilit di ottenere subitamente ci che la natura, senza spargimento di sangue, senza violazione della legge, avrebbe con ogni probabilit, fra non molti anni, fatto? Forse v'erano ragioni per cacciar via Giacomo; ma dov'erano le ragioni per innalzare Monmouth? Escludere un principe dal trono per cagione d'inettitudine, era un partito consono ai principii de' Whig. Ma non era principio alcuno, secondo il quale si potessero escludere gli eredi legittimi, i quali venivano riputati non solo irreprensibili, ma altamente meritevoli della pubblica fiducia. Nessun uomo di senno avrebbe creduto che Monmouth fosse legittimo, o, per meglio dire, ch'ei si tenesse legittimo. Egli era, dunque, non un semplice usurpatore, ma un usurpatore di pessima specie; cio un impostore. S'egli avesse voluto provare il suo preteso diritto con forme legali, lo avrebbe potuto fare solo per mezzo di falsi documenti e di spergiuri. Tutti gli onesti e savi uomini non amavano vedere una frode, - la quale, ove fosse stata adoperata ad ottenere il possesso d'una cosa, sarebbe stata punita con il flagello e la gogna, - ricompensata col trono dell'Inghilterra. La vecchia nobilt del reame, non sapeva patire che il bastardo di Lucia Walters fosse preferito ai legittimi discendenti dei Fitzalans e dei De Veres. Coloro che sapevano spingere pi lungi gli sguardi, era d'uopo s'accorgessero, che ove a Monmouth fosse riuscito di abbattere il Governo esistente, ne sarebbe nata una guerra tra lui e la Casa d'Orange; guerra che avrebbe potuto durare pi lungo tempo e produrre maggiori calamit di quella delle Rose; guerra che avrebbe forse divisi i protestanti d'Europa in partiti avversi, avrebbe accese le ostilit fra l'Inghilterra e l'Olanda, e le avrebbe rese entrambe facile preda della Francia. E' sembra, adunque, che tutti i principali Whig opinassero che la impresa di Monmouth non potesse non finire con qualche grande disastro per la nazione, ma che la sua sconfitta sarebbe stata un disastro minore della sua vittoria.
E' non fu solo per la inazione della Aristocrazia Whig che gl'invasori rimasero sconcertati. La ricchezza e la potenza di Londra, nella precedente generazione, erano bastate, e potevano nuovamente bastare a far traboccare la bilancia in un conflitto civile. I Londrini avevano per innanzi date assai prove dell'odio loro contro il papismo, e dell'affetto loro verso il Duca Protestante. Egli aveva troppo di leggieri creduto che, appena posto il piede nell'isola, la metropoli sarebbe insorta. Ma, bench avesse ricevuto la nuova che migliaia di cittadini eransi arruolati come volontari per combattere a pro della buona causa, nulla fu fatto. Vero  che gli agitatori che avevano promesso di sorgere al primo segno, e che s'erano forse immaginati, mentre il pericolo era lontano, che avrebbero avuto animo di mantenere la loro promessa, scoraggiaronsi appena videro avvicinarsi il tempo critico. Wildman s'impaur tanto, che sembrava avesse perduto lo intendimento. Danvers, in prima, scus la propria inazione dicendo che non avrebbe prese le armi finch Monmouth non si fosse proclamato Re; e allorquando Monmouth ci fece, il vigliacco gli volse le spalle, dichiarando che i buoni repubblicani rimanevano sciolti d'ogni promessa fatta ad un capo che aveva cos vergognosamente rotta la fede. In ogni tempo gli esempi pi vili della umana natura sono da trovarsi fra' demagoghi(466)!
Il giorno che segu a quello in cui Monmouth aveva assunto il nome di Re, ei marci da Taunton a Bridgewater. Fu notato come egli non fosse di buon umore. Le acclamazioni delle migliaia di fedeli che lo circuivano per ogni dove si volgesse, non valsero a cacciare la nube che gli sedeva sul ciglio. Coloro che lo avevano veduto cinque anni innanzi mentre viaggiava la Contea di Somerset, non potevano senza commiserazione osservare i segni del cordoglio e dell'ansiet sopra quelle soavi e piacevoli sembianze che avevano conquiso il cuore di tanti(467).
Ferguson era d'umore assai diverso. In costui la ribalderia era mescolata con una strana vanit, che rendeva immagine d'insania. Il pensiero ch'egli avesse suscitata una ribellione e conceduta una Corona, aveva dato volta al suo cervello. Pavoneggiavasi brandendo la spada, e gridando alla folla ragunata a vedere l'armata partirsi da Taunton: "Guardatemi! Voi avete sentito parlare di me. Io sono Ferguson, la cui testa  stata messa a prezzo per tante centinaia di lire sterline." E quest'uomo, senza principii e insieme infermo di cervello, signoreggiava lo intelletto e la coscienza dello sventurato Monmouth(468)!
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35. Accoglienza fattagli in Bridgewater.
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Bridgewater era una delle poche citt le quali avessero tuttavia alcuni magistrati Whig. Il gonfaloniere e gli aldermanni uscirono vestiti degli abiti propri della dignit loro ad accogliere il Duca, e, precedendolo, lo condussero nella maggior piazza, e lo proclamarono Re. Le sue truppe trovarono comodi alloggiamenti, e furono provviste del bisognevole con poca spesa, o gratuitamente, dal popolo della citt e de' luoghi circostanti. Egli and ad alloggiare nel Castello, edifizio che era gi stato onorato da altri principi. L'armata s'accamp l presso. Essa allora comprendeva circa seimila uomini, e se non ci fosse stato difetto d'armi, si sarebbe potuta aumentare del doppio. Il Duca aveva seco portato dal continente una scarsa provvista di picche e d'archibugi. Molti de' suoi seguaci, quindi, non avevano altre armi che gli strumenti che essi usavano nell'agricoltura o nelle miniere. Il pi formidabile di questi rozzi strumenti da guerra, era formato della lama di una falce legata alla punta d'un palo(469). Ai decurioni delle campagne circostanti a Taunton e Bridgewater, fu fatto comandamento di cercare falci dove che si fosse, e portarne quante ne avessero potuto trovare al campo. Nientedimeno, e' fu impossibile, anche con questi ingegni, satisfare alle richieste; e gran numero di gente desiderosa di farsi iscrivere ne' ruoli militari, fu rimandata(470).
I fanti erano divisi in sei reggimenti. Molti di loro avevano appartenuto alla milizia civica, e portavano tuttavia i loro uniformi rossi e gialli. I cavalli erano circa mille; ma la pi parte degli uomini avevano grossi puledri, quali allora si lasciavano crescere a branco nelle maremme della Contea di Somerset, a fine di fornire Londra con cavalli da cocchio e da carretta. Questi animali erano cos disadatti agli usi militari, che non avevano n anche imparato ad obbedire alla briglia, ed appena sentivano il suono del tamburo o lo scoppio d'un'arma, non era possibile governarli. Una piccola legione di quaranta Guardie del Corpo, bene armate sopra buoni cavalli a proprie spese, stavano presso a Monmouth. Il popolo di Bridgewater, che s'era arricchito esercitando un utile traffico nella costa, lo provvide di una piccola somma di danari(471).
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36. Apparecchi del Governo per opporglisi.
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Per tutto questo tempo, le forze militari del governo s'erano venute ragunando. Ad occidente dell'armata ribelle, Albemarle aveva ancora un grosso corpo di milizie civiche del Devonshire. Ad oriente, la guardia cittadina della Contea di Wilt erasi raccolta sotto il comando di Tommaso Herbert, Conte di Pembroke. Fra tramontana e levante, Enrico Somerset, Duca di Beaufort, era in armi. La potenza di Beaufort, somigliava alquanto quella de' grandi baroni del secolo decimoquinto. Era presidente del Paese di Galles e Lord Luogotenente di quattro Contee inglesi. Le sue gite officiali per le vaste regioni, nelle quali egli rappresentava la maest del trono, erano per magnificenza poco inferiori al viaggio del sovrano. L'ordinamento della sua casa rammentava le usanze d'una generazione pi antica. La terra, per gran tratto, intorno i suoi giardini, apparteneva a lui; e i contadini che la coltivavano, erano parte della sua famiglia. Nove mense ogni giorno stavano nel suo palazzo apparecchiate a duecento persone. Una folla di gentiluomini e di paggi erano sottoposti agli ordini del suo maggiordomo. Una intera truppa di cavalleria obbediva al suo cavallerizzo maggiore. La rinomanza della cucina, delle cantine, delle mute, delle stalle, risonava alto per tutta la Inghilterra. I gentiluomini di molte miglia all'intorno, andavano alteri della magnificenza del loro grande vicino, e nel tempo stesso erano ammaliati della indole buona e de' modi affabili di lui. Egli era zelante Cavaliere della vecchia scuola. In questa occasione, quindi, adoper tutta la sua influenza ed autorit a difesa della Corona, ed occup Bristol con le civiche milizie della Contea di Gloucester, le quali pare che fossero meglio disciplinate dell'altre(472).
Nelle Contee pi discoste da quella di Somerset, i sostenitori del trono stavano all'erta. La milizia di Sussex cominci a muoversi verso occidente sotto il comando di Riccardo Lord Lumley, il quale, quantunque di recente avesse abjurata la religione cattolica romana, mantenevasi fermamente fedele a un re cattolico romano. Giacomo Bertie, Conte d'Abingdon, ragun le milizie della Contea d'Oxford. Giovanni Fell, Vescovo d'Oxford, che era anche Decano di Christchurch, intim a tutti i sotto-graduati della sua Universit di prendere le armi per difendere la Corona. Gli uomini in sottana affollaronsi a dare i loro nomi. Il solo Christchurch forn circa cento lancieri e moschettieri. I giovani nobili e i gentiluomini de' Comuni vi agivano come ufficiali; e il figlio maggiore del Lord Luogotenente era colonnello(473).
Ma il Re sperava soprattutto nelle truppe regolari. Churchill era stato diretto verso occidente coi cos detti Azzurri; Feversham gli teneva dietro con tutte le forze che s'erano potute togliere dalle vicinanze di Londra. Un corriere era partito per la Olanda, recando una lettera, nella quale ordinavasi a Skelton d'ottenere che i tre reggimenti inglesi al servizio olandese, venissero tosto spediti al Tamigi. Come ei ne fece la richiesta, il partito avverso alla casa d'Orange, con a capo i deputati d'Amsterdam, nuovamente provossi di suscitare cagioni d'indugio. Ma l'energia di Guglielmo, il quale aveva nella faccenda un interesse quasi uguale a quello di Giacomo, e vedeva con grave inquietudine i progressi di Monmouth, vinse ogni opposizione; e dopo pochi giorni i reggimenti imbarcaronsi(474). Approdati in Inghilterra, erano gi arrivati in ottime condizioni a Gravesend, e Giacomo li aveva passati a rassegna in Blackheath. Disse pi volte allo ambasciatore olandese di non avere mai in vita sua veduti soldati pi belli o meglio disciplinati, e dichiaravasi gratissimo al Principe d'Orange ed agli Stati per un rinforzo cotanto utile ed opportuno. Se non che tale soddisfazione non era intera. Per quanto laudevolmente quegli uomini eseguissero i militari esercizi, erano alquanto imbevuti delle opinioni politiche e religiose del popolo olandese. Uno de' soldati venne fucilato, ad un altro venne inflitta la pena della frusta per avere bevuto alla salute del Duca di Monmouth. Non fu, dunque, riputato savio consiglio il porli dove era maggiore il pericolo. Furono trattenuti ne' dintorni di Londra sino alla fine della campagna. Ma, in grazia del loro arrivo, il Re pot mandare verso occidente quelle fanterie delle quali, senza i reggimenti predetti, vi sarebbe stato bisogno nella metropoli(475).
Mentre il Governo in questa guisa apparecchiavasi al conflitto coi ribelli in campo, non furono trascurate certe cautele di specie diversa. Nella sola Londra, duecento persone che stimavansi potere mettersi a capo di un movimento Whig, vennero imprigionate. Fra queste, erano molti grandi mercatanti. Chiunque era esoso alla Corte, si dtte in preda al timore. Una tristezza universale si sparse per tutta la citt. Gli affari languivano alla Borsa; e i teatri erano tanto deserti, che un'opera nuova, scritta da Dryden, e posta in iscena con decorazioni d'insolita magnificenza, non pot andare innanzi, perocch i proventi non servivano alle spese della rappresentazione(476). I magistrati e il clero mostravansi da per tutto operosi. In ogni dove, i Dissenzienti erano strettamente tenuti d'occhio. Nelle Contee di Chester e di Shrop, ardeva feroce la persecuzione; in quella di Northampton, si fecero numerosi imprigionamenti; e le carceri d'Oxford rigurgitavano di prigioni. Nessun teologo puritano, comunque di moderate opinioni e di cauta condotta, era sicuro di non essere strappato dalla propria famiglia e sepolto in un carcere(477).
Frattanto Monmouth avanzavasi da Bridgewater, molestato sempre da Churchill, il quale pare facesse tutto ci che con una mano d'uomini era possibile ad un valoroso ed esperto soldato di fare. L'armata ribelle, molestata dall'inimico e da una forte pioggia, la sera del d 22 giugno, fermossi a Glastonbury. Le case della piccola citt non potevano apprestare ricovero a tanto numero d'armati: parecchi dei quali, perci, acquartieraronsi(478) nelle Chiese, altri accesero i loro fuochi fra mezzo alle venerande rovine dell'Abbadia, che un tempo era stata la pi ricca delle case religiose dell'isola nostra. Da Glastonbury il Duca marci verso Wells, da dove si condusse a Stepton Mallet(479).
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37. Disegno di Monmouth rispetto a Bristol.
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Pare che fin qui egli errasse di luogo in luogo, senza altro scopo che di raccogliere uomini. Adesso era d'uopo formare un piano di operazioni militari. Fu suo primo pensiero di prendere Bristol. Molti de' precipui abitatori di quel luogo importante erano Whig. Quivi anche erasi esteso uno de' fili della congiura de' Whig. Presidiavano la citt le milizie della Contea di Gloucester. Se egli avesse potuto vincere Beaufort, e le sue bande rurali, prima dello arrivo delle truppe regolari, i ribelli avrebbero a un tratto avuto in mano abbondevoli mezzi pecuniari; il credito delle armi di Monmouth si sarebbe alto levato; e i suoi amici in ogni parte del Regno avrebbero avuto coraggio di palesarsi. Bristol aveva certe fortificazioni, le quali a settentrione dell'Avon, verso la Contea di Gloucester, erano deboli; ma a mezzod, verso quella di Somerset, erano pi solide. Fu, quindi, deliberato di dare lo assalto dal lato di Gloucester. Ma a ci fare, era necessario andarci per un cammino circolare, e valicare l'Avon a Keynsham. Il ponte a Keynsham era stato in parte distrutto dalla milizia civica, ed era impraticabile. Fu, quindi, spedito innanzi un numero d'uomini a farvi i necessari ripari. Gli altri li seguivano pi lentamente, e il d ventesimoquarto di giugno fecero alto a Pensford per riposarsi. Pensford distava solo cinque miglia da Bristol, dal lato della Contea di Gloucester; ma questo lato, al quale poteva arrivarsi solo girando intorno per Keynsham, era lontano una giornata di cammino(480).
E quella fu notte d gran tumulto ed aspettazione in Bristol. I fautori di Monmouth sapevano ch'egli era quasi a vista della citt, e immaginavano che sarebbe stato fra loro avanti lo spuntare del giorno. Circa un'ora dopo il tramonto, un legno mercantile che era presso nel canale, prese fuoco. Tale accidente, in un porto pieno di navi, dest grande spavento. Tutto il fiume fu in iscompiglio. Le vie brulicavano di gente. Gridi sediziosi risonavano fra la confusione e le tenebre. Poscia fu detto, e da' Tory e dai Whig, che il fuoco era stato appiccato dagli amici di Monmouth, sperando che le milizie civiche sarebbero accorse a impedire che l'incendio si allargasse; e che in quel mentre, l'armata ribelle, fatto impeto, sarebbe entrata nella citt dal lato di Somerset. Se fu tale lo scopo degl'incendiarii, esso and del tutto fallito. Beaufort, invece di mandare i suoi uomini al canale, li tenne tutta notte sotto le armi attorno il bel tempio di Santa Maria Redcliff, a mezzod dell'Avon. Ei disse che avrebbe meglio veduto ardere Bristol, anzi l'avrebbe arsa egli stesso, che lasciarla occupare dai traditori. Col soccorso di una coorte di cavalleria regolare, che poche ore avanti eragli giunta da Chippenham, ei pot impedire lo scoppio d'una insurrezione. Gli sarebbe stato impossibile frenare i malcontenti dentro le mura, e respingere a un tempo un assalto di fuori: ma l'assalto non avvenne. Lo incendio, che era stato cagione di tanto commovimento in Bristol, vedevasi distintamente da Pensford. Monmouth, nondimeno, non reput utile cangiare il suo disegno. Si tenne cheto fino al sorgere del sole, e poi si condusse a Keynsham, dove trov accomodato il ponte. Deliber di lasciare l'armata a riposarsi, nel pomeriggio, ed appena giunta la notte, procedere alla volta di Bristol(481).
Ma non era pi a tempo. Le forze del Re si appressavano. Il Colonnello Oglethorpe, capitanando circa cento Guardie del Corpo, e facendo impeto contro Keynsham, sgomin due legioni della cavalleria ribelle che rischiossi a fargli fronte, e si ritrasse, con poco suo danno e con molto dell'inimico.
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38. Lo abbandona.
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In siffatte circostanze, Monmouth reput necessario porre da parte la impresa di Bristol(482). Ma quale era il partito da prendere? Ne furono posti in campo e discussi parecchi. Fu detto che Monmouth avrebbe potuto accelerare il passo verso Gloucester, valicare il Severn, rompere il ponte, e a destra, protetto dal fiume, gettarsi, attraversando la Contea di Worcester, in quelle di Shrop e di Chester. Egli, anni innanzi, aveva viaggiati que' luoghi, e v'era stato accolto come nelle Contee di Somerset e di Devon. La sua presenza avrebbe riacceso lo zelo in cuore ai suoi vecchi amici; e il suo esercito in pochi giorni si sarebbe raddoppiato.
Ci non ostante, considerata pienamente la cosa, parve che cotale disegno, comecch specioso, fosse ineseguibile. I ribelli erano male calzati, e stanchi a cagione delle diuturne fatiche sostenute, trascinandosi tra il fango e sotto gravissime pioggie. Molestati ed impediti, come sarebbero stati ad ogni passo, dalla cavalleria nemica, non potevano sperare di giungere a Gloucester senza cadere in mano del corpo principale delle truppe regie, ed essere forzati ad un generale fatto d'arme con ogni svantaggio.
Fu, dunque, proposto di entrare nella Contea di Wilt. Coloro i quali affermavano di conoscere que' luoghi, assicuravano il Duca, che ivi avrebbe raccolti tali rinforzi, da potere con sicurt dare battaglia(483).
Segu questo consiglio, e volse il passo verso la Contea di Wilt. Primamente intim a Bath di aprirgli le porte. Ma Bath era fortemente presidiata dalle milizie del Re; e Feversham si approssimava. I ribelli, quindi, non si provarono d'aggredire le mura, ma corsero in fretta a Philip's Norton, dove fermaronsi la sera del d 26 giugno.
Feversham vi si condusse anch'egli. La mattina del d seguente, a buon'ora, rimasero commossi alla nuova ch'egli era l presso. Ordinaronsi, disponendosi in fila lungo le siepi del cammino che conduceva alla citt.
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39. Scaramuccia seguita in Philip's Norton.
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L'avanguardia dell'armata regia tosto comparve. Era composta di circa cinquecento uomini, capitanati dal Duca di Grafton, giovine di spirito audace e di maniere rozze, il quale era forse desideroso di mostrarsi in nulla partecipe allo sleale attentato del suo fratello naturale. Grafton tra breve si trov in un profondo calle, da ambo i lati del quale muovevagli addosso una tempesta d'archibugiate. Non ostante, si spinse arditamente oltre, finch pervenne all'ingresso di Philip's Norton. Ivi trov chiuso il cammino da una barricata, d'onde un altro vivissimo fuoco gli veniva di fronte. I suoi uomini si perdettero d'animo, e indietreggiarono fuggendo. Innanzi che uscissero dal calle, pi di cento tra loro erano morti o feriti. La ritirata di Grafton fu tagliata da una mano di cavalleria nemica; ma egli si aperse fra mezzo a quelli valorosamente il cammino, e si pose in salvo(484).
L'avanguardo in tal guisa respinto, si congiunse col corpo principale dell'esercito regio. Le due armate allora si trovarono faccia a faccia; e ricambiaronsi poche archibugiate, che furono di poco o di punto effetto. Nessuna era impaziente di venire alle mani. Feversham non voleva combattere fino a che non fosse arrivata l'artiglieria, e si ripieg verso Bradford. Monmouth, appena sopraggiunta la notte, abbandon la propria posizione, marci verso mezzod, e sul fare del giorno pervenne a Frome, dove sperava trovare rinforzi.
Frome gli era favorevole quanto Taunton o Bridgewater, ma non pot far nulla per lui. Pochi giorni avanti, eravi stata una insurrezione, e il Manifesto di Monmouth era stato attaccato in piazza. Ma la nuova di tale movimento era pervenuta al Conte di Pembroke, che trovavasi non molto discosto con le civiche milizie della Contea di Wilt. Era, quindi, con esse accorso a Frome; aveva messa in rotta una folla di campagnuoli, i quali, armati di falci e tridenti, tentavano di fargli fronte; era entrato nella citt ed aveva disarmati gli abitanti. E per non v'erano armi, e Monmouth non poteva apprestarne(485).
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40. Monmouth  scuorato.
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L'armata ribelle trovavasi in triste condizioni. La marcia del d precedente l'aveva stancata. La pioggia era caduta a torrenti; e le strade erano diventate pantani. Non v'era nuova dei promessi soccorsi della Contea di Wilt. Arriv un messo, annunziando che le forze d'Argyle erano state disperse in Iscozia. Un altro disse che Feversham, congiuntosi con l'artiglieria, era sulle mosse. Monmouth intendeva le cose di guerra tanto, da accorgersi che i suoi seguaci, con tutto il loro zelo e coraggio, non avrebbero potuto resistere ai soldati regolari. Erasi fino allora illuso sperando che alcuni di que' reggimenti, da lui per innanzi comandati, sarebbero corsi sotto il suo vessillo; ma adesso era costretto a deporre tale speranza. Qui l'animo gli venne meno. Appena poteva far mostra di fermezza bastevole a dare ordini. Nella propria sciagura, amaramente dolevasi de' sinistri consiglieri, dai quali era stato indotto ad abbandonare il suo beato ritiro di Brabante. E segnatamente contro Wildman trascorse a virulente imprecazioni(486). Ed allora, nel debole ed agitato cervello gli sorse un vergognoso pensiero; quello, cio, di abbandonare alla vendetta del Governo le migliaia d'uomini - i quali, da lui chiamati e accorsi per amore di lui, avevano abbandonato le abitazioni e i campi propri; - partirsi di nascosto, co' suoi pi alti ufficiali; condursi a qualche porto di mare innanzi che nascesse il sospetto della sua fuga, e rifuggirsi nel continente, dove fra le braccia di Lady Wentworth avrebbe dimenticata la propria ambizione e vergogna. Seriamente discusse cotesto disegno co' principali de' suoi consiglieri. Taluni di loro, tementi per la propria vita, lo ascoltarono approvando; ma Grey, il quale, secondo la confessione anche de' suoi detrattori, era intrepido sempre, tranne quando le spade gli lampeggiavano dinanzi e le palle gli fischiavano d'intorno, si oppose con estremo calore alla ostinata proposta, e supplic il Duca ad esporsi a ogni pericolo, pi presto che ricompensare con la ingratitudine e col tradimento il fervido affetto dimostratogli dal contadiname delle contrade occidentali(487).
Il pensiero della fuga venne, dunque, abbandonato; ma non era agevole formare un piano qualunque di campagna. Procedere verso Londra sarebbe stata demenza; imperocch la via che ivi conduce, attraversa diritta il vasto piano di Salisbury, sul quale le truppe, e soprattutto la cavalleria regolare, avrebbero pugnato con ogni vantaggio contro uomini indisciplinati. In questo mentre, arriv al campo la nuova che i campagnuoli delle maremme presso Axbridge erano insorti a difendere la religione protestante, s'erano armati di tridenti, correggiati e forconi, e si andavano ragunando a migliaia presso Bridgewater. Monmouth deliber di ritornare in quel luogo, e rafforzarsi di questi nuovi collegati(488).
I ribelli, adunque, si mossero alla volta di Wells, e vi arrivarono con contegno non amichevole. Erano tutti, salvo pochi, avversi alla prelatura; e mostrarono la propria avversione in modo da recar loro pochissimo onore. Non solo strapparono il piombo dal tetto del magnifico Duomo, onde farne palle da archibugio, - cosa che poteva essere escusata da' bisogni della guerra, - ma profanamente ne distrussero gli ornati. Grey con molta difficolt pot, ponendosi dinanzi all'altare con la spada sguainata, salvarlo dagli insulti di alcuni ribaldi, i quali vi volevano crapoleggiare dintorno(489).
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41. Ritorna a Bridgewater.
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Il gioved, 2 di luglio, Monmouth rientr in Bridgewater, in condizioni meno liete di quelle onde vi era giunto dieci giorni prima. Il rinforzo che vi trov, era di poco conto. L'armata regia era l presso. Per un istante divis di fortificare la terra; e furono chiamati centinaia di lavoranti a scavare fossi ed alzare ripari. Poi, mutando consiglio, pens di gettarsi nella Contea di Chester; disegno ch'egli aveva respinto come ineseguibile mentre trovavasi in Keynsham, e che certamente non era meglio eseguibile adesso che egli stava in Bridgewater(490).
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42. L'esercito regio pone il campo presso Sedgemoor.
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Mentre tentennava tra pensieri egualmente disperati, comparvero le forze regie. Erano composte di circa duemila cinquecento soldati regolari, e di circa mille e cinquecento militi cittadini della Contea di Wilt. La mattina della domenica, 5 luglio, a buon'ora partiti da Somerton, piantarono le tende, quel giorno stesso, a circa tre miglia da Bridgewater nel piano di Sedgemoor.
Il Dottore Pietro Mew, vescovo di Winchester, gli accompagnava. Questo prelato aveva in giovent sua portate le armi a difesa di Carlo Primo contro il Parlamento. N gli anni n la professione gli avevano al tutto estinto nell'animo lo spirito guerresco; e forse credeva che l'apparizione di uno de' padri della Chiesa protestante nel campo regio, avrebbe rinvigorito il sentimento di lealt in cuore a quegli onesti che ondeggiavano fra l'abborrimento del papismo e quello della ribellione.
Il campanile della chiesa parrocchiale di Bridgewater, dicesi sia il pi alto che si trovi nella Contea di Somerset, e vi si goda la vista di tutto il paese circostante. Monmouth, insieme con alcuni de' suoi ufficiali, vi sal fino alla cima, ed osserv con un cannocchiale la posizione dell'inimico. Vedeva uno spazio piano, adesso rigoglioso di campi da grano e d'alberi fruttiferi, ma allora, secondo che suona il suo nome, per la pi parte tristo pantano. Quando le pioggie erano copiose, e il Parret, coi ruscelli che vi si gettavano dentro, straripava, cotesto spazio era affatto inondato. In antico era parte di quella vasta palude, famosa nelle nostre vecchie cronache, per avere fermate le incursioni di due successive razze d'invasori. Aveva per lungo tempo protetti i Celti dalle aggressioni dei Re di Wessex, e difeso Alfredo dalla persecuzione dei Danesi. In quei tempi remoti, questa regione non poteva traversarsi se non con navicelli. Era un immenso stagno, sparso di molte isolette di terreno ineguale e traditore, coperto di folti giunchi, fra mezzo ai quali brulicavano i cervi e i porci selvatici. Anche ai tempi de' Tudor, il viandante, che da Ilchester recavasi a Bridgewater, era costretto a camminare per una curva di parecchie miglia onde evitare le acque. Allorquando Monmouth gett gli occhi sopra Sedgemoor, lo spazio predetto era stato in parte acconciato dall'arte, ed era intersecato da molti larghi e profondi fossi, che in quel paese si chiamano rhines. In mezzo al pantano sorgevano, aggruppati attorno ai campanili delle chiese, pochi villaggi, i nomi dei quali sembrano accennare che un tempo erano circondati dalle acque. In uno di essi, detto Weston Zoyland, era la cavalleria regia, e il quartiere generale di Feversham. Molte persone tuttora viventi hanno veduta la figlia della fantesca che in quel giorno lo serv a pranzo; e un gran piatto di porcellana di Persia, che gli fu posto dinanzi, serbasi anche oggi con gran cura in que' dintorni. E' da notarsi che la popolazione della Contea di Somerset non , come ne' distretti manifatturieri, composta di soli emigranti da luoghi lontani. Non  raro trovare contadini che coltivano il medesimo podere coltivato dai loro progenitori al tempo che i Plantageneti regnavano in Inghilterra. Le tradizioni della Contea di Somerset riescono, quindi, non poco utili allo storico(491).
A maggior distanza da Bridgewater(492), giace il villaggio di Middlezoy. In esso e ne' suoi dintorni erasi acquartierata la milizia civica della Contea di Wilt, sotto il comando di Pembroke.
Sopra lo aperto scopeto, non lungi da Chedzoy, stavano accampati vari battaglioni di fanteria regolare. Monmouth ad essi rivolse tristamente lo sguardo. Non poteva non rammentarsi come, pochi anni innanzi, capitanando una colonna di quegli stessi soldati, aveva posti in fuga i feroci entusiasti che difendevano Bothwell Bridge. Poteva bene distinguere nell'armata nemica la valorosa legione, che allora dal nome del suo colonnello, chiamavasi reggimento di Dumbarton; ma che da lungo tempo  stata conosciuta come il primo reggimento di linea, e che in tutte le quattro parti del mondo ha nobilmente mantenuta la sua reputazione primitiva. "Conosco quegli uomini," disse Monmouth; "essi combatteranno. Se io non avessi altri che loro soli, tutto anderebbe bene(493)."
Ci nulla ostante, lo aspetto del nemico non era tale da scoraggiare affatto. Le tre divisioni della regia armata giacevano assai discoste l'una dall'altra. In tutti i loro movimenti era apparenza di trascuraggine e di lassa disciplina. Sapevasi che erano intenti a briacarsi col sidro di Zoyland. Era ben nota la incapacit di Feversham, comandante supremo, il quale anche in quell'ora di tanto momento ad altro non pensava che a mangiare e dormire. Churchill, a dir vero, era capitano pari ad impresa assai pi rischiosa di quella di sconfiggere una masnada di male armati e mal esercitati contadini. Ma il genio che in tempi posteriori umili sei Marescialli di Francia, non occupava adesso il luogo che gli conveniva. Feversham parlava poco con Churchill, e in modo da non animarlo a dare consigli. Il Luogotenente, col sentimento del proprio sapere nell'arte militare, impaziente di sottostare ad un capo ch'egli spregiava, e tremante per la salute dell'armata, seppe, nonostante, cos bene frenarsi e dissimulare(494) ci ch'egli sentiva, che Feversham ne lod la operosa subordinazione, e promise di riferirlo al Re(495).
Monmouth, osservata la disposizione delle forze regie, e bene istrutto della condizione in cui erano, pens che un assalto notturno sarebbe potuto riuscire. Deliber di correre la sorte, e subito fece i necessari apparecchi.
Era giorno di domenica; e i suoi seguaci, la maggior parte dei quali erano stati educati al culto puritano, passarono gran parte del giorno in esercizi religiosi. Il piano del Castello, dove era accampata l'armata, presentava uno spettacolo, quale, dopo lo scioglimento dell'esercito di Cromwell, la Inghilterra non aveva mai pi veduto. I predicatori dissenzienti, che avevano prese le armi contro il papismo, alcuni de' quali avevano forse anche pugnato nella grande guerra civile, oravano e predicavano in abito scarlatto e in istivali, con la spada a fianco. Ferguson era uno di coloro che arringavano. Tolse a testo del suo sermone la tremenda imprecazione con che gl'Israeliti dimoranti oltre il Giordano, purgavansi dell'addebito che stoltamente loro davano i confratelli dell'opposta sponda del fiume. "Il Signore Iddio degli Dei, il Signore Iddio degli Dei, egli conosce, e Israele egli conoscer. Se ci sia ribellione o trasgressione contro il Signore, non ci salvare in quel giorno(496)."
Che si dovesse dare un assalto col favore della notturna tenebra, non era un secreto in Bridgewater. La terra era piena di donne, che dalla circostante regione vi erano accorse a centinaia per rivedere ancora i mariti, i figliuoli, gli amanti e i fratelli loro. Molti in quel giorno si dissero il doloroso addio, e molti si divisero per non rivedersi pi mai(497). La nuova del preparato assalto pervenne all'orecchio d'una fanciulla, che era zelante pel Re. Ancorch ella fosse d'indole modesta, ebbe l'animo di andare da s fino a Feversham, e riferirgliene. Usc cauta da Bridgewater, e si avvi ai regi accampamenti. Ma quel campo non era luogo dove l'innocenza potesse tenersi sicura. Anco gli ufficiali, spregiando dall'un canto le forze irregolari dell'inimico, e dall'altro il negligente capitano al quale essi erano sottoposti, stemperatamente abbandonatisi al vino, erano pronti ad ogni eccesso di crudelt e licenza. Uno di loro pose le mani addosso alla malarrivata fanciulla, ricus di ascoltare il messaggio che recava, e la oltraggi brutalmente. Ella fugg straziata dalla rabbia e dalla vergogna, lasciando le scellerate soldatesche al proprio destino(498).
Appressavasi gi l'ora del gran rischio. La notte non sorgeva male adatta ad una tanta intrapresa. La luna era nella sua pienezza, le bandiere del Nord splendevano ai suoi raggi. Ma la nebbia del padule era s folta sopra Sedgemoor, da non potersi nulla discernere a cinquanta passi di distanza(499).
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43. Battaglia di Sedgemoor.
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Battevano le ore undici, allorquando il Duca, con le sue Guardie del corpo, usc dal Castello. La sua mente non era nello stato convenevole a chi tra breve debba tentare un colpo decisivo. Gli stessi fanciulli, che affollavansi a vederlo passare, si accorgevano - e lo rammentarono poi lungamente - come il suo viso fosse tristo, e pieno di sinistro augurio. L'armata marci per un sentiero circolare, lungo pressoch sei miglia, verso gli accampamenti regi in Sedgemoor. Parte di quel cammino serba fino ai giorni presenti il nome di sentiero della Guerra (War Lane). I fanti erano condotti dallo stesso Monmouth; i cavalli affidati a Grey, malgrado le proteste di molti, che rimembravano lo sciagurato fatto di Bridport. Fu ordinato che si osservasse il pi rigoroso silenzio, non si battessero tamburi, non si scaricasse arma. La parola la quale doveva fra le tenebre servire di riconoscimento agl'insorti, era Soho. Senza dubbio era stata prescelta per alludere a Soho Fields in Londra, dove sorgeva il palazzo del Duca(500).
Verso l'un'ora, nella mattina di luned, 6 di luglio, i ribelli erano sullo scopeto. Ma tra loro e il nemico giacevano tre grossi rigagni pieni d'acqua e di mota. Monmouth sapeva di doverne passare due, chiamati Black Ditch, e Langmoor Rhine. Ma, strano a dirsi! neppure da un solo de' suoi esploratori gli era stata fatta menzione d'un fosso, chiamato Bussex Rhine, che copriva da presso il campo regio.
I carri che trasportavano le munizioni, rimasero all'ingresso dello scopeto. I cavalli e i fanti, ordinati in lunga, e stretta colonna, passarono sur un argine il Black Ditch. Ve n'era un altro simile traverso al Langmoor Rhine; ma la guida, in mezzo alla nebbia, smarr la via: innanzi che si provvedesse allo sbaglio, ci fu qualche indugio e tumulto. In fine passarono; ma nella confusione prese fuoco una pistola. Alcune delle Guardie a cavallo che facevano la scolta, udirono lo scoppio, e si accrsero come una gran moltitudine di gente avanzavasi fra mezzo alla nebbia. Scaricarono le loro carabine, e corsero di galoppo per varie direzioni a chiamare all'armi. Alcune andarono a Weston Zoyland, dove era la cavalleria. Un soldato a cavallo dette di sproni, e corse al campo dove era la fanteria, gridando con gran forza che l'inimico era per giungere. I tamburi del reggimento di Dumbarton batterono alle armi, e i soldati corsero alle proprie file. Ed era tempo, perocch Monmouth andava disponendo l'armata per dare lo assalto. Ordin a Grey di precedere con la cavalleria, mentre egli stesso lo seguiva a capo de' fanti. Grey si spinse innanzi finch i passi gli vennero inaspettatamente troncati dal Bussex Rhine. Sul lato opposto del fosso la fanteria reale ordinavasi frettolosamente a battaglia.
"Per chi siete voi?" chiese gridando un ufficiale delle Guardie a piedi. "Pel Re" rispose una voce dalle file della cavalleria ribelle. "Per quale Re?" disse l'altro. "Re Monmouth" fu la risposta, accompagnata col grido di guerra che quaranta anni prima era stato inscritto sui vessilli de' reggimenti parlamentari: "Dio sia con noi." E immantinente, le truppe reali fecero tale scarica d'archibugi, che pose in fuga per ogni banda i cavalli degl'insorgenti. Il mondo attribuisce questa ignominiosa rotta alla pusillanimit di Grey. Nulladimeno, non  in nessuna guisa certo che Churchill avrebbe fatta miglior prova a capo d'uomini i quali non avevano mai per innanzi maneggiate armi a cavallo, e i cui cavalli non erano avvezzi, non solo a starsi fermi al fuoco, ma ad obbedire al freno.
Pochi momenti dopo che la cavalleria del Duca erasi dispersa per il pantano, giunse correndo la fanteria, guidata fra le tenebre dalle micce accese del reggimento di Dumbarton.
Monmouth rimase attonito, vedendo che un largo e profondo fosso giaceva tra lui e il campo ch'egli aveva sperato di sorprendere. Gl'insorti fermaronsi sull'argine e fecero fuoco, che fu ricambiato da una parte della fanteria reale, schierata sull'argine opposto. Per tre quarti d'ora, il fuoco degli archibugi non cess mai. I contadini del Somerset si condussero come vecchi soldati, tranne che dettero troppo alta la mira alle artiglierie loro.
Ma le altre divisioni dell'armata regia erano tutte in movimento. Le Guardie del Corpo e gli Azzurri vennero a spron battuto da Weston Zoyland, e dispersero in un attimo alcuni cavalli di Grey, i quali tentavano di raccogliersi. I fuggenti sparsero la paura fra i loro compagni del retroguardo, ai quali erano affidate le munizioni. I vagonieri retrocessero a gran passi senza fermarsi, finch si videro molte miglia lontani dal campo di battaglia. Monmouth fino allora aveva sostenuta la parte propria come un robusto ed esperto guerriero. Era stato veduto a piedi, impugnando la picca, e incoraggiando con la voce e con l'esempio la propria fanteria. Ma conosceva s bene le cose militari, da accorgersi che tutto era finito. I suoi uomini avevano perduto il vantaggio che avrebbero potuto derivare dal buio e dalla sorpresa. Erano stati abbandonati dalla cavalleria e dai vagoni della munizione. Le forze del Re erano unite e in buon ordine. Feversham, desto dal fuoco, alzatosi di letto, annodata bene la cravatta, e guardatosi allo specchio, era venuto a vedere ci che facevano i suoi. Intanto, - e ci fu di maggiore importanza, - Churchill aveva rapidamente disposte in guisa affatto nuova le fanterie. Il giorno era presso a spuntare. L'esito d'un conflitto alla luce del sole, in un piano aperto, non poteva essere dubbio. Nondimeno, Monmouth avrebbe dovuto sentire come a lui non convenisse fuggire, mentre migliaia d'uomini, che dallo affetto che gli portavano erano stati spinti alla propria rovina, seguitavano a combattere per la sua causa. Ma le vane speranze e lo intenso amore della vita prevalsero. Vide che, indugiando, la cavalleria regia gli avrebbe potuto impedire la ritirata. Mont, quindi, a cavallo e usc dal campo.
Nondimeno, i suoi fanti, comunque abbandonati, fecero estrema resistenza. Le Guardie del Corpo gli strinsero dalla diritta, gli Azzurri da mancina; ma i villani della Contea di Somerset, con le falci loro e le punte degli archibugi, fecero fronte, come fossero vecchi soldati, alla cavalleria reale. Oglethorpe fece vigorosa prova per romperli, e fu validamente respinto. Sarsfield, egregio ufficiale irlandese, il cui nome acquist dipoi una trista celebrit, gli assalt dall'altro lato; ma indietreggiarono i suoi, ed egli stesso fu gettato a terra, dove rimase alcun tempo come morto. Gli sforzi de' robusti campagnuoli non potevano lungamente durare. Non avevano pi polvere. Gridavano spesso: "Munizione! per l'amor di Dio; munizione!" Ma munizione non v'era. Quand'ecco sopraggiunge l'artiglieria regia. Era stata collocata a mezzo miglio, nella strada maestra, da Weston Zoyland a Bridgewater. Erano cos difettosi gli arnesi da guerra dell'armata inglese, che vi sarebbe stata molta difficolt a strascinare i grossi cannoni al luogo dove ardeva la guerra, se il vescovo di Winchester non avesse offerti all'uopo i cavalli della propria carrozza. Questo immischiarsi di un prelato cristiano in un negozio di sangue,  stato, con istrana incoerenza, riprovato da scrittori Whig, i quali non vedono nulla di criminoso nella condotta de' numerosi ministri puritani che in quell'occasione avevano prese le armi contro il Governo. Anche dopo arrivati i cannoni, vi era cotale difetto di artiglieri, che un sergente del reggimento di Dumbarton dovette badare da s al maneggio di alcuni di quelli(501). Ci non ostante, i cannoni, comunque male adoperati, tosto posero fine alla pugna. Le picche dei battaglioni ribelli cominciarono a piegare; le file si ruppero; la cavalleria reale fece impeto di nuovo, rovesciando ogni cosa che le si parava dinanzi; la fanteria si mosse traverso al fosso. Anco in tanta estremit, i minatori di Mendip si tennero ostinatamente fermi, e venderono cara la vita loro. Ma in pochi minuti la rotta degl'insorti fu compiuta. De' soldati, trecento erano morti o feriti. De' ribelli, pi d'un migliaio giacevano esanimi sullo scopeto(502).
In tal modo ebbe fine l'ultimo combattimento, che meriti il nome di battaglia combattuta sul suolo inglese. La impressione che ne rimase nei semplici abitatori di quelle vicinanze, fu profonda e durevole; impressione che, a dir vero, si  spesso rinnovata. Imperocch, anche ai tempi nostri, lo aratro e la marra non rade volte disseppelliscono funebri ricordi, teschi, stinchi, e armi stranamente formate di villici strumenti. I vecchi contadini, non  guari, raccontavano che nella loro fanciullezza solevano giocare sullo scopeto alla battaglia fra gli uomini di Re Giacomo e quelli di Re Monmouth, e che questi sempre gridavano: Soho(503)!
Ci che sembra il pi straordinario nella battaglia di Sedgemoor,  che l'esito ne sia stato dubbio per un momento, e che i ribelli abbiano cotanto resistito. Che cinque o sei mila carbonai e contadini potessero per un'ora sola lottare con mezzo il numero di quella cavalleria e fanteria regolare, ai d nostri verrebbe reputato miracolo. Ma forse scemerebbe la nostra maraviglia, ove considerassimo che al tempo di Giacomo Secondo, la disciplina delle milizie regolari era estremamente lassa; e dall'altro canto, il contadiname era accostumato a servire nella guardia civica. La diversit, quindi, tra un reggimento di fanti e un reggimento di villani pur allora reclutati, comunque considerevole, non era punto ci che sarebbe adesso. Monmouth non conduceva una pretta marmaglia ad assaltare buoni soldati; imperocch i suoi seguaci non erano affatto ignari del mestiere del soldato; e le truppe di Feversham, in paragone delle odierne truppe inglesi, potevano quasi chiamarsi una marmaglia.
Battevano le ore quattro; il sole levavasi sull'orizzonte, allorquando la sconfitta armata inond le vie di Bridgewater. Gli urli, il sangue, le ferite, i visi cadaverici degli uomini che cadevano a terra per non pi rialzarsi, empirono d'orrore e spavento la citt tutta. Oltredich i vincitori gl'inseguivano da presso. Coloro fra gli abitanti i quali avevano favorita la insurrezione, aspettavansi il saccheggio e la strage, e imploravano protezione ai loro vicini che professavano la religione cattolica romana, o erano conosciuti come Tory; e gli stessi pi virulenti storici Whig affermano, come cosa certa, che tale protezione venne cortesemente e generosamente concessa(504).
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44. I ribelli vengono inseguiti.
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Per tutto quel giorno, i vincitori continuarono ad inseguire i fuggitivi. Gli abitatori de' villaggi circostanti, lungo tempo ricordarono con che strepito di zampe e tempesta di maledizioni la cavalleria, a guisa di turbine, passava. Innanzi che fosse sera, cinquecento prigioni erano stipati dentro la chiesa parrocchiale di Western Zoyland. Ottanta di loro erano feriti; e cinque spirarono fra le sacre pareti. Gran numero di lavoranti furono forzati a seppellire gli uccisi. Pochi, che erano manifestamente partigiani de' vinti, vennero riserbati all'osceno ufficio di squartare i prigionieri. Gli uomini delle decurie delle vicine parrocchie, furono adoperati ad alzar forche e procurare catene. E tutto ci seguiva mentre le campane di Weston Zoyland e Chedzoy suonavano a festa, e i soldati cantavano e facevano baccano fra mezzo ai cadaveri sullo scopeto: imperciocch i fattori delle vicinanze, appena saputo l'esito del combattimento, erano stati solleciti a mandare fiaschi ripieni del loro miglior sidro, come offerte di pace, ai vincitori(505).
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45. Esecuzioni militari; fuga di Monmouth.
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Feversham era stimato uomo di buona indole; ma era forestiere, ignaro delle leggi e non curante del sentire degl'Inglesi. Avvezzo alla licenza militare della Francia, aveva imparato dal vincitore del Palatinato, suo congiunto, non a vincere, ma a devastare. Un considerevole numero di prigioni furono subito destinati ad essere messi a morte. Fra essi era un uomo famoso per velocit nel correre. Gli si fece sperare che gli verrebbe concessa la vita, se egli avesse vinto nella corsa un puledro delle maremme. Lo spazio ch'egli corse insieme col cavallo  tuttora segnato da termini ben conosciuti sullo scopeto, ed  lungo circa tre quarti di miglio. Feversham non vergogn, dopo d'avere veduta la prova, d'impiccare lo sciagurato. Il d dopo, si vide una lunga fila di forche innalzate lungo la via maestra da Bridgewater a Weston Zoyland. Da ciascuna pendeva un prigioniero. Quattro di loro furono lasciati a marcire ne' ferri(506).
In quel mentre, Monmouth, accompagnato da Grey e da pochi altri amici, fuggiva dal campo di battaglia. A Chedzoy fece sosta un momento per montare un cavallo fresco, e nascondere il suo nastro azzurro e la decorazione dell'ordine di Giorgio. Poi si mosse in fretta alla volta di Bristol Channel. Dalle alture a tramontana del campo di battaglia, vide il lampo e il fumo dell'ultima scarica che facevano i suoi abbandonati seguaci. Avanti le ore sei, egli trovavasi venti miglia lungi da Sedgemoor. Alcuni de' suoi compagni lo consigliavano a traversare le acque e rifuggirsi nel paese di Galles; e questo, indubitabilmente, sarebbe stato il miglior partito da prendere. Egli vi sarebbe arrivato innanzi che vi fosse giunta la nuova della sua sconfitta; e in una contrada cos selvaggia e rimota dalla sede del Governo, avrebbe potuto lungamente rimanere sconosciuto. Nulladimeno, deliber di spingersi nella Contea di Hamp, sperando di potersi nascondere ne' tuguri de' predatori di cervi fra le quercie di New Forest, fino a che si fosse potuto procurare i mezzi d'imbarcarsi pel continente. E per, con Grey e col Tedesco, volse i passi al sud-est. Ma il cammino era pieno di pericoli, perciocch ai tre fuggitivi era forza passare per luoghi dove ciascuno gi sapeva la nuova dell'esito della battaglia, e dove niun passeggiero di apparenza sospetta si sarebbe potuto sottrarre ad uno stretto esame. Cavalcarono tutto il giorno, schivando citt e villaggi. N ci allora era cos difficile come adesso potrebbe sembrare: imperocch gli uomini d'allora potevano ricordarsi del tempo in cui il cervo selvatico vagava liberamente per le foreste dalle rive dell'Avon, nella contea di Wilt fino alla costa meridionale di quella di Hamp(507). Alla perfine, in Cranbourne Chase, ai cavalli mancarono le forze. Monmouth e i suoi colleghi, quindi, gli abbandonarono, nascondendo le briglie e le selle; e procuratisi abiti contadineschi, travestironsi, e continuarono a piedi verso New Forest. Passarono la notte all'aria aperta; ma prima che spuntasse l'alba, si videro per ogni parte circondati di mille traversie. Lord Lumley che stanziava a Ringwood con un grosso corpo di milizie civiche di Sussex, ne aveva mandate legioni per ogni verso. Sir Guglielmo Portman, con la civica di Somerset, aveva formata una catena di posti militari, dal mare fino alla estremit settentrionale di Dorset. Alle ore cinque della mattina del d 7, Grey, che vagava diviso da' suoi amici, fu preso da due delle vedette di Sussex. Si sobbarc alla propria sorte con la calma di colui al quale la perplessit  pi insoffribile della disperazione. "Dacch mettemmo piede a terra" disse egli "non ho avuto un buon desinare o una sola notte di riposo." Mal poteva dubitarsi che il capo de' ribelli fosse poco lontano. Gl'inseguenti accrebbero la loro operosa vigilanza. Le capanne sparse su per l'aprico paese fra i confini delle Contee di Dorset e di Hamp, vennero rigorosamente ricercate da Lumley; e il contadino con cui Monmouth aveva barattato gli abiti, fu scoperto. Portman giunse con una grossa legione di cavalleria e di fanteria a prestare mano forte a coloro che erano intenti alla ricerca; i quali tosto volsero la propria attenzione ad un luogo bene adatto a ricoverare i fuggitivi. Era un vasto tratto di terra diviso da uno spazio chiuso dalla campagna aperta, partito con numerose siepi in piccoli poderi; in alcuni de' quali la segala, i piselli e l'avena, erano s alti, da potervisi nascondere un uomo; altri erano coperti di fratte e di scope. Una donnicciola rifer d'avere veduti due stranieri nascosti in que' luoghi. La cupidigia della vicina ricompensa, rinfiamm lo zelo de' soldati. Fu stabilito, che chiunque avesse fatto il debito proprio, avrebbe avuta parte del promesso premio di cinque mila lire sterline. Fatte strettissimamente guardare le siepi esteriori, si posero con infaticabile cura a frugare dentro lo spazio interno, scagliando parimente tra le fratte vari cani di squisitissimo odorato. Il sole era volto al tramonto, senza che avessero potuto nulla trovare; ma tutta la notte si tennero in istretta vigilanza. Trenta volte i fuggitivi rischiaronsi a varcare la siepe esteriore; ma ogni passo trovavano guardato. Una volta, scoperti, fu loro fatto fuoco addosso: allora, dividendosi, si nascosero in differenti luoghi.
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46. E' preso.
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Il d seguente, al sorgere del sole, ricominciata la ricerca, Buyse venne ritrovato. Ei confess d'essersi poche ore innanzi diviso dal Duca. Gl'inseguenti, adunque, si posero a frugare con maggior cura dentro il grano e le macchie, finch scoprirono nascosto in un fosso un uomo di scarno aspetto. Gli si gettarono addosso. Alcuni stavano per fare fuoco; ma Portman imped ogni violenza. Il prigioniero era in abito di pastore; la sua barba, grigia anzi tempo, era lunga di parecchi giorni. Tremava grandemente, e non poteva parlare. Anche coloro che lo conoscevano di persona, dubitarono in prima s'egli fosse lo elegante e leggiadro Monmouth. Portman gli frug nelle tasche, e fra parecchi piselli raccolti nella rabbia della fame, vi trov un oriuolo, una borsa d'oro, un albo pieno di canzoni, di ricette, di preghiere e di malie, e l'ordine di Giorgio, del quale, molti anni prima, il Re Carlo Secondo aveva decorato il prediletto figliuolo. Subitamente furono spediti nunzii a Whitehall, che recarono la lieta nuova e la decorazione dell'ordine di Giorgio, come segno della verit del fatto. Il prigioniero, sotto strettissima guardia, fu condotto a Ringwood(508).
Tutto era perduto, null'altro a lui rimanendo che apparecchiarsi a sostenere la morte in modo convenevole ad uomo che non s'era creduto indegno di portare la corona di Guglielmo il Conquistatore e di Riccardo Cuor di Lione, dell'eroe di Cressy e dell'eroe d'Agincourt. Egli avrebbe potuto richiamare alla mente altri domestici esempi, anco meglio convenienti alla propria condizione. In duecento anni, due sovrani, il cui sangue scorreva nelle sue vene, l'uno de' quali era una delicata donna, s'erano trovati nella condizione medesima in cui egli stava; - avevano mostrato nel carcere e sul palco una virt, della quale nella prospera fortuna sembravano incapaci, e quasi redensero i loro grandi delitti ed errori sopportando con cristiana mansuetudine e con dignit principesca le pene inflitte loro dai nemici vittoriosi. Monmouth non era mai stato accusato di codardia; e quand'anche avesse avuto difetto di coraggio naturale, si sarebbe sperato che in quella estremit gliene dessero la disperazione e l'orgoglio. A lui erano rivolti gli occhi di tutto il mondo. La pi tarda posterit avrebbe saputo come egli, in quel solenne momento, si fosse condotto. Verso i valorosi contadini dell'occidente egli era in debito di mostrare, che essi non avevano sparso il proprio sangue per un capo indegno del loro affetto. Verso colei che aveva tutto sacrificato per amor suo, egli era in debito di mostrarsi in guisa, che ella, dovendo piangere di lui, non ne avesse ad arrossire. Non era degno di lui il lamentarsi o il supplicare. Oltredich, la propria ragione gli avrebbe dovuto addimostrare, essere vano ogni lamento ed ogni preghiera. A ci ch'egli aveva fatto, non potea esservi perdono. Trovavasi fra gli artigli di un uomo che non perdonava giammai.
Ma la forza d'animo di Monmouth non era di quella specie che nasce dalla riflessione e dal rispetto di s; n la natura gli aveva largito uno di que' cuori robusti, da' quali n avversit n pericolo valgono a strappare un segno di debolezza. Il suo coraggio innalzavasi e cadeva coi suoi spiriti animali. Nel campo di battaglia lo sostenevano lo eccitamento dell'azione, la speranza della vittoria, e la misteriosa potenza dell'esempio altrui. Tutti cotesti sostegni adesso pi non erano. L'idolo della Corte e della plebe, avvezzo ad essere amato e adorato dovunque si fosse mostrato, ora vedevasi cinto da rigidi carcerieri, negli occhi de' quali ei leggeva la propria sorte. Dopo poche ore di trista prigionia, egli doveva patire violenta e vergognosa morte. Il cuore gli venne meno. La vita gli parve degna d'essere comprata con ogni specie d'umiliazione; n il suo intelletto, stato sempre debole, ed ora perturbato dal terrore, poteva intendere che la umiliazione lo avrebbe avvilito, ma salvato non mai.
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47. Scrive una lettera al Re.
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Appena giunto a Ringwood, scrisse al Re una lettera, come poteva dettarla un uomo cui un codardo timore abbia tolto ogni senso di vergogna. Con caldissime parole espresse il rimorso ch'egli sentiva pel tradimento commesso. Afferm, che allorquando aveva ai proprii cugini nell'Aja promesso di non suscitare commovimenti in Inghilterra, egli intendeva osservare pienamente la promessa. Per sua sventura, era stato poi sedotto al misfatto da certe orride genti, le quali gli avevano con varie calunnie scaldato il cervello, e sofisticando lo avevano traviato: ma oramai abborriva que' tristi; abborriva s stesso. Pregava, con pietosi detti, d'essere ammesso alla presenza del Re. Aveva da palesargli un secreto che ei non poteva fidare alla penna, un secreto che era racchiuso in una sola parola; e s'egli avesse potuto dire quella tale parola, il trono sarebbe fatto sicuro d'ogni pericolo. Il d seguente scrisse altre lettere alla Regina vedova, e al Lord Tesoriere, pregandoli ad intercedere per lui(509).
Appena si seppe in Londra ch'egli si era siffattamente avvilito, ognuno ne rimase attonito; e nessuno quanto Barillon, il quale aveva, stando in Inghilterra, vedute due sanguinose proscrizioni, in cui non poche vittime s dell'opposizione che della Corte, senza preghi e piagnistei donneschi, eransi sobbarcate al proprio fato(510).
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48. E condotto a Londra.
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Monmouth e Grey rimasero due giorni in Ringvood. Furono poi menati a Londra, sotto la guardia di un grosso corpo di milizie regolari e civiche. Nel cocchio del Duca era un ufficiale, che aveva ordine di pugnalarlo se si fosse tentato di liberarlo. In ogni citt giacente lungo il cammino, stavano schierati i militi cittadini delle vicinanze, sotto il comando de' precipui gentiluomini. La marcia dur tre giorni fino a Wauxhall, dove un reggimento comandato da Giorgio Legge, Lord Dartmouth, era apparecchiato a ricevere i prigionieri. I quali furono posti in una barca, e pel fiume condotti a Whitehall Stairs. Lumley e Portman guardarono a vicenda giorno e notte il Duca, finch lo ebbero messo dentro il Palazzo(511).
Il contegno di Monmouth e quello di Grey nel viaggio, riempirono di ammirazione chiunque li vedeva. Monmouth era affatto prostrato. Grey non solo era tranquillo, ma brioso; parlava piacevolmente di cavalli, di cani, di cacce, e alludeva perfino scherzevolmente al pericolo in cui trovavasi.
Il Re non  da biasimarsi d'avere dannato Monmouth a morire. Chiunque si faccia capo d'una ribellione contro un Governo stabilito, rischia la vita sull'esito di quella; e la ribellione era la parte minore de' delitti di Monmouth. Egli aveva dichiarato contro il proprio zio una guerra a morte. Nel manifesto promulgato in Lyme, aveva condannato Giacomo alla esecrazione come incendiario, come assassino, che aveva strangolato un uomo innocente e mozzo il capo ad un altro, e infine come avvelenatore del proprio fratello. Perdonare ad un nemico che non aveva abborrito di ricorrere a cosiffatte enormezze, sarebbe stato un atto di generosit rara, e forse biasimevole. Ma vederlo e non perdonargli la vita, era un offendere ogni senso d'umanit e di decenza(512). Se non che, il Re era risoluto di mostrarsi implacabile. Il prigioniero, le braccia legate con un laccio di seta dietro le spalle, fu menato al cospetto dell'inesorabile parente da lui oltraggiato.
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49. Suo incontro col Re.
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Monmouth prostrossi a terra, trascinandosi a piedi del Re. Pianse; tent di stringere con le incatenate braccia le ginocchia dello zio. Lo supplic di concedergli la vita, solo la vita, la vita ad ogni costo. Confess d'essere reo d'un gran delitto, ma provossi di darne la colpa agli altri, e in ispecie ad Argyle; il quale avrebbe meglio poste le proprie gambe nello stivaletto, che salvare la vita con tanto avvilimento. A nome de' vincoli del sangue, della memoria del Re defunto, che era stato il migliore e pi sincero de' fratelli, lo sventurato implor merc ai piedi di Giacomo. Giacomo con gravit rispose essere tardi il pentirsi; a lui spiacere la sciagura che il prigioniero s'era voluto chiamare sul capo, ma il delitto non esser tale da potersi usare clemenza. Un proclama pieno d'atroci calunnie era stato pubblicato. Il regio titolo era stato assunto. Per cos gravi tradimenti non potere esserci perdono in questo mondo. Lo esterrefatto Duca giur non aver mai voluto usurpare la Corona, ma essere stato da altri tratto in quel fatale errore. In quanto al proclama, egli non era colui che lo aveva scritto; non lo aveva n anche letto; lo aveva firmato senza gettarvi gli occhi sopra: era tutta opera di Ferguson, di quel sanguinario e scellerato Ferguson. "Sperate voi ch'io creda" disse Giacomo, con ben meritato disprezzo, "che abbiate apposta la vostra firma ad una scrittura di tanto momento, senza saperne il contenuto?" Ma gli rimaneva a scendere oltre in fondo alla infamia. Egli era il gran campione della religione protestante, lo interesse della quale gli era servito di pretesto a congiurare contro il Governo del proprio padre, e gettare la patria nelle calamit della guerra civile: e nondimeno, non vergogn di accennare come egli fosse proclive a riconciliarsi con la Chiesa di Roma. Il Re gli offerse volentieri ogni aiuto spirituale, ma non fe' motto di perdono o di clemenza. "Non v' dunque speranza?" chiese Monmouth. Giacomo non rispose, e gli volse le spalle. Allora Monmouth si sforz di rifarsi d'animo, e si alz, ritirandosi con una fermezza da lui non mostrata mai dopo la propria caduta(513).
Poi Grey comparve alla regia presenza. Egli si condusse con tale decoro e fortezza, che commosse anche l'austero e astioso Giacomo: non si scus punto, e non si pieg punto a chiedere la vita. Ambi i prigionieri furono mandati pel fiume alla Torre. Non vi fu tumulto; ma molte migliaia di persone, con l'ansiet e il cordoglio dipinti sul volto, provaronsi di vedere i due sciagurati. Appena il Duca si vide lontano dallo aspetto del Re, la risolutezza rinatagli in cuore svan. Andando al carcere gemeva, accusava i suoi seguaci, e con abbiettezza implorava Dartmouth intercedesse per lui. "So bene, Milord, che amavate mio padre. Per l'amore di lui, per l'amore di Dio, ingegnatevi di trovar modo ad ottenermi merc." Dartmouth rispose che il Re aveva parlato il vero, e che un suddito che aveva assunto il titolo regio, si era chiuso ogni via al perdono(514).
Poco dopo che Monmouth venne rinchiuso nella Torre, gli fu annunziato che la moglie, per ordine del Re, era arrivata per vederlo. Era in compagnia del Conte di Clarendon Lord del Sigillo Privato. Il marito le fece freddissima accoglienza, e rivolse quasi sempre la parola a Clarendon, implorando intercedesse per lui. Clarendon non gli porse nessuna speranza; e la sera stessa due prelati, Turner vescovo di Ely, e Ken vescovo di Bath e Wells, arrivarono alla Torre, recando un solenne messaggio da parte del Re. Era la notte del luned. Il mercoled prossimo Monmouth doveva morire.
Ei cadde in grande agitazione; il sangue gli fugg dalle guance, e per qualche tempo non pot profferire parola. La pi parte del breve spazio di tempo che gli rimaneva, egli spese provandosi indarno di ottenere, se non perdono, almeno una sospensione della sentenza. Scrisse al Re ed a vari cortigiani lettere compassionevoli, ma indarno. Gli furono dalla Corte mandati alcuni sacerdoti cattolici; i quali tosto s'accorsero ch'egli avrebbe volentieri comprata la vita rinnegando la religione di cui in modo speciale erasi dichiarato difensore: nondimeno, se gli era forza morire, sarebbe morto senza la loro assoluzione, egualmente che con quella(515).
N Ken e Turner rimasero satisfatti delle opinioni di lui. Secondo loro, come secondo la maggior parte de' loro confratelli, la dottrina della non-resistenza era il segno distintivo della Chiesa Anglicana. I due Vescovi insistettero perch Monmouth confessasse, che snudando la spada contro il Governo, egli aveva commesso un gran peccato; e in ci lo trovarono ostinatamente eterodosso. N era questa la sola delle sue eresie. Sosteneva che la sua relazione con Lady Wentworth fosse irreprensibile agli occhi di Dio. Diceva d'avere contratto matrimonio mentre era fanciullo. Non si era dato mai pensiero della sua Duchessa. La felicit ch'egli non aveva trovata in casa propria, l'aveva cercata in seno a dissoluti amori, dannati dalla religione e dalla morale. Enrichetta era stata colei che lo aveva redento da una vita di vizi. Ad essa egli era stato rigorosamente fedele. Entrambi d'accordo avevano prte al cielo ferventi preghiere perch li guidasse. Dopo le quali preghiere, il loro scambievole affetto erasi afforzato: non potevano, quindi, pi oltre dubitare che al cospetto di Dio essi erano come due sposi. I vescovi rimasero cos scandalezzati a coteste idee intorno al vincolo coniugale, che ricusarono di ministrargli la comunione. Tutto ci che da lui poterono ottenere, fu la promessa, che nella unica notte che gli restava a vivere, pregasse Iddio a largirgli lume bastevole onde conoscere se fosse nell'errore.
Il mercoled mattina, a sua particolare richiesta, il Dottore Tommaso Tenison, che allora era vicario di San Martino, e in quell'importante ufficio erasi acquistato la pubblica stima, and alla Torre. Da Tenison, uomo noto per moderatezza d'opinioni, il Duca aspettavasi indulgenza maggiore di quanta gliene avessero potuto mostrare Ken e Turner. Ma Tenison, qualunque fossero le sue opinioni concernenti la non-resistenza in astratto, reputava la recente ribellione sconsiderata ed iniqua, e le idee di Monmouth rispetto al matrimonio pericolosissimo inganno. Monmouth fu ostinato, dicendo d'avere pregato il cielo perch lo illuminasse. I suoi sentimenti rimanevano sempre gli stessi; e non poteva dubitare d'essere nella diritta via. Tenison lo esort con modo pi mite di quello che avevano adoperato i due vescovi. Ma al pari di loro, pens di non potere in coscienza amministrare la eucaristia ad un uomo la cui penitenza era cos poco soddisfacente(516).
L'ora appressavasi: ogni speranza era spenta: Monmouth da un timore pusillanime era passato all'apatia della disperazione. Gli furono condotti i figliuoli, perch desse loro l'estremo vale; erano accompagnati dalla moglie. Le parl cortesemente, ma senza emozione. Comecch fosse donna di gran forza d'animo, e avesse poca cagione ad amarlo, il suo dolore fu tanto, che nessuno degli astanti pot frenare le lacrime. Egli solo non ne rimase commosso(517).
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50. Sua decapitazione.
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Battevano le ore dieci. Il cocchio del Luogotenente della Torre era pronto. Monmouth preg i suoi consiglieri spirituali lo accompagnassero al luogo del patibolo; e quelli acconsentirono: ma gli dissero, che, secondo il loro giudicio, egli stava per morire male apparecchiato; e che dovendolo accompagnare, stimavano debito loro esortarlo fino allo estremo momento. Passando dinanzi alle milizie schierate, le salut con un sorriso, e con passi fermi ascese sul palco. Tower Hill era coperto fino ai tetti d'una innumerevole folla di spettatori, i quali in solenne silenzio, rotto solo da sospiri e da pianti, aspettavano d'udire le supreme parole dell'idolo del popolo. "Dir poco:" cominci egli "io qui vengo non a parlare, ma a morire. Io muoio protestante della Chiesa Anglicana." I vescovi lo interruppero, dicendo che ove non confessasse la resistenza essere peccato, egli non era membro della loro Chiesa. Cominci a parlare d'Enrichetta, e disse: lei essere virtuosa ed onorata giovine; lui averla amata fino allo estremo, e non poter morire senza esprimere ci che sentiva. I vescovi di nuovo lo pregarono non parlasse in quel modo. Segu un alterco. I sacerdoti sono stati accusati d'avere trattato aspramente un moribondo. Ma sembra che solo adempissero quello che essi reputavano debito proprio. Monmouth conosceva i loro principii, e se avesse voluto schivare la importunit loro, non avrebbe dovuto richiedere la loro assistenza. I loro argomenti generali contro la dottrina della resistenza, non fecero in lui effetto veruno. Ma allorquando gli favellarono della rovina alla quale aveva trascinati i suoi valorosi ed affettuosi seguaci, del sangue che era stato sparso, delle anime che s'erano presentate senza i debiti apparecchi al tribunale di Dio, ei ne fu commosso, e disse con flebile voce: "Lo confesso, e me ne dolgo." I sacerdoti fecero con lui lunghe e ferventi preci; ed egli li accompagn fino al punto in cui invocavano la benedizione divina sul Re. Egli tacque. "Signore," disse uno di loro "non pregate con noi per il Re?" Monmouth, dopo una tenzone fra il s e il no, esclam "Amen." Ma indarno i prelati lo scongiurarono di dirigere ai soldati ed al popolo poche parole onde esortarli ad obbedire al Governo. "Io non vo' fare discorsi" rispose. - "Solo poche parole, o Milord." Volse le spalle, chiam il suo servo, gli pose nelle mani un astuccio da stecchini, ultimo pegno d'un amore sventurato, dicendogli: "Recalo a colei." Allora si fe' presso al carnefice Giovanni Ketch, scellerato uomo che aveva macellate molte valorose e nobili vittime, e il cui nome per un secolo e mezzo  stato regolarmente appiccato a tutti coloro che gli succedevano nell'odioso mestiere(518). "Ecco" disse il Duca "sei ghinee per voi. Non fate a me ci che faceste a Lord Russell. Mi  stato detto che gli deste tre o quattro colpi. Il mio servo vi dar dell'altro oro, se voi farete bene l'ufficio vostro." Allora spogliossi, tast il taglio della scure, disse che temeva non fosse bene affilato e adatt il capo sul ceppo. I sacerdoti frattanto seguitavano ad esclamare con gran forza: "Dio accolga il vostro pentimento; Dio accolga il vostro imperfetto pentimento."
Il boia si pose in atto di fare il proprio ufficio. Ma erasi conturbato alle parole del Duca. Il primo colpo fece soltanto un lieve taglio. Il Duca si divincol, rizzossi dal ceppo, fulminando cogli occhi il carnefice, poi ripieg il capo. Il colpo fu ripetuto due e tre volte, ma tuttavia il capo non era separato dal tronco il quale seguiva a divincolarsi. La folla mandava urli d'orrore e di rabbia. Ketch, bestemiando, gitt via la scure, e disse: "Non posso farlo; il cuore mi manca." - "Ripiglia la scure," grid lo sceriffo. - "Gettatelo gi dal palco," url la folla. Finalmente il carnefice riprese la scure, e con due altri colpi lo fin; ma gli fu d'uopo usare un coltello per ispiccare il capo dal collo. La folla fu presa da tanta frenesia di rabbia, che il boia fu quasi per essere sbranato, e venne condotto via fra mezzo a numerose guardie(519).
In quel mentre, molti tuffavano i loro fazzoletti nel sangue di Monmouth; avvengach da gran parte della folla venisse considerato come un martire, che era morto per la religione protestante. Il capo mozzo e il tronco furono posti in un feretro coperto d'una coltre di velluto nero, e sotterrati senza pompa sotto la tavola della comunione della Cappella di San Pietro nella Torre. Dopo quattro anni, il pavimento del santuario fu di nuovo smosso; e accanto alle ossa di Monmouth, furono sepolte quelle di Jeffreys. In vero, non v' sulla terra luogo pi tristo di questo piccolo cimitero. La idea della morte ivi  congiunta, non come in Westminster o in San Paolo, con quella del genio e della virt, della venerazione pubblica e della fama gloriosa; non come nelle nostre chiese e campisanti pi umili, con ci che v' di pi dolcemente diletto nella carit sociale e domestica: ma con ci che vi  di pi funesto nella umana natura e nelle sorti umane; col barbaro trionfo di nemici implacabili; con la incostanza, la ingratitudine, la codardia degli amici; con tutte le miserie della grandezza caduta e della fama infame. Ivi sono state deposte, per tanti anni e tanti, dalle ruvide mani de' carcerieri, senza pianto di amici, le reliquie di uomini che sono stati capitani d'eserciti, capi di partiti, oracoli di senati, ed ornamenti di Corti. Ivi fu trasportato, avanti alla finestra dove Giovanna Grey soleva pregare, lo sbranato cadavere di Guildford Dudley. Ivi riposa, accanto al fratello da lui assassinato, Eduardo Seymour, Duca di Somerset, e Protettore del Regno. Ivi  fatto cenere il tronco di Giovanni Fisher, Vescovo di Rochester e Cardinale di San Vitale, uomo degno di essere vissuto in et migliore, e d'esser morto per una miglior causa. Ivi giace Giovanni Dudley, Duca di Northumberland, Lord Grande Ammiraglio; e Tommaso Cromwell, Conte di Essex, Lord Tesoriere. Ivi anche  un altro Essex, sul quale la natura aveva profuso invano tutto il tesoro de' suoi doni; e che il valore, la grazia, lo ingegno, il regio favore, i plausi popolari condussero a prematura e ignominiosa morte. N molto discosto dormono due capi della gran Casa di Howard; Tommaso, quarto Duca di Norfolk, e Filippo, undecimo Conte d'Arundel. Qua e col, fra le spesse sepolture d'irrequieti ed ambiziosi uomini di Stato, giacciono alcune vittime pi delicate; Margherita di Salisbury, ultima reliquia dell'altero nome di Plantageneto; e quelle due leggiadre regine spente dalla gelosa rabbia d'Enrico. Con le ceneri di questi cotali fu mescolata la cenere di Monmouth(520).
Pochi mesi dopo, il tranquillo villaggio di Toddlington, nella Contea di Bedford, vide un assai pi tristo funerale. Presso a quel villaggio innalzavasi una antica e splendida magione, dove abitavano i Wentworth. La loro sepoltura era sempre stata sotto l'arcata di mezzo della chiesa parrocchiale. Quivi, nella primavera che segu alla morte di Monmouth, fu trasportato il feretro della giovine baronessa Wentworth di Nettlestede. La famiglia le innalz un sontuoso mausoleo: ma un suo ricordo meno dispendioso fu per lungo tempo ammirato con pi profondo interesse. Il suo nome intagliato da lui ch'ella aveva cotanto amato, potevasi, pochi anni sono, discernere sul tronco d'un albero del parco contiguo.
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51. La memoria di lui  cara al popolo basso.
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Lady Wentworth non era la sola che amasse con immenso affetto la memoria del Duca. La immagine di lui rimase impressa nel cuore del popolo, finch la generazione che lo aveva conosciuto non fu spenta. Nastri, fiocchi, ed altre simiglianti inezie portate da lui, furono venerate come preziose reliquie da coloro che avevano sotto lui pugnato a Sedgemoor. I vecchi che gli sopravvissero, desideravano, sul punto di morire, che que' cari ricordi fossero con loro sepolti. Un bottone d'oro filato, che a mala pena pot evitare tale destino, anche oggi si vede in una casa d'onde si scuopre il campo della battaglia. Anzi, tanta era la devozione che il popolo portava al suo prediletto, che, non ostante la pi forte prova che possa rendere indubitabile il fatto d'una morte, molti seguitavano a illudersi della speranza che il Duca fosse vivo, e dovesse tosto mostrarsi in armi. Un uomo, dicevano, che mirabilmente somigliava Monmouth, si era sacrificato per salvare lo eroe de' protestanti. Il volgo continu per lungo tempo, in ogni grave occasione, a bisbigliare che il giorno era vicino, e che il Re Monmouth sarebbe tra poco riapparso. Nel 1686, un ribaldo che si spacciava pel Duca, ed aveva ragunata pecunia in diversi villaggi della Contea di Wilt, fu preso e fustigato da Newgate fino a Tyburn. Nel 1698, allorch la Inghilterra da parecchi anni godeva la libert costituzionale sotto una nuova dinastia, il figlio di un locandiere si fece credere, fra mezzo ai piccoli possidenti di Sussex, il loro amato Monmouth, e frod molti che non erano dell'infima classe. Gli venne fatta una colletta di cinquecento lire sterline. I fattori gli diedero un cavallo. Le mogli loro gli mandarono ceste piene di polli e d'anitre, e gli si mostrarono generose, secondo che fu detto, di favori pi teneri; imperocch, rispetto alla galanteria per lo meno, la copia non era indegna di rappresentare l'originale. Come quell'impostore fu gettato in prigione, i suoi creduli seguaci lo mantenevano con lusso. Alcuni di loro comparvero in tribunale per dargli animo allorquando fu processato nella Corte di Horsham. E tanto dur lo inganno, che Giorgio Terzo era gi da parecchi anni sul trono, che Voltaire estim necessario confutare seriamente la ipotesi, che l'uomo dalla maschera di ferro fosse il Duca di Monmouth(521).
Forse egli  un fatto poco meno notevole, che fino ad oggi gli abitatori di alcuni luoghi delle contrade occidentali d'Inghilterra, qualvolta qualche legge concernente i loro interessi discutesi nella Camera de' Lordi, si reputano in diritto di chiedere soccorso al Duca di Buccleuch, discendente dello sventurato capo pel quale i loro antecessori versarono il proprio sangue.
La storia di Monmouth basterebbe sola a confutare lo addebito d'incostanza che di frequente suole gettarsi sopra il basso popolo. I popoli talvolta sono incostanti, perch sono esseri umani. Ma che siano tali paragonati alla gente educata, voglio dire alle aristocrazie o ai principi, pu sicuramente negarsi. Sarebbe agevole recare esempi di demagoghi, la cui popolarit sia rimasta ferma, laddove i sovrani e i parlamenti hanno tolta la gi data fiducia a molti uomini di Stato. Mentre Swift seguit a vivere molti anni scemo delle facolt intellettive, la plebe irlandese continuava sempre ad accendere fuochi di gioia nel giorno natalizio del celebre scrittore, in commemorazione de' servigi, che, secondo la comune credenza, egli aveva resi alla patria nel tempo in cui la sua mente era in pieno vigore. Mentre sette ministeri furono innalzati al potere e cacciati via a cagione degli intrighi di Corte, o de' mutamenti d'opinione delle alte classi della societ, il dissoluto Wilkes non perd mai l'affezione d'una marmaglia da lui spogliata e derisa. Gli uomini politici che, nel 1807, s'erano studiati d'ingraziarsi a Giorgio Terzo difendendo Carolina di Brunswick, non arrossirono, nel 1820, di ambire al favore di Giorgio Quarto, perseguitandola. Ma nel 1820, come nel 1807, tutta la classe degli operai con fanatico ardore parteggiava per lei. La cosa medesima avvenne di Monmouth. Nel 1680, era stato adorato e dai gentiluomini e da' contadini delle contrade occidentali. Nel 1685 mostrossi di nuovo. Ai gentiluomini era diventato obietto d'avversione; dai contadini era tuttavia amato con un affetto forte come la morte, con un affetto non estinguibile per infortuni o per falli, per la fuga da Sedgemoor, per la lettera di Ringwood, o per le querule ed abiette supplicazioni in Whitehall. Lo addebito che equamente pu darsi al popolo, sta in ci, ch'esso non  incostante, ma elegge sempre il suo prediletto cos male, che la sua costanza diventi vizio, e non virt.
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52. Crudelt de' soldati nelle contrade occidentali; Kirke.
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Mentre la decapitazione di Monmouth occupava le menti di tutti in Londra, le Contee che erano insorte contro il Governo pativano tutte le enormezze che una feroce soldatesca possa commettere. Feversham era stato chiamato a Corte, dove lo aspettavano onori e rimunerazioni ch'ei poco meritava. Fu fatto cavaliere della Giarrettiera, e capitano del primo e pi lucroso reggimento delle Guardie del Corpo: ma la Corte e la Citt ridevano delle sue imprese militari; e lo spirito di Buckingham fece l'ultime sue prove a schernire il guerriero che aveva riportata una vittoria standosi a poltrire sul letto(522). Feversham lasci il comando in Bridgewater al Colonnello Percy Kirke, avventuriero militare, ch'erasi educato al vizio nella peggiore di tutte le scuole, cio in Tangeri. Kirke, pel corso d'alcuni anni, aveva comandato il presidio di quella citt, occupato in continue ostilit contro le trib de' Barbari, ignari delle leggi che governano le nazioni incivilite e cristiane. Dentro le mura della propria fortezza egli imperava da despota. L'unico freno alla sua tirannide era il timore d'esser chiamato a render conto da un lontano e spensierato Governo. Poteva, quindi, con sicurt sbrigliarsi ai pi audaci eccessi di rapacit, di crudelt, di licenza. Viveva con immensa dissolutezza, e con le estorsioni procuravasi i mezzi di satisfarla. Nessuna mercatanzia poteva vendersi finch Kirke non l'avesse rifiutata. Non si poteva decidere questioni di diritto finch Kirke non ne avesse ricevuto il prezzo. Una volta, solo per capriccio di malignit, vers tutto il vino della cantina di un oste. Un'altra volta cacci via tutti gli Ebrei da Tangeri; due de' quali egli mand alla Inquisizione Spagnuola, che tosto li arse vivi. Sotto cotesto giogo di ferro non s'udiva un lamento, imperocch il terrore teneva in freno l'odio. Due individui che gli si erano mostrati disobbedienti, furono trovati morti; e fu universale credenza che fossero stati assassinati per ordine di Kirke. Quando i soldati spiacevangli, li faceva flagellare con severit spietata; ma li compensava permettendo che dormissero alle vedette, vagassero, rubassero, percotessero e insultassero i mercatanti e gli operai.
Allorch Tangeri fu abbandonata, Kirke ritorn in Inghilterra. Seguit a tenere il comando de' suoi vecchi soldati, i quali talvolta chiamavansi Primo Reggimento Tangeri, e tal altra Reggimento Regina Caterina. E perch erano stati ordinati con lo scopo di far guerra ad un popolo infedele, portavano nella bandiera un emblema cristiano, lo Agnello Pasquale. In allusione a siffatto emblema e in senso di acre ironia, cotesti uomini, i pi feroci delle inglesi milizie, chiamavansi gli Agnelli di Kirke (Kirk's Lambs). Questo reggimento, che ora  il secondo di linea, serba tuttora l'antica insegna, che poscia riceveva nuovo splendore per le decorazioni acquistate onoratamente in Egitto, in Ispagna e nel cuore dell'Asia(523).
Tale era il capitano e tali i soldati, i quali furono scagliati addosso alle popolazioni della Contea di Somerset. Kirke da Bridgewater marci a Taunton. Era accompagnato da due carriaggi pieni di ribelli feriti, le cui piaghe non erano fasciate, e da una lunga fila di prigioni che andavano a piedi, due a due incatenati. Vari di costoro egli impicc appena giunto a Taunton, senza forma nessuna di processo. Non fu loro conceduto n anche dire l'ultimo addio ai pi stretti parenti. Serviva di forca la insegna di White Hart Inn. Dicesi che gl'impiccamenti si facessero di faccia alle finestre dove i soldati di Tangeri gozzovigliavano, e che ad ogni brindisi si impiccasse un prigioniero. Come i morenti dimenavano le gambe nell'ultima agonia, il colonnello faceva battere i tamburi, dicendo di volere accompagnare con la musica la danza de' ribelli. La tradizione vuole che ad uno de' prigioni non fu n anche concessa la grazia di farlo prontamente morire. Due volte fu appeso al posto, e due calato a terra. Due volte gli fu chiesto se era pentito del tradimento, e due egli rispose che se la impresa era da farsi nuovamente, egli l'avrebbe rifatta daccapo. Allora gli fu messo il capestro per l'ultima volta. Fu tanto il numero de' cadaveri squartati, che il carnefice stavasi nel sangue fino alle gambe. Era aiutato da un povero uomo, il quale essendo caduto in sospetto, fu forzato a redimere la propria vita bollendo nella pece i cadaveri de' propri fratelli. Il contadino che aveva assentito a compiere questo ufficio, ritorn poscia al proprio aratro. Ma un segno come quello di Caino gli rimase impresso sulla fronte. Era conosciuto nel suo villaggio col nome di Maso Bolli-uomini (Boilman). I villici per lungo tempo seguitarono a narrare, che, quantunque egli con la sua opera di peccato e di vergogna si salvasse dalla vendetta degli Agnelli, non aveva evitata quella del cielo. Infuriante una forte procella, ei corse a ricoverarsi sotto una quercia, e l fu incenerito da un fulmine(524).
Il numero di coloro che in tal guisa furono macellati, non si conosce con certezza. Nove furono registrati ne' libri mortuari della parrocchia di Taunton; ma que' libri contengono i nomi di coloro che ebbero sepoltura cristiana. Coloro che furono impiccati in catene, e coloro, le teste e le membra de' quali furono mandate ai circostanti villaggi, dovettero essere un numero molto maggiore. Credevasi in Londra, a quel tempo, che Kirke, nella settimana che segu alla battaglia, facesse morire cento prigioni(525).
Nondimeno, la crudelt non era l'unica passione di questo uomo. Amava il danaro, e non era novizio nell'arte di estorcere. Per quaranta lire sterline poteva ottenersi un salvocondotto, col quale, comecch fosse di nessun valore al cospetto della legge, il compratore poteva passare senza molestia per i posti militari degli Agnelli, onde ridursi ad un porto di mare, e rifugiarsi ad un paese straniero. Le navi che dovevano mettere alla vela per la Nuova Inghilterra, trovaronsi in quell'occasione cos affollate di fuggitivi di Sedgemoor, che si correva pericolo le provvigioni non bastassero al viaggio(526).
Kirke, non ostante la rozza e feroce indole sua, amava anche i piaceri; e nulla  pi probabile di ci ch'egli si giovasse del proprio potere a sbramare le sue lussuriose voglie. Fu detto ch'egli avesse vinta la virt d'una donna onesta, promettendole di salvare la vita ad un uomo da lei svisceratamente amato; e dopo ch'ella ebbe ceduto, le mostrasse appeso alle forche il cadavere di colui, per amore del quale la sventurata aveva sacrificato il proprio onore. Ogni giudice imparziale  forza che non presti fede a siffatta novella, non essendovi prova che la confermi. La pi antica autorit su cui si possa appoggiare,  una poesia scritta da Pomfret. Gli storici pi insigni di quell'et, mentre discorrono i delitti di Kirke, o non ricordano punto cotesta atrocissima scelleratezza, o la rammentano come cosa vociferata, ma senza prove. Coloro che la raccontano, la descrivono con tali varianti, da renderla incredibile. Alcuni pongono la scena in Taunton, altri in Exeter. Chi dice la eroina della novella fosse una fanciulla, chi una sposa. Questi affermano che colui che ella intendeva redimere col proprio disonore, le fosse padre: quegli altri fratello, ed altri ancora marito. Inoltre la storiella, innanzi che Kirke fosse nato, era stata detta di molti altri oppressori, ed era divenuta tma avidamente trattato dagli scrittori di drammi e di novelle. Due uomini politici del secolo decimoquinto, Rhynsault, il prediletto di Carlo il Temerario Duca di Borgogna, ed Oliviero le Dain, il prediletto di Luigi 11esimo di Francia, erano stati accusati del medesimo delitto. Cintio lo aveva tolto a subietto di un suo romanzo; Whetstone dal racconto di Cintio aveva desunto il rozzo dramma di Promo e Cassandra; e Shakespeare avea tolto da Whetstone lo intrecci della sua insigne Tragicommedia, che chiam Misura per Misura. E come Kirke non fu il primo, cos non fu n anche l'ultimo, cui la voce popolare attribuisse cotesto eccesso di malvagit. Mentre in Francia infuriava la reazione che segu alla tirannide de' Giacobini, una similissima colpa fu apposta a Giuseppe Lebon, che era uno de' pi odiosi strumenti del Comitato di Salute Pubblica; e dopo esame, anco i suoi persecutori conclusero che non aveva alcun fondamento(527).
Il Governo era mal satisfatto di Kirke, non per la barbarie con che aveva trattati i suoi prigioni poveri, ma per la venale mitezza che aveva dimostra ai colpevoli ricchi(528). Fu, dunque, sollecitamente richiamato. Nel medesimo tempo era per compiersi una meno illegale e insieme pi cruda strage. La vendetta venne differita per alcune settimane. Desideravasi che non si principiasse il giro per le contrade occidentali finch gli altri non fossero terminati. Infrattanto, le carceri delle Contee di Somerset e di Dorset rigurgitavano(529) di migliaia di prigioni. Il migliore amico e protettore di cotesti infelici in quella estremit, fu uno che abborriva le loro opinioni religiose e politiche, e al quale essi avevano senza provocazione fatto del male; voglio dire il vescovo Ken. Il buon prelato adoper ogni mezzo per ammansare i carcerieri, e dalla sua propria mensa vescovile diede soccorsi per potere migliorare il rozzo e scarso alimento di coloro che gli avevano guasta la sua cara Chiesa Cattedrale. La sua condotta in quel caso era in armonia con tutta la sua vita. Aveva, a dir vero, intenebrato lo intelletto da molte superstizioni e molti pregiudizi; ma il suo carattere morale, ove imparzialmente si giudichi, sta al paragone con qualsivoglia altro nella storia ecclesiastica, e sembra farsi da presso, per quanto concede la infermit della umana natura, alla perfezione ideale della virt cristiana(530).
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53. Jeffreys si reca nelle contrade occidentali.
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Questa sua opera di carit non dur lungo tempo. Pensavasi gi a spopolare rapidamente ed efficacemente le carceri. In sul principiare di settembre, Jeffreys, accompagnato da quattro altri giudici, cominci quel giro la cui memoria durer quanto la nostra razza e la lingua nostra. Gli ufficiali che comandavano le truppe nei distretti dove egli doveva recarsi, ebbero ordini di prestargli qualunque forza militare avesse potuto richiedere. La ferocit dell'indole sua non aveva mestieri di sprone; e nondimeno gli fu dato incitamento. Al Lord Cancelliere andavano mancando la salute e gli spiriti. Era stato profondamente afflitto dalla freddezza del Re e dalla insolenza del Capo Giudice; e poco era il conforto che poteva trovare gettando lo sguardo sopra la trascorsa sua vita, la quale, se non era infamata da alcuno atroce delitto, era lorda di vigliaccheria, di amore di s e di servilit. L'infelice ne rimase cos profondamente umiliato, che allorquando comparve per l'ultima volta in Westminster Hall, aveva in mano un mazzetto di fiori per nascondersi il viso; perocch, secondo egli stesso confess poscia, non poteva sostenere lo aspetto della tribuna e degli uditori. E' sembra che la idea della vicina morte gl'inspirasse insolito coraggio. Deliber di alleggiare la propria coscienza(531), chiese un'udienza al Re, parl con zelo dei pericoli che inseparabilmente accompagnano i violenti ed arbitrari consigli, e riprov le illegali crudelt commesse dai soldati nella Contea di Somerset. Poco dopo si part da Londra per andare a morire. Mand l'ultimo fiato pochi giorni dopo che i giudici erano partiti per le contrade occidentali. Venne subito dato annunzio a Jeffreys, che poteva aspettarsi il Gran Sigillo in premio di fedeli e vigorosi servigi(532).
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54. Processo di Alice Lisle.
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In Whinchester il Capo Giudice apr le sessioni della sua commissione. La Contea di Hamp non era stata il teatro della guerra; ma molti de' vinti ribelli s'erano, come il loro capo, quivi rifuggiti. Due di loro, Giovanni Hickes, teologo non-conformista, e Riccardo Nelthorpe, giureconsulto posto fuori la legge per avere avuta parte nella congiura di Rye House, avevano cercato asilo nella casa di Alice, vedova di Giovanni Lisle. Giovanni Lisle aveva seduto nel Lungo Parlamento e nella Alta Corte di Giustizia, era stato Commissario del Gran Sigillo a tempo della Repubblica, ed era stato creato Lord da Cromwell. Questi titoli datigli dal Protettore, non erano stati riconosciuti da nessuno de' Governi che avevano retta la Inghilterra dopo la caduta della casa di Cromwell; ma sembra che, conversando, venissero dati a Lisle anche da' realisti. La vedova di lui, quindi, era comunemente conosciuta col nome di Lady Alice. Era imparentata a molte rispettabili e ad alcune nobili famiglie, ed era generalmente stimata anco dai gentiluomini Tory della sua Contea. Imperciocch costoro bene conoscevano, avere essa riprovati taluni atti di violenza a' quali il suo marito aveva partecipato, sparse amare lacrime sopra la sorte di Carlo Primo, e protetti e aiutati nella loro miseria molti Cavalieri. La stessa donnesca cortesia, onde era stata mossa a mostrarsi amichevole ai realisti, mentre loro volgeva avversa la sorte, non gli consent di ricusare un pane e un nascondiglio agli sciagurati che adesso la scongiuravano di proteggerli. Gli accolse in casa propria, dette loro cibo e bevanda, e luogo di riposo. Il d dopo, la sua casa fu circuita di soldati. Cercarono dappertutto. Hickes fu trovato nascosto nella cantina, e Nelthorpe dentro il camino. Se Lady Alice conosceva gli ospiti suoi essere stati implicati nella insurrezione, senza dubbio era rea di ci che rigorosamente si chiama delitto capitale. Imperocch la legge che distingue il principale dallo accessorio, rispetto ad alto tradimento, era allora, ed  tuttavia tale, che disonora la Giurisprudenza inglese. Nei casi di fellonia, una distinzione fondata sopra la giustizia e la ragione  da farsi tra principale ed accessorio dopo il fatto. Chiunque asconda alla giustizia un uomo ch'egli sa essere un assassino, comunque meriti una pena, non  meritevole della pena debita all'assassino; ma chiunque dia ricovero ad un uomo ch'egli sa essere traditore, , secondo la sentenza di tutti i nostri giuristi, reo d'alto tradimento. Non  mestieri dimostrare l'assurdit e la crudelt d'una legge che comprende nella medesima definizione, e punisce della stessa pena, delitti che stanno agli opposti estremi nell'ordine della colpa. Il sentimento che fa rabbrividire il suddito pi leale al pensiero di porre a vergognosa morte il ribelle, che vinto, inseguito, e in agonia mortale, chiegga un morso di pane e un po' d'acqua, pu essere debolezza; ma  debolezza strettamente congiunta alla virt; debolezza la quale, nel modo onde  formato l'essere umano, mal possiamo sradicare dall'animo, senza svellere con essa molti altri nobili e benevoli sentimenti. Un savio e buono legislatore potrebbe reputare giusto non sanzionare tal debolezza; ma quasi sempre vi si mostrer connivente, e la punir con moderazione. In nessun caso la considerer come un delitto della pi brutta specie. Se Flora Macdonald bene operasse nascondendo il condannato erede degli Stuardi, se un valoroso soldato de' tempi nostri bene operasse aiutando Lavalette a fuggire, sono quistioni intorno alle quali i casuisti potrebbero variamente opinare: ma porre tali azioni nella medesima classe coi delitti di Guido Faux e di Fieschi,  un fare oltraggio alla umanit e al senso comune. Tale, nondimeno,  la classificazione della nostra legge. E' manifesto che nulla altro che un mite Governo potrebbe rendere sopportabile siffatta condizione della legge. Ed  giusto dire, che pel corso di molte generazioni nessun Governo inglese, tranne uno solo, ha trattato con rigore le persone ree solamente di avere protetto gli sconfitti e gl'insorti fuggitivi. Alle donne, in ispecie,  stato concesso, come per una tal quale tacita prescrizione, il diritto d'usare fra mezzo alle devastazioni e alle vendette quella piet, che  il pi caro di tutti i loro vezzi. Sino dallo scoppio della gran guerra civile, numerosi ribelli, alcuni de' quali erano uomini ben altrimenti importanti che Hickes e Nelthorpe, sono stati protetti, contro la severit di governi vittoriosi, dalla destrezza e generosit femminile. Ma nessun sovrano inglese cui sia fuggita di mano la preda, salvo il feroce e implacabile Giacomo, ebbe mai la barbarie n anche di pensare a porre una donna a cruda e vergognosa morte, per una cotanto veniale e caritatevole trasgressione.
Per quanto odiosa fosse la legge, fu d'uopo stiracchiarla a fine di uccidere Alice Lisle. Secondo la dottrina sostenuta da' pi insigni autori, ella non poteva essere dichiarata convinta, fino a che non fossero stati dichiarati tali i ribelli da essa ospitati(533). Ci non ostante, fu trascinata al tribunale innanzi che a Hickes o a Nelthorpe fosse fatto il processo. In quel caso non era agevole ottenere una sentenza a seconda delle voglie del principe. I testimoni tergiversavano. I Giurati, che erano i principali gentiluomini della Contea di Hamp, raccapricciavano al pensiero di mandare una povera creatura a morire, per essersi condotta in guisa da meritare lode meglio che biasimo. Jeffreys era furibondo; avvegnach, essendo questo il primo caso di crimenlese ch'egli trattava nell'intrapreso giro, sembrasse assai probabile che la preda gli avesse a fuggire dalle unghie. Tempestava, malediceva, bestemmiava con parole di che nessun uomo bene educato avrebbe fatto uso in una corsa o in un combattimento di galli. Uno de' testimoni, chiamato Dunne, in parte commosso per Lady Alice, in parte atterrito dalle minacce e maledizioni del Capo Giudice, perd affatto il cervello, e in fine si tacque. "Oh! come  dura la verit" disse Jeffreys "ad uscir fuori dalle labbra d'un ribaldo e bugiardo presbiteriano!" Il testimone, dopo pochi minuti, balbett poche parole vuote di senso: "Vi fu mai" esclam il Giudice con una bestemmia, "vi fu egli mai sopra la faccia della terra un simigliante scellerato? Credi tu che vi  un Dio? Credi tu nel fuoco dell'inferno? Tra tutti i testimoni che mi sono capitati fra le mani, non ne ho mai veduto uno simile a te." Il povero uomo, insensato per terrore, nuovamente si tacque; e nuovamente Jeffreys url: "Spero, Signori Giurati, che voi notiate l'orribile condotta di costui. Come si pu egli fare a meno di non abborrire costoro e la religione che professano? Un Turco  un santo in agguaglio di codesto sciagurato. Un pagano arrossirebbe di tanta ribalderia. Ges benedetto! Fra quale genia di vipere ci  toccato di vivere!" - "Io non so che dire, mio signore," disse tremando Dunne. Il Giudice di nuovo con una mitraglia di bestemmie. "Vi fu egli mai al mondo" grid "pi impudente briccone? Fate lume, ch'io possa vedere il suo viso di bronzo. Voi, o gentiluomini, che siete consiglieri della Corona, badate di pronunciare contro costui una sentenza che lo dichiari spergiuro." Dopo che i testimoni furono siffattamente esaminati, Lady Alice fu chiamata a difendersi. Cominci dicendo, - il che poteva esser vero, - che quantunque ella si fosse accorta del turbamento di Hickes allorquando lo accolse in casa, non sapeva n sospettava che fosse implicato nella ribellione. Egli era ministro di Dio, ed uomo di pace. Non poteva ella, dunque, pensare ch'egli avesse prese le armi contro il Governo; e aveva supposto ch'ei si volesse nascondere perch v'erano contro lui mandati d'arresto per avere predicato in piazza. Il Capo Giudice si mise a tempestare: "Ma ve lo dir io. Non v' un solo tra questi bugiardi e piagnolosi presbiteriani, che, d'un modo o d'un altro, non abbia avuto mano nella ribellione. Il Presbiterianismo comprende ogni specie di scelleraggine. Null'altro fuorch il Presbiterianismo ha potuto rendere Dunne ribaldo. Mostrami un presbiteriano, e ti mostrer un bugiardo." Riepilog il caso col medesimo tono, declam per un'ora contro i Whig e i Dissenzienti, e ramment ai Giurati come il marito della colpevole avesse avuto parte nella morte di Carlo Primo; fatto non provato da veruna testimonianza; e se provato, sarebbe stato di nessun peso nel caso della donna. I Giurati si ritrassero, e rimasero lungo tempo a deliberare. Il Giudice divenne impaziente, dicendo di non potere intendere in che modo, in un caso cos chiaro, essi s'erano alzati dal seggio. Mand un messo a dire loro, che se non si spicciavano subito, avrebbe aggiornata la Corte, e gli avrebbe chiusi a chiave tutta la notte. Cos posti alla tortura, uscirono fuori, ma per dire che dubitavano se esistesse la reit. Jeffreys li rimprover con veemenza; ed essi, dopo un'altra deliberazione, profferirono ripugnanti l'opinione che affermava la esistenza della colpa.
Il d seguente fu pronunciata la sentenza. Jeffreys ordin che Lady Alice fosse arsa viva quel giorno stesso. Questo eccesso di barbarie mosse a piet ed a sdegno anche i pi ardenti partigiani della Corona. Il clero della Cattedrale di Winchester protest dinanzi al Capo Giudice, il quale, comunque di brutale natura, non era cos stolto da porsi al pericolo d'una contesa sopra tale subietto con una classe tenuta in tanta riverenza dal partito Tory. Consent a differire a cinque giorni la esecuzione della sentenza. Nel qual tempo, gli amici della sventurata scongiurarono Giacomo a mostrarsi clemente. Varie dame d'alto grado intercessero per lei. Feversham, la cui influenza in Corte era cresciuta per la fresca vittoria, e che, come ne corse la voce, era stato comprato all'uopo, parl a favore di Lady Alice. Clarendon, cognato del Re, or similmente per lei. Ma tutto fu vano. Il pi che pot ottenersi, fu che la condanna al fuoco venisse(534) commutata con la decapitazione. La donna si sobbarc con coraggiosa calma al proprio fato, e le fu mozzo il capo sul palco nel mercato di Winchester(535).
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55. Il tribunale di sangue.
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Nell'Hampshire, Alice Lisle fu la sola vittima; ma il giorno che segu alla sua decapitazione, Jeffreys giunse a Dorchester, citt principale della Contea nella quale Monmouth era sbarcato, ed ebbe principio la strage giudiciale.
Il tribunale, per ordine del Capo Giudice, fu parato di scarlatto; la qual novit parve al popolo indicare sanguinosi proponimenti. Si disse anche, che quando il prete il quale predic in occasione dell'aprirsi della Corte, insist sul dovere della misericordia, il Giudice sorrideva ferocemente digrignando i denti; la qual cosa fu tenuta a sinistro augurio di ci che era per eseguire(536).
Trecento e pi erano i prigioni ai quali doveva farsi il processo. La impresa pareva grave; ma Jeffreys aveva immaginato come renderla lieve. Fece intendere che l'unico mezzo di ottenere perdono o mitezza di pena, era il confessarsi colpevole. Ventinove individui, i quali confidavano nello spirito patrio, dichiarati convinti, furono senza alcun indugio legati insieme. Gli altri prigioni si confessarono rei a centinaia. Contro dugentonovantadue fu profferita sentenza di morte. Coloro che vennero impiccati nella Contea di Dorset furono settantaquattro.
Da Dorchester Jeffreys si condusse ad Exeter. La guerra civile era giunta appena alle frontiere del Devonshire. Quivi, dunque, comparativamente poche furono le persone condannate a morire. La Contea di Somerset, sede precipua della ribellione, era stata serbata all'ultima e pi tremenda vendetta. In quella Contea, dugentotrentatr prigioni in pochi giorni furono impiccati, strascinati per le vie, e squartati. In ogni luogo dove due strade s'incrociassero, in ogni mercato, sul prato d'ogni grosso villaggio che avesse dati soldati a Monmouth, cadaveri in catene sbattuti dal vento, o teschi e membra confitti sui pali, attoscavano l'aria, e facevano inorridire i viandanti. In molte parrocchie, il contadiname non poteva ragunarsi nella casa di Dio, senza vedere il teschio del vicino digrignante i denti dal portico. Il Capo Giudice si trovava nel proprio elemento. Come procedeva l'opera di sangue, ei si sentiva rifare d'animo. Sghignazzava, mandava gridi di gioia, scherzava, bestemmiava da farsi credere da mattina a sera briaco. Ma in lui non era facile distinguere la frenesia prodotta dalle malvagie passioni, da quella cagionatagli da' liquori spiritosi. Uno de' prigioni protest che i testimoni addottigli contro non erano degni di fede. Uno di loro, ei disse, era un papista, l'altro una prostituta. "Svergognato ribelle," esclam il Giudice "osi fare riflessioni sui testimoni del Re? Ti vedo, scellerato, gi ti vedo col capestro al collo." Un altro dichiar d'essere buon protestante. "Protestante!" disse Jeffreys; "volete intendere presbiteriano; ci scommetterei. Io so fiutare un presbiteriano a quaranta miglia di distanza." Un malarrivato uomo mosse a piet anche i Tory pi acerrimi. "Milord," dissero eglino "questa povera creatura vive della carit della parrocchia." - "Non pensate," disse il Giudice "liberer io la parrocchia di cotesto carico." Non erano solo i prigioni coloro che erano segno al suo furore. Gentiluomini e nobili di gran conto e d'intemerata lealt, i quali provavansi di fargli conoscere qualche circostanza attenuante, erano quasi certi di ricevere ci che egli, nello sconcio dialetto da lui imparato nelle osterie di Whitechapel, chiamava un colpettino con la parte aspra della sua lingua. A Lord Starnell, Pari Tory, il quale non pot frenare il ribrezzo ch'egli provava vedendo l'iniquissimo modo di macellare i suoi vicini, in punizione venne appeso alla porta del parco un cadavere in catene(537). Da tali spettacoli ebbero origine molti terribili racconti, che gli agricoltori della Contea di Somerset solevano narrare col bicchiere colmo di sidro ai fuochi di Natale. Negli ultimi quaranta anni, i contadini, in alcune contrade, ben conoscevano i luoghi maledetti, e dopo il tramonto vi passavano mal volentieri(538).
Jeffreys gloriavasi d'avere impiccati pi traditori egli solo, che non tutti insieme i suoi predecessori dal tempo della Conquista in poi. Certo  che il numero dei giustiziati da lui in un mese e in una Contea, sorpass quello di tutti i delinquenti politici che sono stati giustiziati nell'isola nostra dalla Rivoluzione in qua. Le ribellioni del 1715 o del 1745, durarono pi lungamente, e furono pi estese e di pi formidabile aspetto di quella che fu spenta in Sedgemoor. Non si  comunemente creduto che dopo la ribellione del 1715 e quella del 1745, la Casa di Hannover si mostrasse clemente. Eppure, tutte le esecuzioni capitali del 1715 e del 1745 congiunte insieme, parranno poche in confronto di quelle che infamarono il Tribunale di Sangue. Il numero dei ribelli impiccati in quella occasione da Jeffreys fu di trecento venti(539).
Tanta strage doveva disgustare chiunque, anche se quegli sciagurati fossero stati generalmente esosi. Invece, per la maggior parte, erano uomini di vita irreprensibile, e profondamente religiosi. Consideravano s stessi, ed erano considerati da moltissimi loro vicini, non come malfattori, ma come martiri che suggellavano col proprio sangue la verit della religione protestante. Pochi de' condannati si mostrarono pentiti del gi fatto. Molti, animati dall'antico spirito puritano, andarono incontro alla morte, non solo con fortezza, ma con esultanza. Invano i ministri della Chiesa stabilita gli ammonivano intorno alla colpa della ribellione, e alla importanza della assoluzione del prete. La pretesa del Re ad autorit illimitata nelle cose temporali, e la pretesa del clero al potere spirituale di legare e di sciogliere, movevano a riso quegl'intrepidi settarii. Taluni di loro composero inni in prigione, e li cantavano sulla funebre treggia che li menava a guastare. Cristo - cantavano essi, mentre spogliavansi per patire il macello - sarebbe tra breve venuto in terra a redimere Sion, ed a far guerra a Babilonia; avrebbe innalzato il proprio vessillo, suonata la tromba, e reso ai suoi nemici dieci volte pi quel male che era stato fatto ai suoi servi. Le estreme parole loro furono notate; le loro lettere d'addio serbate come tesori; ed in tal modo, mescendovi qualche invenzione o esagerazione, formossi un copioso supplemento al martirologio de' tempi di Maria la Bevisangue(540).
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56. Abramo Holmes.
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E' pregio dell'opera fare speciale menzione di alcuni casi. Abramo Holmes, ufficiale veterano dello esercito parlamentare, uno di quei zelanti che non vorrebbero altro Re che Re Ges Cristo, era stato preso in Sedgemoor. Nel furore della battaglia gli era stato orribilmente fracassato un braccio, e non essendovi l pronto un chirurgo, il robusto vecchio soldato se lo amput da s. Fu condotto a Londra, ed esaminato dal Re in Consiglio; ma non volle sottomettersi. "Io sono un uomo vecchio," disse egli "e i giorni che mi rimangono a vivere non valgono il prezzo d'una bugia o d'un atto di vilt. Io sono stato sempre repubblicano, e lo sono ancora." Fu rimandato alle contrade occidentali, ed ivi impiccato. Il popolo s'atterr nel vedere che le bestie le quali dovevano trascinarlo alla forca, divennero restie e tornarono indietro. Holmes anch'egli dubitava l'Angelo del Signore, come nei tempi antichi, non istesse in sulla via con la spada in pugno, invisibile all'occhio umano, ma visibile a quello degli animali. "Fermate, signori," egli esclam "lasciatemi andare a piedi. In questo fatto si asconde pi di ci che voi pensate. Rammentatevi come l'asina vedesse colui che il profeta non poteva vedere." And con pi fermo alla forca, sorridendo favell al popolo, preg fervidamente Dio perch affrettasse la caduta dell'Anticristo e la liberazione della Inghilterra; sal la scala, e per iscusarsi che non saliva speditamente disse: "Voi lo vedete, io ho un braccio solo(541)."
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57. Cristoforo Battiscombe.
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Non meno animosamente mor Cristoforo Battiscombe, giovine avvocato di buona famiglia ed agiata, il quale in Dorchester, piacevole citt di provincia, altera del gusto e della cultura che vi regnava, veniva da tutti ammirato come esempio del gentiluomo compito. Grande fu l'interesse a salvargli la vita. Si credeva in que' luoghi, che fosse promesso sposo d'una giovine signora di gentile lignaggio, sorella dello Sceriffo; che ella si gettasse ai piedi di Jeffreys per implorare merc, e che Jeffreys la cacciasse via con uno scherzo cos osceno, che ripeterlo offenderebbe la decenza e l'umanit. Il suo amante pat la pena con piet e coraggio in Lyme(542).
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58. Gli Hewling.
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Interesse anche maggiore dest la sorte di due valorosi fratelli, Guglielmo e Beniamino Hewling. Erano giovani, avvenenti, compiti, e bene imparentati. L'avo loro materno chiamavasi Kiffin; era uno de' principali mercatanti di Londra, e generalmente considerato come capo dei Battisti. Jeffreys tratt nel Processo con insigne brutalit Guglielmo Hewling, dicendogli: "Voi avete un nonno che merita d'essere impiccato splendidamente al pari di voi." Il povero giovanetto, che aveva soli diciannove anni, soffr la morte con tanta mansuetudine e fortezza d'animo, che un ufficiale dell'armata, il quale assisteva alla esecuzione della sentenza, e [**Nell'originale "e e"] s'era reso notevole per asprezza e severit, ne fu stranamente intenerito, e disse: "Non credo che il Lord Capo Giudice stesso potrebbe sostenere questo spettacolo." Nutrivasi speranza che a Beniamino sarebbe concesso il perdono. E davvero, una vittima di teneri anni bastava allo strazio d'una sola famiglia. Lo stesso Jeffreys era, o simulava d'essere, proclive alla clemenza. Vero  che uno de' suoi congiunti, dal quale egli sperava molto, e che perci non poteva essere da lui trattato come generalmente lo erano gli altri intercessori, favell vigorosamente a favore della derelitta famiglia. Fu quindi differita la esecuzione della sentenza, onde riferirsi a Londra. Una sorella del condannato and con una supplica a Whitehall. Molti de' cortigiani le desiderarono prospero successo; e Churchill, che fra i non pochi suoi falli non annoverava la crudelt, ottenne che venisse ammessa alla presenza del sovrano.
"Con tutto il cuore desidero che la vostra preghiera venga esaudita," disse egli, mentre con la donna aspettava in anticamera. "Ma non v'illudete di speranze. Questo marmo" e tocc con la mano il caminetto "non  pi duro del Re." La predizione avverossi. Giacomo fu inesorabile. Beniamino Hewling mor con animo indomito fra i lamenti degli spettatori, ai quali non poterono frenarsi di fare eco i soldati che stavano schierati intorno alla forca(543).
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59. Punizione di Tutchin.
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Eppure, i ribelli dannati a morire erano meno degni di commiserazione, che coloro i quali rimasero in vita. Parecchi prigioni, ai quali Jeffreys non pot in nessuna guisa apporre il delitto di crimenlese, furono dichiarati rei di cattiva condotta, e condannati ad una fustigazione non meno terribile di quella inflitta ad Oates. Una donna, accusata di alcune sconsiderate parole quali erano state profferite da mezze le donne delle contrade dove infuriava la guerra, fu condannata ad essere flagellata in tutte le citt di mercato della Contea di Dorset. Pat parte della pena innanzi che Jeffreys fosse ritornato a Londra; ma come egli pi non fu nelle contrade occidentali, i carcerieri, con la caritatevole connivenza de' magistrati, presero sopra di s la responsabilit di non darle altre torture. Una sentenza anche pi terribile fu profferita contro un giovinetto chiamato Tutchin, processato come reo di parole sediziose. Secondo il costume, il Giudice con detti osceni e scurrili lo interruppe mentre si difendeva: "Voi siete un ribelle; e tutta la vostra famiglia, da Adamo in qua,  stata di ribelli. Mi si dice che siate poeta; io rimer versi con voi." La condanna fu sette anni di prigionia, e la fustigazione, da infliggerglisi ciascun anno in tutte le citt di mercato della Contea di Dorset. Le donne che trovavansi nelle gallerie, dettero in uno scoppio di pianto. L'istruttore del processo alzossi grandemente turbato, dicendo: "Milord, lo accusato  assai giovane; e molte sono le citt di mercato nella Contea. La sentenza equivale ad una fustigazione ogni quindici giorni per sette anni." - "Se egli  giovane d'anni," disse Jeffreys  vecchio di ribalderia. Donne, voi non conoscete bene, come lo conosco io, questo bricconcello. La pena non  n anche met di quella che meriterebbe. S'interessi anche tutta l'Inghilterra, nulla m'indurr a mitigarla." Tutchin in preda alla disperazione scongiur, e forse con ischiettezza, lo impiccassero. Avventuratamente per lui, in quella occasione cadde malato di vajuolo, e fu lasciato libero. E posciach pareva molto probabile che la sentenza non verrebbe mai eseguita, il Capo Giudice si indusse al perdono in compenso d'una grossa mancia che gett il condannato in fondo alla miseria. L'indole di Tutchin, per lo innanzi non mite, fu esasperata fino alla frenesia per effetto di ci ch'egli aveva sofferto. E' visse per diventare uno de' pi virulenti e pertinaci avversari della Casa Stuarda e del partito Tory(544).
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60. I ribelli sono deportati.
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Il numero de' prigioni deportati da Jeffreys fu ottocento quarantuno. Costoro, assai pi miseri de' loro colleghi dannati a morte, furono distribuiti a branchi e concessi a persone godenti il favore della Corte. Le condizioni del dono, furono che i condannati verrebbero trasportati oltremare come schiavi, che non sarebbero emancipati per dieci anni, e che il luogo del loro confine fosse qualcuna delle isole dell'Indie Occidentali. Questa ultima condizione fu con sommo studio immaginata per accrescere la infelicit degli esuli. Nella Nuova Inghilterra o nella Nuova Jersey avrebbero potuto trovare una popolazione disposta a mitigare le loro miserie, ed un clima non isfavorevole alla salute ed alle forze loro. Fu quindi deliberato mandarli in quelle colonie nelle quali un puritano non avrebbe potuto aspettarsi di destare un poco di compassione, e dove un lavorante nato sotto la zona temperata avrebbe avuto poca salute. Ed erano tali le condizioni del traffico degli schiavi, che que' nuovi infelici, non ostante la lunghezza del viaggio e le infermit in cui sarebbero probabilmente caduti, valevano molto. Jeffreys calcol che, l'un per l'altro, pagate tutte le spese, valevano da dieci a quindici lire sterline ciascuno. E per ci furono molte ostinate contese a farseli concedere. Alcuni Tory delle contrade occidentali d'Inghilterra credettero d'avere, a cagione degli sforzi fatti e de' danni sofferti nel tempo della insurrezione, diritto a essere partecipi degli utili che erano stati sollecitamente carpiti dai parassiti di Whitehall. Nondimeno i cortigiani la vinsero(545).
La sciagura degli esuli uguagliava appieno quella de' Negri che oggid vengono trasportati da Congo al Brasile. Da' migliori documenti che finora si conoscano, risulta che la quinta parte di coloro che furono imbarcati, vennero, avanti che finisse il viaggio, gettati in pasto ai pesci. Questa mercanzia umana fu stivata nel fondo di piccoli legni. Cos poco era lo spazio, che gl'infelici, molti de' quali erano anche tormentati dalle ferite non per anche richiuse, non potevano tutti insieme giacere senza che l'uno si ponesse sull'altro. Non gli lasciavano mai venire sul ponte. I boccaporti erano sempre guardati da sentinelle armate di coltelli e di tromboni. In fondo alla nave tutto era tenebre, puzzo, lamenti, morbi e morte. Di novantanove condannati che trasportava una nave, ventidue morirono prima che giungessero alla Giammaica, quantunque il viaggio fosse fatto con insolita celerit. Quei che rimasero vivi, quando arrivarono al luogo del loro servaggio, avevano sembianza di scheletri. Per alcune settimane avevano avuto cattivo biscotto ed acqua fetida in cos poca quantit, che sarebbe appena bastato ad uno solo quel tanto che doveva servire per cinque. Trovavansi quindi in tale stato, che un mercatante al quale erano stati affidati, reput necessario, innanzi che li vendesse, ingrassarli(546).
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61. Confische ed estorsioni.
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Intanto, una folla di avidi delatori contrastavansi e dividevansi a brani le sostanze de' ribelli che erano stati giustiziati, e degli altri infelicissimi che consumavansi sotto il sole del Tropico. Secondo la legge. un suddito condannato come reo di crimenlese, perde gli averi; la qual legge dopo il Tribunale di Sangue fu eseguita con un rigore crudele ad un'ora e ridicolo. Le sconsolate vedove e i miseri orfani de' lavoranti i cui cadaveri erano appesi sui canti delle piazze, venivano intimati a comparire dinanzi agli agenti del Tesoro, perch rendessero ragione di ci che fosse divenuto di una cesta, d'un'oca, d'un pezzo di lardo, d'un fiasco di sidro, d'un sacco di fave, d'un mannello di fieno(547). Mentre i piccoli impiegati del Governo spogliavano le famiglie de' contadini giustiziati, il Capo Giudice rapidamente accumulava un patrimonio, saccheggiando l'alta classe de' Whig. Faceva largo traffico di grazie. L'affare pi lucrativo di questa specie ch'egli facesse, fu con un gentiluomo chiamato Edmondo Prideaux. E' certo che Prideaux non aveva prese le armi contro il Governo; ed  probabile che il suo unico delitto fosse la ricchezza avuta in retaggio dal padre, illustre legale, che aveva occupato uffici eminenti sotto il Protettore. Jeffreys non lasci intentato alcun mezzo per farlo comparire reo di tradigione. Offerse la grazia ad alcuni prigioni, a patto di testificare contro Prideaux. Questo sventurato giacque lungo tempo in carcere; e infine, vinto dal timore della forca, consent a pagare quindici mila lire sterline, onde esserne liberato. Questa gran somma di danaro and tutta nelle mani di Jeffreys; il quale compr una terra, cui il popolo pose il nome di Aceldama, alludendo a quel campo maledetto che era stato comperato col prezzo d'un sangue innocente(548).
In questo lavoro d'estorsione, egli era abilmente aiutato dalla ciurma de' parassiti che avevano costume di ubriacarsi e ridere con lui. L'ufficio di questi uomini era di mercanteggiare coi condannati vinti dal terrore della morte, e coi genitori tremanti per la vita de' figli. Parte di questo bottino andava a Jeffreys. Dicesi, che con uno di questi compagnoni gozzovigliando, giuocasse la grazia di un ricco traditore. Non era senza pericolo il ricorrere ad altro intercessore che ai suoi cagnotti; perocch egli era gelosissimo di codesto monopolio di clemenza. Altri sospett perfino ch'egli avesse fatti impiccare taluni, soltanto perch s'erano ingegnati d'ottenere la regia clemenza per vie indipendenti da lui(549).
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62. Rapacit della Regina e delle sue dame.
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Alcuni cortigiani, nondimeno, studiaronsi di partecipare alquanto di cotesto traffico. Le donne della corte della Regina si resero notevoli per rapacit e durezza di cuore. Parte del disonore da esse acquistato cade sulla loro signora; imperocch solo per la relazione che avevano con essa poterono arricchirsi con quel turpe traffico; e non  dubbio che ella con una parola, con uno sguardo, avrebbe potuto frenarle. Invece, le inanimiva col pessimo esempio, se non voglia credersi con espressa approvazione. Pare ch'ella fosse una delle molte creature che sostengono l'avversa meglio che la prospera fortuna. Mentre il suo marito era suddito ed esule, escluso dai pubblici uffici, e in presentissimo pericolo di perdere il diritto al trono, con la soavit e la umilt de' modi ella rendeva a s cortesi anche coloro che maggiormente abborrivano la religione di lei. Ma la sua buona indole scomparve appena la fortuna mut aspetto. La mansueta ed affabile Duchessa divenne una sgraziata ed altera Regina(550). Le sciagure che poi ebbe a patire, l'hanno resa obietto di qualche interesse; ma tale interesse si accrescerebbe non poco, ove alcuno potesse dimostrare che ella, nel tempo della sua grandezza, salvasse o almeno si provasse di salvare una sola vittima dalla pi spaventevole proscrizione che sia mai stata in Inghilterra. Sventuratamente, la sola richiesta che si conosca fatta da lei rispetto ai ribelli, fu che le fossero donati cento di quelli condannati alla deportazione(551). L'utile ch'ella ne trasse, computando quelli che nel viaggio morirono di fame o di febbre, non pu estimarsi a meno di un migliaio di ghinee. Non possiamo, adunque, maravigliarci che le sue serve imitassero la sua avidit, indegna di una principessa; e la sua crudelt, innaturale ad una donna. Richiesero mille lire sterline da Ruggiero Hoare, mercante di Bridgewater, che aveva contribuito alla cassa militare dell'armata ribelle. Ma la preda sopra la quale gettarono con maggiore avidit li artigli, fu tale, che anche i cuori pi crudi se ne sarebbero astenuti. Gi alcune delle fanciulle che avevano in Tauton offerta a Monmouth la bandiera, avevano crudelmente scontato il loro delitto. Una di loro era stata gettata in un carcere, dove una infermit contagiosa faceva strage. Ammalatasi, vi mor. Un'altra erasi presentata in tribunale dinanzi a Jeffreys implorando misericordia. "Portala via, carceriere," url il Giudice, con uno di quegli atroci sguardi che spesso avevano atterrito animi pi robusti che non era quello della malarrivata fanciulla. Ella dtte in uno scoppio di lacrime, si gett il cappuccio sul viso; segu il carceriere, e presa di spavento, dopo poche ore era freddo cadavere. La maggior parte, per, delle donzelle che erano andate in processione, viveva tuttavia. Alcune di esse non avevano n anche dieci anni d'et. Tutte avevano agito secondo gli ordini della loro maestra di scuola, senza sapere che commettevano un delitto. Le dame di corte della Regina chiesero al Re licenza di estorcere danari dai genitori di quelle povere creature; e la licenza fu data. In Taunton giunse l'ordine di prendere e mettere in carcere tutte quelle tenere fanciulle. Sir Francesco Warre di Hestercombe, rappresentante Tory di Bridgewater, fu pregato di togliersi il carico di riscuotere il danaro del riscatto. Gli fu scritto di manifestare con vigorosi termini, come le dame di Corte non avrebbero patito indugio alcuno, e fossero deliberate di tradurre le colpevoli dinanzi al tribunale, se non veniva tosto sborsata una convenevole somma di danari, e per somma convenevole intendevano sette mila lire sterline. Warre ricus di immischiarsi, menomamente in un affare cos scandaloso. Le dame di corte allora si rivolsero a Guglielmo Penn, il quale accett la commissione. Eppure parrebbe che un po' di quel pertinace scrupolo ch'egli aveva spesso mostrato circa al togliersi il cappello di capo, non sarebbe stato fuori di luogo in simigliante occasione. Forse egli fe' tacere i rimorsi della propria coscienza, ripetendo a s stesso che nessuna parte della estorta pecunia rimarrebbe nelle sue mani; che ricusando egli il mandato delle dame, esse avrebbero trovato agenti meno umani; che compiacendole, avrebbe accresciuta la propria influenza in Corte: e che merc tale influenza, egli aveva potuto e poteva ancora rendere grandi servigi ai suoi oppressi confratelli. Le dame d'onore, infine, furono costrette a contentarsi di meno del terzo della somma che avevano primamente richiesta(552).
Nessun sovrano inglese ha mai porto maggior prove d'indole feroce, di quel che facesse Giacomo Secondo; e nondimeno, la sua crudelt non era odiosa quanto la sua clemenza, o forse sarebbe pi esatto il dire, che la clemenza e crudelt sue erano tali da infamarsi vicendevolmente. Il ribrezzo che sentiamo alla sorte de' semplici villani, de' fanciulli, delle dame delicate, si accresce qualvolta ci facciamo a considerare a chi e per quali ragioni egli accordava il perdono.
La regola secondo la quale un principe, dopo una ribellione, dovrebbe condursi nello scegliere i ribelli perch siano puniti,  singolarmente chiara. Contro i capi, gli uomini cospicui per ricchezza e educazione, i quali con la potenza e le arti proprie abbiano indotta la moltitudine ad errare, il Governo deve mostrarsi dirittamente severo. Ma lo ingannato volgo, finita la strage sul campo di battaglia,  d'uopo che venga trattato con estrema clemenza. Questa regola, cos manifestamente concorde alla giustizia ed alla umanit, non solo non venne osservata, ma fu invertita. Mentre coloro i quali si sarebbero dovuti mandare impuniti, venivano tratti a centinaia al macello, i pochi che si sarebbero potuti giustamente abbandonare allo estremo rigore della legge, erano risparmiati. Cotesta bizzarra clemenza ha resi perplessi alcuni scrittori, e ad altri  stato subietto di ridicoli elogi. Non era n al tutto misteriosa, n al tutto degna di lode: e pu in ciascun caso attribuirsi ad una cagione sordida o ad una malefica, a sete di pecunia o a sete di sangue.
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63. Caso di Grey.
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Nel caso di Grey non erano circostanze attenuanti. Per le sue doti, il suo sapere, il grado che per retaggio ei teneva nello Stato, e l'alto comando che aveva avuto nell'armata ribelle, sarebbe stato agli occhi d'un Governo giusto, obietto pi meritevole di castigo di quello che fossero Alice Lisle, Guglielmo Hewling, o chiunque altri delle centinaia di contadini ignoranti, de' quali i teschi e gli squartati corpi erano esposti nelle citt della Contea di Somerset. Ma il patrimonio di Grey era grande, e rigorosamente ipotecato. Egli altro non aveva de' suoi beni che una rendita vitalizia, e non poteva perdere pi di ci che fruiva. Se veniva punito di morte, le sue terre erano subito devolute allo erede prossimo. Se gli si concedeva il perdono, poteva pagare un grosso riscatto. Gli fu quindi concesso di redimersi, dando una scritta d'obbligo per quaranta mila lire sterline al Lord Tesoriere, ed altre somme minori ad altri cortigiani(553).
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64. Casi di Cochrane, di Storey, di Wade, di Goodenough e di Ferguson.
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Sir Giovanni Cochrane aveva tenuto fra i ribelli scozzesi il grado medesimo occupato da Grey nelle contrade occidentali d'Inghilterra. Che Cochrane fosse perdonato da un principe oltremodo vendicativo, pareva incredibile. Ma Cochrane era cadetto d'una ricca famiglia; non poteva, dunque, da lui ottenersi danaro se non col salvargli la vita. Il padre suo, Lord Dundonald, offerse cinque mila lire sterline di mancia ai preti della casa reale; e la grazia fu conceduta(554).
Samuele Storey, rinomato seminatore di sedizioni, che era stato commissario nella armata ribelle, e con veementi arringhe, in cui Giacomo era descritto come incendiario ed avvelenatore, aveva infiammato l'ignorante popolaccio della Contea di Somerset, ottenne il perdono; imperocch aiut mirabilmente Jeffreys ad estorcere le quindici mila lire sterline a Prideaux(555).
Nessuno dei traditori aveva meno diritto a sperare grazia che Wade, Goodenough e Ferguson. Questi tre capi della ribellione erano fuggiti insieme dal campo di Sedgemoor, ed erano giunti salvi alla costa; ma avevano trovato una fregata in crociera presso il luogo dove speravano imbarcarsi. Si erano quindi l'uno dall'altro partiti. Wade e Goodenough, in breve tempo scoperti, furono menati a Londra. Comunque fossero stati profondamente implicati nella congiura di Rye House, comunque si fossero resi notevoli fra' capi della insurrezione delle contrade occidentali, fu loro lasciata la vita, perch potevano rivelare cose, onde il Re togliesse cagione ad uccidere e spogliare taluni ch'egli odiava, ma ai quali non aveva fino allora potuto trovare delitto da apporre(556).
In qual modo Ferguson fosse fuggito, fu, ed  tuttavia, un mistero. Di tutti gl'inimici del Governo, egli era, senza dubbio nessuno, il pi reo. Era stato il primo macchinatore della congiura per assassinare Carlo e Giacomo. Aveva scritto il manifesto, che per insolenza, malignit e bugiarderia, non ha paragone fra i libelli di que' procellosi tempi. Aveva incitato Monmouth prima ad invadere il Regno, e poi ad usurpare la corona. Era ragionevole credere che si sarebbe con ogni studio cercato l'arcitraditore, come spesso lo chiamavano; alle quali ricerche un uomo cos singolare per aspetto e loquela mal poteva sottrarsi. Affermavasi con sicurezza nelle botteghe da caff in Londra, che Ferguson fosse(557) stato preso; notizia che fu creduta da uomini i quali avevano buoni mezzi di sapere il vero. Dopo, si seppe ch'egli era sano e salvo sul continente. Corse molto il sospetto che egli di continuo carteggiasse col Governo, contro cui di continuo macchinava congiure; che mentre incitava i suoi colleghi ad ogni eccesso d'imprudenza, desse a Whitehall tante notizie rispetto ai loro procedimenti, quante sarebbero potute bastare a salvargli la vita; e che perci si fossero dati ordini a lasciarlo fuggire(558).
Jeffreys, compiuta l'opera, ritorn a chiedere il meritato premio. Giunse a Windsor, lasciandosi addietro strage, lutto e terrore. L'odio che gli portavano le genti della Contea di Somerset,  senza esempio nella storia nostra. Non fu spento dal tempo o da politici mutamenti, fu lungamente tramandato di generazione in generazione, e si sfog ferocemente sopra la sua innocente progenie. Da molti anni era gi morto, il suo nome e il suo titolo erano gi estinti, allorch la contessa di Pomfret, viaggiando per la strada d'occidente, fu insultata dalla plebe, e si accrse di non rimanere in sicurt fra i discendenti di coloro che avevano veduto il Tribunale di Sangue(559).
Ma alla Corte, Jeffreys fu cordialmente accolto. Era il giudice tanto gradito al proprio signore. Giacomo aveva con interesse e diletto tenuto dietro alla missione di lui. Nelle sue sale ed a mensa aveva spesso favellato della devastazione che si stava facendo tra i suoi disaffezionati sudditi, con esultanza che rendeva attoniti i ministri stranieri. Di propria mano aveva scritto racconti di quella ch'egli, con frase faceta, chiamava la campagna del suo Lord Capo Giudice nelle contrade occidentali. Scrisse all'Aja, come parecchie centinaia di ribelli fossero stati condannati. Alcuni di loro erano gi stati impiccati, altri lo sarebbero; i rimanenti verrebbero deportati alle piantagioni. Non giov a nulla lo avere Ken scritto per implorare merc al traviato popolo, e lo avere dipinto con commovente eloquenza l'orribile stato della propria diocesi. Lamentava come fosse impossibile procedere per le strade maestre senza vedere qualche terribile spettacolo, e come l'aria della Contea di Somerset fosse pregna di morte. Il Re lesse, e rimase, secondo il detto di Churchill, pi duro del marmo de' camini di Whitehall.
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65. Jeffreys  creato Lord Cancelliere. Processo ed esecuzione giudiciale di Cornish.
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A Windsor, il Gran Sigillo d'Inghilterra fu posto nelle mani di Jeffreys, e nel prossimo numero della Gazzetta di Londra fu solennemente annunziato che cosiffatto onore era la rimunerazione de' molti insigni servigi da lui resi alla Corona(560). In un periodo posteriore di tempo, allorquando gli uomini tutti di tutti i partiti parlavano con raccapriccio del Tribunale di Sangue, il malvagio Giudice e il Re malvagio provaronsi di scolparsi, gettandosi scambievolmente il biasimo addosso. Jeffreys, rinchiuso nella Torre, protest che negli atti pi feroci di crudelt da lui commessi, non aveva travarcati gli ordini espressi del proprio signore; che anzi non gli aveva osservati con quella severit che gli era stata ingiunta. Giacomo, in Saint Germain, avrebbe voluto far credere ch'egli era stato inchinevole alla clemenza, e che la violenza del ministro gli aveva attirato sul capo un biasimo non meritato. Ma niuna di queste due anime crude pu mandarsi assoluta, l'una a detrimento dell'altra. La falsit della scusa addotta da Giacomo  provata da ci che scrisse di proprio pugno. Quella di Jeffrey, quando anche fosse vera in fatto,  estremamente indegna.
La strage delle contrade occidentali era finita; quella di Londra era presso a cominciare. Il Governo singolarmente desiderava trovare vittime fra i grandi mercatanti Whig della Citt. Nel regno precedente essi erano stati parte formidabile della potenza dell'Opposizione. Erano ricchi; e la loro opulenza non era, al pari di quella di molti nobili e gentiluomini di provincia, protetta da ipoteche contro la confisca. Nel caso di Grey, e d'altri uomini nella medesima condizione, era impossibile saziare ad un'ora la crudelt e la rapacit; ma un ricco trafficante poteva essere mandato alle forche, e insieme spogliato. I grandi del commercio, nondimeno, ancorch comunemente fossero ostili al papismo e al potere arbitrario, erano stati scrupolosi o timidi tanto, da non incorrere nel delitto d'alto tradimento. Uno de' pi considerevoli fra essi, era Enrico Cornish. Era stato Aldermanno quando la Citt possedeva il suo antico statuto; teneva l'ufficio di Sceriffo mentre la questione della Legge d'Esclusione occupava le menti di tutti. In politica era Whig, in religione pendeva verso le opinioni presbiteriane; ma era d'indole cauta e temperata. Non  stato provato con testimoni di fede degni, ch'egli si spingesse mai fino all'orlo dell'alto tradimento, senza tuttavia gettarvisi dentro. Mentre era Sceriffo, gli aveva ripugnato l'animo a servirsi, come suo deputato, di un uomo irruente e immorale quale era Goodenough. Scoperta la congiura di Rye House, la Corte sper grandemente di trovarvi implicato Cornish; speranze che andarono a vuoto. Uno de' congiurati, a dir vero, cio Giovanni Rumsay, era pronto a giurare ogni cosa; ma un solo testimone non fu riputato sufficiente, e un secondo non fu possibile trovare. Da quel tempo erano corsi due e pi anni. Cornish si credeva sicuro, ma l'occhio del tiranno vegliava sopra di lui. Goodenough, atterrito dal prossimo spettacolo della morte, e scusando la propria malignit colla sfavorevole opinione in cui lo aveva sempre tenuto il suo antico padrone, assent a fare la parte di quel testimone che fino allora non s'era potuto trovare. Cornish venne preso mentre negoziava alla Borsa, condotto in carcere, tenuto per alcuni giorni in istretta solitudine, e tratto senza essere punto preparato al tribunale di Old Bailey. L'accusa era interamente fondata sopra la testimonianza di Rumsay e di Goodenough. Entrambi, siccome essi medesimi confessarono, erano complici della congiura onde accusavano il prigione. Entrambi erano fortemente stimolati da speranza e timore ad incriminarlo. Furono addotti anche testimoni che provavano come Goodenough gli fosse nemico personale. La storiella che disse Rumsay, era incompatibile con quella ch'egli aveva raccontata allorquando comparve in tribunale a testificare contro Lord Russell. Ma queste ragioni furono addotte invano. Al banco sedevano tre giudici che avevano seguito Jeffreys nella sua missione di sangue alle contrade occidentali; e fu notato da coloro che ne osservavano il contegno, ch'essi erano tornati dalla strage di Taunton con feroce ed irritato animo. Egli  pur troppo vero che il gusto del sangue  un appetito che anco gli uomini di non crudele natura possono per abitudine agevolmente acquistare. La barra e il seggio si congiunsero ad atterrire il malfortunato Whig. I Giurati, eletti dal cortigiano Sceriffo, decisero di leggieri esistere la colpa; e, malgrado il mormorare dello indignato pubblico, Cornish fu fatto morire dieci giorni dopo essere stato imprigionato. E perch fosse intera la degradazione, la forca fu innalzata dove King Street si congiunge con Cheapside di faccia alla casa nella quale quell'infelice, riverito da tutti, era lungamente vissuto; voglio dire di faccia alla Borsa, dove egli aveva sempre avuto immenso credito, ed al Guildhall, dove s'era reso cospicuo come capo popolare. Ei mor animosamente, profferendo molte pie parole; ma co' gesti e con lo sguardo mostr tale forte risentimento per la barbarie ed ingiustizia onde era stato trattato, che i suoi nemici sparsero una vile calunnia, dicendo come egli fosse ubriaco o fuori di s allorquando venne condotto al patibolo. Guglielmo Penn, nondimeno, che stava presso alla forca, e i cui pregiudizi erano tutti a favore del Governo, afferm poscia di non avere veduto nel contegno di Cornish null'altro che la indignazione naturale d'un uomo innocente, tratto al macello con forme legali. La testa dell'assassinato magistrato fu posta sopra il Guildhall(561).
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66. Processi ed esecuzioni di Fernley e d'Elisabetta Gaunt.
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Per quanto iniquo fosse il riferito caso, non era l'iniquissimo de' tanti che infamarono le sessioni autunnali di quell'anno in Old Bailey. Fra gl'implicati nella congiura di Rye House, era un uomo chiamato Giacomo Burton. Per confessione propria, s'era trovato presente allorch i suoi complici avevano discusso intorno al disegno d'assassinio. Scoperta la congiura, fu promesso un premio a chi lo avesse arrestato. Ei venne salvato da morte da una vecchia matrona, di nome Elisabetta Gaunt, che professava le dottrine de' Battisti. Questa donna, con le maniere e le frasi peculiari alla sua stta, era armata di un grande spirito di carit. Spendeva la vita a soccorrere gl'infelici di qualunque opinione religiosa si fossero, ed era ben conosciuta come colei che di continuo andava visitando le carceri. Le opinioni politiche e teologiche, non che la inchinevolezza alla commiserazione, la indussero a fare tutto ci che pot a fine di salvare Burton. Provvide che una barca lo trasportasse a Gravesend, dove s'imbarc sopra un legno che andava ad Amsterdam. Nel partirsi, ella gli pose in mano una somma di denari, che, rispetto ai suoi mezzi, era assai grande. Burton, dopo d'essere vissuto lungo tempo in esilio, ritorn con Monmouth in Inghilterra, pugn in Sedgemoor, fugg a Londra, ed ebbe asilo in casa di Giovanni Fernley, barbiere in Whitechapel. Fernley era poverissimo. Sapeva che un premio di cento lire sterline era stato offerto dal Governo per la cattura di Burton. Ma l'onesto uomo era incapace di tradire colui che nell'estremo pericolo aveva trovato ricovero sotto il suo tetto. Sventuratamente si sparse la voce, che Giacomo era maggiormente rigoroso contro coloro i quali davano ricetto ai ribelli, che contro i ribelli stessi. Aveva pubblicamente dichiarato, che di tutte le specie di crimenlese, quella di sottrarre i traditori alla sua vendetta, era la pi imperdonabile. Burton lo seppe; si diede nelle mani del Governo, accusando Fernley ed Elisabetta Gaunt come rei di averlo ricoverato ed aiutato a fuggire. Furono tratti al tribunale. Lo scellerato al quale avevano salvata la vita, ebbe cuore e faccia di comparire come precipuo testimone contro loro. Dichiarati convinti, Fernley fu condannato alla forca, Elisabetta Gaunt al fuoco. Anche dopo gli orribili fatti di quell'anno, molti credevano impossibile che coteste sentenze si mandassero ad esecuzione. Ma il Re fu senza piet. Fernley venne impiccato. Elisabetta Gaunt fu arsa viva in Tyburn il d medesimo nel quale Cornish fu tratto a morte in Cheapside. Lasci un foglio, scritto, a dir vero, in istile non leggiadro, ma tale che fu letto da migliaia di persone con commiserazione e raccapriccio. "Il mio fallo" diceva essa " stato tale da essere perdonato da un principe. Altro non ho fatto che aiutare una povera famiglia, ed ecco!  forza ch'io muoia per avere ci fatto." Querelavasi della insolenza de' giudici, della ferocia del carceriere, e della tirannia del maggiore di tutti, al piacere del quale essa e tante altre vittime erano state immolate. Perdonava le ingiurie che le erano state da loro fatte; ma come implacabili nemici di quella buona causa, che pure sarebbe risorta e trionferebbe, li abbandonava al giudizio del Re dei Re. Fino allo estremo mantenne forte e tranquillo l'animo: il che ramment agli spettatori le pi eroiche morti di cui avevano letta la descrizione nel libro di Fox. Guglielmo Penn, che, a quanto pare, piacevasi sommamente di quegli spettacoli che gli uomini d'indole mite comunemente sogliono schivare, da Cheapside, dove aveva veduto impiccare Cornish, corse in fretta a Tyburn per vedere ardere Elisabetta Gaunt. Rifer poscia, che come ella si pose con calma a disporre la paglia in guisa che il suo patire fosse pi breve, a tutti gli astanti scoppiarono le lagrime. Fu notato che mentre compivasi il pi iniquo assassinio giudiciale che avesse infamato que' tristissimi tempi, si sfren tale una procella, che non ve n'era mai stata un'altra somigliante dopo quel grande uragano che aveva infuriato mentre giaceva sul letto di morte Oliviero. Gli oppressi Puritani contarono, non senza trista soddisfazione, le case atterrate, le navi sbalzate dall'impeto della procella; e sentivano alquanto racconsolarsi pensando che il cielo mostrasse spaventevoli segni della ira sua contro la iniquit che affliggeva la terra. Da quel terribile giorno in poi, nessuna donna in Inghilterra ha patita la pena di morte per delitto politico(562).
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67. Processo ed esecuzione di Bateman.
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Ci che Goodenough(563) aveva fatto, non fu reputato bastevole a meritarsi la grazia. Il Governo voleva ancora una vittima di non alta condizione; un chirurgo, cio, di nome Bateman. Aveva, come tale, servito Shaftesbury, ed erasi mostrato zelante Esclusionista. Forse era stato anche partecipe del segreto della congiura Whig; ma gli  certo, lui non essere stato uno de' precipui congiurati; perocch nella congerie delle deposizioni pubblicate dal Governo, il suo nome si incontra una volta sola, e non implicato in nessun delitto che toccasse l'alto tradimento. Dal suo atto d'accusa, e dalla relazione che ci rimane intorno al suo processo, chiaro si deduce che non gli venne mai apposta la colpa di avere partecipato al disegno di assassinare i due reali fratelli. La malignit con che un uomo cotanto oscuro, reo di s lieve fallo, venne perseguitato, mentre a traditori assai pi rei e bene altrimenti notevoli fu conceduto redimersi testificando contro lui, sembrava richiedere spiegazione; e una spiegazione disonorevole fu data. Allorch Oates, dopo la patita flagellazione, fu portato privo di sensi, e come tutti pensavano, nell'estrema agonia, a Newgate, Bateman gli aveva cavato sangue e fasciate le ferite. E questo fu per lui delitto imperdonabile. I testimoni addottigli contro, erano uomini di tristissima fama; i quali, inoltre, giuravano ci che veniva loro ingiunto, a fine di salvare la propria vita. Nessuno di loro aveva fino allora ottenuto il perdono; e il popolo soleva dire che essi pescavano la preda, come corvi di mare, con la corda al collo. Il prigione, istupidito dal sentirsi male, non pot proferire parola, o intendere ci che accadeva. Il figlio e la figlia di lui gli stavano accanto sul banco degli accusati. Lessero, come meglio poterono, alcuni appunti ch'egli aveva notati, ed esaminarono i testimoni. E tutto fu invano. Bateman fu dichiarato convinto, impiccato e squartato(564).
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68. Crudele persecuzione contro i Protestanti Dissenzienti.
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Giammai, n anche sotto la tirannia di Laud, le condizioni de' Puritani erano state deplorabili come in quel tempo; giammai le spie erano state cos affaccendate a scoprire ragunanze; giammai i magistrati, i grandi Giurati, i rettori e i sorvegliatori delle chiese erano stati cos vigilanti. Molti Dissenzienti furono citati dinanzi le Corti ecclesiastiche. Ad altri era forza comprare la connivenza degli agenti del Governo con doni di fiaschi di vino, e di guanti pieni di ghinee. Riusciva impossibile ai Separatisti ragunarsi insieme a pregare, senza usar cautele simili a quelle che adoperano i coniatori di monete false, e i ricettatori di robe rubate. Cangiavano spesso il luogo dell'adunanza. Gli uffici divini talvolta facevansi innanzi lo spuntare del giorno, tal'altra nel cuore della notte. Attorno all'edifizio dove stavasi raccolto il piccolo gregge, ponevano sentinelle a dare lo annunzio se vedevano appressarsi una persona estranea. Il ministro travestito veniva introdotto per il giardino e la corte di dietro. In alcune case vi erano usci invisibili, per i quali, in caso di pericolo, egli se ne sarebbe potuto andare. Se accadeva che i Non-Conformisti abitassero in case contigue, le pareti erano spesso forate, in guisa che vi fosse secreta comunicazione di casa in casa. Non cantavano salmi, e adoperavano diversi ingegni a impedire che la voce del predicatore, negl'istanti di fervore, fosse udita oltre le pareti. Non ostanti tutte coteste cautele, tornava impossibile eludere la vigilanza dei delatori. Ne' suburbii di Londra, segnatamente, la legge veniva eseguita col massimo rigore. Vari ricchi gentiluomini furono accusati di tenere conventicoli. Inquisironsi minutamente le loro case, e furono fatti sequestri equivalenti alla somma di molte migliaia di lire sterline. I settarii pi fieri ed audaci, cos cacciati dalle case, ragunavansi all'aria aperta, deliberati di opporre forza alla forza. Un giudice di Middlesex(565) che aveva saputo esservi una ragunanza di settari in un renaio, prese seco un numeroso branco di agenti di polizia, piomb sopra l'assemblea e pose le mani addosso al predicatore. Ma la congrega che era composta di circa duecento uomini, liber tosto il pastore, ponendo in fuga il magistrato e i suoi uomini(566). Simili fatti, nondimeno, non accadevano d'ordinario. Generalmente parlando, lo spirito puritano non era stato mai, ne' tempi anteriori o posteriori, con tanta efficacia domato, come lo fu in quell'anno. I libellisti Tory vantavansi come nessuno de' fanatici osasse muovere la lingua o la penna a difendere le proprie opinioni religiose. I Ministri Dissenzienti, comunque fossero uomini egregi per dottrina e doti d'animo, non potevano rischiarsi a passeggiare per le vie, temendo di patire oltraggi; i quali non solo non erano repressi, ma venivano promossi da coloro che avevano debito di tutelare la pace. Alcuni teologi di gran fama, fra' quali Riccardo Baxter, erano sepolti in carcere. Altri, e fra essi Giovanni Howe, i quali per venticinque anni s'erano mantenuti intrepidi contro l'oppressione, si persero d'animo, ed abbandonarono il Regno. Gran numero di gente, assuefatta ad intervenire alle conventicole, andava alle parrocchie. E fu notato che gli scismatici, i quali dal terrore erano stati costretti a uniformarsi al culto del Governo, potevano di leggieri distinguersi alla difficolt che avevano a trovare le collette nel libro delle preghiere, ed alla mal destra maniera onde chinavano il capo al nome di Ges(567).
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Per lunghi anni, lo autunno del 1685 fu ricordato dai Non-Conformisti come tempo di calamit e di terrore. Nulladimeno, in quell'autunno si sarebbero potuti discernere i primi lievi indizi di un gran mutamento di fortuna; e innanzi che scorressero diciotto mesi, lo intollerante Re e la Chiesa intollerante mostravansi, a vicendevole rovina, ansiosi di procacciarsi il soccorso del partito al quale entrambi avevano recato cotanto male.
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FINE.
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NOTE al testo.
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(266) Pepys, Diario, 28 decembre 1663, 2 settembre 1667.
(267) Burnet, I, 606; Lo Spettatore, n 462; Giornali dei Lordi, 28 ottobre 1678; Cibber, Apologia.
(268) Burnet, I, 605, 606; Welwood, 138; North, Vita di Guildford, 251.
(269) Potrei giovarmi di questa occasione per rammentare al lettore che qualvolta io noto una sola data, seguo il vecchio stile che nel secolo decimosettimo vigeva in Inghilterra; ma io pongo il principio dell'anno a d 1 gennaio.
(270) Saint-Evremond, passim. Saint-Ral, Memoires de la Duchesse de Mazarin; Rochester, L'Addio; Evelyn, Diario, 6 settembre 1676, 11 giugno 1699.
(271) Evelyn, Diario, 28 gennaio 1684-85; Saint-Evremond, Lettera a Dry.
(272) Evelyn, Diario, 4 febbraio 1684-85.
(273) Ruggiero North, Vita di Sir Dudley[Nell'originale "Duldey"] North, 170; Il vero Patriotta vendicato, ovvero Giustificazione di Sua Eccellenza il C....... di R........; Burnet, I, 605. I Libri del Tesoro provano che Burnet era bene informato.
(274) Nell'originale "cammino".
(275) Evelyn, Diario, 24 gennaio 1681-82; 4 ottobre 1683.
(276) Carteggio di Dugdale.
(277) Hawkins, Vita di Ken, 1713.
(278) Nell'originale "abraciarne".
(279) Vedi la Gazzetta di Londra 21 novembre 1678. Barillon e Burnet dicono che Huddleston fu eccettuato da tutti gli atti del Parlamento contro i preti; ma ci  un errore.
(280) Clarke, Vita di Giacomo, II, I, 746; Memorie Originali, Barillon, Dispaccio dell'8-18 febbraio 1685; Citters, Dispacci del 3-13 e del 6-16 febbraio; Huddleston, Narrazione; Lettere di Filippo, secondo Conte di Chesterfield, Sir H. Ellis, Lettere Originali, Serie I, vol. III, 333; Serie II, vol. IV, 74; Ms. Chaillot; Burnet, I, 606; Evelyn, Diario, 4 febbraio 1684-85; Welwood, Memorie, 140; North, Vita di Guildford, 252; Esame, 648; Hawkins, Vita di Ken; Dryden, Threnodia Augustalis; Sir H. Halford, Saggio intorno alle morti di personaggi illustri. Vedi anche un frammento d'una lettera scritta da Lord Bruce, lungo tempo dopo che era divenuto Conte di Ailesbury, stampata nel Magazzino Europeo, aprile 1795. Ailesbury d dell'impostore a Burnet. Nondimeno la sua propria narrazione e quella di Burnet ad ogni lettore d'animo schietto non parranno contraddittorie. Ho veduto nel Museo Britannico, ed anche nella Biblioteca dello Istituto Reale, un foglio curioso, dove si contiene un racconto della morte di Carlo. Trovasi nella Collezione di Somers. L'autore era evidentemente un cattolico romano zelante, e dovette essere in grado d'attingere a buone fonti di notizie. Sospetto molto che fosse in relazione diretta o indiretta con lo stesso Giacomo. Non vi si trova nome scritto pienamente; ma le iniziali, tranne in un solo luogo, sono perfettamente intelligibili Dice che al D. di Y. fu rammentato il debito in cui era verso il suo fratello da P. M. A C. F, Debbo confessare la mia impossibilit a decifrare le ultime cinque lettere; e a un tempo mi consola il vedere che Walter Scott non sia stato pi avventurato di me. Dopo che fu pubblicata la prima edizione di questa opera, mi sono state comunicate varie ingegnose conghietture intorno a coteste lettere misteriose; ma rimango convinto che finora non mi  stata suggerita la vera soluzione.
Parrebbe che nessun fatto nella storia dovesse essere pi esattamente da noi conosciuto, di quelli che avvennero attorno al letto di morte di Carlo II. Abbiamo parecchie relazioni scritte da tali, che comunque non fossero testimoni oculari, avevano i mezzi migliori per sapere il vero da' testimoni oculari. Nulladimeno, chiunque si provasse a formare un racconto da siffatta vasta massa di materiali, troverebbe l'opera difficile. Certamente Giacomo e la sua moglie, allorquando riferirono il fatto alle monache di Chaillot, in alcune cose non poterono trovarsi d'accordo. La Regina diceva che, dopoch Carlo ebbe ricevuti gli ultimi sacramenti, i vescovi protestanti tornarono ad esortarlo. Il Re diceva che ci non era vero. "Certo, ripigli la Regina, me lo avete detto voi stesso." - "Egli  impossibile che io ve lo possa aver detto, disse il Re, poich nulla accadde di simile."
E' cosa spiacevole che Sir Enrico Halford si fosse cos poco studiato di sincerarsi de' fatti, intorno ai quali ha profferito giudicio. Non pare ch'egli conoscesse la esistenza delle narrazioni di Giacomo, di Barillon e di Huddleston.
Poich questa  la prima occasione in cui cito il carteggio de' Ministri olandesi alla Corte d'Inghilterra, debbo qui rammentare, che una serie di dispacci, dal d in che Giacomo ascese al trono fino alla sua fuga, forma una delle parti pi pregevoli della collezione di Mackintosh. I dispacci susseguenti fino al pieno stabilimento del governo nel febbraio 1689, me li sono procurati all'Aia. Negli archivi olandesi si  pochissimo frugato. Abbondano di notizie di grandissimo interesse per ogni Inglese. Sono mirabilmente ordinati, e affidati alla custodia di gentiluomini, la cortesia, la liberalit e lo zelo de' quali per il bene delle lettere non pu essere bastevolmente commendata. Vorrei potere esprimere gli obblighi miei verso i signori De Jonge e Van Zwanne.
(281) Clarendon, con giusto sdegno, fa menzione di questa calunnia: "Secondo la carit di quel tempo verso Cromwell, moltissimi avrebbero voluto credere che morisse di veleno: del che allora non vi fu apparenza; n poi se ne fece mai prova." Libro XIV.]
(282) Welwood, 139; Burnet, I, 609; Sheffield[**Nell'originale "Shelfield"], Carattere di Carlo II; North, Vita di Guildford, 252; Esame, 684; Politica della Rivoluzione; Higgons sopra Burnet. Ci che North dice dell'imbarazzo e della perplessit de' medici,  confermato dai dispacci di Citters. Sono stato molto in dubbio intorno alla strana storiella de' sospetti di Short. Un tempo inchinavo a adottare l'opinione di North. Ma, comecch io dia poco peso all'autorit di Welwood e di Burnet, in questo caso non posso ricusare la testimonianza d'un uomo cos bene informato e imparziale come Sheffield.
(283) Gazzetta di Londra, 9 febbraio 1684-85; Clarke, Vita di Giacomo II, vol. II, 3; Barillon, 9-19 febbraio; Evelyn, Diario, 6 febbraio.
(284) Vedi gli autori citati nella nota precedente. Vedi anche lo Esame, 647; Burnet, I, 620; Higgons, sopra Burnet.
(285) Gazzetta di Londra, 14 febbraio 1684-85; Evelyn, Diario del medesimo giorno; Burnet, I, 610; Il villano sfrenato.
(286) Nell'originale "impresssione".
(287) Burnet, I, 628; Lestrange, l'Osservatore, 11 febbraio 1684-85.
(288) Nell'originale "pi pi".
(289) Le lettere tra Rochester ed Ormond intorno a questa faccenda, si trovano nel carteggio di Clarendon.
(290) Lo annunzio de' cangiamenti ministeriali trovasi nella Gazzetta di Londra, 19 febbraio 1684-85. Vedi Burnet, I, 621; Barillon, 9-19, 16-26 febbraio, e 19 febbraio-1 marzo.
(291) Carte, Vita d'Ormond; Consulte secrete del partito papista in Irlanda, 1690. Memorie dell'Irlanda, 1716.
(292) Sessioni di Natale, del 1678.
(293) Gli atti de' Testimoni dello Spirito, parte V, cap. 5. In questa opera Ludowick, secondo la sua maniera, si vendica del "diavolo urlante" come egli chiama Jeffreys, con una lista di maledizioni che farebbero invidia all'Ernolfo di Sterne. Il processo segu in gennaio 1677.
(294) Queste parole si trovano in molti libretti di quel tempo. Tito Oates non
si stancava mai di citarle. Vedi il suo Eikn Basilik.
(295) Le principali fonti alle quali ho attinto per dipingere il carattere di Jeffreys, sono i Processi di Stato e la Vita di Guildford, scritta da North. Qualche tocco di minore importanza lo debbo ai libretti contemporanei in versi e in prosa; come il Tribunale di sangue, la Vita e Morte di Giorgio Lord Jeffreys, il Panegirico di Lord Jeffreys, la Lettera al Lord Cancelliere, la Elegia di Jeffreys. Vedi parimente Evelyn, Diario, 5 dicembre 1683, 31 ottobre 1685. Non  mestieri avvertire il lettore di consultare la insigne opera di Lord Campbell.
(296) Gazzetta di Londra, 12 febbraio 1684-85; North, Vita di Guildford, 254.
(297) La fonte principale a cui ho attinto,  il dispaccio di Barillon, 9-19 febbraio 1685. Si trova nell'Appendice alla Storia di Fox. Vedi anche la Lettera di Preston a Giacomo, in data del 18-28 aprile 1685, presso Dalrymple.
(298) Luigi a Barillon, 10-20 febbraio 1685.
(299) Barillon, 16-26 febbraio 1685[Nell'originale "1856"].
(300) Barillon, 18-28 febbraio 1685.
(301) Dartmouth, Annotazioni a Brunel, I, 264; Chesterfield, Lettere, 18 novembre 1784. Chesterfield  un testimonio incontrastabile; perocch la rendita di cinquecento sterline era un carico sui beni di Halifax suo avo. Credo che siano mal fondate le aggiunte che fa Pope all'avarizia di Churchill. "Il galante cui ella pag largamente il salto dalla finestra, visse assai per ricusare alla sua druda mezzo scudo." Curll chiama malediche queste parole.
(302) Pope, negli Aneddoti di Spence.
(303) Vedi i Ricordi Storici del 1 de' Dragoni Reali. La nomina di Churchill al comando di questo reggimento fu posta in ridicolo come esempio di assurda parzialit. Una satira di quel tempo, che non rammento di aver mai veduta a stampa, ma che esiste Ms. nel Museo Britannico, contiene le seguenti parole: "Tagliamo co' cucchiai la carne; la cosa  ragionevole quanto la nomina di Churchill al comando de' Dragoni."
(304) Barillon, 16-24 febbraio 1685.
(305) Barillon, 6-16 aprile; Luigi a Barillon, 14-24 aprile.
(306) Nell'originale "frantesa".
(307) Nell'originale "fossse".
(308) Potrei trascrivere mezzo il carteggio di Barillon a provare la mia asserzione; ma ne citer solo un brano, in cui la politica del Governo francese verso la Inghilterra  esposta concisamente e con perfetta chiarezza:
"On peut tenir pour une maxime indubitable, que l'accord du Roy d'Angleterre avec son Parlement, en quelque manire qu'il ne faste, n'est pas conforme aux intrts de V. M. Je me contente de penser cela sans m'en ouvrir  personne, ei je cache avec soin mes sentimens  cet gard," Barillon a Luigi, 28 febbraio-10 marzo 1687. Che questo fosse il vero secreto di tutta la politica di Luigi verso il paese nostro, la Corte di Vienna comprendeva perfettamente. Lo imperatore Leopoldo scriveva in questa guisa a Giacomo (30 marzo 9 aprile 1689): "Galli id unum agebant, ut perpetuas inter Serenitatem vestram et ejusdem populos fovendo simultates, reliquae Christianae Europae tanto securius insultarent."
(309) "Que sea unido con su reyno, y en toda buena intelligencia con el Parlamento." Dispaccio del Re di Spagna a Don Pietro Ronquillo, 16-26 marzo 1685[Nell'originale "1856"]. Trovasi negli archivii di Simancas, che tengono gran copia di scritture relative agli affari d'Inghilterra. Copie delle pi interessanti di tali scritture possiede Guizot, dal quale mi furono prestate. Provo particolare soddisfazione nello attestare questo segno d'amicizia d'un tanto uomo.
(310) Pochi de' miei lettori inglesi vorranno approfondire la storia di questa contesa. Si trova sommariamente raccontata da Bossuet nella Vita del Cardinale Bausset, e da Voltaire nel Secolo di Luigi XIV.
(311) Nell'originale "fossse".
(312) Brunet, I, 661; Lettera in data di Roma; e Dodd, Storia della Chiesa, parte VIII, libro I, art. 1.
(313) Consulte del Consiglio di Stato di Spagna, 2-12 e 16-26 aprile 1685. negli Archivii di Simancas.
(314) Nell'originale "Westminister".
(315) Luigi a Barillon, 22 maggio-1 giugno 1685[Nell'originale "1856"];] Burnet, I, 623.
(316) Clarke, Vita di Giacomo II, vol. II, 5; Barillon, 19 febbraio-1 marzo 1685; Evelyn, Diario, 5 marzo 1684-85.
(317) "A coloro che chiedono grazie, egli giura pel sangue di Dio, e gli sgrida come se venissero a rubare cucchiai." Lamentable Lory, Ballata, 1684.
(318) Nell'originale "saprannome".. Barillon, 20-30 aprile 1685.
(319) Dal dispaccio d'Adda, in data del 23 gennaio-1 febbrajo 1686, e dalle parole del Padre d'Orlans (Histoire des Rvolutions d'Angleterre, Lib. XI), chiaro si deduce che i Cattolici rigorosi giudicarono inescusabile la condotta del Re.
(320) Gazzetta di Londra; Gazzetta di Francia; Clarke, Vita di Giacomo II, vol. II, 10; Gloria della incoronazione di Giacomo II e della Regina Maria, di Francesco Sandford, Araldo di Lancaster, in folio, 1687; Evelyn, Diario, 21 maggio 1685; Dispaccio degli ambasciatori Olandesi, 10-20 aprile 1685; Burnet, I,628; Eachard, III, 734; Sermone recitato avanti le LL. MM. Giacomo II e Maria, nel d della loro incoronazione nella Badia di Westminster, 23 aprile 1685, da Francesco, Lord Vescovo J'Ely e Lord Limosiniere. Ho veduta una relazione in italiano pubblicata in Modena, degna di considerazione, massime per l'artifizio con che lo scrittore tace il fatto, che le preci e i salmi furono cantati in inglese, e che i Vescovi erano eretici.
(321) Vedi la Gazzetta di Londra ne' mesi di febbrajo, marzo ed aprile 1685.
(322) Sarebbe facile riempire un volume delle cose che gli storici e gli articolisti Whig hanno scritto intorno a questo subietto. Citer solo uno scrittore il quale era aderente alla Chiesa Anglicana e Tory. "Fu creduto che le elezioni" dice Evelyn "in parecchi luoghi fossero state indecentemente condotte. Il Cielo disponga le cose meglio di quello che alcuni credono inevitabile!" (10 maggio 1685.) E nuovamente: "Vero  che vi furono molti de' nuovi rappresentanti, la cui elezione o rielezione  stata universalmente condannata." (22 maggio.)
(323) Da una lettera di notizie, esistente nella Biblioteca dello Istituto Reale. Citters fa menzione della forza dei partito Whig nella Contea di Bedford.
(324) Bramston, Memorie.
(325) Riflessioni intorno a una Rimostranza e Protesta di tutti i buoni Protestanti di questo Regno, 1689; Dialogo tra Due amici, 1689.
(326) Nell'originale "alle alle".
(327) Memorie della Vita di Tommaso Marchese di Wharton, 1715.
(328) Cos chiamasi nelle citt d'Inghilterra quel luogo dove in antico era eretta una croce. (Nota del Traduttore.)
(329) Vedi nel Guardiano, N 67, un articolo, squisito esempio della peculiare maniera di Addison. Sarebbe difficile trovare in qualsiasi altro scrittore un simile esempio di benevolenza condita delicatamente di spregio.
(330) L'Osservatore, 4 aprile 1685.
(331) Dispaccio degli Ambasciatori Olandesi, 10-20 aprile 1685[**Nell'originale "1865"].
(332) Burnet, I, 626.
(333) Fedele racconto delle infermit, morte e sepoltura del Capitano Bedlow. 1680; - Narrazione del Lord Capo Giudice North.
(334) Smith, Intrighi della Congiura Papale, 1685.
(335) Burnet, I, 439.
(336) Vedi il processo, nella Collezione de' Processi di Stato.
(337) Evelyn, Diario, 7 maggio 1685.
(338) Esistono molti ritratti di Oates. Le pittura pi viva della sua persona si trovano nello Esame di North, 225, nell'Assalonne ed Achitofel di Dryden, e in un foglio volante che ha per titolo "Fischi e Grida contro T. O."
(339) Vedi queste cose minutamente notate nella Collezione dei Processi di Stato.
(340) Gazzetta di Francia, 29 maggio-9 giugno 1685.
(341) Dispaccio degli Ambasciatori Olandesi, 19-29 maggio 1685.
(342) Evelyn, Diario, 22 maggio, 1685; Eachard, III, 741; Burnet, I, 637; L'Osservatore, 27 marzo 1685; Oates, Eichn, 89; Eichn, brotoloigou, 1697; Giornale dei Comuni, maggio, giugno e luglio 1689; Maso Brown, Avvertimento al dottore Oates. Alcune circostanze interessanti sono rammentate in un foglio volante, stampato per A. Brooks, Charing, Cross, 1685. Ho veduto certi articoli di quel tempo scritti in francese e in italiano, e contenenti la storia del processo e della esecuzione della sentenza. Una stampa rappresentante Tito Oates posto alla gogna, fu pubblicata in Milano con questa curiosa epigrafe: "Questo  il naturale ritratto di Tito Otez, ovvero Oatz, Inglese, posto in berlina, uno de' principali professori della religione protestante, acerrimo persecutore de' Cattolici, e gran spergiuro." Ho veduto parimente una incisione olandese rappresentante la punizione d'Oates, con alcuni versi latini, de' quali i seguenti sono un esempio:

At Doctor fictus non fictos pertulit ictus,
A tortore datos haud molli in corpore gratos,
Disceret ut vere scelera ob commissa rubere.

L'anagramma del suo nome "Testis Ovat" trovasi in molte stampe pubblicate in vari paesi.
(343) Blackstone, Commentarii, Capitolo dell'Omicidio.
(344) Nell'originale "sufficente"
(345) Secondo Ruggiero[Nell'originale "Ruggero"] North, i giudici decisero che Dangerfield, essendo stato prima convinto di spergiuro, era incompetente a far da testimonio nel processo della Congiura. Ma questo  uno de' molti esempi della inesattezza di Ruggiero. Dal rapporto del processo di Lord Castelmaine, fatto in giugno 1680, parrebbe che dopo molti contrasti tra gli avvocati, e molto consultare fra i giudici de' varii tribunali in Westminster Hall, a Dangerfield fosse concesso di prestare il giuramento e raccontare la propria storia: ma i giudici, con molto senno, non gli vollero prestar fede.
(346) Il processo di Dangerfield non fu registrato; ma in un foglio volante contemporaneo ne ho veduto un racconto conciso. Un sunto della testimonianza contro Francis, e il discorso ch'ei fece sul punto di morire, trovasi nella Collezione dei Processi di Stato. Vedi Eachard, III, 741. La narrazione di Burnet contiene pi abbagli che parole. Vedi anche lo Esame di North, 256; il breve racconto della vita di Dangerfield nel Tribunale di Sangue; l'Osservatore del 20 giugno 1685; e il poemetto intitolato, Lo Spettro di Dangerfield a Jeffreys. Un rarissimo volume che ha per titolo Brevi Genealogie di Roberto Halstead, Lord Peterborough dice che Dangerfield, col quale egli aveva avuto qualche relazione, era "un giovane che aveva decente persona, serio contegno, e loquela che non sembrava procedere da una ordinaria intelligenza."
(347) Baxter, nella prefazione all'opera di Sir Matteo Hale, intitolata: Giudicio intorno alla natura della vera Religione, 1684.
(348) Vedi l'Osservatore del 25 febbraio 1685; l'atto d'accusa nella Collezione de' Processi di Stato; il racconto che fa Calamy di ci che segu nella corte (Vita di Baxter, cap. 14); e i curiosissimi estratti dei Mss. di Baxter, nella vita di lui, scritta da Orme e pubblicata nel 1830.
(349) Mss. di Baxter, citati da Orme.
(350) Atto Parlam. di Car. II, 29 marzo 1651; di Giac. VII, 28 aprile e 13 maggio 1685.
(351) Atto Parlam. di Giac. VII, 8 maggio 1685; l'Osservatore, 20 giugno 1685. Lestrange evidentemente desiderava di vedere che lo esempio dato in Iscozia venisse imitato in Inghilterra.
(352) Sono sue parole riferite da lui stesso. Clarke, Vita di Giacomo II, volume I, 656. Memorie Originali.
(353) Atto Parlam. di Carlo II, 31 agosto 1681.
(354) Burnet, I, 583; Wodrow, III, v. 2, Sventuratamente, mancano gli atti del Consiglio Privato Scozzese di quasi tutto il governo del duca di York.
(355) Wodrow, III, IX, 6.
(356) Wodrow, III, IX, 6. Lo editore del Burnet, stampato in Oxford, si studia di scusare quest'atto, asserendo che Claverhouse avesse allora l'incarico di intercettare ogni comunicazione tra Argyle e Monmouth, e supponendo che Giovanni Brown fosse stato scoperto come portatore di notizie tra i campi ribelli. Sventuratamente per questa ipotesi, Giovanni Brown fu morto il d primo di maggio, mentre Argyle e Monmouth erano entrambi in Olanda, e mentre non era insurrezione in nessun luogo dell'Isola nostra.
(357) Nell'originale "Giovannni".
(358) Wodrow, III, IX, 6.
(359) Nell'originale "paedestinato"
(360) Wodrow, III, IX, 6.
(361) Ibidem, Nube di Testimonianza.
(362) Wodrow,III, IX, 6. L'epitaffio di Margherita Wilson nel Camposanto di Wigton,  stampato nell'Appendice alla Nube di Testimonianza: "Assassinata per aver confessato Cristo capo supremo della Chiesa, e non per altro delitto, che per non avere confessata la Prelatura, e non avere abiurata la fede de' Presbiteriani, nel mare, legata ad un palo, ella pat il martirio per amore di Ges Cristo."
(363) Vedi la lettera al re Carlo II, premessa all'Apologia di Barclay.
(364) Sewel, Storia dei Quacqueri, libro X.
(365) Minute delle Adunante Annuali, 1689, 1690.
(366) Clarkson, Del Quacquerismo; Costumi Peculiari, cap. 5.
(367) Dopo ch'io aveva gi scritto questo tratto, ho trovato nel Museo Britannico un manoscritto (Mss. Harl. 7506) col titolo seguente: Relazione delle presure, de' sequestri, delle grandi spoliazioni e stragi,fatte negli averi di varii protestanti Dissenzienti, chiamati Quacqueri, dietro processi a seconda di vecchi Statuti fatti contro i Papisti e i Recusanti papalini. Il MS.  notato come gi appartenente a Giacomo, e sembra che dal suo servo di fiducia, Colonnello Graham, fosse stato dato a Lord Oxford. A me pare che ci confermi il mio modo di giudicare la condotta del re verso i Quacqueri.
(368) Le visita di Penn a Whitehall, e le sue levate da letto in Kensington, sono vivacissimamente descritte, bench in cattivissimo latino, da Gherardo Croese: "Sumebat rex saepe secretum, non horarium, vero horarum plurium, in quo de variis rebus cum Penno serio sermonem conferebat; et interim differebat audire praecipuorum nobilium ordinem, qui hoc interim spatio in procoetone, in proximo, regem conventum praesto erant." Della folla de' chiedenti nella casa di Penn, Croese dice: "Vidi quandoque de hoc genere hominum non minus bis centum." Historia Quakeriana, lib. II, 1695.
(369) "Ventimila sterline nella mia tasca, e centomila nella mia provincia." Lettera di Penn a Popple.
(370) Questi ordini, firmati da Sunderland, si trovano nella Storia di Sewel. Hanno la data del 18 aprile 1685. Sono scritti in uno stile singolarmente oscuro ed intricato, ma credo d'averne esattamente esposto lo spirito. Non ho potuto trovare nessuna prova che alcuno che non fosse Cattolico Romano o Quacquero, riacquistasse, per virt di questi ordini, la propria libert. Vedi Neal, Storia dei Puritani, vol. II, cap. 3; Gherardo Croese, lib. II. Croese vuole che il numero dei Quacqueri liberati fosse millequattrocento sessanta.
(371) Barillon, 28 maggio-7 giugno 1685; l'Osservatore del 27 maggio 1685; Sir J. Reresby, Memorie.
(372) Luigi XIV scriveva a Barillon, intorno a questa classe di Esclusionisti, le seguenti parole: "L'intrt qu'ils auront  effacer cette tche par des services considrables, les portera, selon toutes les apparences,  le servir plus utilement que ne pourraient faire ceux qui ont toujours t les plus attachs  sa personne." 15-25 maggio, 1685.
(373) Barillon, 4-14 maggio 1685; Sir Giovanni Reresby, Memorie.
(374) Burnet, I, 626; Evelyn, Diario, 22 maggio 1685.
(375) Ruggiero[Nell'originale "Ruggero"] North, Vita di Guildford[Nell'originale "Guildfort"], 218; Bramston, Mmorie.
(376) North, Vita di Guildford, 228; Notizie di Westminster.
(377) Burnet, I, 382; Carte di Rowdon, Lord Conway a Sir Giorgio Rawdon, 28 dicembre 1677.
(378) Gazzetta di Londra, 25 maggio 1685; Evelyn, Diario, 22 maggio 1685.
(379) North, Vita di Guildford, 256.
(380) Burnet, 1, 639; Evelyn, Diario, 22 maggio 1685; Barillon, 23 maggio-2 giugno, e 25 maggio-4 giugno, 1685, Il silenzio dei Giornali de' Comuni rese perplesso il signor Fox; ma si spiega dal fatto che la proposta di Seymour non fu secondata.
(381) Giornali de' Comuni, 22 maggio. Stat. Jac. II, I, 1.
(382) Giornali de' Comuni, 26, 27 maggio. Sir. J. Reresby, Memorie.
(383) Nell'originale "fossse".
(384) Giornali de' Comuni, 27 maggio 1685.
(385) Nell'originale "Streett".
(386) Ruggiero North, Vita di Sir Dudley North; Vita di Guildford, 166; M'Culloc, Letteratura della Economia Politica.
(387) Vita di Dudley North, 176; Lonsdale, Memorie; Van Citters, 12, 22 giugno 1685.
(388) Giornali de' Comuni, 1 marzo 1689.
(389) Nell'originale "ririspetto".
(390) Giornali de' Lordi, 18, 19 marzo 1679; 22 maggio 1685.
(391) Stat. 5 di Giorgio IV, c. 46.

(393) Nell'originale "sopra sopra". Clarendon, Storia della Ribellione, lib. XIV; Burnet, De' suoi tempi, I, 546, 625; Wade e Ireton, Narrazioni, MS. Landsdowne, 1152, l'Informazione di West nell'Appendice alla Vera Relazione di Sprat. 
(394) Gazzetta di Londra, 4 gennaio 1684-85; MS. Ferguson, nella Storia di Eachard, III, 764; Narrazione di Gray; Sprat, Vera Relazione; Danvers, Trattato intorno al Battesimo; Danvers, La Innocenza e la Verit vendicate; Crosby, Storia dei Battisti Inglesi.
(395) Per la intelligenza dell'allusione, vedi gli Atti degli Apostoli, cap. XVIII. (Nota del Traduttore.)
(396) Sprat, Vera Relazione; Burnet, I, 634; Confessione di Wade, Ms. Harl, 6845.
Lord Howard d'Escrick accus Ayloffe d'avere proposto lo assassinio del Duca di York; ma Lord Howard era un vile bugiardo: tale storiella non form parte della sua confessione originale, ma vi fu aggiunta dipoi come supplemento; e per non  degna di fede.
(397) Confessione di Wade, Ms. Harl. 6845; Ms. Lansdowne, 1152; Holloway, Narrazione nell'Appendice alla Vera Relazione di Sprat. Wade confess che Holloway aveva detta la pura verit.
(398) Sprat, Vera Relazione, e l'Appendice passim.
(399) Sprat, Vera Relazione, e l'Appendice; Processo contro Rumbold, nella Collezione de' Processi di Stato; Burnet, De' suoi tempi, I, 633; Appendice alla Storia di Fox, N IV.
(400) Narrazione di Grey: il suo processo trovasi nella Collezione dei Processi di Stato; Sprat, Vera Relazione.
(401) Nella collezione di Pepys v' una stampa rappresentante una delle feste da ballo che verso quel tempo Guglielmo e Maria dettero nell'Oranje Zaali.
(402) Avaux, Neg. 25 gennaio 1685. Lettera di Giacomo alla Principessa d'Orange, gennaio 1684-85, fra gli Estratti di Birch nel Museo Britannico.
(403) Narrazione di Grey; Confessione di Wade, Ms. Landsdowne 1152.
(404) Burnet, I, 542; Wood, Athenae Oxonienses, sotto il nome di Owen[Nell'originale Ovven]; Assalonne ed Achitofel, parte II; Eachard; III, 682, 697; Sprat, Vera Relazione, passim; Memoriale de' Non-conformisti; North, Esame, 399.
(405) Confessione di Wade, Ms. Harl. 6845.
(406) Avaux, Neg. 20, 22 febbraio 1685; lettera di Monmouth a Giacomo, in data di Ringwood.
(407) Storia del re Guglielmo III, 2a edizione 1703, vol. I, 160.
(408) Nell'originale "sapava".
(409) Welwoold, Memorie, App. XV; Burnet, I, 630. Grey rifer la cosa in modo alquanto diverso, ma lo fece per salvare la propria vita. Don Pedro Ronquillo, ambasciatore spagnuolo presso la corte inglese, in una lettera al governatore de' Paesi Bassi, scritta verso quel tempo, irride Monmouth perch viveva alle spese d'una donna innamorata; e sospetta, senza fondamento nessuno, che la passione del duca fosse venale. "Hallandose hoy tan falto de medios que ha menester trasformarse en Amor con Miledi, en vista de la necessitad de poder subsistir." Ronquillo a Grana, 30 marzo-9 aprile 1685.
(410) Processo contro Argyle, nella Collezione de' Processi di Stato; Burnet, I, 521; Relazione semplice e vera delle scoperte fatte in Iscozia, 1684; La nebbia scozzese dissipata; Vindicazione di Sir Giorgio Mackenzie; Lord Fountainhall, Note Cronologiche.
(411) Informazione di Roberto Smith, nell'Appendice alla Vera Relazione di Sprat.
(412) Relazione semplice e vera delle scoperte fatte in Iscozia.
(413) Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio, lib. II, cap. 33.
(414) Vedi la Narrazione di Sir Patrizio Hume, passim.
(415) Narrazione di Grey; Confessione di Wade, Ms. Harl. 6845.
(416) Burnet, I, 631.
(417) Narrazione di Grey.
(418) Le Clerc, Vita di Locke; Lord King, Vita di Locke; Lord Grenville, Oxford e Locke. Locke non  da confondersi coll'Anabattista Niccola Look, il cui nome  scritto Locke nella confessione di Grey, e che  ricordato nel Ms. Lansdowne N 1152, e nella narrazione di Buccleuch aggiunta alla dissertazione di Rose. Non crederei quasi necessaria questa avvertenza, se non vedessi che la somiglianza di questi due nomi indusse in errore il presidente Onslow, ch'era uomo assai dotto nella storia di quei tempi. Vedi la sua annotazione a Burnet, I, 629.
(419) Wodrow, libro III, cap. 9; Gazzetta di Londra, 11 maggio 1685; Barillon, 11-21 maggio.
(420) Registro degli Atti degli Stati Generali, 5-15 maggio 1685.
(421) Di ci si fa ricordo nelle sue lettere credenziali in data del 16 marzo 1684-85.
(422) Bonnepaux a Seignelay, 4-14 febbraio 1686.
(423) Avaux, Neg. 30 aprile, 10 marzo, 1-11 maggio, 5-15 maggio 1685; Narrazione di Sir Patrick Hume; Lettera dell'Ammiragliato d'Amsterdam agli Stati Generali, 20 giugno 1685; Memoriale di Skelton, consegnato agli Stati Generali, 10 maggio 1685.
(424) Nell'originale "fosee".
(425) Se taluno inchinasse a sospettare che io abbia esagerata l'assurdit e ferocia di questi uomini, lo consiglierei a leggere due libri, che varranno a convincerlo come io ne abbia mitigato pi presto che esagerato il ritratto. Questi libri sono intitolati: Il villano sfrenato, e Le contese fedeli sbrogliate.
(426) Poche parole che trovavansi nelle prime cinque edizioni di questa opera, sono state omesse in questo luogo. Qui ed altrove, secondo la osservazione di Aytoun, io aveva scambiate le Guardie della Citt, che erano comandate da un ufficiale chiamato Graham, coi Dragoni di Graham di Claverhouse.
(427) Gli autori, dai quali ho desunta la storia della espedizione d'Argyle, sono Sir Patrizio Hume, il quale fu testimone oculare di ci che narrava; e Wodrow, che ebbe tra mani materiali pregevolissimi, e, fra gli altri, gli stessi scritti del Conte. Dove accade questione di veracit tra Argyle e Hume, non dubito che l'autorit d'Argyle meriti pi fede.
Vedi anche Burnet, I, 631, e la Vita di Bresson pubblicata dal[Nell'originale "da"] Dottore Mac Crie. Il racconto della Ribellione Scozzese nella Vita di Giacomo II, scritta da Clarke,  un romanzo ridicolo, composto da un Giacomista, il quale non si dette n anche l'incomodo di guardare una carta topografica del teatro della guerra.
(428) Wodrow, III, IX, 10; Martirologio dell'Occidente; Burnet I, 633; Fox, Storia, Appendice IV. Non trovo modo, tranne quello indicato nel testo, a conciliare Rumbold che negava d'aver mai avuto in mente la idea d'assassinio, e Rumbold che confessava d'avere nominata la propria casa come luogo convenevole ad assalire i due Principi. La distinzione che, come ho supposto, egli faceva, fu fatta da un altro congiurato di Rye House, il quale, al pari di lui, era vecchio soldato della Repubblica; voglio dire il Capitano Walcot. Nel Processo di Walcot, West, testimone a favore della Corona, disse: "Capitano, voi avete acconsentito di essere uno di coloro che dovevano assaltare le Guardie." - "Quale  adunque la ragione," chiese il Capo Giudice Pemperton, "che egli non intendeva uccidere il Re?" - "Egli disse" rispose West "essere vigliaccheria uccidere un uomo disarmato, e che non lo avrebbe fatto."
(429) Wodrow, III, IX, 9.
(430) Nell'originale "Glascow".
(431) Narrazione di Wade, Ms. Harl, 6845; Burnet, I, 634; Dispaccio di Citters, 30 ottobre-9 novembre 1685; Luttrell, Diario della medesima data.
(432) Wodrow, III, IX, 4, e III, IX, 10. Wodrow riferisce, giusta gli Atti del Consiglio, i nomi di tutti i prigioni, mutilati, deportati o segnati col ferro rovente.
(433) Nell'originale "Rotterdarm".
(434) La lettera di Skelton ha la data del 7-17 maggio 1686. Trovasi insieme con una lettera dello Schout, o Gran Sergente d'Amsterdam, in un volumetto pubblicato pochi mesi dopo, che ha per titolo: "Histoire des vnemens tragiques d'Angleterre." I documenti inseriti in quell'opera, sono, per quanto ho potuto sincerarmene, ricopiati esattamente dagli Archivi Olandesi, salvo che la dicitura francese di Skelton, che non era purissima,  leggiermente corretta. Vedi anche la Narrazione di Grey.
Goodenogh, nel suo esame dopo la battaglia di Sedgemoor, disse che "lo Schout d'Amsterdam favoriva particolarmente il disegno dei fuorusciti." Ms. Lansdowne[Nell'originale "Lansdovvne"], 1152.
Non vale l'incomodo di confutare quelli scrittori i quali rappresentano il Principe d'Orange come complice della impresa di Monmouth. La circostanza sopra la quale essi principalmente fondano la loro asserzione,  che le Autorit d'Amsterdam non adoperassero mezzi efficaci a impedire la partenza della spedizione. Questa circostanza, a vero dire, prova moltissimo che Guglielmo non favorisse la spedizione. Niuno che non ignori profondamente le istituzioni e la politica dell'Olanda, considerer lo Statoldero responsabile de' procedimenti de' capi del partito di Loevestein.
(435) Avaux, Neg. 7-17, 8-18, 14-24 giugno 1685; Lettera del Principe d'Orange a Lord Rochester, 9 giugno, 1685. Nell'originale "Rotterdarm"
(436) Citters, 9-19, 12-22 giugno 1685. Il carteggio di Skelton con gli Stati Generali e con l'Ammiragliato d'Amsterdam, esiste negli Archivii dell'Aja. Alcuni brani se ne trovano negli Evnements tragiques d'Angleterre. Vedi anche Burnet, I, 640.
(437) Confessione di Wade, nelle carte di Hardwicke; Ms. Harl., 6845.
(438) Nell'originale "della della"
(439) Vedi la[Nell'originale "le"] testimonianza di Buyse contro Monmouth e Fletcher, nella Collezione dei Processi di Stato.
(440) Giornali della Camera de' Comuni, 13 giugno 1685; Ms. Harl. 1685; Ms. Lansdowne, 1152.
(441) Burnet I, 641, Confessione di Goodenough, nel Ms. Lansdowne 1152. La Dichiarazione, come fu originalmente stampata,  rarissima a trovarsi: ve n' un esemplare nel Museo Britannico.
(442) Nell'originale "motti".
(443) Racconto storico della Vita e delle azioni magnanime dello Illustrissimo Principe Giacomo, Duca di Monmouth; 1683.
(444) Confessione di Wade; Carte di Hagdwicke; Carte di Axe; Ms. Harl, 6845.
(445) Ms. Harl. 6845.
(446) Testimonianza di Buyse, nella Collezione dei Processi di Stato; Burnet I, 642; Ms. di Ferguson citato da Eachard.
(447) Gazzetta di Londra, 18 giugno 1685; Confessione di Wade, Carte di Hardwicke.
(448) Nell'originale "del".
(449) Giornali de' Lordi, 13 giugno 1685.
(450) Nell'originale "credessse".
(451) Confessione di Wade; Ms. di Ferguson; Carte di Axe, Ms. Harl., 6845; Oldmixon, 701, 702. Oldmixon, che allora era fanciullo, abitava presso il teatro degli avvenimenti.
(452) Nell'originale "commisssioni".
(453) Nell'originale "messagggio".
(454) Gazzetta di Londra, 18 giugno 1685; Giornali de' Lordi e de' Comuni, 13 e 15 giugno; Dispaccio Olandese, 16-26 giugno.
(455) Oldmixon s'ingannava l dove dice che Fenwick port il decreto alla Camera de' Lordi; mentre si raccoglie dai Giornali, che fu Lord Ancram.
(456) Giornali de' Comuni, 17, 18, 19 giugno 1685; Raresby, Memorie.
(457) Giornali de' Comuni, 19, 29 giugno 1685; Lord Lonsdale, Memorie, 8, 9; Burnet, I, 639. La Legge, come fu modificata dal Comitato, trovasi nella Storia di Fox, Appendice III. Se il racconto di Burnet  corretto, i delitti che, secondo la Legge modificata, furono puniti con la privazione de' diritti civili, nella compilazione[Nell'originale "compilazinoe"] primitiva della stessa legge venivano considerati come capitali.
(458) Stat. I di Giac. II, c. 17; Giornali de' Lordi, 2 luglio 1685.
(459) Giornali dei Lordi e de' Comuni, 2 luglio 1685.
(460) Toulmin, Storia di Taunton, edizione di Savage.
(461) Sprat, Vera Relazione; Toulmin, Storia di Taunton.
(462) Vita e morte di Giuseppe Alleine, 1672. Memoriale dei Non-Conformisti.
(463) Ms. Harl. 7006; Oldmixon, 702; Eachard, III, 763.
(464) Confessione di Wade; Confessione di Goodenough, Ms. Harl. 1152; Oldmixon, 702. La narrazione di Ferguson  al tutto indegna di fede. Una copia del proclama trovasi nel Ms. Harl. 7006.
(465) Nel Museo Britannico si trovano le copie degli ultimi tre proclami; Ms. Harl. 7006. Il primo non l'ho mai veduto, ma  ricordato da Wade.
(466) Narrazione di Grey; Ms. di Ferguson, Eachard, III, 754.
(467) La Persecuzione esposta da Giovanni Whiting.
(468) Ms. Harl. 6845.
(469) Una di queste armi si vede anche oggi nella Torre.
(470) Narrazione di Grey; Narrazione di Paschall, nell'Appendice alla Difesa di Heywood.
(471) Oldmixon, 702.
(472) North, Vita di Guildford, 132. Racconti della marcia di Beaufort per il Paese di Galles e le vicine Contee, si trovano nella Gazzetta di Londra, giugno 1684; Lettera di Beaufort a Clarendon, 14 giugno 1685.
(473) Il Vescovo Fell a Clarendon, 20 giugno; Abingdon a Clarendon 20, 25, 26 giugno 1685; Ms. Lansdowne[Nell'originale "Landsovvne"], 846.
(474) Avaux 5-15, 6-16 luglio 1685.
(475) Citters, 30 giugno-10 luglio, 3-13 luglio, 21-31 luglio, 1685; Avaux, Negoz., 5-15 luglio; Gazzetta di Londra, 6 luglio.
(476) Barillon 6-16 luglio, 1685; Prefazione di Scott, nell'Albione e Albanio.
(477) Abingdon a Clarendon, 29 giugno 1685; Bates, Vita di Filippo Henry.
(478) Nell'originale "aqquartieraronsi".
(479) Gazzetta di Londra 22 e 25 giugno 1685[Nell'originale "1635"]; Confessione di Wade; Oldmixon, 703; Ms. Harl., 6845.
(480) Confessione di Wade.
(481) Confessione di Wade; Oldmixon, 703; Ms. Harl., 6845; Querela di Jeffreys al Gran Giur di Bristol, 21 settembre 1685.
(482) Gazzetta di Londra, 29 giugno 1685; Confessione di Wade.
(483) Confessione di Wade.
(484) Gazzetta di Londra, 2 luglio 1685; Barillon 6-16 luglio; Confessione di Wade.
(485) Gazzetta di Londra, 29 giugno 1685, Citters, 30 giugno-10 luglio.
(486) Ms. Harl., 6845; Confessione di Wade.
(487) Confessione di Wade; Eachard, III, 766.
(488) Confessione di Wade.
(489) Gazzetta di Londra, 6 luglio 1685; Citters 3-13 luglio; Oldmixon, 703.
(490) Confessione di Wade.
(491) Matt. West. Flor. Hist., A. D. 788; Cronaca Ms. citata da Sharon Turner nella Storia degli Anglo-Sassoni, libro IV, cap. 19. Drayton, Polyolbion, III; Leland, Itinerario; Oldmixon, 703. Oldmixon trovavasi allora a Bridgewater, e probabilmente vide il Duca sul campanile. Il piatto rammentato nel testo, appartiene al signor Stradling, il quale, con sollecitudine degna di lode, ha raccolte e serbate le reliquie e le tradizioni della insurrezione occidentale.
(492) Nell'originale "Bridewater".
(493) Oldmixon, 703.
(494) Nell'originale "disssimulare".
(495) Churchill a Clarendon, 4 luglio, 1685.
(496) Oldmixon, 703. L'Osservatore, 1 agosto, 1685.
(497) Paschall, Narrazione, nell'appendice a Heywood.
(498) Kennet, edizione del 1719, III, 432. Sono costretto a prestar fede alla verit di questo deplorabile fatto. Il vescovo asserisce d'essergli stato riferito, nel 1718, da un valoroso ufficiale degli Azzurri, il quale aveva combattuto a Sedgemoor, e aveva con gli occhi propri veduta la povera fanciulla andarsene in preda ad un disperato dolore.
(499) Narrazione di un ufficiale delle Guardie a cavallo, presso Kennet, edizione del 1719, III, 432; Giornale Ms. della ribellione occidentale, scritto da Eduardo Dummer; Dryden, il Cervo e la Pantera, Parte II. Le parole di Dryden sono degne d'essere riferite:
"Tali erano i lieti trionfi del cielo per l'ultima notturna vittoria di Giacomo, pegno d'amore del suo onnipotente Protettore, fuochi di gioia che gli angioli accendevano nelle celesti regioni. Vidi con gli occhi miei la pura luce e leggera serpere pel cupo orrore e vincere la notte. Il messaggiero sollecitamente rec la nuova che racconsol tre nazioni afflitte; ma il Nunzio del cielo era arrivato innanzi."
(500) Molti scrittori hanno affermato, ed in ispecie Pennan, che il quartiere di Londra chiamato Soho, deriva il nome dalla parola d'ordine dell'armata di Monmouth in Sedgemoor. Soho Fields si trova rammentato in parecchi libri stampati avanti la insurrezione delle Contrade Occidentali; a mo' d'esempio, in Chamberlayne; Stato d'Inghilterra, 1684.
(501) Esiste un ordine di Giacomo perch si pagassero quaranta lire sterline al Sergente Weems del Reggimento di Dumbarton "per avere resi buoni servigii nel fatto d'arme di Sedgemoor nello scaricare i grossi cannoni contro i ribelli." Ricordo Storico del 1, ovvero del Reggimento Reale di Fanteria.
(502) Giacomo II, Narrazione della Battaglia di Sedgemoor, nelle Scritture di Stato di Lord Hardwicke; Confessione di Wade; Ms. di Ferguson; Narrazione, presso Eachard, III, 768; Narrazione d'un Ufficiale delle Guardie a cavallo, presso Kennet, edizione del 1719, III, 432. Gazzetta di Londra, 9 luglio 1685; Oldmixon, 703; Paschall, Narrazione; Burnet I, 643; Evelyn Diario, 8 luglio; Citters 7-17 luglio; Barillon 9-19 luglio; Reresby, Memorie; La Battaglia di Sedgemoor, farsa del Duca di Buckingham; Giornale Ms. della Ribellione occidentale, fatto da Eduardo Dummer; che allora serviva nel corpo d'artiglieria adoperata da sua Maest ad opprimerla. Quest'ultimo manoscritto trovasi nella Biblioteca di Pepys, ed  pregevolissimo; non per il racconto, che contiene poco di notevole, ma per la esposizione dei piani cos detti, di battaglia, i quali la dimostrano qual era, in quattro o cinque diversi stadii.
"La storia d'una battaglia" dice il pi grande de' capitani viventi "non  dissimile dalla storia d'una festa da ballo. Alcuni possono ricordarsi di tutti i pi piccoli eventi, il resultato de' quali  la perdita della battaglia, o la vittoria: ma nessuno pu richiamarsi a mente l'ordine, o quel preciso momento nel quale seguirono; la qual cosa costituisce tutta la differenza rispetto al valore od importanza loro........ Appunto per mostrarvi quanto poca fiducia meritino quelle che si suppongono essere le migliori relazioni d'una battaglia, vi dico solo che il Generale..... nella sua narrazione, ricorda certe cose che non accaddero punto. E' impossibile affermare il quando e in che ordine segu ciascun fatto importante." Carte di Wellington, 8 e 17 agosto, 1815.
La battaglia, intorno alla quale il Duca di Wellington scriveva nel riferito modo, era quella di Waterloo, combattuta solo pochi giorni innanzi, in pieno giorno, e sotto i vigili ed esperti occhi suoi. Quale, dunque, deve essere la difficolt di compilare da dodici diverse relazioni il racconto d'una battaglia accaduta cento sessanta e pi anni sono, e fra tale oscurit che i combattenti non potevano nulla discernere a cinquanta passi di distanza? La difficolt  accresciuta da ci, che i testimoni oculari che potevano sapere il vero, non erano inchinevoli a palesarlo. Lo scritto che io ho posto in cima alle autorit sopra citate, si mostra evidentemente parzialissimo di Feversham. Wade scriveva col terrore del capestro. Ferguson, che rade volte mostravasi scrupoloso intorno alla veracit delle proprie asserzioni, in questa occasione fu bugiardo quanto Bobadil o Parolles. Oldmixon che, allorquando segu la battaglia, trovavasi fanciullo in Bridgewater, dove pass poi gran parte della sua vita, era a tal segno sotto la influenza delle passioni locali, che ogni informazione locale gli fu inutile. Il desiderio ch'egli aveva di magnificare il valore de' contadini della Contea di Somerset (valore riconosciuto anche da' loro nemici, e che per ci non aveva mestieri d'esagerazioni o di finzioni), lo condusse a comporre un romanzo assurdo. La lode che Barillon, uomo francese, avvezzo a spregiare le leve in massa, fece dell'armata de' vinti, vale assai pi: "Son infanterie fit fort bien. On eut de la peine  les rompre, et les soldats combattoient avec les crosses de mousquet et les scies qu'ils avoient au bout de grands bastons au lieu de picques."
Oggimai, poco si pu imparare visitando il campo della battaglia, perocch lo aspetto del paese  grandemente mutato; e il vecchio Bussex Rhine, sulle cui sponde segu la gran lotta, da lungo tempo pi non esiste. Quello che adesso si chiama Rhine,  di data posteriore, ed ha un corso diverso da quello dell'antico.
Mi sono molto giovato del racconto che Roberts fa di quella battaglia nella Vita di Monmouth, cap, XXII, il quale racconto in sostanza concorda con le descrizioni di Dummer.
(503) Ho sapute queste cose da persone che abitano presso a Sedgemoor.
(504) Oldmixon, 704.
(505) Locke, Ribellione delle contrade occidentali; Stradling, Prioria di Chillon.
(506) Locke, Ribellione delle contrade Occidentali; Stradling; Prioria di Chillon; Oldmixon, 704.
(507) Aubrey, Storia Naturale della Contea di Wilt, 1691.
(508) Relazione del modo onde fu preso il Duca di Monmouth, pubblicata d'ordine di Sua Maest: Gazzetta di Francia, 18-28 luglio 1685; Eachard, III, 770; Burnet, I, 644, e la Nota di Dartmouth; Citters, 10-20 luglio 1685
(509) La lettera di Monmouth al Re fu stampata in quel tempo, per ordine del Governo; quella alla Regina vedova si trova fra le Lettere originali di Sir H. Ellis; l'altra a Rochester  nel Carteggio di Clarendon.
(510) "On trouve" egli scrisse "fort  redire icy, qu'il ayt fait une chose si peu ordinaire aux Anglois;" 13-23 luglio 1685.
(511) Relazione del modo onde fu preso il Duca di Monmouth: Gazzetta, 16 giugno 1685; Citters, 14-24 luglio.
(512) Barillon ne fu manifestamente maravigliato: "Il se vient de passer icy une chose bien extraordinaire, et fort oppose  l'usage ordinaire des autres nations." 13-23 luglio 1685.
(513) Burnet, I, 644; Evelyn, Diario, 15 luglio; Sir J. Bramstom, Memorie; Revesby, Memorie; Giacomo al Principe d'Orange, 14 luglio 1685; Barillon, 16-26 luglio; Ms. Buccleuch.
(514) Giacomo al Principe d'Orange, 14 luglio 1685; Dispacci Olandesi della medesima data: Luttrell, Diario; Dartmouth, Annotazione a Burnet, I, 646.
(515) Ms. Buccleuch; Clarcke, Vita di Giacomo II, II, 37; Mem. Orig.; Citters, 14-24 luglio 1685; Gazzetta di Francia, 1-11 agosto.
(516) Ms. Buccleuch; Clarke, Vita di Giacomo II, vol. II, 37, 38; Mem. Orig.; Burnet, I, 645; la Relazione di Tenison presso Kennet, III, 432, edizione del 1719.
(517) Ms. Buccleuch.
(518) Il nome di Ketch spesso andava unito con quello di Jeffreys nelle satire di que' tempi:

"Mentre Jeffreys siede sul banco, Ketch siede sul gibetto;"

dice un poeta. L'anno che segu alla morte di Monmouth, Ketch fu destituito per avere insultato uno degli Sceriffi, e gli successe un macellaio chiamato Rose. Ma dopo quattro mesi, Rose fu impiccato in Tyburn, e Ketch rimesso in ufficio. Luttrell, Diario, 20 gennaio e 28 maggio, 1686. Vedi una curiosa nota del Dottore Grey all'Hudibras, Parte III, Canto II, verso 1534.
(519) Relazione della decapitazione di Monmouth, firmata dai teologi che lo assisterono. Ms. Buccleuch; Burnet, I, 646; Citters, 17-27 luglio, 1685; Luttrell, Diario; Evelyn, Diario, 15 luglio; Barillon, 19-29 luglio.
(520) Non posso frenarmi d'esprimere il disgusto che provo pensando alla barbara stoltezza che ha trasformata questa interessantissima chiesetta in un luogo che rende immagine d'una sala d'adunanza in una citt manifatturiera.
(521) L'Osservatore, 1 agosto 1685; Gazzetta di Francia, 2 novembre 1686; Lettera da Humphrey Vanley, in data del 25 agosto 1698, nella Collezione d'Aubrey; Voltaire, Dizionario filosofico. Nella Collezione di Pepys si trovano varie ballate scritte dopo la morte di Monmouth, le quali lo descrivono come vivente, e ne predicono il prossimo ritorno. Ne citer due brani:
"Quantunque questa sia una lugubre storia della caduta del mio disegno, pure verr di nuovo cinto di gloria se vivr fino all'ottantanove; poich io ho un forte esercito e gran copia di munizioni."
"Allora Monmouth si mostrer in tutta la sua gloria ai suoi amici inglesi, e far cessare tutte le storielle che si spacciano da per tutto. Vedranno che io non mi sono degradato ad esser preso cogliendo piselli, o nascosto dentro un capannone di fieno. Che strane fandonie sono coteste?"
(522) Gazzetta di Londra, 3 agosto 1685; La Battaglia di Sedgemoor, Farsa.
(523) Pepys, Diario scritto in Tangeri; Ricordi Storici del Reggimento Secondo, ovvero Reggimento R. Regina di Fanteria.
(524) Tribunale di Sangue; Burnet, I, 647; Luttrell, Diario, 15 luglio 1685; Locke, Ribellione delle Contrade Occidentali; Toulmin, Storia di Taunton, pubblicata da Savage.
(525) Luttrell, Diario, 15 luglio 1685; Toulmin, Storia di Taunton.
(526) Oldmixon, 705; Vita ed errori di Giovanni Dunton, cap. 7.
(527) Il silenzio di Oldmixon e de' compilatori del Martirologio del Paese Occidentale, mi sembrerebbe bastevole a togliere ogni dubbio. Giova anche notare, che la storiella di Rhynsault  riferita da Steel nel n 491 dello Spettatore. Certamente, egli  appena possibile il credere che se un delitto esattamente simile a quello di Rhynsault, fosse stato commesso, a memoria degli uomini allora viventi, in Inghilterra da un Ufficiale d Giacomo II, Steel, che era indiscretamente e intempestivamente corrivo a far pompa delle sue opinioni Whig, non avrebbe fatta allusione a quel fatto. Intorno al caso di Lebon, Vedi il Monitore, 4 Messidoro, Anno III.
(528) Sunderland a Kirke, 14 e 28 luglio 1685. "Sua Maest" dice Sunderland, "mi comanda di esprimervi il dispiacere che Essa prova a siffatti procedimenti, e desidera che badiate perch non vi fugga persona alcuna implicata nella ribellione." E' giusto aggiungere che nella medesima lettera Kirke viene biasimato di permettere ai suoi soldati che dimorino fuori le caserme.
(529) Nell'originale "riguargitavano".
(530) Vorrei potere prestar fede alla novella popolare, che Ken, immediatamente dopo la battaglia di Sedgemoor, facesse conoscere ai capi dell'armata regia la illegalit delle esecuzioni militari. Non dubito che se egli si fosse trovato presente, avrebbe fatto ogni sforzo per far prevalere la legge e la clemenza. Ma non v' testimonianza degna di fede, che affermi lui in que' giorni esservisi trovato. Dai Giornali della Camera de' Lordi certo risulta, che egli, il gioved avanti la battaglia, fosse in Westminster. E' similmente certo che il luned dopo la battaglia, ei si trovasse con Monmouth nella Torre.
(531) Nell'originale "cocienza".
(532) North, Vita di Guildford, 260, 263, 273; Mackintosh, Sguardo sul regno di Giacomo II, pag. 16 in nota; Lettera di Jeffreys a Sunderland, 5 settembre 1685.
(533) Vedi il preambolo all'Atto con cui il Parlamento revoc la sentenza che dannava Lady Alice a morte infamante.
(534) Nell'originale "venise".
(535) Processo di Alice Lisle, nella Collezione de' Processi di Stato; Stat. I di Gugl. e Mar.; Burnet, I, 649; Avvertimento contro i Whig.
(536) Tribunale di Sangue.
(537) Locke, Ribellione delle Contrade Occidentali.
(538) Ci che qui affermo posso attestare per rimembranze della mia fanciullezza.
(539) Lord Lonsdale dice che fossero settecento; Burnet seicento. Io mi sono attenuto alla lista che i Giudici mandarono al Tesoro, e che tuttora  visibile ivi in un Epistolario del 1685. Vedi il Tribunale di Sangue; Locke, Ribellione delle Contrade Occidentali; il Panegirico di Lord Jeffreys; Burnet, I, 648; Eachard, III, 775; Oldmixon, 705.
(540) Alcune delle preci, esortazioni ed inni dei giustiziati si trovano nel Tribunale di Sangue.
(541) Tribunale di Sangue; Locke, Ribellione delle Contrade Occidentali; Lord Lonsdale, Memorie; Narrazione della Battaglia di Sedgemoor, negli scritti di Hardwicke. Il racconto che ne fa Clarke nella Vita di Giacomo II, non  tratto dai manoscritti del re, e si confuta bastevolmente da s.
(542) Tribunale di Sangue; Locke, Ribellione delle Contrade Occidentali; Umile petizione delle Vedove e dagli Orfani delle Contrade Occidentali d'Inghilterra; Panegirico di Lord Jeffreys.
(543) Intorno agli Hewling ho seguito le Memorie di Kiffin, e la narrazione di Hewling Luson, che trovasi nella seconda edizione del Carteggio di Hugues, vol. II, nell'Appendice. I racconti che se ne fanno nella Ribellione delle Contrade Occidentali di Locke, e nel Panegirico di Lord Jeffreys, sono pieni d'errori. Gran parte della relazione contenuta nel Tribunale di Sangue fu scritta da Kiffin, e concorda in ogni parola con le sue Memorie.
(544) Vedi il racconto che Tutchin fa del proprio caso nel Tribunale di Sangue.
(545) Sunderland a Jeffreys, 14 settembre 1685; Jeffreys al re, 19 settembre 1685, nell'ufficio delle scritture di Stato.
(546) La migliore descrizione de' patimenti de' ribelli che furono deportati, trovasi in un curiosissimo racconto scritto da Giovanni Coad, legnaiuolo onesto e pieno del timore di Dio. Aveva combattuto per Monmouth, era stato gravemente ferito a Philip's Norton, processato da Jeffreys e mandato alla Giammaica. Il Ms. originale mi fu cortesemente prestato dal signor Phippard, al quale appartiene.
(547) Nei ricordi del Tesoro dell'autunno 1685, sono varie lettere, nelle quali si ordina che vengano fatte indagini intorno ad inezie di questa specie.
(548) Giornali de' Comuni, 9 ottobre, 10 novembre, 26 dicembre 1690; Oldmixon, 706; Panegirico di Jeffreys.
(549) Vita e morte di Lord Jeffreys; Panegirico di Jeffreys; Kiffin, Memorie.
(550) Burnet, I, 368; Evelyn, Diario, 4 febbraio 1684-85, luglio 1686. In una delle satire di quel tempo si leggono le seguenti parole:

Mentre era duchessa, ella era gentile, soave e cortese;
Quando fu regina, divent un demonio rabido e furioso.]
(551) Sunderland a Jeffreys, 14 settembre 1685.
(552) Locke, Ribellione della Contrade Occidentali; Toulmin, Storia di Taunton, edizione di Savage; lettera del duca di Somerset a Sir F. Warre; lettera di Sunderland a Penn, 13 febbraio 1685-86, tratta dall'ufficio delle scritture di Stato, nella collezione di Mackintosh.
(553) Burnet, I, 646, e la nota del presidente Onslow; Clarendon a Rochester, 8 maggio 1686.
(554) Burnet, I, 634.
(555) Calamy, Memorie; Giornali dei Comuni, 26 dicembre 1685; Sunderland a Jeffreys, 14 settembre 1685; libro del Consiglio Privato, 23 febbraio 1685-86.
(556) Ms. Lansdowne 1152; Ms. Harl. 6845; Gazzetta di Londra, 20 luglio 1685.
(557) Nell'originale "fossse".
(558) Molti scrittori hanno asserito, senza il pi lieve fondamento, che Giacomo concedesse il perdono a Ferguson. Taluni hanno spinta la propria assurdit fino a citare questo perdono immaginario, - il quale, ove fosse vero, proverebbe soltanto che Ferguson era una spia della corte, - in prova della magnanimit e benignit del principe che decapit Alice Lisle e bruci Elisabetta Gaunt. Ferguson non solo non fu perdonato, ma escluso nominatamente dall'amnistia generale data nella susseguente primavera (Gazzetta di Londra, 15 marzo 1685-86). Se, come ne corse universale sospetto e come sembra probabile, gli fu usata clemenza, questa fu tale che Giacomo, non senza ragione, ne sentiva vergogna; e quindi, per quanto fu possibile, si tenne secreta. Le voci che allora ne corsero in Londra, sono ricordate nell'Osservatore, 1 agosto 1685.
Sir Giovanni Raresby, che avrebbe dovuto essere bene informato, positivamente afferma, che Ferguson fu preso tre giorni dopo la battaglia di Sedgemoor. Ma Sir Giovanni err certamente rispetto alla data, ed avr quindi potuto errare rispetto all'intero fatto. Dalla Gazzetta di Londra, e dalla confessione di Goodenough (Ms. Lansdowne 1152), chiaro risulta che quindici giorni dopo la battaglia, Ferguson non era stato preso, e supponevasi nascosto in qualche luogo in Inghilterra.
(559) Granger, Storia Biografica, "Jeffreys."
(560) Burnet, I, 648; Giacomo al principe d'Orange, 10 e 20 settembre 1685; Lord Lonsdale, Memorie; Gazzetta di Londra, 1 ottobre 1685.
(561) Processo di Cornish, nella Collezione de' Processi di Stato; Sir G.Hawles, Osservazioni sopra il Processo di Cornish; Burnet, I, 651; Il Tribunale di Sangue: Stat. I, Gugl. e Mar.
(562) Processi di Fernley e d'Elisabetta Gaunt, nella Collezione de' Processi di Stato; Burnet, I, 649; Il Tribunale di Sangue; Sir G. Bramston, Memorie; Luttrell, Diario, 23 ottobre 1685.
(563) Nell'originale: "Goodenongh".
(564) Processo di Bateman, nella Collezione de' Processi di Stato; Osservazioni di Sir Giovanni Hawles. E' pregio dell'opera raffrontare la testimonianza di Tommaso Lee fatta in questa occasione, con la sua confessione tempo innanzi pubblicata per ordine del Governo.
(565) Nell'originale "Middlessex".
(566) Citters, 13-23 ottobre, 1685.
(567) Neal, Storia de' Puritani; Calamy, Relazione de' Ministri cacciati, e il Memoriale de' Non-Conformisti, contengono copiose prove della severit di questa persecuzione. La lettera d'Addio di Howe al suo gregge, trovasi nella vita di questo grande uomo, scritta egregiamente da Rogers. Howe lamenta di non potere porsi a risico di procedere per le vie di Londra, e la sua salute essere danneggiata per difetto d'aria e di moto. Ma la pi viva pittura dei Non-Conformisti ci  data dalla penna di Lestrange, loro mortale nemico, nell'Osservatore, ne' mesi di settembre ed ottobre del 1685.
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FINE Parte 4.